{"id":9779,"date":"2005-06-05T12:00:00","date_gmt":"2005-06-05T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-004\/italiano-obit-la-fura-ci-mette-in-scena\/"},"modified":"2020-10-13T17:37:26","modified_gmt":"2020-10-13T16:37:26","slug":"italiano-obit-la-fura-ci-mette-in-scena","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-004\/italiano-obit-la-fura-ci-mette-in-scena\/","title":{"rendered":"Obit, La Fura Ci Mette In Scena"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframe\">La &#8220;Fura&#8221;, come ormai viene chiamata familiarmente in Italia da chi segue le tendenze artistiche sperimentali digitali, \u00e8 la <\/span><span class=\"testo_iframebold\">Compagnia Performativa Catalana<\/span><span class=\"testo_iframe\"> pi\u00f9 innovativa e multimediale sulla scena contemporanea, affermatasi in campo internazionale come portatrice di ventate di novit\u00e0, di originali trasgressioni poetiche, di nuovi adattamenti interattivi-ambientali e virtuali. <\/span><\/p>\n<p>Chi ha seguito alcuni dei loro spettacoli non pu\u00f2 dimenticarsi di certo il coinvolgimento fisico provato durante le loro performance multimediali, fatte di recitazione, danza, video, musica, scontri fisici e uno strano uso di macchine-mostri meccanico cibernetiche, percepite dal gruppo come &#8220;estensioni del corpo&#8221;: non a caso gli artisti della Fura si definiscono <span class=\"testo_iframebold\">Cyberprimitives. <\/span>La Fura, fondata tra l&#8217;altro dal multicreativo performer <span class=\"testo_iframebold\">Antunez Roca<\/span> autore di lavori sulla interazione fra reale-artificiale-interattivo come <span class=\"testo_iframebold\">JoAn, L&#8217;uomo di carne, Epizoo <\/span><span class=\"testo_iframe\">e<\/span><span class=\"testo_iframebold\"> Afasia<\/span>, ha collaborato con Einsturzende Neubauten e ha contatti con il Survival Research Laboratories di S. Francisco dove lavora con macchine che si scontrano tra di loro. Macchine che hanno una tale forza da rompere le catene con le quali sono legate e da essere realmente pericolose per il pubblico. Macchine legate all&#8217;azione corporea e plastica.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><span class=\"testo_iframe\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag04\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Dunque macchine. E corpo, e primitivismo, e spettatore-protagonista. E ancora, tamburi, piume, segatura, carne di pollo, ruote di sette metri di diametro, ani divaricati. Erotismo e sadismo. Temi e oggetti che hanno una forza di coesione e di sconvolgimento empatico molto forte portando il fruitore in una condizione di primo piano. La loro sinmedialit\u00e0 ci porta ad un&#8217;esperienza percettiva che riesce ad unire tutti i nostri sensi, in contemporanea per\u00f2 anche all&#8217;atto fisico materialistico; un happening sinestetico che muta, o meglio che ci muta.<\/p>\n<p>Nella loro &#8220;drammaturgia collettiva ipermediale&#8221; tutto ritorna. Fino alla prima met\u00e0 del novecento per una creazione di evento teatrale multisensoriale. I Periaktoi dei Greci, gli intermezzi quattrocenteschi dei Brunelleschi, la scenotecnica barocca e le scene girevoli di fine ottocento, l&#8217;Arte Totale di Wagner e Appia, le provocazioni di Jarry, i dispositivi luminosi di Graig, il Teatro della Totalit\u00e0 dei Moholy-Nagy ed il meccanismo moderno fra il Sintetico e la Sorpresa dei Futuristi, le serate dadaiste e surrealiste, l&#8217;organica fusione tra ascolto e visione del compositore Skrjabin. Ancora. Gli attori biomeccanici di Mejerchol&#8217;d e le visioni filmiche di Piscator, lo spazio organico e dinamico concepito dal Bauhaus, il teatro soppresso di Artaud, gli oggetti (e suoni) in movimento negli happening di Oldenburg, Kaprow e Cage, il pubblico torturato e poi sorpreso nelle strade dal Living Theatre fino al Teatro Alchemico e Multivisionario di Svoboda.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><span class=\"testo_iframe\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag04\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">E va oltre. Passando per la seconda met\u00e0 del novecento scoprendo il video come mezzo di potenziamento della scena; da Wilson ai Magazzini Criminali, da Lepage ai Future Phisical, dai Motus ai Coleurs Mecaniques fino ad arrivare ad oggi: Obermaier-Haring, Rebecca Murgi, Anna De Manincor, Stelarc, Dumb Type. Perfezionato. Tecnologizzato, digitalizzato e virtualizzato. Rimane il corpo, il nostro, messo in scena da artisti che lo vogliono teatralizzare.<\/p>\n<p align=\"justify\">Un omaggio per i primi venticinque anni di attivit\u00e0 artistica non certo indifferente della compagnia verr\u00e0 celebrata dalla <span class=\"testo_iframebold\">Fondazione Municipale della Cultura di Valladolid<\/span> in Spagna dal 15 aprile al 15 maggio, facendoci immergere senza fiato ancora una volta nei capolavori ormai storici, da <span class=\"testo_iframebold\">Botiga<\/span> a<span class=\"testo_iframebold\"> Manes<\/span>, dalla <span class=\"testo_iframebold\">Divina Commedia <\/span>allo scioccante<span class=\"testo_iframebold\"> XXX<\/span>, da <span class=\"testo_iframebold\">Obs<\/span> a <span class=\"testo_iframebold\">Naumon<\/span>. L&#8217;ultimo lavoro di recentissima produzione si chiama<span class=\"testo_iframebold\"> OBIT<\/span> e voler\u00e0 sino in Messico per restarci dal 4 al 22 di maggio, il tempo per essere presentato nelle varie cittadine fra le quali Guadalajara e Monterrey. &#8220;La morte \u00e8 un mistero. Alcuni credono che sia la fine e si disperano. Altri pensano che sia l&#8217;inizio di qualcosa e vivono pi\u00f9 tranquilli. Per Obit il mistero non \u00e8 morire ma essere nati. Obit pretende di portare avanti il linguaggio futuro: far divenire gli spettatori i protagonisti dell&#8217;azione e dar loro la possibilit\u00e0 di vivere lo spettacolo. Obit non propone di guardare ma di partecipare. Obit \u00e8 un&#8217;azione collettiva, una proposta pi\u00f9 che uno spettacolo. Una proposta allo spettatore di aprirsi e sperimentare. Per Obit il pubblico deve essere disposto a provare il nostro cammino e lasciarsi andare. La cosa pi\u00f9 grande che Obit propone \u00e8 trasformare i 600 spettatori in attori, in persone che creano l&#8217;azione.&#8221;<\/p>\n<p align=\"justify\">Obit si articola chiaramente in due proposte, in due Joc, assolutamente contrapposte, tanto nelle forme quanto nello scopo. La prima maschile, limitata, animale. La seconda femminile, di fantasia, emotiva. Queste due proposte sono collegate da un labirinto, simbolo della ricerca e della confusione, ma anche simbolo della volont\u00e0 di affrontare e superare le difficolt\u00e0. Obit \u00e8 un susseguirsi di diverse azioni collettive; drammaticamente il cammino \u00e8 diviso in tre tappe. La prima parte \u00e8 un Joc per sudare. Obit vuole spezzare le barriere fisiche riuscendo a far emergere l&#8217;animale che ciascuno ha dentro e a evidenziare che siamo disposti a tutto per guadagnare, anche se non sappiamo che cosa. Poi viene il Labirinto che \u00e8 la ricerca e la scoperta, un cammino tra l&#8217;amore e la morte, tra la confusione e la serenit\u00e0. Il labirinto \u00e8 la discesa agli inferi, morire per tornare a vivere. Infine abbiamo il Joc armonico in cui Obit propone di entrare in un luogo di armonia, pieno di energie e di liberarsi di tutto ci\u00f2 che \u00e8 superfluo, di tutto quello che avanza..<\/p>\n<p align=\"justify\">Lo spettatore \u00e8 invitato a per-correre lo spazio, a liberarsi dalla sua posizione fissa e immobile, uno spazio estensibile e modellante, interfacciale, relazionabile non a priori ma in-diretta. Relazione totale fra fenomeno e osservatore. Una coagulazione possiamo dire interattiva fra &#8220;attore&#8221; e &#8220;spettatore&#8221; per interpretare finalmente il qui ed ora dell&#8217;azione. Non siamo passivi, ma ci immergiamo ed interagiamo, andando oltre: modifichiamo e decidiamo in un work in progress creativo. Possiamo allacciarci addirittura agli sviluppi narrativi interattivi e imprevedibili delle <span class=\"testo_iframebold\">Storie Mandaliche di Giacomo Verde e Andrea Balzola<\/span>, le quali &#8220;dipendono&#8221; e subiscono metamorfosi narrative per-mezzo del pubblico.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><span class=\"testo_iframe\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag04\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Ecco &#8220;quelli&#8221; della Fura, definibili come artisti del coinvolgimento TechnePerformativo collettivo. Questo spettacolo tende ancora una volta dunque a reggersi su l&#8217;unica cosa che non \u00e8 prevista o meglio prevedibile: lo spettatore. Chi sar\u00e0 a &#8220;prenotarsi&#8221; per partecipare e non sapere chi e come? Chi prover\u00e0 e come meglio svolger\u00e0 il compito di incamminarsi in un percorso e lasciarsi andare insieme ad altre centinaia di persone? Come andr\u00e0 a finire? Chi si far\u00e0 male? O del bene. Chi trover\u00e0 e chi perder\u00e0 un qualcosa o qualcuno? Mettiamo in scena chi non \u00e8 stato mai in scena, mettiamo sotto i riflettori ed in mezzo alle macchine cibernetiche persone disposte a sudare, a scoprire ed infine a trovare armonia liberandosi dalle cose inutili.<\/p>\n<p>Se si \u00e8 ri-cominciato a farlo con l&#8217;interazione tecnologica si pu\u00f2 benissimo farlo (o rifarlo) materialmente e fisicamente sempre &#8220;scortati&#8221; dall&#8217;onnipotente digitale. Attenti per\u00f2 a non esagerare con il lato opposto della rappresentazione, quella che per essere assolutamente avanti con i tempi e non perdersi nessun treno della &#8220;ricerca&#8221; per enfatizzare i Miti dei Pixel, delle Onde Acustiche Sonore, delle coordinate x\/y nell&#8217;EyesWeb e dell&#8217; intercreativit\u00e0 del nuovo millennio, rischia poi di rimanere troppo prevedibile, anche se nata per l&#8217;imprevedibilit\u00e0. Quindi s\u00ec il &#8220;potere&#8221; al Pubblico, opere come evento in progress, realizzazioni collettive reali e virtuali, ma con etica e criticit\u00e0 nello stesso tempo.<\/p>\n<p align=\"justify\">OBIT<br \/>\nAttori: Patricia Martinez del Hoyo, Cristina Gamiz, Marion Levy, Ponzalo Carotta, Ra\u00f9l Vargas, Ivan Altimira, Gatao.<br \/>\nRegia: Pera Tantino (La Fura dels Baus).<br \/>\nAiuto regia: Carlota Gurt.<br \/>\nMusica: DJ Amsia, Aleix Tobias, Xevi Maso, Ramon Macia, Fanfare Ciocarlia. &#8220;Tiganeasca&#8221; composta da Adrian Sical.<br \/>\nImmagine video: Luis Cerbero, Victor Hernandez.<br \/>\nCollaborazione: Juan Navarro, Patxi Prado, Josep M.a Fericgla.<br \/>\nProduttore esecutivo: Victor Hernandez, Julia Soler.<br \/>\nDirettore tecnico: Xevi Maso.<br \/>\nScenografia: Carmen Lopez Luna, Nico Nubiola, Pera Tantina, Jordi Albors, Masters, Helios D&#8217;Armengol, Israel Galien.<br \/>\nTecnico video: David Ramos.<br \/>\nTecnico illuminazione: Pau Fullana.<br \/>\nDesign grafico: Albert Claret.<br \/>\nDirettori Artistici della Fura sono:<br \/>\nMiki Espuma, Pep Gatell, Jurgen Muller, Alex Oll\u00e8, Carlos Padrissa, Pera Tantina.<\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La fura, come ormai viene chiamata familiarmente in italia da chi segue le tendenze artistiche sperimentali digitali, \u008f la compagnia performativa catalana pi\u009d innovativa e multimediale sulla scena contemporanea, affermatasi campo internazionale portatrice di ventate novit\u0088, originali trasgressioni poetiche, nuovi adattamenti interattivi-ambientali virtuali<\/p>\n","protected":false},"author":131,"featured_media":30959,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,157],"tags":[63],"class_list":["post-9779","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-004","tag-performing-art"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Obit, La Fura Ci Mette In Scena &#8226; 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