{"id":63058,"date":"2021-09-22T12:45:02","date_gmt":"2021-09-22T11:45:02","guid":{"rendered":"http:\/\/digicult.it\/?p=63058"},"modified":"2021-09-22T12:45:02","modified_gmt":"2021-09-22T11:45:02","slug":"an-ensemble-of-healing-machines-taipei-fine-arts-museums-new-curatorial-project","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/articles\/art\/an-ensemble-of-healing-machines-taipei-fine-arts-museums-new-curatorial-project\/","title":{"rendered":"Un ensemble di macchine curative: il nuovo progetto curatoriale del Museo di Belle Arti di Taipei"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><strong>Il Museo delle Belle Arti di Taipei <\/strong>presenta la terza edizione del suo progetto curatoriale, <strong><em>Affect Machine: Self-healing in the Post-Capitalist Era<\/em><\/strong>. Curata da <strong>Yu-Chieh Li e Gladys Lin<\/strong>, la mostra si svolger\u00e0 dal 18 settembre al 19 dicembre. Prendendo come punto di partenza la &#8220;storia dell&#8217;arte affettiva&#8221;, il gruppo curatoriale concepisce la mostra come un insieme di macchine curative. La mostra presenter\u00e0 sette artisti e collettivi artistici di Taiwan e d&#8217;oltreoceano, tra cui <strong>Rebecca Horn, Chen Hui-Chiao, Chen Chen Yu, Cam Xanh (Tran Thanh Ha), John Akomfrah, Olafur Eliasson, e Chu Hao Pei + Lee Chang Ming<\/strong>. Sfruttando installazioni immersive, linguaggi poetici e pratiche performative, gli artisti creeranno uno spazio di autoregolamentazione o rilascio emotivo nell&#8217;era post-pandemica.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-63063\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/AfterMachine1.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/AfterMachine1.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/AfterMachine1-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>L&#8217;era post-capitalista: &#8220;affective art&#8221; e &#8220;machine art\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Nell&#8217;era post-capitalista, tutti i settori vanno incontro alla sovrapproduzione. Di fronte agli eventi mediatici e all\u2019esplosione dell&#8217;informazione, ci si allontana sempre pi\u00f9 dai nostri sentimenti, perdendo ogni connessione con il mondo. Le incertezze generano perturbazioni percettive e persino l&#8217;ansia di una crisi imminente. In questa mostra, concetti apparentemente opposti come &#8220;affetto&#8221; e &#8220;macchina&#8221; coesistono e si affermano reciprocamente attraverso diversi meccanismi e codici, proponendo uno stato di tensione e rilassamento in costante fluttuazione tra noi e l&#8217;ambiente.<\/p>\n<p>Secondo il co-curatore Yu-Chieh Li, le opere presenti in questa mostra esprimono &#8220;affetto&#8221; a diversi livelli. In primo luogo, una variet\u00e0 di installazioni multimediali evocheranno emozioni, creando un percorso in grado di innescare percezioni affettive, oltre ad allenare e sanare gli organi sensoriali e ad affrontare la propria fragilit\u00e0. In secondo luogo, gli artisti adotteranno un approccio pi\u00f9 calmo e distaccato per rappresentare traumi, dolore, fatica, perdita e relazioni con la natura, generando cos\u00ec una sorta di &#8220;storia dell&#8217;arte affettiva&#8221;. Attraverso esperienze tattili, suoni e modi alternativi di vedere la realt\u00e0, le loro pratiche creano registri affettivi che entrano in sintonia con le attivit\u00e0 mentali del pubblico.<\/p>\n<p>Le &#8220;macchine&#8221; di questa mostra rappresentano svariati meccanismi di flussi affettivi, connessioni tra specie differenti &#8211; anche tra esseri umani e intelligenza artificiale &#8211; e dialoghi affettivi attraverso tempi e spazi diversi. All&#8217;inizio della transizione dalla post-industrializzazione al post-modernismo, le macchine sono state viste come capaci di generare e distruggere l&#8217;umanit\u00e0, mentre creavano una serie di chimere e spettacoli. Gli attuali fenomeni digitali stanno progressivamente compenetrando nelle nostre vite, confondendo i confini tra corpi e macchine, supportando e migliorando le varie esperienze sensoriali e cognitive che ci appartengono.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-63064\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/AfterMachine2.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/AfterMachine2.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/AfterMachine2-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Uno sguardo alla storia dell&#8217;arte affettiva<\/strong><\/p>\n<p>Incentrata sull&#8217;esplorazione del sentimento, questa mostra propone otto serie di performance e arte digitale, due delle quali sono nuove commissioni. Guardando indietro alla storia dell'&#8221;affetto&#8221; nell&#8217;arte dagli anni Settanta, dalla body art alle installazioni multimediali, la mostra sperimenta una variet\u00e0 di approcci per esplorare la risonanza tra il corpo e l&#8217;ambiente, cos\u00ec come forme di espressioni poetiche o teatrali che stimolano riverberi emotivi nel pubblico per liberare l&#8217;ansia e introdurre uno stato di contemplazione pi\u00f9 cerebrale e controllato, ripristinando cos\u00ec l&#8217;equilibrio sensoriale.<\/p>\n<p>Il tema di &#8220;Affect Machine&#8221; si divide in tre traiettorie contemplative: La prima \u00e8 la comunicazione che avviene tra il corpo e l&#8217;ambiente attraverso vari media prima che le emozioni siano generate; la seconda \u00e8 l&#8217;ansia della societ\u00e0 post-capitalista, trasformata in linguaggi poetici o teatrali; e la terza \u00e8 la cultura popolare fuori dal periodo capitalista, come i sogni, la divinazione e le religioni. Queste traiettorie hanno lo scopo di liberare i sentimenti che entrano in risonanza con l&#8217;ambiente.<\/p>\n<p>Un simposio online organizzato in concomitanza con la mostra si terr\u00e0 alle ore 15 del 25 settembre (sabato), e sar\u00e0 incentrato su due temi: le esperienze sensoriali che circondano la teoria dell&#8217;affetto e le esperienze aumentate dalle macchine, e in secondo luogo il ruolo dell&#8217;affetto nell&#8217;arte e nei discorsi post-coloniali. Per i dettagli dell&#8217;evento, si prega di fare riferimento al <a href=\"https:\/\/www.tfam.museum\/Exhibition\/Exhibition_page.aspx?id=691&amp;allObj=%7B%22JJMethod%22%3A%22GetEx%22%2C%22Type%22%3A%222%22%7D&amp;ddlLang=en-us\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">sito web<\/a> del Taipei Fine Arts Museum o di seguire la pagina ufficiale del museo su Facebook (Taipei Fine Arts Museum).<\/p>\n<p>&nbsp;\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Museo delle Belle Arti di Taipei presenta la terza edizione del suo progetto curatoriale, Affect Machine: Self-healing in the Post-Capitalist Era. 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