{"id":9720,"date":"2005-06-05T12:00:00","date_gmt":"2005-06-05T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-002\/italiano-adventures-in-acid-land\/"},"modified":"2020-10-13T17:05:51","modified_gmt":"2020-10-13T16:05:51","slug":"italiano-adventures-in-acid-land","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-002\/italiano-adventures-in-acid-land\/","title":{"rendered":"Adventures In Acid Land"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframe\">Se non siete vissuti su in isola deserta negli ultimi vent&#8217;anni vi sar\u00e0 capitato di ascoltare almeno un disco acid house, ovvero un disco in cui il suono portante \u00e8 un continuo ribollire atonale ora pi\u00f9 gommoso, ora pi\u00f9 fluido, ora pi\u00f9 distorto. Un suono talmente caratteristico che sentito una volta non si scorda pi\u00f9, quello che il giornalista Simon Reynolds nel saggio &#8220;GenerazioneBallo\/Sballo&#8221; definisce come &#8220;[\u0085] qualcosa che sta a met\u00e0 strada tra un gorgoglio fecale e un nevrotico nitrito, tra il ribollire della lava e il ronzio delle note gravi di un digeridoo. [\u0085]&#8221;. <\/span><\/p>\n<p>Quel particolare tipo di suono definito &#8220;acido&#8221; pare sia stato portato alla luce ufficialmente per la prima volta nel 1985 da un team di giovani produttori\/dj di Chicago: <span class=\"testoscuro\">Dj Pierre (Nathaniel Pierre Jones), Earl &#8220;Spanky&#8221; Smith e Herb Jackson<\/span><span class=\"testo_iframe\"> in seguito conosciuti come <\/span><span class=\"testoscuro\">Phuture<\/span><span class=\"testo_iframe\">. Abbiamo detto &#8220;portato alla luce&#8221; perch\u00e9 come affermato dallo stesso Dj Pierre &#8220;il suono acido \u00e8 nato con la creazione del generatore di bassi sintetici TB-303&#8221;, progettato dal giapponese Tadao Kikumoto e prodotto in soli ventimila esemplari dalla Roland tra l&#8217;82 e l&#8217;84. La piccola scatola argentata era stata progettata per sostituire un bassista in carne ossa in vere band. Ovviamente il suono sintetico e la cervellotica difficolt\u00e0 di programmazione ne decretarono l&#8217;insuccesso commerciale tra i musicisti. A pochi mesi dalla fine della produzione non era difficile reperirla usata per poco pi\u00f9 di cento dollari e fu cos\u00ec che l&#8217;inesperto Dj Pierre ne acquist\u00f2 una. L&#8217;intento iniziale era quella di utilizzarla come una normale bassline ma, non avendo la pi\u00f9 pallida idea di come programmarla Pierre inizi\u00f2 a giocarci ottenendo quegli acidi gorgoglii mai ascoltati prima. Quel felice incidente di percorso venne registrato su cassetta insieme ad un normale ritmo disco generato da una drum machine TR- 606. Il rudimentale brano venne intitolato &#8220;In Your Mind&#8221;, con esplicito riferimento al suono &#8220;mentale&#8221; in esso contenuto. Qualche giorno dopo i giovani aspiranti produttori portarono la cassetta al dj pi\u00f9 importante in citt\u00e0: Ron Hardy, resident del leggendario Music Box. Hardy suon\u00f2 diverse volte il brano nel corso della stessa notte svuotando ripetutamente la pista fino a che non accade la magia e il pubblico impazz\u00ec letteralmente. Il culto per quello strano pezzo crebbe settimana dopo settimana e tra i giovani clubbers si faceva un gran parlare della &#8220;traccia acida di Ron Hardy&#8221;, in quanto quel tipo di sonorit\u00e0 ricordava la trasposizione sonora di un trip di Lsd. <\/span><\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag02\/articoli\/img\/electronica_alexdandi03.gif\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframe\">Se considerate che a quel tempo girava voce, ai confini con la leggenda metropolitana, che l&#8217;Lsd fosse la correzione di molte delle bevande servite al Music Box, non \u00e8 difficile immaginare il motivo per cui il pezzo venne rinominato &#8220;Acid Tracks&#8221; quando usc\u00ec nell&#8217;87 per la leggendaria Trax records con l&#8217;aiuto alla produzione del gi\u00e0 affermato Marshall Jefferson. Ancora oggi Dj Pierre sostiene che nelle sue intenzioni il nome non avesse nulla a che fare con gli acidi lisergici ma piuttosto con l&#8217;idea di versione dance del genere acid rock. Paradossalmente da quella prima traccia nacque il genere &#8220;acid house&#8221;, che soprattutto in Europa ebbe un incredibile successo diventando la prevalente colonna sonora della famigerata &#8220;estate dell&#8217;amore dell&#8217;88&#8221; a Ibiza, dove il consumo di droghe sintetiche era all&#8217;ordine del giorno per una buona parte dei frequentatori di club, soprattutto per i britannici. Quell&#8217;estate la droga ufficiale dell&#8217;acid house divenne l&#8217;Mdma comunemente detta ecstasy, provocando non poche ripercussioni sul tessuto sociale britannico, come vedremo. &#8220;Acid Tracks&#8221; fu la prima di una serie di tracce acid house prodotte a Chicago tra l&#8217;87 e l&#8217;88, talvolta accompagnate da cantati o campioni vocali ma pi\u00f9 spesso basate su infinite variazioni di quel singolo suono dalle capacit\u00e0 psichedeliche. Tra i numerosi produttori che abbracciarono quel tipo di sonorit\u00e0 ricordiamo almeno <\/span><span class=\"testoscuro\">Adonis (Acid Poke), Mike Dunn (Face The Nation), Tyree (Acid Life), Fast Eddie (Acid Thunder), Armando (Confusion)<\/span><span class=\"testo_iframe\">. Dj Pierre e i suoi Phuture furono tra i primi ad abbandonare il genere, prendendo le distanze soprattutto dall&#8217;associazione diffusa con le droghe non prima di aver prodotto alcuni capisaldi.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframe\">La b-side di <\/span><span class=\"testoscuro\">Acid Tracks &#8211; Your Only Friend<\/span><span class=\"testo_iframe\"> &#8211; era addirittura un surreale inno anti droga dove a parlare era la voce della droga, &#8220;la sola amica&#8221; del titolo. In <\/span><span class=\"testoscuro\">The Creator<\/span><span class=\"testo_iframe\"> i Phuture si preoccupavano invece di riaffermare la propria paternit\u00e0 sul suono acid che altri stavano ormai facendo proprio, uno su tutti <\/span><span class=\"testoscuro\">Adonis<\/span><span class=\"testo_iframe\">, ancora oggi noto come Acid Budda. Il successo underground del suono acid a Chicago divenne mainstream una volta esportato in Inghilterra, grazie ad una serie di fattori tra cui un&#8217;iconografia ben precisa associata al genere: l&#8217;associazione con le droghe e un controverso rapporto con i media. Dj allora emergenti come <\/span><span class=\"testoscuro\">Paul Oakenfold e Danny Rampling<\/span><span class=\"testo_iframe\"> furono decisivi nella diffusione del genere con la loro residenza allo Shoom di Londra, club che Rampling gestiva insieme alla moglie. Nel gennaio &#8217;88 pubblicizzarono alcune serate utilizzando flyer rappresentanti lo &#8220;smiley&#8221;, il giallo emoticon sorridente creato da Harvey Ball nel &#8217;63 ed utilizzato ampiamente dal movimento hippie negli anni &#8217;60 e &#8217;70. Da quel momento lo smiley divenne il simbolo dell&#8217;acid house e dopo pochi mesi fu un proliferare di t-shirt bianche con lo smiley, alcune con le scritte &#8220;Where&#8217;s The Acid Party?&#8221; o &#8220;Thanks God I&#8217;m On Ecstasy!&#8221;. E&#8217; inutile precisare che quando le t-shirt con lo smiley iniziarono ad essere vendute in Oxford Street, o addirittura nei mercati italiani il movimento era gi\u00e0 morente! Dopo aver importato l&#8217;acid da Chicago gli inglesi iniziarono a prodursela da soli con risultati dapprima curiosi e via via decisamente interessanti. La prima acid inglese era un semplice plagio, vome dimostra l&#8217;ascolto comparato della popolare <\/span><span class=\"testoscuro\">Acid Man di Jolly Rogers<\/span><span class=\"testo_iframe\"> con Shout di Jack Frost (Adonis), uscita un anno prima. Il caso pi\u00f9 eclatante f\u00f9 per\u00f2 il successo pop di <\/span><span class=\"testoscuro\">We Call It Acieeed di D.Mob<\/span><span class=\"testo_iframe\"> che arriv\u00f2 terzo nelle classifiche inglesi nell&#8217;ottobre &#8217;88. <\/span><\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag02\/articoli\/img\/electronica_alexdandi06.gif\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframe\">Il brano non conteneva alcun suono di 303 e il testo pur ripetendo ossessivamente sia le parole ecstasy che &#8220;aciiied&#8221; negava (mentendo) l&#8217;associazione con l&#8217;uso di droghe e recitava ambiguamente &#8220;acid un fenomeno musicale&#8221; e poi ancora &#8220;questa \u00e8 estasi musicale&#8221;. Il videoclip era tutto un fiorire di smiley. Ovviamente l&#8217;operazione cre\u00f2 un grande scompiglio sulla bacchettona societ\u00e0 inglese guidata dalla Tathcher e BBC Radio One fece scomparire il brano dalle playlist ufficiali, pur permettendo ai suoi dj radiofonici di programmare il brano su iniziativa personale. All&#8217;inizio dell&#8217;89 un sedicenne inglese fu la prima vittima dell&#8217;ecstasy associata all&#8217;acid house scatenando la prevedibile paranoia mediatica in cui opinionisti ed educatori invitavano i genitori a controllare se i propri figli vestivano smiley e ascoltavano acid. La polizia neg\u00f2 pubblicamente che l&#8217;acid house fosse ritenuta un problema ma la caccia alle streghe prosegu\u00ec. A quel punto dai club l&#8217;acid si stava spostando nei rave illegali che sistematicamente iniziarono ad essere chiusi e perseguiti. Una rappresentazione romanzata della &#8220;giovent\u00f9 bruciata&#8221; inglese di quel periodo si ha nei racconti &#8220;<\/span><span class=\"testoscuro\">The Acid House&#8221; e Trainspotting&#8221;<\/span><span class=\"testo_iframe\"> dello scrittore Irvine Welsh, poi trasposti in film. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframe\">Sarebbe riduttivo per\u00f2 parlare dell&#8217;influenza dell&#8217;acid house solo sul tessuto sociale giovanile e non citare l&#8217;enorme influenza musicale su buona parte della musica inglese che sarebbe stata prodotta da l\u00ec in poi. Basti ricordare la scena indie inglese di quel periodo con nomi come Stone Roses, Happy Mondays o Primal Scream, tutti in odore di neo psichedelica acida. Anche band elettroniche da classifica come KLF, The Shamen e Beloved subirono un forte input dall&#8217;acid house di Chicago, cos\u00ec come la nascita di nuove etichette che oggi sono vere istituzioni, ad esempio la WARP, nata con il breve movimento bleep che mai sarebbe esistito senza l&#8217;acid. Se poi parliamo di una vera e propria scena acid inglese non possiamo non citare almeno i nomi che finirono nelle classifiche ufficiali: <\/span><span class=\"testoscuro\">A Guy Called Gerald (Voodoo Ray)<\/span><span class=\"testo_iframe\"> e <\/span><span class=\"testoscuro\">808 State (Let Yourself Go)<\/span><span class=\"testo_iframe\"> oltre ai<\/span><span class=\"testoscuro\"> Future Sound of London<\/span><span class=\"testo_iframe\"> che allora si facevano chiamare<\/span><span class=\"testoscuro\"> Humanoid (Stakker Humanoid)<\/span><span class=\"testo_iframe\">. Tra le bizzarie stilistiche ricordiamo lo skacid, fusione di ska ed acid house con classici come This is Ska di Longsy D&#8217;s House Sound oppure Ska Train di Betty Boo in combutta cn The Beatmasters. Anche la musica pop di fine &#8217;80 si adegu\u00f2 al ciclone acid e non era difficile trovare remix in chiave acid di successi da classifica (Boy George vestiva lo smiley costantemente e la versione 12&#8243; di Like A Prayer di Madonna conteneva fraseggi acidi). L&#8217;ex <\/span><span class=\"testoscuro\">Frankie Goes To Hollywood Paul Rutherford<\/span><span class=\"testo_iframe\"> pens\u00f2 di aver visto il futuro incidendo Get Real, strano miscuglio di synth pop ed acid che, massacrato dalla critica dell&#8217;epoca fu un clamoroso flop: riascoltato oggi suona piuttosto interessante tanto che,<\/span><span class=\"testoscuro\"> Ivan Smagghe (Blackstrobe)<\/span><span class=\"testo_iframe\">, uno dei porta bandiera dell&#8217;attuale revival acid, l&#8217;ha inserito nella compilation Death Disco (anche se l&#8217;altra sua compila Suck My Decks \u00e8 decisamente pi\u00f9 acid). Non \u00e8 una novit\u00e0 che da un paio d&#8217;anni a questa parte l&#8217;acid stia vivendo una nuova giovinezza. <\/span><\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag02\/articoli\/img\/electronica_alexdandi02.gif\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframe\">Tra i nomi pi\u00f9 caldi del momento citiamo lo svedese <\/span><span class=\"testoscuro\">Jesper Dahlb\u00e4ck<\/span><span class=\"testo_iframe\"> in varie uscite sotto diversi nomi tra cui il progetto DK7 ( The Difference, Slipstream, White Shadow) e il progetto<\/span><span class=\"testoscuro\"> DK8<\/span><span class=\"testo_iframe\"> (Murder Was The Bass) e autore dell&#8217; EP acido Sweden 1 Canada 0, in combutta con il cugino canadese John. La trendy<\/span><span class=\"testoscuro\"> Music For Freaks, etichetta di Justin Harris e Luke Solomon<\/span><span class=\"testo_iframe\"> ha pubblicato di recente una compilation a tema intitolata Bad Acid, che un buon manifesto della rivisitazione attuale. Anche nomi ormai mainstream dell&#8217;attuale scena elettronica non sono immuni dal revival acid, tre nomi a caso: <\/span><span class=\"testoscuro\">Dj Hell<\/span><span class=\"testo_iframe\"> (Let No Man Jack) <\/span><span class=\"testoscuro\">Lcd Soundsystem<\/span><span class=\"testo_iframe\"> (Yeah) e <\/span><span class=\"testoscuro\">Tiga <\/span><span class=\"testo_iframe\">(Pleasure From The Bass prodotta da Jesper Dahlb\u00e4ck). Pi\u00f9 che ovvio se consideriamo che Everybody Loves A 303, come esplicitava il buon reduce della old school acid Norman Cook aka Fat Boy Slim nel suo brano omonimo del &#8217;95. Quello di Cook non era un revival isolato, bens\u00ec la punta di un iceberg perch\u00e9, \u00e9 bene ricordarlo, non hanno mai smesso di uscire dischi acid per tutti gli anni &#8217;90.<br \/>\nSe vi \u00e8 venuta voglia di smanettare con una 303 sappiate che non sar\u00e0 facile procurarvene una ma se sarete fortunati vi coster\u00e0 non meno di mille euro (per\u00f2 se siete ancora pi\u00f9 fortunati la trovate con la modifica Devilfish, ma questa \u00e8 un&#8217;altra storia). Ma se proprio volete provare l&#8217;ebbrezza di creare il vostro viaggio acido allora un buon emulatore software pu\u00f2 fare al caso vostro, dimenticatevi il noto Propellerheads Rebirth e buttatevi su <\/span><span class=\"testoscuro\">Audio Realism Bass Line 1.5<\/span><span class=\"testo_iframe\">, costa meno di cento euro e gira come vst-i. Che il viaggio abbia inizio!.<\/span><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alex Dandi affronta la storia della musica techno e acid house, dai suoi pionieri fino ai giorni nostri come Dj Hell, LCD Soundsystem, Tiga. 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