{"id":58188,"date":"2020-06-18T10:00:30","date_gmt":"2020-06-18T09:00:30","guid":{"rendered":"http:\/\/digicult.it\/?p=58188"},"modified":"2020-12-03T13:43:23","modified_gmt":"2020-12-03T12:43:23","slug":"innovation-in-and-for-europe-starts-2020-prize-winners","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/slider\/innovation-in-and-for-europe-starts-2020-prize-winners\/","title":{"rendered":"Innovazione in e per l\u2019Europa: i vincitori dello STARTS Prize 2020"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><strong>S+T+ARTS=STARTS \u2013 Innovazione al nesso tra Scienza, Tecnologia e Arte: <\/strong><a href=\"https:\/\/www.starts.eu\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">STARTS \u00e8 un\u2019iniziativa della Commissione europea<\/a> con lo scopo di incoraggiare le alleanze fra la tecnologia e la pratica artistica, che concretizzino in modo efficace le politiche europee di sviluppo dell\u2019innovazione e che portino inoltre benefici al mondo dell\u2019arte. L\u2019attenzione \u00e8 rivolta alle persone e ai progetti che contribuiscono a padroneggiare le sfide sociali, ecologiche ed economiche che il nostro continente affronta.<\/p>\n<p>Uno degli elementi dell\u2019iniziativa STARTS \u00e8 un prestigioso riconoscimento generosamente accompagnato da un premio in denaro di \u20ac40.000. Ogni anno viene svolta una competizione per individuare i progetti innovativi pi\u00f9 distintivi al nesso tra scienza, tecnologia e arte, quelli che possiedono ci\u00f2 che serve per avere un impatto significativo sull\u2019innovazione economica e sociale. Entrambi i vincitori dello STARTS Prize ricevono \u20ac20.000 e una partecipazione di rilievo all\u2019<a href=\"https:\/\/ars.electronica.art\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Ars Electronica<\/a>, al <a href=\"http:\/\/www.bozar.be\/en\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">BOZAR<\/a> e al <a href=\"http:\/\/waag.org\/en\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Waag<\/a>.<\/p>\n<h2><strong>Vincitori<\/strong><\/h2>\n<h3><strong>STARTS Prize 2020 \u2013 Artistic Exploration:<br \/>\n<em>Design by Decay, Decay by Design<\/em> \/ Andrea Ling\u00a0(CA)<\/strong><\/h3>\n<p><em>Design by Decay, Decay by Design<\/em> \u00e8 una serie di manufatti che mostra il concetto di degrado. Realizzata per la Ginkgo Bioworks Creative Residency del 2019, il tema era come progettare un mondo senza rifiuti. Sono un architetto e un artista, e in quanto tale riconosco che la maggior parte delle mie creazioni finisce in discarica. Se cos\u00ec fosse, lasciatemi concepire dei rifiuti con cui posso convivere, della spazzatura che conserva una certa desiderabilit\u00e0 mentre degrada alla vista e sul posto. Lasciatemi concepire i rifiuti come la natura li concepisce, non solo come prodotto della decomposizione e della distruzione, ma anche come spinta verso il rinnovo e la costruzione. In biologia, all\u2019entropia di un sistema corrisponde l\u2019organizzazione di un altro. Con l\u2019aiuto di Ginko, il mio obiettivo era di organizzare il degrado, utilizzando enzimi, funghi, batteri, e altri agenti biologici come mezzi di decomposizione e al tempo stesso composizione di materia biologica. Mediando tra degrado e selezione delle specie, controllo delle condizioni ambientali e modelli di nutrimento, perseguo attivamente la mutabilit\u00e0 come una qualit\u00e0 ricercata nel mondo fisico, e al tempo stesso garantisco che i meccanismi di rinnovo costruttivo vengano inseriti all\u2019interno di quel mondo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-58193 aligncenter\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/Strats1.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/Strats1.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/Strats1-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Il mio sistema di materie di base comprendeva biocompositi di chitina, cellulosa e pectina, derivati dagli esoscheletri dei gamberi, dagli scarti della cellulosa degli alberi e dalle bucce della frutta. Queste materie possono essere combinate in quantit\u00e0 differenti per formare diverse bioplastiche con un\u2019ampia gamma di caratteristiche meccaniche e fisiche, e sono eco-sostenibili e facilmente degradabili. L\u2019opera era organizzata in tre progetti, realizzati nei laboratori umidi di Ginko con l\u2019aiuto dei suoi scienziati:<\/p>\n<ol>\n<li>\u00a0Utilizzando enzimi derivati da funghi e saliva umana e integrandoli in biocompositi con controllo spaziale e temporale per trasformare il materiale, invece di distruggerlo soltanto. Questo era il deterioramento come processo di fabbricazione.<\/li>\n<li>Utilizzando diversi ceppi del batterio Streptomyces per colonizzare la cellulosa e diverse bioplastiche al fine di trasformarle. Gli Streptomyces sono batteri comuni del suolo e decompositori secondari che producono pigmenti vivaci e geosmina, il composto responsabile del sentore di terra.<\/li>\n<li>Utilizzando diverse tipologie di funghi, l\u2019Aspergillus niger (muffa nera) e il Trichoderma viride (muffa verde) in co-colture per trasformare e degradare in modo selettivo materiali differenti. La muffa \u00e8 un agente decompositore molto pi\u00f9 potente e resistente, ed \u00e8 in grado di colonizzare in modo rapido qualsiasi substrato gli fornivamo.<\/li>\n<\/ol>\n<p>La sfida nel lavorare con materiali e sostanze biologiche \u00e8 che sono eco-sostenibili e temporanee, inoltre i manufatti che ne derivano non sono sempre prevedibili o standardizzati. La contaminazione era diventata comune, cos\u00ec come la perdita di sostenibilit\u00e0. Come architetto di formazione classica, sono abituata ad avere il controllo preciso sulla mia produzione, e una pratica di progettazione come questa porta con s\u00e9 la difficolt\u00e0 di imparare ad accettare le tensioni intrinseche per cui materiali e sostante biologiche a volte operano in contraddizione con ci\u00f2 che ho progettato o con ci\u00f2 con cui mi trovo a mio agio. Bisogna sforzarsi di accettare anche questo inconveniente. Ma, una volta accettato, usare la decadenza per facilitare il rinnovo offre straordinari vantaggi, come l\u2019accesso ai sistemi circolari e la possibilit\u00e0 di crescere, adattarsi e riprodursi al di fuori della vera e propria decomposizione, fornendo una resilienza che non si trova nei sistemi industriali.<\/p>\n<p>Visto il nostro stato di crisi climatica, non possiamo pi\u00f9 progettare principalmente per la convenienza umana ed economica; la nostra sopravvivenza dipende dal cambiamento delle nostre priorit\u00e0 e aspettative per il mondo materiale. Il mio obiettivo nell\u2019utilizzo di questi sistemi materiali e sostanze biologiche non \u00e8 quello di creare un progetto a basso utilizzo di carbonio, o di riciclare i rifiuti per produrre nuovi prodotti, ma di sostenere una diversa modalit\u00e0 di progettazione, in cui il processo di produzione e di riduzione \u00e8 provvisorio e non solo consumistico. <em>Design by Decay, Decay by Desig<\/em> vuole spostare l\u2019attenzione dai materiali permanenti che distruggono gli ecosistemi a quelli transitori che li ripristinano, trovando un valore epistemologico e pratico nel progettare responsabilit\u00e0, degrado e rinnovamento in oggetti creati dall&#8217;uomo.<\/p>\n<p><strong>STARTS Prize 2020 \u2013 Innovative Collaboration:<br \/>\n<em>EDEN &#8211; Ethique \u2013 Durable \u2013 Ecologie \u2013 Nature<\/em> \/ <u>Olga Kisseleva<\/u> (RU)<\/strong><\/p>\n<p><strong>Bio-arte: quando un albero diventa un partner<br \/>\n<\/strong>La rinascita dell\u2019Olmo di Biscarosse, mostrata nel progetto <em>Biopresence<\/em> di Oga Kisseleva (2012), ha stimolato la creazione di una serie di opere di bio-arte basate sugli alberi realizzate dall&#8217;artista nell&#8217;ultimo decennio. Il tema \u201carboreo\u201d \u00e8 stato ripreso e sviluppato in diversi studi paralleli. Tra cui <em>EDEN Ethics &#8211; Durability &#8211; Ecology \u2013 Nature<\/em>, un progetto molto vasto, iniziato nel 2012, ma mantenuto fino a oggi, che affronta una serie di temi, tra cui la protezione delle specie vegetali in via di estinzione e la comunicazione interspecifica tra esseri viventi categorizzati come \u201cinumani\u201d. Il progetto <em>EDEN<\/em> ha lo scopo di creare un nuovo giardino dell\u2019Eden per raggiungere l\u2019obiettivo finale di introdurre tecnologie innovative nell\u2019arte e di utilizzare un pensiero non ortodosso per risolvere i problemi ecologici. In collaborazione con studiosi di vari paesi, Olga Kisseleva sta attualmente facendo \u201cresuscitare\u201d le seguenti specie vegetali: l&#8217;olmo dell\u2019Europa occidentale (progetto <em>Biopresence<\/em>, Francia), le palme Afarsimon e Methuselah (deserto del Negev, Israele e Giordania), il Sophora toromiro (Isola di Pasqua), il Bodhi Jiulian (Cina e India), la Wollemia (Australia), la variet\u00e0 Aport Apple (Kazakistan). Lo studio degli alberi come custodi della memoria biologica e storica ha un ruolo importante nel progetto di Olga Kisseleva. L\u2019artista crea in quest\u2019ambito il programma <em>Memory Garden<\/em> (2020) basato sulla biosfera di Babi Yar, uno dei luoghi pi\u00f9 tragici dell&#8217;Olocausto. La memoria catturata attraverso i suoi alberi percepiti come capsule del tempo \u00e8 un messaggio sul futuro, nonostante le tragedie del passato.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-58194 aligncenter\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/Strats2.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/Strats2.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/Strats2-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>L\u2019artista esamina attentamente le ipotesi avanzate dagli scienziati europei, in base alle quali le piante sanno \u201ccomunicare\u201d tra loro. Olga Kisseleva sta anche analizzando la possibilit\u00e0 di \u201corigliare\u201d questo \u201cdialogo\u201d arboreo, e persino di parteciparvi. Questa idea ha creato il progetto nel quale gli alberi sanno \u201ccomunicare\u201d su due livelli: tra di loro nel modello T2T (Tree \u2013 To \u2013 Tree) e a livello del T2N globale (Tree \u2013 To \u2013 Network). Gli alberi selezionati per il progetto sono in grado di dialogare tra loro tra continenti. Gli uomini possono seguire il processo di comunicazione attraverso installazioni interattive create dall\u2019artista.<br \/>\nQuesto network aiuta gli alberi a ottimizzare i propri meccanismi vitali e ad auto-proteggersi da aggressori potenziali. Grazie a Internet gli arbusti selezionati per il progetto possono parlare con gli esseri umani e comunicare loro qualunque pericolo che la vegetazione riesce a percepire prima che lo facciamo noi. <em>EDEN<\/em> ha testato il primo processo di comunicazione tra gli storici arbusti del balsamo di Gilead a Israele e alberi simili in Giordania (Listening to Trees Across the Jordan River, the Negev Museum of Modern Art, 2020). Grazie al sistema T2T, gli alberi che crescono in condizioni naturali (Cedri giapponesi) e quelli con una memoria biologica diversa (Wollemia nobilis) entrano in contatto mediante i propri familiari in Giappone e ne apprendono lo scenario anti-catastrofe (Triennale d\u2019Arte Contemporanea Echigo Tsumari, 2018).<br \/>\n<em>Datascape<\/em> \u00e8 un programma interattivo che materializza e analizza l\u2019intera attivit\u00e0 di comunicazione del network naturale basato sull\u2019elemento vegetale nell\u2019area geografica selezionata. Il cuore di questo progetto \u00e8 il database dinamico dedicato agli alberi regionali e ai legami pi\u00f9 ampi tra patrimonio vegetale, clima e societ\u00e0. Questo database sar\u00e0 la fonte di tutte le visualizzazioni viste dal pubblico e avr\u00e0 anche una dimensione interattiva: a mano a mano che il progetto prosegue, il pubblico potr\u00e0 arricchire il database grazie a un QR code specifico. In altre parole, l\u2019opera d\u2019arte prender\u00e0 la forma di un\u2019installazione espositiva visiva composta da oggetti digitali che si mapper\u00e0 visivamente e si collegher\u00e0 l\u2019uno all\u2019altro.<br \/>\nIl suo obiettivo \u00e8 quello di riportare in vita specie di piante estinte e prevenire l\u2019estinzione di quelle che sono state inserite nella lista rossa e verde della IUCN. Il vero culmine del progetto <em>EDEN<\/em> \u00e8 il nostro contributo al ripristino del paesaggio. <em>EDEN<\/em> porta a riflettere sull\u2019implicazione degli uomini in questi processi di comunicazione e sul modo con cui cambiare durevolmente i comportamenti impostando la realizzazione di una vera utopia. Una delle indicazioni della Bio-arte esplorate dall\u2019artista Olga Kisseleva \u00e8 la possibilit\u00e0 di evitare o invertire la catastrofe naturale riportando in vita specie estinte, o creandone nuove da strutture di DNA preesistenti. Un\u2019utopia artistica, la quale ipotizza che l\u2019estinzione, sebbene in teoria sia di natura definitiva e irreversibile, possa essere revocata grazie ai progressi della civilizzazione umana contemporanea.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"https:\/\/starts-prize.aec.at\/index.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/starts-prize.aec.at\/index.html<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Scienza, Tecnologia e Arte (STARTS, per abbreviare) tracciano un nesso nel quale gli osservatori pi\u00f9 acuti hanno identificato un potenziale straordinariamente alto per l\u2019innovazione. Ed \u00e8 proprio l\u2019innovazione a essere richiesta se dobbiamo padroneggiare le sfide sociali, ecologiche ed economiche che l\u2019Europa affronter\u00e0 nel futuro prossimo. 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