{"id":9714,"date":"2005-06-05T12:00:00","date_gmt":"2005-06-05T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-002\/italiano-gamescenes-la-software-art-a-torino\/"},"modified":"2020-10-13T17:04:09","modified_gmt":"2020-10-13T16:04:09","slug":"italiano-gamescenes-la-software-art-a-torino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-002\/italiano-gamescenes-la-software-art-a-torino\/","title":{"rendered":"Gamescenes, La Software Art A Torino"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframe\">Il pubbilco del Piemonte Share Festival 2005 ha potuto godere, all&#8217;interno della sua programmazione, di una ricca rassegna di software art sufficientemente rappresentativa delle diverse modalit\u00e0 di sperimentazione artistica che si muovono all&#8217;interno dell&#8217;orizzonte videoludico. La mostra Gamescenes, curata da Domenico Quaranta, ha cercato di sondare, da un lato il modo in cui il videogame sta trasformando tutte le altre forme culturali e dall&#8217;altro il modo in cui gli artisti e i game designer stanno trasformando a loro volta il mezzo video ludico in uno strumento finalmente maturo, capace di farsi portatore di pensieri differenti e di messaggi complessi.<\/span><\/p>\n<p>Nello spazio di tre sale all&#8217;interno della splendida cornice di Palazzo Cavour, lo spettatore \u00e8 stato guidato attraverso lavori ormai storici ma anche attraverso sperimentazioni recenti, in cui gli artisti distruggono tutto ci\u00f2 ci sta dietro e dentro. Togliendo quindi giocabilit\u00e0 al game (come nei software progettati da Jodi e Retroyu) ne traggono materiali che vengono rimontati in nuovi narrative (come per i lavori di Brody Condon e Eddo Stern), ne mettono in discussione l&#8217;ideologia (TWCDC) e ne analizzano i meccanismi per dare vita a un nuovo game design &#8220;critico&#8221; (come per i software di Antonio Riello, Josh on, Newsgaming, Molleindustria). Il software viene infine utilizzato anche per veicolare nuovi contenuti di complessit\u00e0 e raffinatezza crescente, come per i progetti di Carlo Zanni (presentato lo scorso Digimag01), Martin Le Chevallier, Jhon Klima, Starss, Kinematic Collective.<\/p>\n<p>Nella rassegna Gamescens, a software, giochi, installazioni, si affiancano anche i quadri di Mauro Ceolin, che restituisce consistenza al paesaggio dei videogiochi come fosse un paesaggio reale e le stampe di Nullsleep, che innesta invece sul paesaggio reale spazi e personaggi usciti dal Gameboy. Infine, all&#8217;interno della mostra, \u00e8 proprio il Gameboy che assume un ruolo principale nel momento in cui vengono presentati alcuni dei gruppi pi\u00f9 rappresentativi della cosidetta scena della micromusic (o musica 8bit) che utilizzano la mini piattaforma Nintendo come sintetizatore sonoro. Le note digitali erano diffuse attraverso i progetto Solar Audio Bag (una borsa audio ad energia solare) dell&#8217;italiano Tonylight.<\/p>\n<p>Riportiamo qui di seguito le schede di presentazione, preparate per il Piemonte Share Festival dal curatore Domenico Quaranta, di due tra i lavori pi\u00f9 interessanti presenti all&#8217;interno della mostra: il software di Martin Le Chevallier e quello del collettivo TWCDC.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag02\/articoli\/img\/softwareart_domenicoquaranta02.gif\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Martin Le Chevallier (FRA) &#8211; Vigilance 1.0, 2001<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframe\">In una piccola SimCity ordinata e rassicurante, il giocatore \u00e8 invitato a indossare i panni di un sorvegliante che, dall\u00b9alto della sua stanza scura piena di monitor, sorveglia scuole e strade, supermercati e parcheggi, uffici e parchi. Il suo compito \u00e8 quello di individuare, con un click, reati di ogni ordine e grado, dall\u00b9attraversamento irregolare della strada al traffico di droghe, dall\u00b9abbandono di spazzatura al porto d\u00b9armi, dall\u00b9ubriachezza molesta alla pedofilia; evitando, ovviamente, di fissarsi su cittadini ignari e innocenti, perch\u00e9 altrimenti il reato, quello di diffamazione, lo compie lui. D\u00b9altra parte, ogni crimine non rilevato \u00e8 un potenziale crimine ripetuto, per cui l\u00b9attenzione deve essere sveglia e costante. Il meccanismo del gioco \u00e8 chiarissimo, cos\u00ec come il sistema di valori su cui si basa: la sorveglianza \u00e8 giusta e necessaria, ma va praticata con equilibrio. Nessuna ironia, nessuna critica. Eppure, mano a mano che il gioco prosegue, e la sua identificazione cresce, \u00e8 lo stesso giocatore a percepire l\u00b9errore di fondo insito nel sistema di valori in cui \u00e8 andato riconoscendosi. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframe\"> Portando all\u00b9estremo l\u00b9identificazione con l\u00b9etica della videosorveglianza, Martin Le Chevallier ne sviluppa cos\u00ec la critica pi\u00f9 radicale: quanto vale la nostra privacy? \u00c8 giusto sacrificarla a un ideale di sicurezza che non potr\u00e0 mai essere completa? E ha senso indurre i controllori a compiere un reato in nome della prevenzione di altri reati? In una piccola SimCity ordinata e rassicurante, il giocatore \u00e8 invitato a indossare i panni di un sorvegliante che, dall\u00b9alto della sua stanza scura piena di monitor, sorveglia scuole e strade, supermercati e parcheggi, uffici e parchi. Il suo compito \u00e8 quello di individuare, con un click, reati di ogni ordine e grado, dall\u00b9attraversamento irregolare della strada al traffico di droghe, dall\u00b9abbandono di spazzatura al porto d\u00b9armi, dall\u00b9ubriachezza molesta alla pedofilia; evitando, ovviamente, di fissarsi su cittadini ignari e innocenti, perch\u00e9 altrimenti il reato, quello di diffamazione, lo compie lui. D\u00b9altra parte, ogni crimine non rilevato \u00e8 un potenziale crimine ripetuto, per cui l\u00b9attenzione deve essere sveglia e costante.<\/span><\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag02\/articoli\/img\/softwareart_domenicoquaranta05.gif\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframe\">Il meccanismo del gioco \u00e8 chiarissimo, cos\u00ec come il sistema di valori su cui si basa: la sorveglianza \u00e8 giusta e necessaria, ma va praticata con equilibrio. Nessuna ironia, nessuna critica. Eppure, mano a mano che il gioco prosegue, e la sua identificazione cresce, \u00e8 lo stesso giocatore a percepire l\u00b9errore di fondo insito nel sistema di valori in cui \u00e8 andato riconoscendosi.\u00a0<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><em id=\"__mceDel\"><span class=\"testo_iframe\"> Portando all\u00b9estremo l\u00b9identificazione con l\u00b9etica della videosorveglianza, Martin Le Chevallier ne sviluppa cos\u00ec la critica pi\u00f9 radicale: quanto vale la nostra privacy? \u00c8 giusto sacrificarla a un ideale di sicurezza che non potr\u00e0 mai essere completa? E ha senso indurre i controllori a compiere un reato in nome della prevenzione di altri reati?<\/span>\u00a0<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">TWCDC (USA) &#8211; Stop Bush!<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframe\">Together We Can Deafeat Capitalism \u00e8 un collettivo di artisti\/attivisti fonsato nel 1997 da Andy Cox a San Francisco. L&#8217;obbiettivo del collettivo \u00e8 quello di compattere, sul piano culturale e idologico, il capitalismo attraverso installazioni nello spazio pubblico, siti internet e videogame, utilizzando tutte le tattiche della guerrilla culturale e del culture jamming.<\/span><\/p>\n<p>Stop Bush! \u00e8 un picolo gioco (dura appena 90 secondi), in cui il giocatore si trova assalito da un&#8217;orda di soldati con il volto di George Bush e dei cagnoloni con collare chiodato e il muso di Dick Cheney, che bisogna fermare a colpi di mouse. &#8216;immersione del gioco \u00e8 negata dal suo interrompersi auotonomamanete dopo soli 90 secondi, al termine della canzone di cui sembra costituire il videoclip. Stop Bush! non intende aizzarci ad aprire un nuovo fronte nella guerra globale, ci dice che la guerra \u00e8 mostruosa e che mostri sono coloro che ce la vendono come unica via alla pace<\/p>\n<p>E che se l&#8217;orda di guerrafondai va fermata, non potremo certo farlo con le loro stesse armi.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a href=\"http:\/\/martinlechevallier.free.fr\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/martinlechevallier.free.fr\/<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella rassegna Gamescenes del Piemonte SHare Festival preparata da Domenico Quaranta, nello spazio di tre sale all&#8217;interno della splendida cornice di Palazzo Cavour, lo spettatore \u008f stato guidato attraverso lavori ormai storici ma anche attraverso sperimentazioni recenti, in cui gli artisti distruggono tutto ci\u0098 ci sta dietro e dentro<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":31140,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,155],"tags":[44,65,67],"class_list":["post-9714","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-002","tag-game-art","tag-report","tag-software-art"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Gamescenes, La Software Art A Torino &#8226; 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