{"id":64603,"date":"2023-03-31T15:00:08","date_gmt":"2023-03-31T14:00:08","guid":{"rendered":"http:\/\/digicult.it\/?p=64603"},"modified":"2023-03-30T16:49:37","modified_gmt":"2023-03-30T15:49:37","slug":"julia-scher-maximum-security-society","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/articles\/art\/julia-scher-maximum-security-society\/","title":{"rendered":"Julia Scher: Maximum Security Society al Museo Abteiberg"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">L\u2019artista Americana <strong>Julia Scher<\/strong> (nata nel 1954 a Hollywood, in California) \u00e8 stata tra le prime a riconoscere il potere dei media digitali e il fenomeno della societ\u00e0 di sorveglianza che ha perfezionato. In una certa misura, ha anticipato il nostro presente installando negli anni \u201990 una tecnologia di sorveglianza audio e video negli spazi d\u2019arte, dimostrando i meccanismi di controllo, potere, manipolazione e pacificazione.<\/p>\n<p>La commutazione dal vivo combinata di questi dispositivi, la voce fuori campo di Scher proveniente dai sistemi audio, la messa in scena, persino il coinvolgimento del personale di sicurezza istituzionale hanno comportato situazioni manipolative che indicavano al pubblico di una mostra d\u2019arte di essere osservati e controllati. L\u2019artista si \u00e8 occupata di queste tematiche dalla fine degli anni \u201880, molto prima dell\u2019avvento di format televisivi quali il <em>Grande Fratello<\/em> o film come <em>The Truman Show<\/em>. Con lungimiranza la sua pratica ha esplorato la traiettoria della societ\u00e0 contemporanea, dove la costante raccolta di dati personali \u00e8 diventata la norma.<\/p>\n<p>Scher crea spazi visionari evocativi, situazioni di sorveglianza dal vivo che vanno dai primi meccanismi di controllo digitale con telecamere e monitor ai complessi sistemi di intercettazione e ascolto dei dati negli smartphone, Siri o Alexa. Il lavoro di Scher dimostra la \u201csorveglianza e punizione\u201d (Michel Foucault), lo scontro tra desiderio e controllo nella realt\u00e0 di quella che il sociologo Gary T. Marx descrive come la \u201csociet\u00e0 della massima sicurezza\u201d: una societ\u00e0 che apprezza queste tecnologie mentre allo stesso tempo tollera e accetta una perdita di controllo e la mercificazione dei dati personali.<\/p>\n<p><strong>La mostra <\/strong><\/p>\n<p>Il Museo Abteiberg presenta un\u2019indagine saggistica sulle attivit\u00e0 di Julia Scher dai suoi inizi ad oggi. Una serie di spazi chiave, tra cui l\u2019installazione della videocamera live <em>Predictive Engineering<\/em>, un\u2019opera che l\u2019artista ha presentato per la prima volta al San Francisco Museum of Modern Art nel 1993 e da allora ha riprodotto per la mostra al Museo Abteiberg; il primo assemblaggio di laboratori digitali <em>American Fibroids<\/em> (1996\/2022); l\u2019installazione <em>Wonderland<\/em>, un centro per la sicurezza dei bambini esposto per la prima volta all\u2019MCA di Chicago nel 1997; <em>Embedded with Mama Bed, Papa Bed and Baby Bed<\/em> (2003) della serie <em>Surveillance Beds<\/em>; lo spazio audio <em>Delta (Radio)<\/em> e <em>Planet Greyhound<\/em> dal suo lavoro pi\u00f9 recente (prodotto con Kunsthalle Gie\u00dfen, 2022). Oltre alle primissime installazioni digitali <em>Danger Dirty Data<\/em>. I\u2019ll\u00a0<em>Be Gentle and Sch\u00fcrmann Haus\u00a0<\/em>(1991), i visitatori potranno vedere la \u201cpreistoria\u201d delle sue attivit\u00e0 contemporanee che si concentrano sulla societ\u00e0, compreso il suo esordio con la pittura paesaggistica e la fotografia, ma anche le quasi 4 ore di <em>Discipline Master<\/em>s, un video autobiografico fondamentale del 1988.<\/p>\n<p>La mostra presenta un\u2019opera multimediale che include pittura, scultura, video, audio, performance, e progetti artistici che spaziano dai club ad internet \u2013 tutto nato dai cambiamenti contemporanei e da un mondo digitale dove l\u2019identit\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 determinata dall\u2019essere umano individuale, bens\u00ec dai dati. Dagli anni \u201990, l\u2019arte di Scher \u00e8 stata un punto di riferimento per l\u2019arte e il discorso critico mediatico. \u00c8 pronta anche per essere scoperta da un pubblico pi\u00f9 ampio.<\/p>\n<p>L\u2019uscita di una pubblicazione completa sul lavoro di Julia Scher, intrapresa da Kunsthalle Gie\u00dfen e DISTANZ Verlag, realizzata in collaborazione con il Museo Abteiberg, il MAMCO di Ginevra e la Kunsthalle Z\u00fcrich, \u00e8 prevista per giugno 2023. Curata da Nadia Ismail e Matthias Kliefoth, presenta una documentazione fotografica dettagliata nonch\u00e9 il nuovo saggio di Katrin K\u00e4mpf e Lilian Haberer, Gesine Borcherdt, Magnus Schaefer, Mark von Schlegell, e Gloria Sutton. Tedesco\/inglese, 368 pagine, copertina rigida, ISBN 978-3-95476-488-4, 48 euro.<\/p>\n<p><strong>Ulteriori date e informazioni <\/strong><\/p>\n<p>A breve saranno annunciate le date per il lancio del libro e per l\u2019ulteriore programmazione della mostra.<\/p>\n<p>La mostra presso il Museo Abteiberg \u00e8 curata da Susanne Titz e Gian Marco H\u00f6lk.<\/p>\n<p>La mostra \u00e8 stata realizzata in collaborazione con la Kunsthalle Z\u00fcrich ed \u00e8 stata resa possibile grazie al sostegno del Ministero della Cultura e della Scienza della Renania Settentrionale-Vestfalia, della Kunststiftung NRW, della Fondazione Hans Fries, e del Museumsverein Abteiberg.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"mailto:mail@museum-abteiberg.de\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">mail@museum-abteiberg.de<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Scher crea spazi visionari evocativi, situazioni di sorveglianza dal vivo che vanno dai primi meccanismi di controllo digitale con telecamere e monitor ai complessi sistemi di intercettazione e ascolto dei dati negli smartphone, Siri o Alexa. 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