{"id":9763,"date":"2005-06-05T12:00:00","date_gmt":"2005-06-05T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-004\/italiano-minimal-software\/"},"modified":"2020-10-13T17:37:15","modified_gmt":"2020-10-13T16:37:15","slug":"italiano-minimal-software","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-004\/italiano-minimal-software\/","title":{"rendered":"Minimal Software"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframe\">La software art ha ribadito pi\u00f9 volte le solide liasons che intrattiene con la tradizione artistica del Novecento. &#8220;Considero l&#8217;istruzione di LaMonte Young &#8216;Traccia una linea retta e seguila&#8217; un esempio di software art&#8221; ha dichiarato<\/span><span class=\"testo_iframebold\"> Florian Cramer<\/span><span class=\"testo_iframe\">. E proprio Cramer ne ha disegnato pi\u00f9 volte la complessa genealogia, che comprende la poesia dadaista e l&#8217;arte processuale, le performance Fluxus e il lavoro di un minimalista-concettuale come Sol Le Witt. <\/span><\/p>\n<p>Nel 1998 <span class=\"testo_iframebold\">John F. Simon, Jr<\/span><span class=\"testo_iframe\">., autore di lavori capitali della software art come <\/span><span class=\"testoscuro\">Every Icon<\/span><span class=\"testo_iframe\">, partecipa a una collettiva a tre dal titolo &#8220;Formulations&#8221;, curata da Timothy Druckrey presso la galleria Sandra Gering (New York): con lui, Hanne Darboven e Sol Le Witt. In questa occasione, Simon espone degli inchiostri su carta derivati da<\/span><span class=\"testoscuro\"> Combinations<\/span><span class=\"testo_iframe\">, un&#8217;applet java che costruisce matematicamente tutte le possibili combinazioni di quattro linee colorate all&#8217;interno di uno spazio bidimensionale. Accanto al minimalismo, un altro importante referente per Simon \u00e8 l&#8217;astrazione, Klee in particolare, i cui Diari costituiscono lo sfondo su cui si collocano sia <\/span><span class=\"testo_iframebold\">How much does color weigh?<\/span><span class=\"testo_iframe\">, sia <\/span><span class=\"testoscuro\">Mobility Agents<\/span><span class=\"testo_iframe\">, il suo ultimo progetto, annunciato dal Whitney Museum per ottobre, che nasce dalla domanda: &#8220;I disegni di Klee, Kandinskij e Miro anticipano un medium dinamico come la computer graphic? &#8230; Dove conducono le loro teorie se attivate nel software?&#8221;<\/span><\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag04\/articoli\/img\/softwareart_domenicoquaranta05.gif\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframe\">Qualora le affinit\u00e0 elettive potessero sembrarci ancora insufficienti, ecco accorrere in nostro soccorso<\/span><span class=\"testo_iframebold\"> Casey Reas<\/span><span class=\"testo_iframe\">, con un lavoro che per rigore metodologico e icasticit\u00e0 dei risultati non lascia adito a dubbi. Pubblicato nel giugno 2004 nella sezione &#8220;Artport&#8221; del sito del Whitney Museum, curata da Christiane Pau,<\/span><span class=\"testo_iframebold\"> [software] structures<\/span><span class=\"testo_iframe\"> si configura come un esplicito omaggio al lavoro di Le Witt, e nasce da una domanda che \u00e8 gi\u00e0 di per se un programma: &#8220;La storia dell&#8217;arte concettuale \u00e8 o no decisiva per l&#8217;idea del software come arte?&#8221; Inutile dire che la risposta di Reas riesce ad essere addirittura pi\u00f9 interessante della domanda.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframe\"><br \/>\nIl suo punto di partenza sono i<\/span><span class=\"testo_iframebold\"> Wall Drawings<\/span><span class=\"testo_iframebold\">di Sol Le Witt<\/span><span class=\"testo_iframe\">: poche righe di istruzioni progettuali per la realizzazione, appunto, di un disegno murale astratto, che Le Witt comincia a scrivere nel 1968. Prendiamo l&#8217;esempio usato da Reas, il Wall Drawing # 69. &#8220;Linee non lunghe, non rette, che non si tocchino, disegnate a caso usando quattro colori, distribuiti con uniformit\u00e0 e al massimo della densit\u00e0, che coprono l&#8217;intera superficie del muro&#8221;. Ogni Wall Drawing \u00e8 identificato da una numerazione progressiva, e viene realizzato da un esecutore che, all&#8217;interno delle direttive date, mantiene comunque un certo margine di libert\u00e0 interpretativa. Questo, unito all&#8217;unicit\u00e0 del muro utilizzato e all&#8217;inevitabile imperfezione dell&#8217;esecuzione, rende ogni realizzazione di un determinato Wall Drawing qualcosa di diverso. <\/span><\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag04\/articoli\/img\/softwareart_domenicoquaranta03.gif\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframe\">La sfida di Reas consiste nel tradurre un set di istruzioni scritto in linguaggio naturale per essere messo in atto da un esecutore umano nello spazio reale in un set di istruzioni in codice eseguibili dalla macchina su uno schermo. Tra l&#8217;istruzione e il programma, la transizione avviene attraverso quelle che Reas chiama &#8220;software structures&#8221;, istruzioni in linguaggio naturale ma gi\u00e0 adattate alle esigenze di lettura di una macchina. In questa traduzione, evidentemente, qualcosa si perde e qualcosa si aggiunge. Vanno perse l&#8217;indeterminatezza delle istruzioni e il margine di interpretazione dell&#8217;esecutore o performer; mentre si aggiungono altre variabili, legate al linguaggio in cui viene tradotta la struttura (Flash, Processing, C++) e all&#8217;artista che mette in atto quest&#8217;ultima traduzione. Il risultato sono 26 software derivati da 3 strutture (a loro volta derivate da 3 Wall Drawings, l&#8217;#85, il #106 e il #358), tutte accessibili sul sito del Whitney.\u00a0<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><em id=\"__mceDel\"><span class=\"testo_iframe\"><br \/>\nVorremmo dire che gli output sono tutti di grande fascino: ma quello che deve interessarci \u00e8 il processo, e in verit\u00e0 dobbiamo ammettere che in questo caso la riuscita della traduzione di opere progettate negli anni Settanta (gli anni, peraltro, di mostre dai titoli straordinari come Software e Information) in software informatici affascina pi\u00f9 della magia delle animazioni prodotte.<\/span><\/em><\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag04\/articoli\/img\/softwareart_domenicoquaranta04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><em id=\"__mceDel\"><span class=\"testo_iframe\">Resta da verificare quanto questa operazione sia legittima, e conforme allo spirito dei lavori originari. Reas non ha dubbi: &#8220;Se si tratta di un lavoro di arte concettuale, l&#8217;idea sopravvive indipendentemente dal medium utilizzato.&#8221; Quanto a Le Witt, la risposta potrebbero darcela le sue cinque<\/span><span class=\"testo_iframebold\"> Splotches<\/span><span class=\"testo_iframe\">, sculture in vetroresina dipinta esposte fino al 21 maggio presso la galleria Minini di Brescia. Le istruzioni di LeWitt sono state eseguite, secondo un processo che ignoriamo (ma prometto che indagheremo!), da una macchina che ha dato forma alle sculture e ne ha decorato la superficie. Dobbiamo forse cominciare a chiederci che cosa l&#8217;arte minimal debba alla software art?.<\/span><\/em><\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\">John F. Simon \u0096<a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.numeral.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"> www.numeral.com<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">[Software Structures] \u0096 <a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/artport.whitney.org\/commissions\/softwarestructures\/%20\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/artport.whitney.org\/commissions\/softwarestructures\/ <\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">Galleria Massimo Minini &#8211; <a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.galleriaminini.it\/%20\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.galleriaminini.it\/ <\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">Artport &#8211;<a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/artport.whitney.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"> http:\/\/artport.whitney.org\/<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La software art ha ribadito pi\u009d volte le solide liasons che intrattiene con la tradizione artistica del Novecento. 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