{"id":61856,"date":"2020-12-24T11:24:00","date_gmt":"2020-12-24T10:24:00","guid":{"rendered":"http:\/\/digicult.it\/?p=61856"},"modified":"2020-12-24T11:24:00","modified_gmt":"2020-12-24T10:24:00","slug":"bio-art-and-design-in-the-exhibition-evolutionaries","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/news-agenda\/bio-art-and-design-in-the-exhibition-evolutionaries\/","title":{"rendered":"Bio Art and Design nella mostra \u201cEvolutionaries\u201d"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Cosa potranno mai avere in comune sistemi alimentari, zombie, algoritmi, esplosivi, piante allegre, maiali nello spazio e sperma? Sono tutti strumenti di lavoro utilizzati dagli attuali e dai precedenti vincitori del premio Bio Art &amp; Design (BAD), che quest\u2019anno festeggia dieci anni, e vengono riuniti nella mostra collettiva <strong><em>Evolutionaries, Bio Art &amp; Design from the Sea to the Soul<\/em><\/strong>, in esposizione questo inverno presso la MU Hybrid Art House.<\/p>\n<p>La maggior parte di questi progetti sono frutto di collaborazioni tra artisti e scienziati che operano in Olanda e affrontano una serie di tematiche, quali l\u2019omogenitorialit\u00e0, l\u2019origine coloniale delle storie sugli zombie e ci\u00f2 che si pu\u00f2 apprendere guardando una pianta giocare ad acchiapparello con una macchina. La bioarte e il design, nelle applicazioni di questo talentuoso gruppo di artisti internazionali, si fanno carico della vastit\u00e0 dei nostri mari inquinati e dell\u2019inquietudine delle anime sensibili al peso dell\u2019ingiustizia collettiva. Ai pi\u00f9 esperti, il loro lavoro trasmette un forte bisogno di rivoluzione e, allo stesso tempo, di evoluzione.<\/p>\n<p>Tre dei dodici artisti o collettivi internazionali partecipanti all\u2019esibizione <em>Evolutionaries<\/em> sono i vincitori del premio BAD 2020. I loro progetti si inseriscono in un contesto di lavori inediti o basati su opere precedenti, realizzati da un vincitore di ciascuna delle precedenti nove edizioni. I risultati rappresentano un\u2019entusiasmante indagine sulla bioarte e sul design contemporaneo in grado di mostrare il potenziale creativo della biotecnologia nonostante la situazione pandemica attuale, attraverso l\u2019ausilio di supporti video e audio ma anche di materia viva, robotica e cibo. La mostra \u00e8 stata inaugurata venerd\u00ec 11 dicembre 2020 e rimarr\u00e0 aperta fino a domenica 7 marzo 2021.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"vimeo-player\" src=\"https:\/\/player.vimeo.com\/video\/492138582\" width=\"640\" height=\"360\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>Uno dei primi lavori che catturano l\u2019attenzione entrando nella MU Hybrid Art House \u00e8 <em>Welcome to the O.F.F.I.C.E.<\/em>(<em>Other Food Futures Including Cuisine and Ecology<\/em>) del <strong>Centro di Gastronomia Genomica<\/strong>, vincitore del premio BAD 2011. Si tratta di uno spazio interattivo dove regolarmente avranno luogo performance promosse dall\u2019azienda CGG dalla loro sede centrale in Norvegia. Inoltre, questo \u201cincarico\u201d presenta dieci anni della loro ricerca nella mappatura di controversie alimentari, nella prototipazione di futuri culinari alternativi e nell\u2019ideazione di sistemi alimentari pi\u00f9 giusti ed ecologici.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si collega il lavoro di <strong>Dasha Tsapenko<\/strong>, dal titolo Fur_tilize, in collaborazione con il microbiologo <strong>Han W\u00f6sten<\/strong>. Protagonisti di quest\u2019opera sono una serie di cappotti di \u201cpelliccia\u201d verdi in cui Dasha Tsapenko riunisce i princ\u00ecpi collaudati alla base dell\u2019agricoltura e della moda, mescolandoli e mettendoli in discussione, per poi farli sviluppare in cinque fasi, sia nell\u2019alimentazione che nel mondo della moda.<\/p>\n<p>Un altro progetto che coinvolge i sistemi a livello macro all&#8217;opera nella nostra societ\u00e0 \u00e8 il <em>CMD: Experiments in Bio-Algorithmic Politics 2.0<\/em> di <strong>Michael Sedbon<\/strong>. Questo progetto, basato sulla sua installazione che vinse l&#8217;anno scorso, presenta delle colture batteriche fotosintetiche. Queste popolazioni partecipano a cicli di feedback di ricompensa ideati dall\u2019artista che passano da modelli capitalistici a modelli di distribuzione delle risorse pi\u00f9 comunitari e controllati da algoritmi. Come queste colture, anche noi finiremo sempre pi\u00f9 sospesi in tali sistemi in un futuro distopico in cui le macchine di sorveglianza ci ottimizzano e ci controllano continuamente? O forse ci siamo gi\u00e0?<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-61867\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/MU1.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/MU1.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/MU1-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Ani Liu<\/strong>, vincitrice del BAD nel 2018, presenta molteplici lavori che ci aiutano a mettere in discussione i discorsi culturali e scientifici che danno forma alla nostra idea di corpo femminile. Due di esse sono prototipi di indumenti che simulano le esperienze dell&#8217;incontinenza e i dolori del parto. Un\u2019altra \u00e8 una performance catturata in un video dal titolo <em>Mind Controlled Spermatum<\/em>, in cui viene utilizzata un&#8217;interfaccia computer-cervello per consentire al designer di controllare un campione di spermatozoi umani.<\/p>\n<p>L&#8217;artista <strong>Charlotte Jarvis<\/strong>, che ha vinto il BAD Award nel 2012, adotta un altro approccio per compromettere il potere simbolico maschiocentrico del seme con <em>In Posse<\/em>: negli ultimi anni l\u2019artista ha lavorato per creare sperma vitale che sia suo. Utilizzando la pi\u00f9 recente tecnologia CRISPR-Cas9 combinata con una procedura per generare cellule sessuali dal suo stesso tessuto, l&#8217;artista ha collaborato con una scienziata di Leida, <strong>Susana Chuva de Sousa Lopes<\/strong>, per portare avanti il progetto e presentarlo in tutto il mondo. Ad esso si affiancano le reinterpretazioni delle Tesmoforie, le antiche feste greche della fertilit\u00e0 alle quali erano ammesse solo donne.<\/p>\n<p><strong>Cecilia Jonsson<\/strong>, che ha vinto nel 2016 con un progetto per la realizzazione di un ago per bussola di ferro derivato dalla placenta umana, presenta ora il lavoro svolto su microrganismi raccolti da un impianto di trattamento delle acque di scolo nell&#8217;opera <em>Contemporary Diagram &#8211; Berlin<\/em>. Questi microrganismi sono stati collocati su superfici di ferro ed esposti a infrarossi e ultrasuoni, formulati usando la voce dell&#8217;artista e la musica del compositore Alexandr Mosolov (1900 &#8211; 1973), dando luogo a una variet\u00e0 di processi di corrosione e modelli.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-61868\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/MU2.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/MU2.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/MU2-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>L&#8217;opera di <strong>Jalila Essa\u00efdi<\/strong> <em>Double Edged<\/em> \u00e8 un&#8217;esplorazione a pi\u00f9 livelli delle contraddizioni e delle tensioni derivanti dalle crude realt\u00e0 del complesso industriale militare e dal retaggio dei suoi flussi di rifiuti. Tra i primi vincitori del Premio BAD nel 2010, Jalila Essa\u00efdi ha sviluppato una pelle antiproiettile; questa volta si \u00e8 occupata delle munizioni stesse. L&#8217;opera mette in evidenza un isotopo incandescente di idrogeno che fuoriesce dalle munizioni scaricate in mare, creando un affascinante effetto visivo mentre annuncia il pericolo e i danni di queste discariche di munizioni.<\/p>\n<p>Si avventura sotto il livello del mare anche <em>Ghost Reef<\/em> di <strong>Xandra van der Eijk<\/strong>, una tappa successiva della sua esplorazione sonora Seasynthesis, vincitrice del BAD Award dal 2017. Le barriere coralline fantasma sono strutture di acque profonde fatte di rifiuti umani nel Mare del Nord su cui sono cresciute una miriade di ecologie della vita marina. Xandra \u00e8 particolarmente interessata a come possiamo sentire e diversificare queste ecologie e a costruire non solo un&#8217;immagine tecnica delle barriere coralline, ma anche una mitologia culturale intorno ad esse.<\/p>\n<p><strong>Sissel Marie Tonn<\/strong>, vincitrice del secondo premio del BAD Award del 2020, presenta, in collaborazione con <strong>Heather Leslie<\/strong>, ricercatrice nel campo delle microplastiche, e <strong>Juan Garcia Vallejo<\/strong>, biologo esperto in biologia cellulare e molecolare, la sua opera <em>Becoming a Sentinel Species<\/em>: un video-progetto di fantascienza ambientato in un\u2019epoca futura in cui gli uomini sono ultrasensibili alle microplastiche. In questo futuro ipotetico, queste minuscole sostanze inquinanti scatenano delle reazioni estreme del sistema immunitario e causano il rilascio di citochine, sostanze che causano stati allucinatori in cui l\u2019individuo ha l\u2019impressione di rivivere alcuni momenti dell\u2019origine della nostra specie ai tempi del mare primordiale. Quest\u2019opera \u00e8 un invito a ricordare il legame che abbiamo con gli ecosistemi che creiamo per noi stessi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-61869\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/MU3.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/MU3.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/MU3-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Gli altri due lavori che vertono sull\u2019estraneit\u00e0 e l\u2019alterit\u00e0 appartengono alla vincitrice del BAD Award del 2015, <strong>Agi Haines<\/strong>, e a <strong>Nadine Botha<\/strong>. Il primo, intitolato <em>Alter-Terrestrial<\/em>, tratta del \u201cpurgatorio adattivo\u201d al cui interno si trovano tutte le specie che si avventurano o fanno ritorno dallo spazio cosmico. Queste vivono un\u2019affascinante esistenza liminale che non corrisponde n\u00e9 a quella terrena n\u00e9 a quella aliena, poich\u00e9 \u00e8 stata in qualche modo ridisegnata dall\u2019esperienza extra-terrestre.<\/p>\n<p>Nadine Botha ha invece sviluppato, insieme a <strong>Henry de Vries<\/strong>, dermatologo e suo collaboratore, il progetto vincitore del terzo posto del BAD Award: <em>The Orders of the Undead<\/em>. Si tratta di uno studio sullo stigma, l\u2019othering (ovvero \u201cl\u2019altro da s\u00e9\u201d) e i virus, letti attraverso il fenomeno degli zombie e la sua rappresentazione nella cultura popolare. Attraverso spezzoni di film e programmi televisivi, l\u2019artista esplora il potere metaforico degli zombie e delle storie che li riguardano, collegandosi a narrative antiche e recenti che trattano di contagi, segregazione e morte.<\/p>\n<p>Anche l\u2019opera di <strong>\u0160pela Petri\u010d<\/strong>, vincitrice del BAD 2014, si concentra su orizzonti temporali alternativi e stati meditativi portano alla riflessione e a una pi\u00f9 profonda comprensione di un punto di vista non umano. <em>PL\u2019AI<\/em> mette in scena un cetriolo rampicante sorvegliato da un computer dotato di una piccola appendice meccanica che viene utilizzata per \u201cpuntare\u201d o toccare la pianta; tuttavia, i tempi del computer devono rispettare quelli di crescita della pianta. L\u2019obiettivo \u00e8 quindi prevedere in che direzione avverr\u00e0 lo sviluppo, utilizzando come riferimento un traliccio. Questo spettacolo in slow-motion esula da ogni schema o categorizzazione prestabiliti, riducendo cos\u00ec complesse questioni sulla natura, la cultura e le macchine a un gioco, metodo attraverso il quale, forse, si potranno trovare delle risposte in modo pi\u00f9 efficace.<\/p>\n<p><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-61870\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/MU4.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/MU4.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/MU4-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Evolutionaries<\/em> festeggia il suo decimo anniversario a supporto della collaborazione tra arte e scienza, dalla quale hanno origine dei risultati provocatori e a volte innovativi. Come sempre, i progetti candidati ai BAD Award si spingono oltre la divulgazione scientifica per mettere in mostra i nuovi aspetti estetici (e spesso anche etici) che derivano dalle scoperte nel campo delle scienze biologiche e dalle applicazioni delle biotecnologie. Grazie a tutto questo, siamo in grado di renderci conto di quanto le nostre credenze condivise sulla natura, l\u2019identit\u00e0 e la cultura siano complessi, fluidi e mutevoli.<\/p>\n<hr \/>\n<p>Link: <a href=\"https:\/\/mu.nl\/en\/exhibitions\/evolutionaries\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/mu.nl\/en\/exhibitions\/evolutionaries<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mostra collettiva Evolutionaries, Bio Art &#038; Design from the Sea to the Soul, in esposizione questo inverno presso la MU Hybrid Art House, riunisce gli strumenti di lavoro utilizzati dagli attuali e dai precedenti vincitori del premio Bio Art &#038; Design (BAD). 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