{"id":9778,"date":"2005-06-05T12:00:00","date_gmt":"2005-06-05T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-004\/italiano-per-fare-un-tavolo-ci-vuole-un-algoritmo\/"},"modified":"2020-10-13T17:37:05","modified_gmt":"2020-10-13T16:37:05","slug":"italiano-per-fare-un-tavolo-ci-vuole-un-algoritmo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/design\/italiano-per-fare-un-tavolo-ci-vuole-un-algoritmo\/","title":{"rendered":"Per Fare Un Tavolo Ci Vuole&#8230;un Algoritmo"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframe\">Anche agli appassionati di cultura digitale l&#8217;annuale maratona milanese del <\/span><span class=\"testo_iframebold\">Salone del Mobile<\/span><span class=\"testo_iframe\"> ha saputo offrire un&#8217;inaspettata sorpresa: l&#8217;appuntamento allo <\/span><span class=\"testo_iframebold\">Spazio Krizia<\/span><span class=\"testo_iframe\"> con il progetto <\/span><span class=\"testo_iframebold\">Breeding Tables di Reed Kram e Clemens Weisshaar<\/span><span class=\"testo_iframe\">. Il loro tavolo \u00e8 apparso infatti come un&#8217;insolita discontinuit\u00e0 visiva nell&#8217;ampio panorama, sempre uguale, sempre diverso, delle infinite variazioni che l&#8217;oggetto assumeva un po&#8217; ovunque per citt\u00e0. <\/span><\/p>\n<p>Un primo motivo di interesse \u00e8 stata la presentazione stessa del tavolo, l&#8217;esposizione infatti non attirava l&#8217;attenzione solo sul prodotto finito ma sull&#8217;intero processo che lo aveva generato, un work in progress declinato in immagini e proiezioni che in scala 1:1 mostravano una simulazione virtuale del piegarsi delle lamiere d&#8217;acciaio. Ad una lettura pi\u00f9 attenta della documentazione il progetto rivelava poi tutta la sua innovazione: la definizione di un codice generativo che determinava la nascita, la crescita e la realizzazione di intere famiglie di tavoli di cui l&#8217;esemplare esposto era un semplice esempio.<\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;uso di algoritmi nella generazione delle forme non \u00e8 certo una novit\u00e0 (ricordiamo il simile e precedente processo di <span class=\"testo_iframebold\">&#8220;Argenic Design&#8221; <\/span><span class=\"testo_iframe\">usato dal prof.<\/span><span class=\"testo_iframebold\"> Celestino Soddu al Politecnico di Milano<\/span> per la generazione di una serie infinita di sedie) ma ci\u00f2 che qui costituisce un&#8217;importante progresso \u00e8 l&#8217;assenza di soluzione di continuit\u00e0 nel processo. Il progetto realizza una integrazione pi\u00f9 profonda del computer nel processi produttivo fornendo il collegamento mancante, il programma definitivo, che pone in relazione diretta la generazione e stesura dell&#8217;idea con l&#8217;effettiva costruzione del pezzo da parte di una macchina. Dal concept iniziale, alla generazione delle variazioni e alla produzione meccanizzata tutto \u00e8 racchiuso in un solo software. Il design diventa massa digitale di dati che si trasforma e si realizza in infinite declinazioni, dalla virtualit\u00e0 alla materialit\u00e0, sotto la costante supervisione del designer.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag04\/articoli\/img\/interaction_simonabrusa04.gif\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Di fronte all&#8217;incombente minaccia di una competizione sempre pi\u00f9 insostenibile con la Cina, l&#8217;idea di Reed Kram e Clemens Weisshaar \u00e8 di concentrare le energie nella progettazione di un processo piuttosto che di un prodotto, di recuperare competitivit\u00e0 producendo una serie potenzialmente infinita di pezzi unici, di utilizzare al massimo le infinite variazioni geometriche che i software e le macchine a controllo numerico possono generare. Nel complesso una grande operazione di ingegnerizzazione, un esperimento creativo che se non altro ha il merito di sollevare domande sul ruolo delle macchine e sul processo creativo stesso.<\/p>\n<p align=\"justify\">Dallo schermo allo spazio reale di fronte a noi, il tavolo che vediamo provoca un&#8217;emozione strana, quasi inspiegabile, la sua estetica particolare lo impone, lo estrapola dal contesto e dalla moda, lo riconsegna ad un mondo di variazioni sulla forma archetipo ma, quasi, lo pone fuori dal tempo.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag04\/articoli\/img\/interaction_simonabrusa02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Viene spontaneo domandarsi dove siano le scelte, dove le intenzionalit\u00e0 e quali i parametri posti in variazione. Parlando con Reed Kram capiamo che il computer genera il suo calcolo infinito di variazioni nei vincoli di un assunto iniziale (&#8220;posizionamento di una piattaforma ad una determinata altezza&#8221;) e che il designer pu\u00f2 intervenire aggiungendo e modificando variabili se non ritiene che le variazioni proposte siano interessanti, e che alla fine \u00e8 sempre lui, attraverso la sua scelta estetica, a definire quale delle innumerevoli possibilit\u00e0 \u00e8 destinata a prender vita.<\/p>\n<p align=\"justify\">Guardandolo pi\u00f9 da vicino questo processo ci sembra una razionalizzazione e un potenziamento esponenziale della &#8220;normale&#8221; pratica creativa in cui il designer procede in una tortuosa e continua esclusione dei &#8220;design possibili&#8221; in favore del &#8220;design pi\u00f9 probabile&#8221; per quel momento. Nel processo umano la definizione progressiva di dell&#8217;immagine finale non \u00e8 mai lineare ed \u00e8 esposta a molti fattori, molti dei quali casuali, emotivi, storici, culturali. La macchina a prima vista sembra privarci di questa ricchezza; confrontando il tavolo con i pezzi di Ingo Maurer, designer principale in esposizione allo Spazio Krizia, fatichiamo ad immaginarci come la poesia delle sue opere possa essere il frutto di una variazione parametrica, ma poi realizziamo che ne sarebbe l&#8217;assunto iniziale, e che il computer non farebbe altro che produrne infinite variazioni.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag04\/articoli\/img\/interaction_simonabrusa05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Breeding Tables, gi\u00e0 un successo a livello mediatico, si materializzer\u00e0 presto nei negozi attraverso il marchio<span class=\"testo_iframebold\"> Moroso<\/span> che ne avvier\u00e0 una produzione in tre principali declinazioni, con eventuali personalizzazioni a richiesta dei clienti. Il progetto diventer\u00e0 anche un libro curato da<span class=\"testo_iframebold\"> Florian B\u00f6hm <\/span>con fotografie di <span class=\"testo_iframebold\">Frank Stolle e Florian B\u00f6hm<\/span> e contributi critici di <span class=\"testo_iframebold\">Konstantin Grcic, Ronald Jones, John Maeda, Markus Sch\u00e4fer e Khashayar Naimanan<\/span>. La sfida \u00e8 aperta, il seme \u00e8 stato gettato, attendiamo con impazienza di vederne altri frutti.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\">Breeding Tables &#8211; <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.kramweisshaar.com%20\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.kramweisshaar.com<\/a><\/p>\n<p>Argenic Design &#8211; <a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.generativeart.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.generativeart.org<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anche agli appassionati di cultura digitale l&#8217;annuale maratona milanese del Salone del Mobile ha saputo offrire un&#8217;inaspettata sorpresa: l&#8217;appuntamento allo Spazio Krizia con il progetto Breeding Tables di Reed Kram e Clemens Weisshaar. 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