{"id":58325,"date":"2020-07-08T15:36:44","date_gmt":"2020-07-08T14:36:44","guid":{"rendered":"http:\/\/digicult.it\/?p=58325"},"modified":"2020-07-08T15:36:44","modified_gmt":"2020-07-08T14:36:44","slug":"image-wars-the-power-of-images","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/art\/image-wars-the-power-of-images\/","title":{"rendered":"Imagine Wars: The Power of Images"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Quando ricordiamo, lo facciamo attraverso le immagini: in brevi sequenze visive, ripetiamo nella nostra mente momenti del passato. Sono quindi immagini che si manifestano come nostra storia personale e collettiva. La produzione, il consumo e la strumentalizzazione del materiale visivo influiscono continuamente sulla memoria visiva sociale ed estetica, contribuendo alla nostra comprensione di eventi storici e culturali.<\/p>\n<p>Con il progetto espositivo <strong><em>Image Wars: The Power of Images<\/em><\/strong>, la <strong>K\u00fcnstlerhaus, Halle f\u00fcr Kunst &amp; Medien<\/strong>, presenta opere di video arte degli artisti internazionali <strong>Kader Attia, Cana Bilir-Meier, Melvin Moti, Rabih Mrou\u00e9, Mario Pfeifer e Marlies P\u00f6schl<\/strong> che riprendono i meccanismi tra la ricezione delle immagini contemporanea e la cultura della memoria. Questo potere ancora nuovo delle immagini ha particolare impatto nel contesto della violenza fisica o psicologica rappresentata o effettivamente praticata, con l\u2019esperienza di un trauma personale o collettivo. Con queste premesse, la mostra si concentra sui conflitti politici e sulle immagini che ce li ricordano.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-58327 aligncenter\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Images1.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Images1.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Images1-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Oggi la memoria iconica \u00e8 fortemente influenzata da un nuovo rapporto con il visivo e da una visione selettiva: dalla rivoluzione elettronica, le persone si trovano a confrontarsi con una quantit\u00e0 e una frequenza di segni visivi mai visti prima. Di conseguenza, le nuove tecniche e tecnologie culturali creano una crescente aspettativa di visibilit\u00e0, e modellano la capacit\u00e0 di pensare e quindi anche di ricordare.<\/p>\n<p>In quel contesto, Marlies P\u00f6schl (nata nel 1982 a Salisburgo, vive a Parigi e a Vienna) si impegna nel <strong>\u0633\u06cc\u0646\u0645\u0627\u06cc <\/strong><strong>\u06a9\u0631\u06cc\u0633\u062a\u0627\u0644 \/<\/strong> <strong><em>Cinema Cristal<\/em><\/strong> (2017) con la mutevolezza della ricezione collettiva di immagini in movimento utilizzando come esempio il ruolo del cinema a Teheran trasformato in seguito alla rivoluzione iraniana e in questo processo identifica uno spazio estetico e sociale della memoria. Il cortometraggio <strong><em>This Makes me Want to Predict the Past<\/em><\/strong> (2019) di Cana Bilir-Meier (nata nel 1986 a Monaco di Baviera, vive a Vienna e Monaco di Baviera), a sua volta, illustra le sovrapposizioni stratificate e soggettive nella tensione tra le immagini di eventi politici e la memoria individuale. Il suo lavoro si collega all\u2019omicidio a sfondo razziale nel centro commerciale Olympia di Monaco di Baviera del 2016 con fotografie d\u2019archivio dello spettacolo teatrale <strong><em>D\u00fc\u015fler \u00dclkesi<\/em><\/strong> (1982, Erman Okay, Z\u00fchal Bilir-Meier).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-58328 aligncenter\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Images2.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Images2.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Images2-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Con lo sguardo rivolto alla memoria storica, soprattutto nella percezione collettiva retrospettiva delle guerre e dei conflitti politici, i moderni media visivi, sia nelle varianti tecnologiche della fotografia e del cinema che nella versione elettronica come televisione e Internet, assumono un significato particolare. La memoria visiva delle immagini violente non pu\u00f2 essere compresa senza tener conto della nostra ricezione della violenza, sia essa catturata nei media o effettivamente praticata. Divisi tra forze repulsive e attrattive, il nostro guardare rappresentazioni di sofferenza \u00e8 una continua alternativa tra guardare e distogliere lo sguardo.<\/p>\n<p>Il film di Melvin Moti (Rotterdam, 1977, vive a Rotterdam) <strong><em>Cosmism<\/em><\/strong> (2015) commenta la rappresentazione visiva della violenza nella documentazione di eventi storici. L\u2019opera mette a confronto brutalit\u00e0 umana, distruzione e panico con energia naturale ed estetica della natura, combinando una ricostruzione cinematografica della decapitazione di Mary Stuart con filmati trovati degli attacchi terroristici dell\u201911 settembre 2001 a New York e materiali visivi della NASA.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-58329 aligncenter\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Images3.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Images3.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Images3-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Oggi, ispirati dalle possibilit\u00e0 del digitale, tutti producono un surplus di materiale visivo. La reportistica e l&#8217;informazione non sono pi\u00f9 solo opera dei mass media, ma avvengono anche attraverso i social network. Di conseguenza, il potenziale violento delle fotografie \u00e8 coinvolto in misura finora sconosciuta nella legittimazione di posizioni e azioni politiche.<\/p>\n<p><strong><em>The Pixelated Revolution<\/em><\/strong> (2019) di Rabih Mrou\u00e9 (nato a Beirut nel 1967, vive a Berlino) riguarda l\u2019uso dei cellulari durante la Rivoluzione Siriana e il loro effetto ai tempi delle raccapriccianti fotografie amatoriali dall\u2019area di crisi, che sono state trasmesse in maniera virale dalle piattaforme di comunicazione virtuali.<\/p>\n<p>Inoltre, l\u2019aspetto si riflette nella videoinstallazione <strong><em>Again\/Noch einmal<\/em><\/strong> (2019). L\u2019artista, Mario Pfeifer (nato a Dresda nel 1981, vive a Berlino), sulla base di un reportage di stampa che segue un video da cellulare e diffuso online il caso di Schabas Al-Aziz, fuggito in Iraq e, dopo uno scontro con un cassiere di supermercato ad Arnsdorf (Sassonia), viene legato a un albero. Questa tragica storia di xenophobia, coraggio civile, e giustizia dei vigilanti da molteplici prospettive illustra l\u2019impatto legale, politico e sociale con cui l\u2019odierna economia dell\u2019attenzione \u00e8 controllata dal materiale visivo. Le politiche sistematiche visive e le inquadrature, la messinscena e la censura sono le conseguenze e, a loro volta, portano a usare le immagini come armi, in senso metaforico, che plasmano opinioni e mobilizzano le masse.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-58330 aligncenter\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Images4.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Images4.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Images4-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>A volte ci sentiamo inseguiti dalle nostre immagini ricordate. Immaginare che abbiamo provato \u00e8 una parte quotidiana della nostra salute psicologica e, in seguito a un\u2019esperienza sociale o individuale traumatica, pu\u00f2 condurre a forme opprimenti e talvolta compulsive. Il livello del significato della rappresentazione visiva \u00e8, inoltre, ripreso nella mostra.<\/p>\n<p>Per esempio, <strong><em>Reflecting Memory<\/em><\/strong> (2016) di Kader Attia (nato a Parigi nel 1970, vive tra Berlino e Algeri) riflette sui sintomi dei dolori fantasma dopo le amputazioni. Le immagini dei protagonisti che vedono se stessi nello specchio comunica la diversit\u00e0 della memoria individuale e collettiva e dimostra, non ultimo, che pace e riconciliazione significano sempre dimenticare.<\/p>\n<p>Nel corso della digitalizzazione \u00e8 stato attribuito un maggiore significato all\u2019immagine rispetto alla parola scritta o parlata. La cultura contemporanea pu\u00f2 essere definita <em>visually oriented<\/em>: le Nostre immagini diventano le nostre opinioni, azioni, storie. Quello che vediamo oggi sar\u00e0 la memoria di domani. Le immagini di violenza hanno un particolare effetto forte.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-58331 aligncenter\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Images5.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Images5.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Images5-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Questo potere delle immagini richiede un\u2019interrogazione ampia e rigorosa della realt\u00e0, che \u00e8 sempre costruita. Judith Butler descrive come \u201cun atto disobbediente del vedere\u201d l\u2019interpretazione dell\u2019interpretazione, gi\u00e0 imposta sul modello preesistente delle politiche visive dietro l\u2019immagine dell\u2019intenzione, della modellazione, della manipolazione e della censura. <em>Image Wars: The Power of Images<\/em> cerca di animare tale \u201cvedere disobbediente\u201d e, a questo fine, porta sei opere di arte video che illuminano, da prospettive diverse, immagini di violenza e violenza nelle immagini.<\/p>\n<hr \/>\n<p>Link: <a href=\"about:blank\">www.km-k.at<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con il progetto espositivo &#8220;Image Wars: The Power of Images&#8221;, la K\u00fcnstlerhaus, Halle f\u00fcr Kunst &#038; Medien, presenta opere di video arte che riprendono i meccanismi tra la ricezione delle immagini contemporanea e la cultura della memoria.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":58332,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[323,328],"tags":[29,358,71],"class_list":["post-58325","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-art","category-news-agenda","tag-audiovideo","tag-contemporary-art","tag-video-art","agenda-2020-07"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Imagine Wars: The Power of Images &#8226; 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