{"id":58384,"date":"2020-07-28T11:00:53","date_gmt":"2020-07-28T10:00:53","guid":{"rendered":"http:\/\/digicult.it\/?p=58384"},"modified":"2020-11-25T21:23:14","modified_gmt":"2020-11-25T20:23:14","slug":"bloom-new-works-by-trevor-paglen","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/slider\/bloom-new-works-by-trevor-paglen\/","title":{"rendered":"&#8221;Bloom&#8221;, le nuove opere di Trevor Paglen"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">La <strong>Pace Gallery <\/strong>\u00e8 lieta di tornare nel suo spazio fisico con un\u2019esibizione delle nuove opere dell\u2019artista statunitense <strong>Trevor Paglen<\/strong>. Organizzata sia al 6 Burlington Gardens, sia sulla piattaforma digitale della galleria, <strong><em>Bloom<\/em><\/strong> sar\u00e0 presentata dal 10 settembre al 10 novembre 2020 ed esplora i temi centrali di Paglen: intelligenza artificiale, politiche dell\u2019immagine, sistemi di riconoscimento facciale e futuri alternativi. Si tratta della seconda mostra dell\u2019artista alla Pace Gallery e coincider\u00e0 con una mostra personale presentata al Carnegie Museum of Art di Pittsburgh (4 settembre 2020 \u2013 14 marzo 2021).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-58390 aligncenter\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Paglen1.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Paglen1.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Paglen1-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>L\u2019opera di Paglen, complessa e pionieristica, esamina i sistemi e le tecnologie che formano la societ\u00e0. I sistemi informatici che raccolgono, interpretano e rendono operativi i dati, i quali definiscono e tracciano l\u2019identit\u00e0, il movimento e le abitudini, accrescono l\u2019ampia attivit\u00e0 professionale dell\u2019artista. Usando varie discipline in tutta la sua opera, dal giornalismo investigativo alla ricerca scientifica, la mostra includer\u00e0 sculture, fotografie, disegni e componenti digitali nuovi che si legano all\u2019uso aziendale e statale degli algoritmi di machine learning per monitorare, estrarre valore e influenzare la vita delle persone.<\/p>\n<p>Insieme, le opere in mostra rievocano la tradizione artistica della \u201cVanitas\u201d nella quale oggetti simbolici come teschi, fiori e libri rappresentano la mortalit\u00e0, la fragilit\u00e0 della vita e la vanit\u00e0 dei piaceri terreni. In contrasto con i dipinti sulla vanitas del XV e XVI secolo, Paglen usa questi tropi simbolici e li traspone all\u2019epoca attuale interpellando nuovi tassi di mortalit\u00e0 nell\u2019era digitale come Zoom, l\u2019Intelligenza Artificiale, i servizi di polizia e minacce tra cui il Covid-19.<\/p>\n<p>\u201cLa Computer Vision e l\u2019Intelligenza Artificiale sono diventati onnipresenti. In questa mostra le opere cercano di offrire una rapida occhiata al funzionamento delle piattaforme che tracciano i volti, la natura e il comportamento umano e ai dati fondamentali che strutturano il modo in cui le macchine \u201cpercepiscono\u201d l\u2019uomo e il paesaggio. In questa nuova opera sono interessato a esplorare i numerosi esempi di training set che creano i sistemi di Intelligenza Artificiale, i quali riflettono e perpetuano forme non riconosciute di razzismo, patriarcato e divisione di classe che caratterizzano gran parte della societ\u00e0\u201d. \u2013 Trevor Paglen, giugno 2020.<\/p>\n<p>Tra i punti salienti della mostra ci sar\u00e0 <em>Bloom<\/em>, una serie di fotografie su ampia scala che raffigura formazioni floreali concettualizzate da vari algoritmi di Computer Vision, create per analizzare le parti costitutive delle fotografie della vita reale. I colori e le forme delle immagini rappresentano aree simili che l\u2019Intelligenza Artificiale ha rilevato nell\u2019apprendimento da altre immagini di fiori. Non rappresentano colori reali bens\u00ec quello che l\u2019Intelligenza Artificiale pensa che siano le diverse parti delle immagini.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-58391 aligncenter\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Paglen2.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Paglen2.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Paglen2-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Conquista il centro della scena<strong><em> The Standard Head<\/em><\/strong>, una ricostruzione su ampia scala del modello matematico realizzato negli anni Sessanta dal pioniere e agente della CIA Woody Bledsoe.<br \/>\nConcepito dalle misure medie dei volti sperimentate da Bledsoe, Paglen ha ricostruito il modello della \u201cstandard head\u201d (la \u201ctesta standard\u201d) a partire da informazioni rare lasciate negli archivi di Bledsoe all\u2019Universit\u00e0 del Texas. Gli algoritmi per l\u2019intelligenza artificiale sono progettati per cercare volti, punti chiave unici, linee, cerchi e aree di interesse mentre cercano di frammentare la realt\u00e0 sottostante in una serie pi\u00f9 semplificata di sezioni o forme. <em>The Standard Head <\/em>viene messo a confronto con <strong><em>Personality Model<\/em><\/strong>, un teschio frenologico placcato in bronzo che deriva dalle attuali categorie utilizzate nella polizia predittiva e negli algoritmi applicati nell\u2019amministrazione pubblica per determinare il livello di criminalit\u00e0 di un individuo misurandone gli attributi e i comportamenti psicologici.<\/p>\n<p>Accanto a queste sculture viene presenta una serie di nuovi disegni e dipinti composizionali che si basa in modo analogo su semplificazioni matematiche prodotte da diversi algoritmi di computer vision. <strong><em>Airlines and Sentiments <\/em><\/strong>e <strong><em>The Disasters <\/em><\/strong>presentano linee di testi selezionate da dataset che gli sviluppatori di IA utilizzano per insegnare ai sistemi informatici come analizzare e interpretare emotivamente il contenuto delle comunicazioni online. Da lontano queste opere appaiono come linee sottili di campi di colore che ricordano i dipinti astratti di Agnes Martin, ma dopo un\u2019analisi pi\u00f9 attenta, i colori si separano e le singole linee di testo, estratte dalle mail di spam, emergono dalla loro forma astratta.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-58392 aligncenter\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Paglen3.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Paglen3.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Paglen3-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p><strong><em>The Humans <\/em><\/strong>mostra delle griglie composte da migliaia di piccole immagini, con cui si valutano i comportamenti delle persone a fini commerciali. Per esempio, uno dei dataset, che riguarda gli \u201cautisti distratti\u201d, \u00e8 una raccolta di immagini usate per riconoscere se qualcuno viene distratto da un sistema di Intelligenza Artificiale mentre guida. Questo dataset \u00e8 stato creato dalla compagnia assicurativa State Farm per regolare i propri premi assicurativi in tempo reale basandosi su queste informazioni. In una serie di disegni a penna realizzati su carta Paglen mostra come le immagini complesse siano \u201cricondotte\u201d a versioni molto pi\u00f9 semplici all\u2019interno di sistemi di computer vision, tracciando un parallelo tra questi sistemi e le prospettive costruttiviste e cubiste.<\/p>\n<p><strong><em>ImageNet Roulette <\/em><\/strong>\u00e8 un\u2019opera d\u2019arte interattiva che classifica i ritratti scansionati digitalmente delle persone secondo il dataset pi\u00f9 utilizzato, cio\u00e8 ImageNet, un programma che insegna ai sistemi di intelligenza artificiale come classificare le immagini, sviluppato presso le universit\u00e0 di Princeton e Stanford nel 2009. Quando l\u2019immagine di un membro del pubblico viene registrata da una fotocamera e proiettata simultaneamente sul monitor della galleria il modello di IA la classifica a seconda del dataset. Il progetto \u00e8 una provocazione che apre una finestra su alcune delle categorizzazioni razziste, misogine, crudeli, non scientifiche, controverse e semplicemente assurde incorporate nell\u2019ImageNet e in altri set di immagini di training su cui si basano i modelli di IA.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-58393 aligncenter\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Paglen4.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Paglen4.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Paglen4-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>La mostra continua con l\u2019installazione di Paglen <strong><em>From \u2018Apple\u2019 to \u2018Anomaly\u2019<\/em><\/strong>, presentata al The Curve del Barbican Centre da settembre 2019 a febbraio 2020, e <strong><em>Training Humans<\/em><\/strong>, una mostra delle opere di Paglen in collaborazione con Kate Crawford presentata presso la Fondazione Prada di Milano da settembre 2019 a febbraio 2020.<\/p>\n<p>Trevor Paglen (nato nel 1974 a Camp Springs, MD) \u00e8 noto per aver studiato l&#8217;invisibile attraverso il visibile, con un approccio di ampia portata che spazia dalla creazione di immagini alla scultura, al giornalismo investigativo, alla scrittura, all&#8217;ingegneria e a molte altre discipline. Gli elementi estranei e nascosti sono svelati in serie come The Black Sites, The Other Night Sky e Limit Telephotography, in cui si colgono i limiti visivi attraverso le storie della fotografia di paesaggio, dell&#8217;astrazione, del romanticismo e della tecnologia. \u00c8 possibile vedere l\u2019indagine di Paglen sull\u2019epistemologia della rappresentazione nella sua serie Symbology and Code Names, in cui usa testo, video, oggetto e immagine per esaminare le questioni relative alla cultura e al linguaggio militare. Tra le sue principali preoccupazioni, c\u2019\u00e8 quella di imparare come vedere il momento storico in cui viviamo e di sviluppare i mezzi per immaginare futuri alternativi.<\/p>\n<p>In concomitanza con le mostre museali, Paglen \u00e8 noto per i suoi progetti pubblici site-specific, tra cui <strong><em>The Last Pictures<\/em><\/strong> (2013), un\u2019opera d\u2019arte che include un disco micro-inciso con cento fotografie nell\u2019orbita geostazionaria intorno alla Terra, via comunicazione satellitare EchoStar XVI, prodotta in collaborazione con Creative Time e MIT. Nel 2015, Paglen ha creato <strong><em>Trinity Cube<\/em><\/strong>, una scultura pubblica radioattiva fatta con materiale ricavato dalla zona vietata di Fukushima, in Giappone, e con la Trinitite, il materiale radioattivo di sabbia fusa, dopo aver testato la Bomba Atomica al Trinity Site in New Mexico.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-58394 aligncenter\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Paglen5.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Paglen5.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Paglen5-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Inoltre, Paglen ha ottenuto il plauso della critica per il suo contributo alla ricerca e alla cinematografia sul film vincitore dell\u2019Academy Award Citizenfour, diretto da Laura Poitras. Paglen \u00e8 autore di cinque libri e di numerosi articoli su soggetti come la geografia sperimentale, il segreto di stato, la simbologia militare, la fotografia e la visualit\u00e0. Il suo lavoro \u00e8 stato profilato sul <em>New York Times<\/em>, <em>Vice Magazine<\/em>, <em>The New Yorker<\/em>, e <em>Artforum<\/em>. Nel 2017, ha ricevuto il premio MacArthur Genius e, nel 2014, l\u2019Electronic Frontier Foundation\u2019s Pioneer Award per il suo lavoro di \u201cartista investigativo innovativo\u201d.<\/p>\n<p>Paglen ha conseguito un BA presso la University of California, Berkeley, un MFA presso l\u2019Art Institute of Chicago, e un PhD in Geografia presso la University of California, Berkeley.<\/p>\n<p>Pace \u00e8 una galleria d\u2019arte contemporanea di punta che rappresenta molti dei maggiori artisti internazionali e patrimoni del ventesimo e ventunesimo secolo.<\/p>\n<p>Sotto la guida del Presidente e CEO, Marc Glimcher, Pace \u00e8 una forza vitale nell\u2019arte mondiale e gioca un ruolo cruciale nel plasmare la storia, la creazione e l\u2019impegno nell\u2019arte moderna e contemporanea. Fin dalla fondazione a opera di Arne Glimcher, nel 1960, Pace ha sviluppato un segno distintivo per i suoi rapporti vibranti e dediti con artisti rinomati. Nell\u2019avvicinarsi all\u2019inizio della sua settima decade, la missione di Pace continua a essere ispirata dall\u2019impulso di supportare gli artisti internazionali pi\u00f9 influenti e innovativi e di condividere il relativo lavoro visionario con le persone nel mondo.<\/p>\n<p>Pace persegue la missione attraverso il suo programma dinamico globale, che include mostre ambiziose, progetti degli artisti, installazioni pubbliche, collaborazioni istituzionali, performance e progetti interdisciplinari con Pace Live, e ricerca e scrittura curatoriale.<\/p>\n<p>Oggi, Pace ha 7 sedi in tutto il mondo: due gallerie a New York \u2013 compresa la sede recentemente aperta al 540 West 25th Street, e una sala esposizione adiacente di 8000 metri quadrati al 510 West 25th Street \u2013 cos\u00ec come a Palo Alto, Londra, Ginevra, Hong Kong e Seoul.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"http:\/\/www.pacegallery.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.pacegallery.com<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pace is pleased to return to its physical space with an exhibition of new works by American artist Trevor Paglen. &#8220;Bloom&#8221; 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