{"id":65882,"date":"2025-04-07T20:18:57","date_gmt":"2025-04-07T19:18:57","guid":{"rendered":"https:\/\/digicult.it\/?p=65882"},"modified":"2025-04-07T20:18:57","modified_gmt":"2025-04-07T19:18:57","slug":"radical-software-women-art-computing-1960-1991-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/articles\/art\/radical-software-women-art-computing-1960-1991-2\/","title":{"rendered":"Radical Software: Women, Art &#038; Computing 1960\u20131991"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">La\u00a0Kunsthalle\u00a0Wien presenta una nuova mostra\u00a0importante che analizza il ruolo pionieristico delle donne nell\u2019arte digitale. Organizzato in collaborazione con\u00a0il\u00a0Mudam\u00a0Luxembourg\u2013Mus\u00e9e d\u2019Art Moderne Grand-Duc Jean,\u00a0<b>Radical Software: Women, Art &amp; Computing 1960\u20131991<\/b>\u00a0unisce pi\u00f9 di cento opere di cinquanta artisti, tra cui dipinti, sculture, installazioni, film, performance e molti disegni e testi generati al computer.<\/p>\n<p>In quanto mostra principalmente analogica sull\u2019arte digitale,\u00a0<b>Radical Software<\/b>\u00a0si concentra sui decenni precedenti l\u2019ascesa del\u00a0World Wide Web\u00a0e la proliferazione delle informazioni digitali e le immagini derivanti, dando forma alla produzione artistica e alla cultura visiva\u00a0nei decenni successivi.\u00a0La mostra prende il nome dalla rivista che\u00a0Beryl\u00a0Korot\u00a0fond\u00f2 insieme a\u00a0Phyllis (Gershuny) Segura\u00a0e\u00a0Ira Schneider, anch\u2019essi artisti, nel 1970. Adottarono il termine software (in opposizione ad hardware) come metafora e potente strumento per il cambiamento sociale. Il modello editoriale ad ampio raggio e la missione di fungere da \u201cmanuale di tecnologia in continua evoluzione\u201d decentralizzando l\u2019accesso all\u2019informazione,\u00a0ha preceduto\u00a0di due decenni il World Wide Web.<\/p>\n<p>La mostra, che inizia con opere degli anni \u201960 e \u201970,\u00a0copre un periodo che va dai primi anni dei circuiti integrati fino alla \u201crivoluzione dei microcomputer\u201d, che ha generato la nascita del personal computer negli anni \u201980. Le prime opere risalgono a un periodo in cui gli artisti, i poeti, gli scrittori e i registi sperimentavano col mainframe e i minicomputer insieme a matematici, scienziati e ingegneri per produrre e mostrare le prime immagini e i primi testi generati dal computer. Nel corso di questi trent\u2019anni il computer \u00e8 migrato dal laboratorio allo spazio domestico e privato. Eppure, con ogni narrazione di questa storia, non si \u00e8 tenuto conto della partecipazione significativa delle donne nella tecnologia.\u00a0Ambientato in un periodo\u00a0che \u00e8 anche\u00a0segnato dalla seconda ondata femminista, questa mostra documenta una storia meno conosciuta del principio dell\u2019arte digitale,\u00a0andando a contrastare le narrative convenzionali sull\u2019arte e la tecnologia concentrandosi interamente sulle donne.<\/p>\n<p><b>Radical Software: Women, Art &amp; Computing 1960\u20131991<\/b>\u00a0tratta, inoltre, domande\u00a0della contemporaneit\u00e0 legate a come la tecnologia si interfaccia a problematiche di identit\u00e0 e uguaglianza. La mostra segue un rinnovato interesse nella discussione post-internet sul cyberfemminismo, che sottolinea il ruolo che le donne hanno avuto nella creazione delle nuove tecnologie digitali e\u00a0si confronta criticamente con l&#8217;intreccio tra tecnologia e strutture di potere.<\/p>\n<p><b>Artiste<\/b>: Rebecca Allen (nata nel 1953 a Detroit), Elena Asins (nata nel 1940 a Madrid, scomparsa nel 2015 a Navarra), Colette Stuebe Bangert (nata nel 1934 a Columbus) &amp; Charles Jeffries Bangert (nato nel 1938 a Fargo, scomparso nel 2019 a Lawrence), Gretchen Bender (nata nel 1951 a Seaford, Delaware e scomparsa nel 2004 a New York City), Gudrun Bielz (nata nel 1954 a Linz) &amp; Ruth Schnell (nata nel 1956 a Feldkirch), Dara Birnbaum (nata nel 1946 a New York City), Inge Borchardt (nata nel 1935 a Szczecin, ex Stettin), Barbara Buckner (nata nel 1950 a Chicago), Doris Chase (nata nel 1923 e scomparsa nel 2008 a Seattle), Anal\u00edvia Cordeiro (nata nel 1954 a S\u00e3o Paulo), Betty Danon (nata nel 1927 a Istanbul, scomparsa nel 2002 a Milano), Hanne Darboven (nata nel 1941 a Monaco, scomparsa nel 2009 ad Amburgo), Bia Davou (nata nel 1932 e scomparsa nel 1996 ad Atene), Agnes Denes (nata nel 1938 a Budapest), VALIE EXPORT (nata nel 1940 a Linz), Anna Bella Geiger (nata nel 1933 a Rio de Janeiro), Isa Genzken (nata nel 1948 a Bad Oldesloe), Dominique Gonzalez-Foerster (nata nel 1965 a Strasburgo), Lily Greenham (nata nel 1924 a Vienna, scomparsa nel 2001 a Londra), Samia Halaby (nata nel 1936 a Gerusalemme), Barbara Hammer (nata nel 1939 a Los Angeles, scomparsa nel 2019 a New York City), Lynn Hershman Leeson (nata nel 1941 a Cleveland),\u00a0Grace C. Hertlein (nata nel 1924 a Chicago, scomparsa nel 2015 a Chico), Channa Horwitz (nata nel 1932 e scomparsa nel 2013 a Los Angeles), Irma H\u00fcnerfauth (nata nel 1907 a Donaueschingen, scomparsa nel 1998 a Kreuth), Charlotte Johannesson (nata nel 1943 a Malm\u00f6), Alison Knowles (nata nel 1933 a New York City), Beryl Korot (nata nel 1945 a New York City), Katalin Ladik (nata nel 1942 a Novi Sad), Ruth Leavitt (nata nel 1944 a St. Paul, Minnesota e scomparsa nel 2025 a Baltimore), Liliane Lijn (nata nel 1939 a New York), Vera Moln\u00e1r (nata nel 1924 a Budapest, scomparsa nel 2023 a Parigi), Monique Nahas (nata nel 1940 a Parigi) &amp; Herv\u00e9 Huitric (nato nel 1945 a Parigi), Katherine Nash (nata nel 1910 e scomparsa nel 1982 a Minneapolis), Sonya Rapoport (nata nel 1923 a Brookline, scomparsa nel 2015 a Berkeley), Deborah Remington (nata nel 1930 ad Haddonfield, scomparsa nel 2010 a Moorestown), Sylvia Roubaud (nata nel 1941 a Monaco), Miriam Schapiro (nata nel 1923 a Toronto, scomparsa nel 2015 ad Hampton Bays), Lillian Schwartz (nata nel 1927 a Cincinnati, Ohio e scomparsa nel 2024 a New York City), Sonia Sheridan (nata nel 1925 a Newark, scomparsa nel 2021 ad Hanover), Nina Sobell (nata nel 1947 a Patchogue), Barbara T. Smith (nata nel 1931 a Pasadena), Tamiko Thiel (nata nel 1957 a Oakland), Rosemarie Trockel (nata nel 1952 a Schwerte), Joan Truckenbrod (nata nel 1945 a Greensboro), Anne-Mie Van Kerckhoven (nata nel 1951 ad Anversa), Ulla Wiggen (nata nel 1942 a Stoccolma)<\/p>\n<p><b>Pubblicazione della mostra<\/b>: la mostra \u00e8 seguita da una nuova pubblicazione, che include i saggi di Tina Rivers Ryan, Margit Rosen e della curatrice della mostra Michelle Cotton. La mostra, co-pubblicata con Mudam Luxembourg-Mus\u00e9e d\u2019Art Moderne Grand-Duc Jean e Verlag der Buchhandlung Walther und Franz K\u00f6nig, presenta oltre 200 illustrazioni, una sequenza temporale e ventisette nuove interviste con gli artisti della mostra.<\/p>\n<p>La Kunsthalle Wien \u00e8 finanziata dalla Magistratsabteilung Kultur der Stadt Wien (MA 7). Inoltre, il programma artistico \u00e8 supportato dai membri e mecenati del Kunsthalle Wien Club. La mostra e il simposio hanno avuto luogo grazie al generoso supporto dell\u2019Art Mentor Foundation Lucerne.<\/p>\n<hr \/>\n<p>Link: <a href=\"https:\/\/kunsthallewien.at\/en\/exhibition\/radical-software\/\">kunsthallewien.at<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La\u00a0Kunsthalle\u00a0Wien presenta una nuova mostra\u00a0importante che analizza il ruolo pionieristico delle donne nell\u2019arte digitale. 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