{"id":57259,"date":"2019-12-11T10:00:34","date_gmt":"2019-12-11T09:00:34","guid":{"rendered":"http:\/\/digicult.it\/?p=57259"},"modified":"2020-11-25T21:25:25","modified_gmt":"2020-11-25T20:25:25","slug":"eva-franco-mattes-what-has-been-seen-a-reflection-on-our-networked-condition","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/internet\/eva-franco-mattes-what-has-been-seen-a-reflection-on-our-networked-condition\/","title":{"rendered":"Eva &#038; Franco Mattes &#8220;What Has Been Seen&#8221;: una riflessione sulla nostra condizione in rete"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Con umorismo e irriverenza, <strong>Eva &amp; Franco Mattes<\/strong> sezionano, testano e ridefiniscono i confini dell&#8217;arte e di Internet. Dalla met\u00e0 degli anni Novanta, il duo artistico ha indagato e si \u00e8 rapportato al modo in cui le societ\u00e0 contemporanee hanno plasmato il mondo in rete e, cosa forse pi\u00f9 importante, come questo ha plasmato noi (in quanto persone e nelle relazioni sociali).<\/p>\n<p>Inoltre, il loro lavoro contiene la vitalit\u00e0 del Web: masse di anonimi utenti online copiano e modificano immagini, testi e video online, per poi ricanalizzarli in Internet in quello che potrebbe essere chiamato un nuovo folklore Web; tale vitalit\u00e0 sia di pratiche che di contenuti alimenta il lavoro degli artisti e gli conferisce una vicinanza critica ai materiali e ai temi che esplorano.<\/p>\n<p>Il lavoro di Eva &amp; Franco Mattes \u00e8 apertamente politico, impegnato in questioni come la moderazione dei contenuti, pratiche come la &#8220;condivisione della vita&#8221;, e i nostri sentimenti e le nostre reazioni mentre guardiamo e condividiamo. Curata da <strong>Erandy Vergara<\/strong>, questa mostra include opere che si occupano di contenuti Internet come <strong><em>Ceiling Cat<\/em><\/strong> (2016), una scultura basata sul popolare meme <em>LOLcat <\/em>di un gatto che sbircia attraverso un buco nel soffitto.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-57262 aligncenter\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Eva1.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Eva1.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Eva1-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Il meme \u00e8 solitamente accompagnato da una didascalia: &#8220;Il gatto nel soffitto ti osserva&#8230;&#8221;. Secondo le parole degli artisti, <em>Ceiling Cat<\/em> \u00e8 come Internet stesso: &#8220;Carino e spaventoso allo stesso tempo&#8221; (una tensione in gioco in questa e in altre opere in mostra). Pi\u00f9 spaventoso che divertente, forse, \u00e8 <strong><em>Dark Content<\/em><\/strong> (2015) un&#8217;opera basata su pi\u00f9 di un centinaio di interviste condotte dagli artisti con moderatori anonimi di contenuti Internet. Basato su testimonianze reali, <em>Dark Content<\/em> consiste in una serie di video installazioni in cui avatar generati al computer raccontano le storie spesso drammatiche dei moderatori di contenuti Internet.<\/p>\n<p><strong><em>Personal Photographs<\/em><\/strong> (2019) rende concreto ci\u00f2 che spesso consideriamo immateriale: i dati. In questo caso, le informazioni, che passano quasi letteralmente dal secondo al terzo piano della <strong>Phi Foundation<\/strong>, sono tutte le fotografie scattate dagli artisti nel corso di gennaio nel 2012. In questo lavoro, Eva e Franco Mattes continuano la loro tradizione di &#8220;condivisione della vita&#8221;, a eccezione del fatto che il pubblico non incontra nessuna delle 239 immagini degli artisti. Ci\u00f2 che incontrano, invece, \u00e8 una serie di unit\u00e0 modulari di canaline e fili, che serpeggiano e si snodano per tutta la mostra.<\/p>\n<p>La mostra presenta anche due opere che esaminano i sentimenti e le reazioni relative a ci\u00f2 che facciamo online. <strong><em>My Generation<\/em><\/strong> (2010) consiste in una serie di video da webcam di videogiocatori che sperimentano crisi e scatti violenti mentre giocano. Il video viene riprodotto su un vecchio computer, che a sua volta sembra essere stato distrutto da qualche giovane giocatore frustrato.<\/p>\n<p><strong><em>Emily&#8217;s Video<\/em><\/strong> (2012) presenta venti minuti di reazioni dei telespettatori a un video che non possiamo vedere, ma che sembra essere piuttosto scioccante. Per creare l&#8217;opera, gli artisti hanno pubblicato una call online sollecitando i volontari a guardare un video orribile, che gli artisti avevano trovato sul Dark Net. Una donna di nome Emily \u00e8 poi andata a trovare i partecipanti nelle loro case, mostrando a ciascuno di loro il misterioso video mentre le loro reazioni venivano registrate con una webcam.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-57263 aligncenter\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Eva2.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Eva2.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Eva2-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Anch\u2019esso ispirato a un meme <em>LOLcat<\/em> \u00e8 <strong><em>What Has Been Seen<\/em><\/strong> (2017), dove un gatto imbalsamato siede sopra un microonde che contiene un disco rigido rimosso. L\u2019opera si chiede: possono i dati essere davvero cancellati? Dai nostri dischi rigidi? Dalle nostre memorie? Il motto assiomatico \u201cci\u00f2 che \u00e8 stato visto, non pu\u00f2 essere non visto\u201d, che appare di frequente su internet, si riferisce di norma alle reazioni del pubblico di fronte a contenuti inquietanti e, pi\u00f9 precisamente, di fronte a un\u2019immagine mentale che un utente non riesce a cancellare dopo aver visto video o fotografie paurose e scioccanti.<\/p>\n<p>Il titolo <em>What Has Been Seen<\/em> traccia un collegamento tra quest\u2019opera e le altre nella mostra, in cui vedere, essere visti e reagire a ci\u00f2 che si vede comprende una continua negoziazione. I lavori di Eva &amp; Franco Mattes qui esposti ci invitano all\u2019interno di questa negoziazione e ci portano a riflettere e a reagire di fronte alla nostra condizione contemporanea in rete.<\/p>\n<p>Eva &amp; Franco Mattes (classe 1976, Italia) vivono e lavorano a New York. I loro lavori sono stati esposti al Museum of Contemporary Art di Chicago; al Mori Art Museum, a Tokyo; alla ventesima edizione della Biennale of Sydney; alla Whitechapel Gallery di Londra; al Performa, al MoMa PS1 e al New Museum, a New York; al Manifesta di Francoforte e alla Biennale di Venezia. La loro opera <em>Ceiling Cat<\/em> \u00e8 stata di recente acquistata per la collezione del SFMOMA a San Francisco.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-57264 aligncenter\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Eva3.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Eva3.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Eva3-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Erandy Vergara \u00e8 una curatrice e ricercatrice di Montreal. I suoi principali interessi di ricerca includono femminismo, storie di arte globale, studi curatoriali e post-colonialismo, con un particolare interesse per la cultura del remix, l\u2019intelligenza artificiale e l\u2019etica ed estetica di partecipazione. Ha conseguito una laurea specialistica alla Concordia University e un dottorato di ricerca in storia della arte alla McGill University. Recenti mostre includono: Speculative Cultures: A Virtual Reality Art Exhibition, a cura di Tina Sauerl\u00e4nder (Anna-Maria e Stephen Kellen Gallery, Parsons School of Design, New York, 2019) e Art et Intelligence artificielle: Explorations artistiques \u00e0 Montreal (Printemps num\u00e9riques, Montreal, 2019).<\/p>\n<p><strong>Phi Foundation for Contemporary Art<\/strong><\/p>\n<p>Fondata nel 2007 da <strong>Phoebe Greenberg<\/strong>, la Phi Foundation for Contemporary Art, in precedenza conosciuta come DHC\/ART, \u00e8 un\u2019organizzazione no-profit dedicata all\u2019esposizione di arte contemporanea. Ospitata all\u2019interno di due edifici storici nel cuore della vecchia Montreal, la Fondazione offre una programmazione che ha riscosso un plauso della critica sia in casa che nel resto del mondo. Ogni anno, la Phi Foundation presenta da due a tre importanti mostre, una serie di eventi pubblici, particolari progetti di collaborazioni e un programma di educazione progressista e impegno pubblico. Di portata internazionale oltre che reattiva al contesto di Montreal, la sua programmazione \u00e8 offerta gratuitamente per rafforzare il suo impegno nell\u2019accessibilit\u00e0, promuovendo allo stesso tempo una discussione su come l\u2019arte contemporanea sia investita di tematiche e idee che riflettono e riguardano la vita di tutti i giorni.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"http:\/\/www.phi-foundation.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.phi-foundation.org<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con umorismo e irriverenza, Eva &#038; Franco Mattes sezionano, testano e ridefiniscono i confini dell&#8217;arte e di Internet. 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