{"id":9792,"date":"2005-06-02T12:00:00","date_gmt":"2005-06-02T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-005\/italiano-dellestetica-del-processo\/"},"modified":"2020-10-13T17:46:37","modified_gmt":"2020-10-13T16:46:37","slug":"italiano-dellestetica-del-processo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-005\/italiano-dellestetica-del-processo\/","title":{"rendered":"Dell&#8217;estetica Del Processo"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\">Italia anno zero<\/span> di Giardini Pensili \u00e8 stato inaugurato con successo a Budapest nell&#8217;ottobre 2004; si tratta di un &#8220;concerto scenico&#8221; (e diventato anche opera radiofonica) che prevedeva sul palco contemporaneamente un film con immagini del Ventennio, una lettura di poesie da Pasolini Gramsci e Leopardi, il concerto musicale vero e proprio e altre immagini video che come emulsioni fotografiche sulla lastra, si andavano a depositare sull&#8217;apparato scenografico fatto di tulle.<\/p>\n<p align=\"justify\">Un <span class=\"testo_iframebold\">processo \u00e0 rebours <\/span>quello che ci regala<span class=\"testo_iframebold\"> Roberto Paci Dal\u00f2<\/span> in questo testo che altro non \u00e8 che un risalire alla domanda originaria dell&#8217;artista rispetto all&#8217;opera creata. Trovata l&#8217;icona, Mussolini, come trattarla? Guardandola in controluce, nella trama profonda, quasi chimica dei materiali filmati per svelare qualcosa della retorica del regime. Come Gianikian e Ricci Lucchi, Paci Dal\u00f2 cerca di &#8220;rifotografare la storia&#8221;, isolare e rallentare particolari di un&#8217;immagine come al microscopio. Anche la sonorit\u00e0 non sfugge a questa analisi spettroscopica. Ma il lavoro continua oltre la vita dello spettacolo, ispirato da incontri personali, visioni di film, sensazioni, atmosfere nordiche, sovietiche. Un cd musicale. Una nuova performance con video live. Un film. Un&#8217;installazione. Trasmigrando o dislocando materiali, reinventando senza soluzione di continuit\u00e0, il segno artistico mantendo per\u00f2 intatta l&#8217;idea drammaturgica.<\/p>\n<p align=\"justify\">Digicult ha illustrato all&#8217;interno della <span class=\"testo_iframebold\">Issue#02-Marzo05<\/span> il progetto Giardini Pensili con l&#8217;articolo scrito da Massimo Schiavoni. Proprio per questo motivo riteniamo doveroso, oltre che assolutamente interessante, riportare dalla viva voce di Roberto Paci Dal\u00f2 la partogenesi di questo progetto, la sua storia progettuale, che diventa quindi essa stessa soggetto di un estetica creativa sincera e in costante mutamento.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag05\/articoli\/img\/videoart_annamonteverdi04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\">Italia anno zero \/ riflessioni a (pro)seguire &#8211; appunti di Roberto Paci Dal\u00f2, Maggio 2005<\/p>\n<p align=\"justify\">La prima presentazione di <span class=\"testo_iframebold\">Italia anno zero <\/span> \u00e8 dell&#8217;ottobre 2004 a Budapest. Lo spettacolo \u00e8 stato interamente pensato e realizzato insieme alla compositrice <span class=\"testo_iframebold\">Olga Neuwirth<\/span> (collaboratrice tra l&#8217;altro della scrittrice Elfriede Jelinek incontrata nella sede del partito comunista austrico dove entrambe militavano).<\/p>\n<p align=\"justify\">Penso ora \u0096 a relativa distanza \u0096 a quello che \u00e8 stato, ai materiali, alla genesi del lavoro.<\/p>\n<p align=\"justify\">Durante la preparazione di questo lavoro, ho passato la maggior parte del 2004 a visionare moltissimi materiali di repertorio. In particolare filmati del&#8217;istituto Luce, cinegiornali con un unico ovvio e ricorrente protagonista: Mussolini. Ore e ore di materiali guardati insieme al montatore Pietro Lassandro per capire come affrontare tutto questo in maniera non &#8220;decorativa&#8221;. \u00c8 cos\u00ec che, poco a poco, ho voluto entrare nella testa di Mussolini. L&#8217;ho fatto attraverso la voce. Campionando da discorsi e dichiarazioni per scavare nel suono. Ampliando le frequenze fino a incontrare inquietanti aree acustiche in grado di farmi perdere il filo. Volevo entrare nella sua testa prima ancora che nelle sue parole. Lo spettro della voce \u00e8 stato il luogo di accesso al cervello di un intero popolo*.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag05\/articoli\/img\/videoart_annamonteverdi05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Ho poi iniziato a lavorare \u0096 sempre attraverso il digitale \u0096 sul suo volto e i suoi gesti. Anche qui agendo sulla dilatazione, sul tempo. Isolando un particolare del volto e, rallentandolo, trasformandolo in una maschera di cera in movimento. Una colata di cera raccolta in stereotipate posture. Maschere inquietanti.<\/p>\n<p align=\"justify\">Fino ad avere queste immagini proiettate su grande formato su uno schermo invisibile posto di fronte agli interpreti. Cos\u00ec da collocarli dentro al film. Dentro a questa maschera di cera molle. La voce, il volto sono microcosmo di un intero momento storico. Momento che non \u00e8 altro che la formalizzazione a tutti i livelli della societ\u00e0 di un innato fascismo italico. Un fascismo che esiste ben prima del Ventennio.<\/p>\n<p align=\"justify\">Un fascismo sottile e pervasivo che non tramonter\u00e0 mai nella societ\u00e0 italiana.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag05\/articoli\/img\/videoart_annamonteverdi06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Dice Agamben: &#8220;Davanti ai nostri occhi sta per compiersi ovunque la \u00abgrande trasformazione\u00bb che spinge uno dopo l&#8217;altro I regni della terra (repubbliche e monarchie, tirannie e democrazie, federazioni e Stati nazionali) verso lo Stato spettacolare integrato (Debord) e il \u00abcapital-parlamentarismo\u00bb (Badiou), che costituisce lo stadio estremo della forma-Stato (\u0085) cos\u00ec i termini sovranit\u00e0, diritto, nazione, popolo, democrazia e volont\u00e0 generale coprono ormai una realt\u00e0 che non ha pi\u00f9 nulla a che fare con ci\u00f2 che questi concetti designavano e chi continua acriticamente a servirsene non sa letteralmente di che cosa stanno parlando&#8221;.**<\/p>\n<p align=\"justify\">Sono a casa a Berlino nel febbraio 1994. \u00c8 in corso il festival del cinema. Grande sala semivuota nel pomeriggio assisto a un film di un autore mai sentito nominare prima. In dormiveglia per tutto il film. Film buio, fatto di ombre in un bianco e nero contrastato. Ricordo a malapena qualcosa che ha che fare con Dostojevskij. Poi questo film rimane, permane, indelebile nei miei pensieri ininterrottamente per anni fino ad oggi. Sottile penetra nella mia testa come un virus.<\/p>\n<p align=\"justify\">Cos\u00ec i 77 minuti di <span class=\"testo_iframebold\">Tichie stranicy (Pagine sommesse)<\/span> conosciuto al pubblico occidentale con il titolo <span class=\"testo_iframebold\">Whispering Pages. <\/span>\u00c8 cos\u00ec che ho incontrato<span class=\"testo_iframebold\"> Aleksandr Sokurov<\/span> che da allora \u00e8 fondamentale per il mio lavoro.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag05\/articoli\/img\/videoart_annamonteverdi02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Dicembre 2003. San Pietroburgo. Appuntamento mancato con Sokurov \u0096 \u00e8 appena partito per una localit\u00e0 isolata e non si riesce a rintracciarlo \u0096 ma mi ritrovo in una stanzetta vicino all&#8217;Ermitage nel cuore della notte a parlare con il compositore <span class=\"testo_iframebold\">Sergej Evtusenko<\/span> autore delle musiche di <span class=\"testo_iframebold\">Russkij kovceg (Arca russa<\/span>). Evtusenko mi racconta delle genesi di Arca russa e dei fuochi accesi nel cortile dell&#8217;Ermitage per non far congelare i cavalli. E mi racconta molte altre cose di quelle giornate di emozione profonda quale solo la Russia pu\u00f2 esprimere in questo modo e con questa intensit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\">Le elegie di Aleksandr Nikolaevic&#8217; hanno gi\u00e0 nei titoli inscritti i sensi. Non si possono non ascoltare in russo come una cantilena sospesa. Elegija iz Rossii (Etjudy dlia sna) Elegia dalla Russia (Studi per un sogno), Moskovskaja elegija (Elegia moscovita), Peterburgskaja elegija (Elegia pietroburghese), Sovetskaja elegija (Elegia sovietica), Vostocnaja elegjia (Elegia orientale)&#8230;<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8220;Voglio dire che ci\u00f2 che \u00e8 molto importante per Elegia, per le nostre Elegie, \u00e8 il fatto che queste mie opere non hanno un carattere intimo, non c&#8217;\u00e8 nulla di nascosto. Dietro un&#8217;elegia poetica c&#8217;\u00e8 sempre un motivo segreto, personale, da cui scaturisce la composizione poetica. Nel mio caso invece elegia \u00e8 qualcosa che non riguarda me, ma tutti. E una de-intimizzazione del genere, della espressione artistica, perch\u00e9 di solito l&#8217;evoluzione artistica va in direzione dell&#8217;intrusione nel campo dell&#8217;intimo. E questo \u00e8 particolarmente tipico del cinema e della cultura europei, dove questaq invasione del privato ha una finalit\u00e0 pubblica, quella di mostrare a tutti ci\u00f2 che prima non si mostrava, ci\u00f2 di cui prima ci si vergognava a mostrare o si considerava un segreto del tutto personale, a cui nessun altro doveva accedere. La cinematografia dell&#8217;Europa occidentale \u00e8 la storia della costante invasione nella vita intima dell&#8217;uomo, della sua distruzione per soddisfare la curiosit\u00e0.***<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag05\/articoli\/img\/videoart_annamonteverdi08.gif\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Sto lavorando a altri materiali generati da questo processo in corso. \u00c8 stata creata un&#8217;opera radiofonica prodotta immediatamente dopo la prima austriaca nell&#8217;ottobre 2004. Sono contento per questa espansione strettamente acustica che mi ha permesso di approfondire alcuni aspetti che nella messa in scena non erano cos\u00ec netti. Ma questi materiali di Italia anno zero chiamano altro e non riesco a &#8220;chiudere&#8221; questo processo. Per l&#8217;estate desidero che sia terminata la postproduzione del film che si intitoler\u00e0 <span class=\"testo_iframebold\">Elegia italiana <\/span>. Dopo aver attraversato l&#8217;emozione \u0096 talvolta insostenibile &#8211; delle &#8220;elegie&#8221; di Aleksandr Sokurov, desidero creare una piccola elegia che spero sia preludio di altre riflessioni filmate del mistero italico.<\/p>\n<p align=\"justify\">Insieme a questo piccolo film sto pensando a un solo per attrice e un&#8217;installazione. Dove l&#8217;inteprete possa duramente confrontarsi con questo dispositivo video-acustico. Dove il volto di cera di Mussolini si confonde con il volto amplificato attraverso live video dell&#8217;attrice. Dove le parole da lei pronunciate si intrecciano alle frequenze che, dilatate e ampliate, si muovono attorno allo spettatore.<\/p>\n<p align=\"justify\">Una installazione suono\/video creata a partire da pochi secondi di questo materiali offerti nella loro nudit\u00e0 senza nemmeno passare attraverso un interprete, una scena.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag05\/articoli\/img\/videoart_annamonteverdi09.gif\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>*Stesso procedimento l&#8217;ho applicato \u0096 con finalit\u00e0 opposte \u0096 a Beck\/ett una installazione suono\/video basata sulla voce di Julian Beck. Dove Judith Malina ha detto, commossa dopo aver visitato l&#8217;installazione, che era stato come entrare \u0096 letteralmente \u0096 nella testa di Julian.<\/p>\n<p align=\"justify\">**Giorgio Agamben, <em>Mezzi senza fine <\/em>, Bollati Boringhieri, Torino, 1996.<\/p>\n<p align=\"justify\">***a un&#8217;intervista di Sokurov contenuta nal volume &#8220;Aleksandr Sokurov. Eclissi di cinema&#8221; a cura di Stefano Francia di Celle, Enrico Ghezzi, Alexei Jankovski, Torino Film Festival 2003.<\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Italia anno zerodi Giardini Pensili \u008f stato inaugurato con successo a Budapest nell&#8217;ottobre 2004; si tratta di un  concerto scenico che prevedeva sul palco contemporaneamente un film con immagini del Ventennio, una lettura di poesie da Pasolini Gramsci e Leopardi, il concerto musicale vero e proprio e altre immagini video che come emulsioni fotografiche sulla lastra, si andavano a depositare sull&#8217;apparato scenografico fatto di tulle<\/p>\n","protected":false},"author":144,"featured_media":30878,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,158],"tags":[53,71],"class_list":["post-9792","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-005","tag-interviews","tag-video-art"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Dell&#039;estetica Del Processo &#8226; 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