{"id":9798,"date":"2005-06-02T12:00:00","date_gmt":"2005-06-02T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-005\/italiano-afo4-transgenie-audiovisive\/"},"modified":"2020-10-13T17:43:49","modified_gmt":"2020-10-13T16:43:49","slug":"italiano-afo4-transgenie-audiovisive","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-005\/italiano-afo4-transgenie-audiovisive\/","title":{"rendered":"Afo4, Transgenie Audiovisive"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\">Davide Mastropaolo e Leandro Sorrentino<\/span> sono i Frame, binomio artistico audiovisivo nato nel 2001 e cresciuto in quella fucina apparentemente inesauribile che \u00e8 Napoli e i suoi dintorni culturali. Insieme alla regista <span class=\"testo_iframebold\">Nina di Majo<\/span> hanno allestito e prodotto Afo4 per la label partenopea <span class=\"testo_iframebold\">Mousikelab<\/span>, opera audio-video piuttosto particolare nel panorama internazionale di settore, che a nostro avviso \u00e8 stata ingiustamente valutata (e apprezzata) pi\u00f9 per il suo aspetto musicale perdendo di vista la progettualit\u00e0 audiovisiva del lavoro.<\/p>\n<p align=\"justify\">Incontratisi e formatisi in occasione della realizzazione della colonna sonora dei due precedenti lungometraggi di Nina di Majo, <span class=\"testo_iframebold\"> L&#8217;inverno <\/span>e ancora prima <span class=\"testo_iframebold\"> Autunno<\/span>, i Frame e Nina con Afo4, hanno voluto sperimentare non tanto nelle tecniche utilizzate o nelle estetiche adottate, quanto pi\u00f9 nel linguaggio narrativo ed emotivo impiegato, il qualetrova nella sapienza tecnica ed espressiva dei tre il giusto stimolo per una narrazione transgenetica mai cos\u00ec efficace. Appoggiandosi su solide basi tecniche e teoriche, nonch\u00e8 da anni di esperienza in ambito cinematografico e di soundtrack dei suoi autori, Afo4 stupisce proprio per questa sua matuirt\u00e0 artistica e per la non celata velleit\u00e0 di costituire un primo cardine portante di quella sperimentazione elettronica di l\u00e0 a venire nei prossimi anni. Quella cio\u00e8 in grado di dialogare con il mondo del cinema e delle grandi narrazioni per immagini, quella in grado di comprendere come la musica sia accompagnamento emotivo delle immagini ma anche il suo giusto compendio sonoro, quella in grado di guidare attraverso scenari dichiarati ma nello stesso tempo consentire un naturale allargamento dello spazio percettivo.<\/p>\n<p align=\"justify\">E se le immagini di Nina di Majo sono state costruite partendo dalle emozioni suscitate dalle musiche dei due Frame, registrando una storia d&#8217;amore post-umana nei pressi di Afo4 appunto, una delle torri del suggestivo cimitero industriale di Bagnoli alle porte di Napoli, sono le musiche di Leandro e Davide, con il loro passato di musicisti jazz (sassofonista il primo, pianista il secondo), a colmare il vuoto espressivo spesso lasciato da molti lavori audiovisivi di cui \u00e8 possibile fruire sia dal vivo che su DVD. Dai momenti pi\u00f9 d&#8217;ambiente come &#8220;<span class=\"testo_iframebold\">Nekih Problema&#8221; <\/span>e <span class=\"testo_iframebold\">&#8220;From Y to Z&#8221; <\/span>a quelli pi\u00f9 sporchi come<span class=\"testo_iframebold\"> &#8220;Music for a merged bubble&#8221;, &#8220;Pon&#8221; <\/span>e<span class=\"testo_iframebold\"> &#8220;Return to Afo4&#8221;<\/span>, Afo4 si maniente un lavoro fortemente audiovisivo e sinestetico nel momento in cui grandi professionisti della musica elettronica e della video arte si sono messi insieme con la giusta inteligenza e sensibilit\u00e0 reciproca. Nessuna sovrapposizione di messagi, una completa e totale fludit\u00e0 operativa, un viaggio omogeneo e dolce all&#8217;interno di due mondi mai in contrapposizione, quella dei Frame e quello di Nina, che si rispettano e si compenetrano, a dimostrare che in fondo, dopo qualsiasi velleit\u00e0 tecnico-stilistica, quello che ancora conta sono le nostre emozioni e il modo in cui si riesce a &#8220;trasmetterle&#8221; a quante pi\u00f9 persone possibili. E in questo i Frame con Afo4 ci sono riusciti benissimo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ho avuto la fortuna e il piacere di conoscere Leandro al Sintesi di Napoli e abbiamo iniziato a parlare; dopo un&#8217;ora di chiacchiere parlavamo ancora, e abbiamo cos\u00ec deciso di mettere per iscritto la nostra conversazione e di allargarla agli altri due membri del progetto. Questo ci\u00f2 che ne \u00e8 venuto fuori.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag05\/articoli\/img\/audiovideo_mk04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Mk<\/strong>: <span class=\"testoscuro\">Parlatemi del concept che sta dietro Afo 4. La storia che viene raccontata e la musica che la accompagna&#8230;<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Leandro<\/strong>:<\/span> Afo 4 nasce come una serie di brani di musica elettronica intesa come ambiente omnicomprensivo di vari livelli materici del suono. Vuole essere musica del livello iperreale (cio\u00e8 che inaugura mondi sospesi) che abbiamo affidato a Nina di Majo perch\u00e9 permeasse la sua visione e la aiutasse a selezionare emozionalmente cosa riprendere e montare. La musica diventa sceneggiatura; ci troviamo cos\u00ec con suono e visione che tentano di inaugurare una realt\u00e0 dietro le parole (cio\u00e9 dietro i lobi frontali), di accedere ad un livello pre-verbale della comprensione. Questo, forse, \u00e9 il territorio del sogno e di tutto ci\u00f2 che ne consegue: condensazione, spostamento, elusione delle regole logiche.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Nina<\/strong>:<\/span> Per quel che riguarda la storia si pu\u00f2 dire che si tratta, piuttosto che di una vera e propria storia, di frammenti, di scie di una vita perduta. Una mummia aliena in forma di crisalide (Gabriella Gasparri) cade sulla terra con un&#8217; astronave bianca (AFO 4) e, a seguito di una dolorosa &#8220;rinascita&#8221;, assume corpo e sembianze femminili. Durante una sorta di erranza nell&#8217; iper-mondo incontra, o meglio, potremmo dire sfiora un uomo, una figura guerriera (Duccio Giordano), forse un samurai. I due inizieranno insieme un viaggio attraverso varie &#8220;stanze&#8221; dell&#8217;immaginario: la valle dell&#8217;inferno, un teatro di posa, un&#8217;area post industriale . Il &#8220;corpo&#8221; degli attori , sia quello della donna \u0096mummia-crisalide, sia quello del samurai, non \u00e8 mai al presente, \u00e8 un corpo che contiene in s\u00e9 il prima e il dopo, la stanchezza e l&#8217;attesa, trasmette quel che resta di esperienze passate.<\/p>\n<p align=\"justify\">Pur volendo tentare di ricostruire la trama , che per quanto mi riguarda immagino &#8221; sia andata perduta&#8221; almeno in parte, mi accorgo che una descrizione della medesima rischia di &#8220;riempire&#8221; quei vuoti invero assolutamente necessari a consentire all&#8217;immaginazione di fluire liberamente. C&#8217;\u00e8 il rischio, descrivendola, di eliminare tutto quel &#8220;fuori campo&#8221; che ancora apparterrebbe e appartiene all&#8217;immagine visiva, svuotando cos\u00ec AFO 4 dei suoi potenziali evocativi. Ho cercato, infatti, di elaborare un linguaggio visivo per lo pi\u00f9 metaforico e sospeso, tentando di giocare con le suggestioni musicali e con le pieghe tra immagine visiva e sonora, raggiungendo un linguaggio che fosse fondato sulle interruzioni irrazionali tra i due piani del linguaggio (visivo-sonoro).<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag05\/articoli\/img\/audiovideo_mk03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Mk<\/strong>: Molti articoli e recensioni su di voi sono stati pubblicati su riviste di musica elettronica e sono fondamentalmente recensioni sul lato musicale del progetto, poco interessate alla commistione tra musica e immagini. Pensate che questa renda merito al vostro lavoro? <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Davide<\/strong>:<\/span> in realt\u00e0 non so quante riviste in Italia siano interessate ad una commistione del genere. La vostra \u00e9 un&#8217;isola felice da questo punto di vista. Inizialmente con <span class=\"testo_iframebold\">Mousik\u00e9lab<\/span> c&#8217;era la possibilit\u00e0 di pubblicare il cd, ma pensammo che ci\u00f2 non avrebbe reso merito al concept nella sua interezza. Grazie anche al supporto del Roma Europa Festival s\u00ec \u00e9 poi arrivati alla pubblicazione in doppio formato, CD+DVD. In realt\u00e0 secondo me la forma migliore per Afo 4 \u00e9 quella del live.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Leandro<\/strong>:<\/span> io penso ad Afo 4 come ad un Giano bifronte. Schopenauer usa questa efficacissima immagine nella sua ricerca delle origini del genio artistico; una faccia rivolta verso la &#8220;volont\u00e0&#8221;, cio\u00e8 <em>ci\u00f2 che \u00e8 dietro le cose <\/em>, ci\u00f2 che \u00e8 ineffabile, l&#8217;altra rivolta verso la realt\u00e0, spazializzata e temporalizzata (come un&#8217;immagine). L&#8217;arte trasduce mondi sconosciuti a noi.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag05\/articoli\/img\/audiovideo_mk02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Mk<\/strong>: Il vostro approccio all&#8217;audiovideo \u00e8 peculiare e unico in Italia. E&#8217; raro vedere progetti in cui l&#8217;elettronica, nata dalla&#8217;integrazione tra computer e strumenti organici, si cimenta con un immaginario cinematografico extradiegetico. Perch\u00e8 a vostro avviso in pochi sperimentano in questi ambiti e cosa guida voi? Quanto \u00e8 importante la vostra esperienza con le musiche per film e installazioni?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Davide<\/strong>:<\/span> la nostra storia personale e musicale \u00e9 fatta di tantissimi stimoli. Personalmente, una grande passione per il cinema mi ha presto fatto capire che la musica scritta e realizzata in relazione a immagini ha una propria magia, \u00e9 in grado di modificare in modo sostanziale la fruizione di un film, viene come &#8220;assorbita&#8221; dal mezzo cinematografico, ne diventa insostituibile elemento. Inoltre la colonna sonora \u00e9 uno dei rarissimi ambiti in cui c&#8217;\u00e9 grande libert\u00e0 e necessit\u00e0 di sperimentazione. Da sempre il cinema attinge alla musica contemporanea e a nuove sonorit\u00e0. Penso ai grandi compositori di Hollywood come <span class=\"testo_iframebold\">Miklos R\u00f2sza<\/span>, che facevano largo utilizzo di strumenti avveniristici come il<span class=\"testo_iframebold\"> Theremin<\/span> gi\u00e0 dagli anni quaranta\u0085.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Leandro<\/strong>:<\/span> La nostra prima curiosit\u00e0, lavorando nel cinema, era relativa alla peculiarit\u00e0 dei brani di tipo extradiegetico (musica di commento) che non partecipano alla vita reale (?!) del film ma provengono da un altrove. Ma da dove? Sicuramente i personaggi non l&#8217; ascoltano, ma questi brani partecipano al film nella sua performance in sala. Forse essi inaugurano un livello appercettivo iperreale, un &#8220;altrove&#8221; dove le emozioni si sospendono e riprendono fiato, cosa che spesso ci viene anche richiesta funzionalmente dai registi. Ma lavorano anche a livelli pi\u00f9 profondi, dilatano il tempo, oppure semplicemente lo spettatore \u00e8 sotto l&#8217;egida di una struttura musicale ed il respiro energetico di quest&#8217;ultima ritocca le corde emozionali della visione.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Nina<\/strong>:<\/span> Credo sia importante considerare per esempio che durante le riprese la musica era sempre presente sul set e ne costituiva la fonte principale di ispirazione. I personaggi presi in situazioni ottiche e sonore pure si sono trovati cos\u00ec condannati all&#8217;erranza . Sono diventati puri veggenti, sono esistiti solo nell&#8217;intervallo di movimento, e l&#8217;immagine ha acquisito una nuova consistenza, che \u00e8 dipesa dal legame complesso tra immagine visiva e immagine sonora.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag05\/articoli\/img\/audiovideo_mk06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Mk<\/strong>: Preferite lavorare sulle immagini, come per &#8220;Inverno&#8221;, o lasciare che qualcuno trovi una trama per immagini alla vostra musica?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Davide<\/strong>:<\/span> Afo 4 \u00e9 stato un esperimento di cui sono molto contento e soddisfatto, ma personalmente mi sento molto stimolato a lavorare partendo dall &#8216;immaginario di un regista. Mi sento parte di un&#8217;opera d&#8217;arte collettiva quale \u00e9 il cinema, e ci\u00f2 mi aiuta a pensare alla musica pi\u00f9 adeguata.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Leandro<\/strong>:<\/span> Sono una persona socievole e anche a me piace sentirmi parte di un&#8217;opera collettiva. Nel mio percorso personale ho mostrato fin dall&#8217;inizio un particolare interesse alla musica per immagini; anzi all&#8217;inizio, come jazzista, alla improvvisazione sulle immagini. In seguito, come compositore, mi \u00e8 piaciuto esplorare la differenza tra struttura musicale e il tempo che essa inaugura e di come questa dialoghi con la struttura del montaggio. In definitiva non so risponderti, so che Miles Davis diceva che &#8220;la musica \u00e8 molto gelosa&#8221;, un po&#8217; \u00e8 vero; ma l&#8217;arte \u00e9 grande, noi siamo infiniti e il mondo \u00e8 generoso.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Mk<\/strong>: Quanto possono musica e immagini fornire un livello di percezione pre-verbale. O meglio, come possono le tecnologie e l&#8217;integrazione tra i media e i supporti, favorire un livello di fruzione emotiva sine parola? <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Davide, Leandro e Nina<\/strong>:<\/span> da sempre la tecnologia offre la possibilit\u00e0 di una sintesi tra vari linguaggi; \u00e8 attraverso la tecnologia che la dimensione pre-verbale pu\u00f2 affiorare in maniera quasi naturale e precisa. Ogni elemento del montaggio, della scena, della musica, suggerisce un corpus immaginifico che stimola i mondi sospesi dello spettatore pur proponendo una dorsale energetica predefinita. La nostra concezione di sinestesia implica necessariamente la presenza di varie forme d&#8217;espressione quali video arte, cinema, teatro danza, utilizzo pittorico del colore digitale in relazione al suono. Abbiamo scoperto che questa curiosit\u00e0 per l&#8217;interazione simultanea tra diversi tipi di espressione artistica \u00e8 molto pi\u00f9 antica di quanto non si immagini: pensiamo alla <span class=\"testo_iframebold\">Cromoestesia<\/span>, cio\u00e8 la correlazione tra suoni e colori di cui si serv\u00ec <span class=\"testo_iframebold\">Scriabin<\/span> per il suo &#8220;Prometeo&#8221;, un&#8217;opera composta per orchestra, piano, organo, coro e colori, che implicava &#8220;l&#8217;esecuzione&#8221; dei colori su un&#8217;apposita tastiera e la loro proiezione su uno schermo ubicato dietro l&#8217;orchestra.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag05\/articoli\/img\/audiovideo_mk07.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Mk<\/strong>: Il vostro lavoro \u00e8 etichettabile come un viaggio, un esperienza emotiva, una transgenesi. Era il vostro obbiettivo? Quello di portare i personaggi, la storia narrata e i fruitori in un universo parallelo capace di comunicare emozioni, rallentarle, sospenderle, dilatarle e preparare a uno sviluppo ulteriore della trama narrata?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Davide, Leandro e Nina<\/strong>:<\/span> E&#8217; proprio cos\u00ec; era quello che volevamo fare, e dalle tue parole sembra che ci siamo riusciti&#8230;<\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Mk<\/strong>: Come possono emozioni e musiche e immagini lavorare in sinergia emotiva se ingabbiate al&#8217;interno di una struttura di montaggio tendenzialmente ferrea, vincolata a una trama e una narrazione, soggetta a vincoli di regia e di inquadratura nonch\u00e8 di composizione e armonia? Non sarebbe emotivamente pi\u00f9 forte generare il caos sinestetico?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Nina<\/strong>:<\/span> Credo vada considerato che non vi \u00e9 una vera e propria trama n\u00e9 una drammaturgia compiuta. Si tratta di una non-storia, di suggestioni, sequenze di una storia interrotta, frammenti di una sequenza immaginaria. C&#8217;\u00e8 per\u00f2, \u00e8 vero, ancora l&#8217;ombra di una narrazione. Questa sorta di struttura, che struttura non \u00e8 pi\u00f9 , a mio avviso pu\u00f2 anche non essere vissuta esclusivamente come gabbia, come invece tu la definisci. Ovvero dialogare con la gabbia pu\u00f2 diventare fonte creativa di percorsi narrativi &#8220;altri&#8221; e &#8220;alti&#8221;, generare forze centripete forse pi\u00f9 stimolanti del caos, reinventarsi del tutto. La gabbia-struttura, una volta reinventata, si rivela cos\u00ec per lo pi\u00f9 attraverso la propria assenza progressiva . Lo &#8220;scacco&#8221; concettuale alla struttura pu\u00f2 consistere nel conservarla, nel conservare come strumento di lavoro ci\u00f2 di cui si mette in discussione il valore di verit\u00e0; quindi riutilizzandola ma con nuove sembianze, questa volta come &#8220;struttura assente&#8221;.<\/p>\n<p align=\"justify\">Questa concezione ancora parzialmente narrativa deriva sicuramente dalla matrice cinematografica della nostra esperienza di lavoro come gruppo e personalmente come autrice. Anche all&#8217;interno di un linguaggio assolutamente vincolato e strutturato come quello del cinema, abbiamo , per\u00f2, con i Frame, cercato di sperimentare strade personali nei rapporti tra musica e immagini. Penso soprattutto all&#8217; esperienza de &#8220;L&#8217;inverno &#8220;, cercando strade nuove e insieme antiche, attraverso le quali sintetizzare classicismo e anarchia, passato e futuro.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag05\/articoli\/img\/audiovideo_mk08.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Mk<\/strong>:\u00a0Come portate Afo 4 dal vivo? E&#8217; preparato o vige una componente di improvvisazione su suoni e immagini?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Davide<\/strong>:<\/span> nel live la parte video \u00e9 una vera e propria proiezione; anche i brani sono abbastanza strutturati, &#8220;eseguiti&#8221; in un certo senso, anche se ci sono ampi spazi dedicati all&#8217;improvvisazione. Ci piace pensare ad una performance pi\u00f9 studiata nei suoi passaggi emozionali, nei crescendo e nei diminuendo. Personalmente ritengo che il nostro lavoro vada pi\u00f9 nella direzione di opere come la <span class=\"testo_iframebold\">Trilogia di Qatsi di Godfrey Reggio<\/span> con musiche di Philip Glass che in quella del &#8220;live set + visuals&#8221;.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.framebox.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.framebox.it\/<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Davide Mastropaolo e Leandro Sorrentino sono i Frame, binomio artistico audiovisivo nato nel 2001 e cresciuto in quella fucina apparentemente inesauribile che \u008f Napoli e i suoi dintorni culturali. 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