{"id":9696,"date":"2005-06-04T12:00:00","date_gmt":"2005-06-04T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-001\/italiano-architetture-liquide-dalla-galassia-turing\/"},"modified":"2020-10-13T16:58:48","modified_gmt":"2020-10-13T15:58:48","slug":"italiano-architetture-liquide-dalla-galassia-turing","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/design\/italiano-architetture-liquide-dalla-galassia-turing\/","title":{"rendered":"Architetture Liquide Dalla Galassia Turing"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Con l&#8217;avvento delle nuove tecnologie mediatiche sono state prodotte riflessioni importanti sui concetti di spazio, di tempo, di materia e di informazione in diversi campi, tra cui quello dell&#8217;architettura. \u00c8 mutato il nostro modo di conoscere e di vivere l&#8217;ambiente e sono state introdotti nuovi modi di relazionarsi a vecchie e nuove categorie; a queste novit\u00e0 la disciplina delle costruzioni spesso non riesce pi\u00f9 a dare forma all&#8217;interno delle sue classiche convenzioni.<\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;ultimo decennio ha visto una ricerca di nuovi linguaggi e un modo di operare diverso, radicale, strettamente connesso al mondo del digitale. L&#8217;architettura contemporanea cerca una possibile espressione del mutamento della concezione spaziotemporale e del tipo di cultura emergente; ed \u00e8 attraverso l&#8217;informatica che gli architetti cercano di percorrere strade sinora inaccessibili. La tecnologia diventa strumento di lavoro che amplia la gamma di possibilit\u00e0 del linguaggio<br \/>\ned \u00e8 anche significato e fine stesso della rappresentazione; l&#8217;architettura diviene quindi in tal modo oggetto della propria attivit\u00e0 stessa, con un accento che si potrebbe definire &#8220;meta-architettonico&#8221;.<\/p>\n<p align=\"justify\">Alcuni progetti recenti sarebbero incomprensibili senza l&#8217;avvento della modellazione digitale e una certa produzione contemporanea sarebbe impensabile senza l&#8217;ausilio del computer; poich\u00e9 qui ci\u00f2 che viene rappresentato \u00e8 la tecnologia in quanto tale, che non pu\u00f2 essere rappresentata se non tramite se stessa. Le forme che ne derivano ci introducono ad una &#8220;architettura liquida&#8221;, intesa come dissolvimento, liquefazione dei fondamenti classici dell&#8217;architettura. Si parla quindi di una transarchitettura, che mira al superamento della dicotomia tra mondo fisico e mondo virtuale, fondendo materia e informazione in un&#8217;unica struttura ibrida e cercando di costruire, oltre ad edifici, esperienze; questo tipo di architettura connette percezione e azione, e per rendere possibile tale unione, fluidifica il mondo. L&#8217;immagine che ne deriva diviene un miscuglio di realt\u00e0 e sogno, visione di forze invisibili.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nuove interconnessioni si creano, rendendo necessario un continuo scambio d&#8217;informazioni fra l&#8217;ambiente e il corpo e, grazie all&#8217;elettronica, l&#8217;edificio acquisisce propriet\u00e0 sensoriali, flessibilit\u00e0 e interattivit\u00e0, che lo accomunano, pi\u00f9 degli edifici tradizionali, a un organismo vivente. Si crea cos\u00ec una continuit\u00e0 tra corpo e costruzione. Scienza, tecnologia e architettura si confondono per dare vita a forme tra l&#8217;organico e il meccanico; sono forme che derivano dai modelli generativi della natura, e li fondono con i principi della costruzione, dando luogo a un&#8217;architettura che si pu\u00f2 definire &#8220;biocostruttivista&#8221;.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag01\/articoli\/img\/nox2.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">La struttura rappresentativa derivante, che modella l&#8217;architettura secondo le diverse azioni umane, non \u00e8 codificabile come una forma tradizionale, \u00e8 piuttosto indeterminata, ibrida: poich\u00e9 media diversi creano insolite contaminazioni. Per tale pensiero architettonico, l&#8217;approdo non deve necessariamente essere rappresentato dalla sua costruzione fisica, in un luogo reale; tali immagini utopiche possono restare all&#8217;interno dell&#8217;immaginario digitale stesso, in un indeterminato ciberspazio, come gi\u00e0 teorizz\u00f2 Marcos Novak nella met\u00e0 degli anni ottanta; solo ultimamente viene ricercato un rapporto possibile con i metodi della produzione.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"titolo\">Lars Spuybroek, dello studio NOX di Rotterdam<\/span>, \u00e8 un giovane architetto fra i pi\u00f9 sperimentali, impegnato nella formulazione di nuove teorie progettuali legate all&#8217;informatica. L &#8216;architetto olandese ha un approccio anticonvenzionale al progetto, con un disegno digitale che nega le convenzioni e cerca di creare una rappresentazione del concetto, libera da ogni costrizione di tipo costruttivo o comunicativo. Pur nella sua originalit\u00e0, per\u00f2, NOX riesce ad essere anche produttivo, e diversi edifici in Europa possono testimoniare la sua tendenza a coniugare teoria e pratica. Diamo qui di seguito alcuni esempi del suo lavoro:<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"titolo\">D-TOWER<br \/>\n<\/span><br \/>\nE&#8217; un&#8217;opera pubblica per la citt\u00e0 di Doetinchem, Olanda, costruita nel 2003. Consiste in tre parti strettamente correlate fra loro: torre-scultura interattiva, questionario e website; \u00e8 un ibrido, un miscuglio di media differenti, dove l&#8217;architettura \u00e8 parte di un pi\u00f9 grande sistema interattivo di relazioni. La forma \u00e8 curiosa, indeterminata, vaga, sembra quasi organica: ricorda un insetto, ma con dettagli che spaziano dallo stile delle volte gotiche agli studi per la Sagrada Familia di Gaud\u00ed, in cui si combinano geometrie standard e non. \u00c8 una struttura luminescente alta 12 metri, il materiale \u00e8 un laminato di fibra di vetro, sorretto da una struttura di acciaio tubolare. Led illuminano dall&#8217;interno l&#8217;edificio.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><span class=\"titolo\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag01\/articoli\/img\/nox4.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Il colore della torre \u00e8 dato da un computer che processa le risposte date in un questionario di 300 domande, a cui rispondono ottanta abitanti selezionati; il questionario riguarda quattro emozioni quotidiane correlate con altrettanti colori: odio\/verde, amore\/rosso, felicit\u00e0\/blu, paura\/giallo. Il questionario, scritto dall&#8217;artista olandese <span class=\"titolo\">Serafijn<\/span>, che ha collaborato con NOX, pone domande che evolvono nel corso dell&#8217;anno: cominciano amichevolmente su temi generali per diventare pi\u00f9 dettagliate e inquisitorie verso dicembre.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il sito, <a class=\"titolo\" href=\"http:\/\/www.d-toren.nl\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.d-toren.nl<\/a>, opera su due livelli: uno globalmente accessibile, l&#8217;altro localmente e solo con password. Mostra quale emozione \u00e8 pi\u00f9 forte, e ogni sera la torre prende il colore dell&#8217;emozione principale del giorno traslando il sondaggio virtuale in un messaggio urbano. Il locale informa quindi il globale. Un oggetto urbano mostra cos\u00ec i sentimenti nascosti della citt\u00e0 attraverso una rappresentazione fisica di dati e ne ne amplifica gli umori.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag01\/articoli\/img\/nox5.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p align=\"justify\"><span class=\"titolo\" style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"titolo\">H2O EXPO<\/span><\/p>\n<p>E&#8217; un museo interattivo costruito in Olanda nel 1997, ed \u00e8 basato completamente sul concetto di liquido: la sua forma \u00e8 confusa, biomorfa. Gli spazi interni dell&#8217;edificio sono invasi dall&#8217;acqua a seconda delle maree. In questo edificio cambia la logica dello spazio espositivo nel rapporto tra spazio e visitatore. A differenza di quanto accade in altre strutture museali, muoversi e vedere non sono attivit\u00e0 distinte: le immagini e i suoni che emergono dipendono dall&#8217;attivit\u00e0 dei visitatori, l&#8217;immagine \u00e8 relazionata al movimento.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nello spazio avvengono mutamenti continui, \u00e8 un&#8217;architettura sinestetica che si trasforma attraverso proiezioni video, immagini, luci, colori, suoni, e il visitatore diventa il direttore del padiglione, attraverso sensori elettronici diversi, disseminati in tutto l&#8217;edificio. Nessuna parte dell&#8217;edificio \u00e8 orizzontale, nessuna pendenza \u00e8 costante, cambia la logica architettonica: non esiste pi\u00f9 la distinzione tra muri, pareti e soffitto, tutto si fonde simultaneamente nella connessione della superficie di percezione, il muro, con la superficie d&#8217;azione, il pavimento. L&#8217;assenza di angoli nel padiglione non permette una percezione prospettica e un controllo visivo dello spazio. Obiettivo \u00e8 il decentramento del corpo e il non equilibrio \u00e8 la vera base di questo edificio, in una miscela interattiva di soggetto e oggetto, e relazione fra habitat e comportamenti emergenti.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag01\/articoli\/img\/nox6.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span class=\"titolo\" style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"titolo\">SON-O-HOUSE<\/span><\/p>\n<p>Funziona secondo primcipi analoghi ed \u00e8 sostanzialmente un edificio per meeting informali e relax. nella citt\u00e0 di Breugel, sempre in Olanda.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"titolo\">Sul lavoro di NOX \u00e8 uscita una monografia nel 2004, NOX. Machining architecture, scritta dallo stesso Lars Spuybroek ed edita da Thames &amp; Hudson a Londra nel 2004.<\/span><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lars Spuybroek, dello studio NOX di Rotterdam, \u008f un giovane architetto fra i pi\u009d sperimentali, impegnato nella formulazione di nuove teorie progettuali legate all&#8217;informatica. 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