{"id":66078,"date":"2026-02-20T11:05:22","date_gmt":"2026-02-20T10:05:22","guid":{"rendered":"https:\/\/digicult.it\/?p=66078"},"modified":"2026-02-20T10:15:45","modified_gmt":"2026-02-20T09:15:45","slug":"open-call-for-bio-29-soft-fields","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/calls\/open-call-for-bio-29-soft-fields\/","title":{"rendered":"Open call per BIO 29: Soft Fields"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">La 29\u00aa Biennale del Design, BIO 29, organizzata dal <a href=\"https:\/\/mao.si\/en\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Museum of Architecture and Design (MAO)<\/a> e dal <a href=\"https:\/\/czk.si\/en\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Centre for Creativity (CzK)<\/a>, invita designer, collettivi e professionisti multidisciplinari a partecipare a un\u2019esplorazione condivisa delle sfide del mondo contemporaneo, attraverso l\u2019interazione con conoscenze che esistono ma che rimangono in gran parte inaccessibili al pubblico.<\/p>\n<p><strong>Soft Fields<\/strong>, a cura di Martina Muzi, esamina come le conoscenze insite negli ambienti di ricerca, industriali e infrastrutturali possano essere aperte, reindirizzate e ridistribuite attraverso la pratica del design. Il concetto curatoriale si interroga su come il design operi non solo all&#8217;interno di sistemi strutturati, ma anche lungo i loro margini, dove l&#8217;accesso \u00e8 parziale, le informazioni sono disomogenee e le responsabilit\u00e0 condivise. \u00a0Come circolano le conoscenze industriali o scientifiche al di fuori di laboratori, fabbriche e documenti tecnici? Come possono entrare a far parte dell\u2019esperienza pubblica, sociale e spaziale? E in che modo il design pu\u00f2 fungere da agente collettivo piuttosto che da soluzione individuale?<\/p>\n<p>Soft Field non \u00e8 un luogo, oggetto o categoria. \u00c8 una condizione in cui le intenzioni incontrano vincoli, la conoscenza viene applicata in modo diverso e i valori e le relazioni vengono riorganizzati. Pertanto, i soft fields sono spazi di negoziazione piuttosto che di controllo. Emergono dalle tensioni tra le strategie di progettazione esportate a livello globale e le necessit\u00e0 delle realt\u00e0 sociali, ecologiche ed economiche locali. In questo contesto, il design \u00e8 inteso come una pratica situata e multidisciplinare che assume una posizione all\u2019interno di attriti, asimmetrie e opacit\u00e0 strutturali. Invece di risolvere la complessit\u00e0, opera al suo interno, rivelando processi nascosti, traducendo conoscenze specialistiche e rimodellando le relazioni tra istituzioni, ambienti, oggetti e vita quotidiana.<\/p>\n<p><strong>BIO 29: Soft Fields<\/strong> \u00e8 concepito come un sistema flessibile e adattivo che supporta la collaborazione tra design, ricerca, istruzione, industria e comunit\u00e0 locali. La biennale funge da infrastruttura in continua evoluzione, che permette l\u2019emergere di diverse forme di collettivit\u00e0, auto-organizzazione e pratiche capaci di rispondere al contesto.<\/p>\n<p><strong>Attivazione tramite la Production Platform di BIO 29<\/strong><\/p>\n<p>La <strong>Production Platform <\/strong>\u00e8 uno degli strumenti principali di BIO 29. Sostiene nuovi progetti di ricerca e design sviluppati grazie alla collaborazione di esperti locali, partner istituzionali, attori industriali e comunit\u00e0. La piattaforma offre una struttura flessibile per la collaborazione, le visite in loco e la condivisione delle conoscenze, con particolare attenzione alla sperimentazione situata e all\u2019apprendimento collettivo.<\/p>\n<p><strong>Invitiamo designer locali e regionali e professionisti interdisciplinari<\/strong>, che lavorano individualmente o collettivamente, a presentare la propria candidatura. I progetti selezionati potranno prevedere collaborazioni online e partecipazione in loco presso il Museum of Architecture and Design (MAO) di Lubiana e in altre localit\u00e0 in Slovenia, tra marzo e novembre 2026. La piattaforma offre una struttura flessibile per la collaborazione, le visite in loco e lo scambio di conoscenze, con particolare attenzione alla sperimentazione situata e all\u2019apprendimento collettivo. La fase intensiva di sviluppo del progetto inizier\u00e0 a marzo e proseguir\u00e0 fino all&#8217;inaugurazione del <strong>BIO 29\u2013Soft Fields<\/strong> il 19 novembre. Durante questo periodo, i candidati selezionati collaboreranno con istituti di ricerca, ricercatori indipendenti e aziende tecnologiche per co-creare e perfezionare progetti che saranno presentati come parte della mostra biennale <strong>BIO 29\u2013Soft Fields<\/strong>. Le candidature sono aperte fino al <strong>26 febbraio 2026<\/strong>.<\/p>\n<p>I progetti dovranno confrontarsi con il contesto, le infrastrutture e le forme di conoscenza slovene, affrontando al contempo questioni che vanno oltre i confini nazionali, considerando la Slovenia come territorio o campo di partenza. BIO 29 lo affronta come una costellazione di forze, un luogo di produzione e transito infrastrutturalmente connesso, ecologicamente complesso e socialmente stratificato. In questo quadro, ogni progetto diventa un caso localizzato, sviluppato attraverso una propria metodologia e in risposta a condizioni, esigenze e realt\u00e0 lavorative specifiche, contribuendo al contempo all&#8217;orientamento tematico condiviso dei <strong>Soft Fields<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Ulteriori informazioni<\/strong> sul concetto curatoriale e sui termini e condizioni della candidatura: <a href=\"https:\/\/bio.si\/\"><strong>bio.si.<\/strong><\/a> Richieste di informazioni generali: <a href=\"mailto:bio@mao.si\"><strong>bio@mao.si \/<\/strong><\/a> Richieste della stampa: <a href=\"mailto:press.bio@mao.si\"><strong>press.bio@mao.si.<\/strong><\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>BIO 29: Soft Fields \u00e8 concepito come un sistema flessibile e adattivo che supporta la collaborazione tra design, ricerca, istruzione, industria e comunit\u00e0 locali. 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