{"id":57173,"date":"2019-11-20T12:58:13","date_gmt":"2019-11-20T11:58:13","guid":{"rendered":"http:\/\/digicult.it\/?p=57173"},"modified":"2019-11-20T12:58:13","modified_gmt":"2019-11-20T11:58:13","slug":"masculinities-liberation-through-photography","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/art\/masculinities-liberation-through-photography\/","title":{"rendered":"Masculinities: Liberation through Photography"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><strong><em>Masculinities: Liberation through Photography <\/em><\/strong>\u00e8 un\u2019importante mostra collettiva che esplora il modo in cui la mascolinit\u00e0 \u00e8 vissuta, rappresentata, codificata e costruita socialmente, come \u00e8 espressa e documentata attraverso la fotografia e il cinema dagli anni Sessanta a oggi.<\/p>\n<p>La mostra riunisce pi\u00f9 di 300 lavori di oltre 50 artisti, fotografi e registi internazionali pionieristici come <strong>Richard Avedon, Peter Hujar, Isaac Julien, Rotimi Fani-Kayode, Robert Mapplethorpe, Annette Messager <\/strong>e<strong> Catherine Opie<\/strong>, per mostrare come la fotografia e il cinema abbiano avuto un ruolo centrale nel modo in cui le mascolinit\u00e0 sono immaginate e comprese nella cultura contemporanea.<\/p>\n<p>L\u2019esposizione mette in evidenza anche artisti meno conosciuti e pi\u00f9 giovani, alcuni dei quali non hanno mai esposto le proprie opere nel Regno Unito, tra cui <strong>Cassils, Sam Contis, George Dureau, Elle P\u00e9rez, Paul Mpagi Sepuya, Hank Willis Thomas, Karlheinz Weinberger, Marianne Wex<\/strong> e molti altri. <em>Masculinities: Liberation through Photography<\/em> fa parte della stagione 2020 della <strong>Barbican<\/strong>, <strong><em>Inside Out<\/em><\/strong>, che esplora il rapporto tra la nostra vita interiore e la creativit\u00e0.<\/p>\n<p>Come ha detto <strong>Jane Alison<\/strong>, Direttrice delle Arti Visive alla Barbican: \u201c<em>Masculinities: Liberation through Photography<\/em> porta avanti il nostro impegno nel presentare figure di spicco del Novecento nel campo della fotografia e nel sostenere allo stesso tempo artisti contemporanei pi\u00f9 giovani che lavorano attualmente nel campo. Sulla scia del movimento <strong>#MeToo<\/strong> e della rinascita dell\u2019attivismo femminista e per i diritti degli uomini, le nozioni tradizionali di mascolinit\u00e0 sono diventate oggetto di un feroce dibattito. Questa mostra non potrebbe essere pi\u00f9 rilevante e di certo far\u00e0 nascere conversazioni riguardo alla nostra comprensione della mascolinit\u00e0.\u201d<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-57178 aligncenter\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Masculinities.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Masculinities.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Masculinities-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Mentre le idee sulla mascolinit\u00e0 subiscono una crisi globale e termini come mascolinit\u00e0 \u201ctossica\u201d e \u201cfragile\u201d riempiono innumerevoli pagine, la mostra esamina la rappresentazione della mascolinit\u00e0 nelle sue molteplici forme, ricche di contraddizioni e complessit\u00e0. Presentata attraverso sei sezioni da pi\u00f9 di 50 artisti internazionali per esplorare la natura complessa del soggetto, la mostra tocca temi come l\u2019identit\u00e0 queer, il corpo, il potere e il patriarcato nero, la percezione femminile degli uomini, gli stereotipi etero-normativi iper-mascolini, la paternit\u00e0 e la famiglia.<\/p>\n<p>Le opere presenti nell\u2019esposizione presentano la mascolinit\u00e0 come un\u2019identit\u00e0 performativa non fissa plasmata da forze culturali e sociali. Cercando di ostacolare e destabilizzare i miti che circondano la mascolinit\u00e0 moderna, la mostra include opere di artisti che hanno costantemente messo alla prova le rappresentazioni stereotipiche della mascolinit\u00e0 egemonica, tra cui Collier Schorr, Adi Nes, Akram Zaatari e Sam Contis, la cui serie <strong><em>Deep Spring<\/em><\/strong>, 2018 prende spunto dalla mitologia del West Americano e del cowboy vigoroso.<\/p>\n<p>Contis ha trascorso quattro anni immersa in un college maschile di arti liberali a nord della Death Valley, meditando sull\u2019intimit\u00e0 e sulla violenza che coesistono negli spazi riservati agli uomini. Complicando l\u2019immagine convenzionale del combattente, l\u2019acclamata serie <strong><em>Taliban<\/em><\/strong> di Thomas Dworzak \u00e8 composta da ritratti trovati in studi fotografici a Kandahar in seguito all\u2019invasione americana dell\u2019Afghanistan nel 2001.<\/p>\n<p>Questi ritratti vivaci ritraggono dei combattenti talebani che posano mano nella mano di fronte a sfondi dipinti, usando pistole e fiori come attrezzature sceniche con del kajal applicato con cura intorno agli occhi. La serie <strong><em>Time Laps<\/em><\/strong>, 2011 dell\u2019artista trans maschile Cassils documenta la radicale trasformazione dei loro corpi causata dall\u2019uso di steroidi e da un duro programma di allenamento, riflettendo sulle idee di mascolinit\u00e0 senza gli uomini. Da un\u2019altra parte, gli artisti Jeremy Deller, Robert Mapplethorpe e Rineke Dijkstra smantellano i preconcetti su soggetti come il wrestler, il bodybuilder e l\u2019atleta e offrono una visione alternativa di questi stereotipi iper-mascolinizzati.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-57180 aligncenter\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Masculinities3.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Masculinities3.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Masculinities3-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>L\u2019esibizione analizza il patriarcato e le relazioni di potere disuguali tra sessi, classe e razza. La serie <strong><em>Gentlemen<\/em><\/strong>, 1981-83, di Karen Knorr, costituita da 26 fotografie in bianco e nero scattate all\u2019interno di un club privato per soli uomini nel centro di Londra e accompagnata da testi tratti da conversazioni origliate, registrazioni parlamentari e notiziari d\u2019attualit\u00e0, invita i visitatori a riflettere sulle nozioni di classe, razza e sull\u2019esclusione delle donne da ruoli di potere durante il mandato di Margaret Thatcher a Downing Street.<\/p>\n<p>La mascolinit\u00e0 tossica \u00e8 un tema ampiamente trattato in <strong><em>The American Fraternity: An Illustrated Ritual Manual<\/em><\/strong>, libro fotografico di Andrew Moisey del 2018, che unisce fotografie d\u2019archivio degli ex presidenti degli Stati Uniti e dei giudici della Corte Suprema, tutti appartenenti alla fratellanza, a immagini raffiguranti le cerimonie di iniziazione e le feste tipiche di queste organizzazioni riservate agli uomini.<\/p>\n<p>Con l\u2019ascesa del Gay Liberation Movement negli anni Sessanta, seguiti dall\u2019epidemia di AIDS negli anni Ottanta, l\u2019esibizione presenta artisti del calibro di Peter Hujar e David Wojnarowitz, pionieri di una nuova rappresentazione della sessualit\u00e0 e dei generi. La serie foto-testuale critica di Hal Fischer, <strong><em>Gay Semiotics<\/em><\/strong>, 1977, classifica stili e tipi di uomini omosessuali a San Francisco e le fotografie di strada di <strong>Sunil Gupta<\/strong> catturano le performance del pubblico omosessuale lungo Christopher Street di New York, luogo delle rivolte di Stonewall, nel 1969.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-57179 aligncenter\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Masculinities1.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Masculinities1.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Masculinities1-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Altri artisti hanno esplorato l\u2019identit\u00e0 queer nei suoi aspetti performativi, come Catherine Opie e le sue serie <strong><em>Being and Having<\/em><\/strong>, 1993, in cui mostra i suoi migliori amici appartenenti alla comunit\u00e0 LGBTQ+ della West Coast indossare baffi finti, tatuaggi e altri accessori tipici dell\u2019immaginario maschile. Le fotografie di Elle P\u00e9rez, luminose e tenere, approfondiscono la rappresentazione della non-conformit\u00e0 e vulnerabilit\u00e0 di genere, mentre nei ritratti frammentati di Mpagi Sepuva si esplora l\u2019atelier come luogo di desiderio omoerotico. Negli anni Settanta, le artiste appartenenti alla seconda ondata del movimento femminista hanno reso la sessualit\u00e0 maschile un oggetto dei loro lavori, nel tentativo di sovvertire e denunciare la natura invasiva e scomoda dello sguardo maschile.<\/p>\n<p>Nella mostra, l\u2019opera principale di Laurie Anderson, <strong><em>Fully Automated Nikon (Object\/Objection\/Objectivity)<\/em><\/strong>, 1973, documenta gli uomini che le hanno fischiato mentre camminava per il Lower East Side di New York, mentre Annette Messager nella serie <strong><em>The Approaches<\/em><\/strong>, 1972, utilizzando una macchina fotografica a lungo obbiettivo, cattura di nascosto il cavallo dei pantaloni maschili. Il progetto enciclopedico di Marianne Wex, artista tedesca, <strong><em>Let\u2019s Take Back Our Space: \u201cFemale\u201d and \u201cMale\u201d Body Language as a Result of Patriarchal Structure<\/em><\/strong>, 1977, mostra un\u2019analisi dettagliata del linguaggio corporeo maschile e femminile e <strong><em>Heaven<\/em><\/strong>, 1997, film goffamente umoristico di Tracey Moffatt, artista indigena australiana, ritrae surfisti indossare e sfilare le proprie mute.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-57181 aligncenter\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Masculinities4.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Masculinities4.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Masculinities4-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Ulteriori punti salienti includono l&#8217;artista Hank Willis Thomas, artista newyorkese, le cui fotografie mostrano la complessit\u00e0 dell\u2019esperienze degli uomini di colore; <strong><em>The Family<\/em><\/strong>, 1971-1989, del celebre fotografo giapponese Masahisa Fukase, che racconta la vita e la morte della sua famiglia focalizzandosi sul padre; <strong><em>Kustom Kar Kommandos<\/em><\/strong>, 1965, film technicolour underground sperimentale a colori a opera di Kenneth Anger, in cui \u00e8 protagonista il ruolo feticista svolto dalle <em>hot rod car<\/em>, vetture storiche spesso modificare, tra i giovani americani.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"about:blank\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/www.barbican.org.uk\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Masculinities: Liberation through Photography&#8221; \u00e8 un\u2019importante mostra collettiva che esplora il modo in cui la mascolinit\u00e0 \u00e8 vissuta, rappresentata, codificata e costruita socialmente, come \u00e8 espressa e documentata attraverso la fotografia e il cinema dagli anni Sessanta a oggi.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":57177,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[323,328],"tags":[41,358,37],"class_list":["post-57173","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-art","category-news-agenda","tag-cinema","tag-contemporary-art","tag-photography","agenda-2019-11"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Masculinities: Liberation through Photography &#8226; 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