{"id":58418,"date":"2020-08-06T12:55:25","date_gmt":"2020-08-06T11:55:25","guid":{"rendered":"http:\/\/digicult.it\/?p=58418"},"modified":"2020-08-10T09:24:10","modified_gmt":"2020-08-10T08:24:10","slug":"listening-through-trespassing-the-many-elsewheres-of-the-body","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/art\/listening-through-trespassing-the-many-elsewheres-of-the-body\/","title":{"rendered":"Ascoltare Attraverso. Sconfinamenti tra i molti altrove del corpo"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Prosegue la media partnership di Digicult con <strong>INBTWN, la rassegna a cura di Claudia D&#8217;Alonzo per XL<\/strong>, il formato esteso della programmazione annuale di Centrale Fies. Il secondo intervento artistico \u00e8 <strong><em>Ascoltare Attraverso<\/em><\/strong>, progetto che si muove tra on e offline basato sul confronto tra la <strong>curatrice e ricercatrice Elena Biserna e l&#8217;artista e ricercatrice Anna Raimondo<\/strong>. L\u2019ascolto \u00e8 il loro strumento: il prisma scelto come vettore di pluralit\u00e0 per decostruire gerarchie, discorsi normativi e relazioni di potere. <strong>La curatrice Claudia D&#8217;Alonzo racconta qui su Digicult<\/strong> il progetto nel testo curatoriale, in un gioco di rimandi tra dimensioni spaziali e temporali eterogenee che caratterizzano l&#8217;intera rassegna e questo secondo intervento in particolare.<\/p>\n<p><strong><em>Ascoltare Attraverso<br \/>\n<\/em><\/strong><strong><em>Interrogare i generi \u00ab attraverso \u00bb l\u2019ascolto<br \/>\n<\/em><\/strong><a href=\"http:\/\/www.inbtwn.it\">www.inbtwn.it<\/a><br \/>\n25 luglio-10 settembre 2020<\/p>\n<p>&#8212;&#8211;<\/p>\n<p>La relazione tra <strong>Elena Biserna e Anna Raimondo<\/strong> \u00e8 da anni una trama di affetti, viaggi, letture, riflessioni teoriche e pratiche artistiche, permeata dal comune interesse per l&#8217;ascolto, inteso come vettore per indagini liminali che si muovo tra femminismi, relazione sfera pubblica e privata, attivazione di processi partecipativi che interrogano soggetti e territori, pratiche del quotidiano. <strong>La partecipazione ad INBTWN<\/strong> <strong>\u00e8 un&#8217;occasione per proseguire gli incontri tra lor<\/strong>o, spesso avvenuti in spazi radiofonici. Come quello della diretta di <em>Ascoltare Attraverso <\/em>che <strong>sabato 25 luglio ha dato avvio al progetto<\/strong>. In podcast \u00e8 ascoltabile sull&#8217;homepage di <a href=\"http:\/\/www.inbtwn.it\">www.inbtwn.it<\/a> fino al 10 settembre\u00a0 insieme agli esercizi <strong><em>Toward vaginal listening<\/em> di<\/strong> <strong>Anna Raimondo e alla partitura<\/strong> <strong><em>The Resounding Fl\u00e2neuse<\/em> di Elena Biserna<\/strong>, lavori creati originariamente in inglese e presentati per la prima volta in italiano, lingua madre delle due autrici.<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-58437\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/dalonzofies6.png\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/dalonzofies6.png 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/dalonzofies6-300x202.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Entrambe le opere invitano chi fruisce il sito a performare e agire luoghi dentro e fuori il corpo: in una traiettoria fra interno ed esterno, fra visibilit\u00e0 e invisibilit\u00e0, che va dagli spazi immateriali della radio e della rete a quelli \u201cintermedi\u201d dei propri corpi. E da l\u00ec allo spazio pubblico, del quale riappropriarsi attraverso l&#8217;atto del camminare. L&#8217;invito delle due autrici \u00e8 quello di lasciarsi guidare in questo agire dall&#8217;ascolto.<\/p>\n<p>Gli esercizi di Anna Raimondo ci chiamano ad ascoltare il linguaggio vibratorio della\u00a0 vagina, anatomica o simbolica, come modo per ricercare nel corpo ci\u00f2 che \u00e8 forse silenzioso &#8211; \u201cinneffabile eppure presente\u201d &#8211; e scardinare le narrazioni che, ordinando gerarchie tra le forme e le espressioni del corpo pi\u00f9 manifeste, impongono schemi normativi patriarcali alle soggettivit\u00e0.<\/p>\n<p>\u201cCammina al tuo ritmo.<br \/>\nCammina cos\u00ec forte da trasformare le piante dei tuoi piedi in uno strumento a percussione.<br \/>\nSuona la citt\u00e0. Balla al ritmo dei tuoi passi.<br \/>\nRiscrivi la citt\u00e0 con il tuo corpo, con i tuoi suoni.\u201d<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a><\/p>\n<p>In un periodo nel quale la fragilit\u00e0 dei corpi &#8211; nelle relazioni e nei modi di abitare insieme gli spazi &#8211; \u00e8 una questione tanto presente, la partitura \u00e8 occasione per espandere questa attenzione oltre la contingenza delle norme legate al distanziamento sociale e alla pandemia. Parlare di pratiche spaziali e di relazione tra soggetti, alterit\u00e0 e spazio pubblico in una prospettiva di genere pu\u00f2 portarci a riflettere su micro azioni, abitudini incorporate e spesso inconsapevoli che educano ad essere caut_, trasparenti, poco udibili o poco visibili nell&#8217;attraversare lo spazio pubblico. Infatti, da prima e molto oltre la condizione attuale, per persone soggette al sessismo sentirsi a proprio agio o al sicuro passa spesso dall&#8217;imparare modi per evitare lo sguardo e l&#8217;ascolto altrui.<\/p>\n<p>La partitura creata da Elena Biserna stimola ad appropriarsi dello spazio urbano attraverso il suono prodotto dai passi, attraverso la voce emessa cantando o urlando, ad enunciarsi camminando nel paesaggio sonoro della citt\u00e0 di notte.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-58432\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/dalonzo1.png\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/dalonzo1.png 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/dalonzo1-300x202.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p><strong>Il dialogo radiofonico di Ascoltare Attraverso<\/strong> si muove tra l&#8217;alfa e l&#8217;omega dell&#8217;esercizio e della partitura, punteggiato da ascolti di opere sonore di Anna Raimondo e altr_ artist_<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><em>[3]<\/em><\/a><em>. Ne nasce u<\/em>n discorso che a partire dalla vagina ribalta i binarismi legati a genere e sessualit\u00e0, in particolare rispetto alla polarizzazione tra attivo e passivo che dalla presunta naturalit\u00e0 nel funzionamento delle anatomie e degli organi condiziona i modi in cui impariamo ad abitare gli spazi.<\/p>\n<p><strong>Questo perch\u00e9 &#8211; richiamando Paul B. Preciado<\/strong>, autore spesso citato nella conversazione &#8211; la dimensione anatomica \u00e8 sempre narrazione, produzione culturale di schemi intepretativi e codici che incorporiamo e usiamo per identificarci e descrivere il sentire. Ne \u00e8 un esempio lo stimolo delle due autrici a ripensare il ricevere \u2013 che \u00e8 associato comunemente i modi di rappresentare sia i meccanismi dell&#8217;organo vaginale e che l&#8217;ascolto \u2013 non come funzione passiva bens\u00ec attiva.<\/p>\n<p>E&#8217; attiva ad esempio l&#8217;azione ricettrice durante il rapporto sessuale, che trasforma cavit\u00e0 da potenziali a reali. Molta della sua fisiologia resta ancora scarsamente studiata. Inoltre, per la vagina come per gli organi uditivi, spesso i processi sono poco visibili e per averne percezione bisogna avere attenzione anche ai silenzi, ai vuoti, all&#8217;invisibili\u00e0 del corpo. Per questo, esercitare l&#8217;ascolto dei suoni della vagina e dei suoi silenzi muove il percorso costruito dalle autrici oltre la dimensione biologica per andare oltre, per parlare di come leggere e nominarsi oltre categorie, gerarchie e qualit\u00e0 nel sensibile inoculate dalla cultura patriarcale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-58440\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/dalonzofies2.png\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/dalonzofies2.png 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/dalonzofies2-300x202.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>La dislocazione, le voci, i corpi, i generi, lo sconfinamento tra molti altrove sono al centro di <strong><em>Ascoltare Attraverso<\/em> anche per il formato pensato per il dialogo radiofonico del 25 luglio<\/strong>, tra Elena da Marsiglia, Anna da Bruxelles, la mia voce e a quelle del pubblico da Centrale Fies a Dro (TN). Quarto nodo silente ma fondamentale dell&#8217;<strong><em>entanglement <\/em>radiofonico Milano, da dove Radiovirus, la web radio di Macao<\/strong> partner del progetto, ha gestito la regia e lo streaming, usando strumenti open source e free.<\/p>\n<p>Ci siamo trovat_ all&#8217;interno di una room virtuale incontrandoci solo attraverso le voci, parti invisibili dei nostri corpi fisici.<\/p>\n<p>Il fatto che nessuna delle voci condividesse uno stesso spazio fisico ha reso il formato inusuale anche rispetto agli attuali formati della radio. Con le autrici abbiamo scelto di radicalizzare la dislocazione, per raccontare delle esperienze del quotidiano e gli ambienti che abbiamo abitato in questi mesi. Durante il lockdown c&#8217;\u00e8 stato un proliferare di progetti radiofonici. Nuove radio sono nate, e tra queste la stessa Radiovirus. La radio come medium &#8211; per prima e molto prima di internet &#8211; ha reso familiare a masse di persone la possibilit\u00e0 della vicinanza nella distanza, attraverso quella materia invisibile del nostro corpo che \u00e8 la voce.<\/p>\n<p>Anche per questo abbiamo scelto di svelare la complessit\u00e0 e la fallibilit\u00e0 del dispositivo, non solo tecnologico, che stavamo abitando noi e i pubblici, quelli a Centrale Fies e quelli in ascolto dal sito. La dislocazione e l&#8217;assenza di supporto visivo ci hanno poste nella condizione di praticare con i nostri corpi &#8211; in quel momento &#8211; una condizione in risonanza con i discorsi generati nel dialogo sulla complessit\u00e0 della presenza, sulle oscillazioni al limite tra dentro e fuori, sulla voce come corporeit\u00e0 e corpo somatico, sul rapporto tra visibile e invisibile.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-58439\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/dalonzofies1.png\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/dalonzofies1.png 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/dalonzofies1-300x202.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che siano ricorse alcune domande: da dove parlo quando dico sono qui? Dove sono quando sono un corpo? Da dove ascolto? Sono anche riferimenti a <strong><em>Corpo Utopico<\/em> di Michel Foucault, un saggio nato da una conferenza radiofonica del 1966 e centrale anche nell&#8217;ideazione dell&#8217;intera rassegna INBTWN<\/strong>. Qui Foucault riprende alcuni tratti del <em>corpo proprio<\/em> della fenomenologia e il ruolo fondamentale delle sensazioni per spingersi oltre: se il <em>corpo proprio<\/em> della fenomenologia \u00e8 corpo nel mondo, il <em>corpo utopico<\/em> definito da Foucault non si fa ridurre ad un luogo, n\u00e9 frammentare in molti altri luoghi. Gli sconfinamenti ai quali ci invitano Elena Biserna e Anna Raimondo collegano il ribaltamento di piani simbolici e discorsivi connessi al corpo con la sperimentazione di altri modi di esercitare il sentire.<\/p>\n<p>\u201c [\u2026] insieme opaco e trasparente, visibile e invisibile, vita e cosa: per essere utopia, basta essere un corpo. Tutte queste utopie con cui cercavo di sottrarmi al mio corpo avevano semplicemente il loro modello e il loro punto di prima applicazione, il loro luogo d&#8217;origine nel mio corpo. Avevo torto a dire, poco fa, che le utopie erano rivolte contro il corpo e destinate a cancellarlo: sono nate nel corpo stesso e si sono, forse solo pi\u00f9 tardi, rivolte contro di lui.\u201d<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a><\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>&#8211; Traduzioni di Giacomo Raffaelli<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0 Da <em>The Resounding Fl\u00e2neuse<\/em> di Elena Biserna, 2018<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Estratti da: Anna Raimondo, <em>Vaginal speech<\/em>, 2019; <em>Anna Raimondo<\/em>, <em>Untitled (A stranger, the water and what I am), 2013<\/em>; Mariana Carvalho, <em>Me alimento de v\u00f4ce, 2019<\/em>; Elena Biserna, <em>Ruizado per il 1 maggio femminista trans-frontiere,<\/em> 2020; Anna Raimondo, <em>Nuove frontiere del benessere dell\u2019ecosistema vaginale #1 Roma, 2017<\/em>; Ringraziamenti a St\u00e9phane Jacobs (Arg\/Be), attivista transfemminista; Registrazione della cantante \u201cMeriem Saou\u2019d\u201d, parte di <em>Rythmes (in)visibles<\/em>, Anna Raimondo, 2020.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a><em> Il corpo utopico<\/em>, in Michel Foucault <em>Utopie Eterotopie<\/em>, ed. italiana a cura di Antonella Moscati, Cronotopio, 2018, pag. 42.\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prosegue la media partnership di Digicult con INBTWN, la rassegna a cura di Claudia D&#8217;Alonzo per XL, il formato esteso della programmazione annuale di Centrale Fies. 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