{"id":56977,"date":"2019-10-21T10:29:15","date_gmt":"2019-10-21T09:29:15","guid":{"rendered":"http:\/\/digicult.it\/?p=56977"},"modified":"2020-11-25T21:33:41","modified_gmt":"2020-11-25T20:33:41","slug":"the-unknown-ideal-a-survey-of-zach-blas-practice","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/internet\/the-unknown-ideal-a-survey-of-zach-blas-practice\/","title":{"rendered":"\u201cThe Unknown Ideal\u201d: mostra antologica su Zach Blas"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><strong><em>The Unknown Ideal<\/em><\/strong> \u00e8 la prima mostra personale in Germania dell\u2019artista, filmmaker e scrittore londinese <strong>Zach Blas<\/strong>. La sua vasta attivit\u00e0 pone enfasi sulla relazione tra le tecnologie digitali e le culture e la politica che le animano.<\/p>\n<p>Proponendo una mostra antologica sull\u2019attivit\u00e0 di Blas, <em>The Unknown Ideal<\/em> si concentra sul suo interrogarsi riguardo alle filosofie e ai mondi fantastici racchiusi nell\u2019intelligenza artificiale: internet, il controllo predittivo, la sicurezza aeroportuale, il riconoscimento facciale e le armi biologiche. Questi lavori, che abbracciano scultura, video, musica e installazioni, includono <strong><em>lcosachedron<\/em><\/strong> (2019), un elfo di intelligenza artificiale che predice il futuro; <strong><em>transCoder<\/em><\/strong> (2008), una curiosa programmazione anti-linguaggio; e <strong><em>video mummy<\/em><\/strong> (2004), un manichino mummificato in videocassetta.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-56981 aligncenter\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Zach1.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Zach1.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Zach1-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Il pezzo forte della mostra \u00e8 la prima mondiale di <strong><em>The Doors<\/em><\/strong> (2019), un\u2019installazione multimediale appena commissionata che esplora la psichedelia, il consumo della droga, e l\u2019intelligenza artificiale. Sequel di <strong><em>Contra-Internet: Jubilee 2033<\/em><\/strong> (2018) &#8211; un film che segue la scrittrice Ayn Rand nel corso di un trip sotto effetto di acidi, in cui \u00e8 testimone di un futuro distopico di internet &#8211; <em>The Doors<\/em> osserva pi\u00f9 da vicino i collegamenti tra la Silicon Valley e la controcultura californiana degli anni Sessanta.<\/p>\n<p>Situato all\u2019interno di un giardino mistico artificiale, <em>The Doors<\/em> presenta un design di audio surround e sei canali video composti da sequenze grafiche al computer e da immagini psichedeliche generate da un <em>machine learning<\/em> riguardanti una nuova ondata di consumo di droga interessata ai <em>nootropi<\/em>. In contrasto con la filosofia \u201caccenditi, sintonizzati, abbandonati\u201d degli anni Sessanta, l\u2019assunzione di nootropi ha riscosso popolarit\u00e0 nell\u2019industria tecnologica, come \u201csmart drugs\u201d concepite per sbloccare la mente al fine di lavorare pi\u00f9 duramente e pi\u00f9 velocemente. I nootropi includono \u201cstack\u201d disponibili in commercio e microdosi di LSD e funghetti allucinogeni.<\/p>\n<p><em>The Doors<\/em> immagina un trip psichedelico sotto effetto di nootropi, alludendo a una costellazione di riferimenti alla droga californiana, inclusa la scrittura sotto effetto di LSD di Aldous Huxley e dei The Doors, la rock band degli anni Sessanta guidata da Jim Morrison, il cui soprannome era \u201cIl Re Lucertola\u201d. L\u2019installazione propone poesia orale, musica e video prodotti da intelligenza artificiale e creati con una variet\u00e0 di media, incluse immagini di manifesti rock psichedelici, l\u2019arte della carta assorbente imbevuta di LSD, cervelli, geometria sacra e pelle di lucertola; la musica dei The Doors, ritmi binaurali, \u201cbagni di suono\u201d e la battitura di una tastiera ASMR; cos\u00ec come letteratura collegata ai nootropi e voce e scrittura di Morrison.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-56982 aligncenter\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Zach2.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Zach2.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Zach2-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Le immagini generate dall\u2019apprendimento automatico, che viene interrotto prima che si converta in schemi riconoscibili, riprendono le immagini colorate e sature associate al mondo psichedelico. Evocando il ricordo di uno spettacolo di luci liquido degli anni Sessanta, The Doors propone l\u2019intelligenza artificiale come qualcosa in grado di generare una nuova esperienza psichedelica nell\u2019epoca dei nootropi, provocando allucinazioni su come vedere e controllare il futuro, ottimizzare il cervello nel lavoro e vivere per sempre.<\/p>\n<p>Su questa linea, la mostra prende in prestito il suo nome da un\u2019opera di Ayn Rand<strong><em>, Capitalism: The Unknown Ideal<\/em><\/strong> (1966), che espone il suo programma moralistico di capitalismo di mercato non regolamentato e individualismo ostinato come ideali sconosciuti. A lungo impegnato con l\u2019eredit\u00e0 e l\u2019accoglienza popolare di Rand negli oligopoli della Silicon Valley, l\u2019evocazione di questa scrittrice da parte di Blas sfida la sua visione del futuro. Invece, l\u2019ideale sconosciuto potrebbe fare riferimento alle sfide politiche di oggi: la difficolt\u00e0 nell\u2019immaginare e mettere in pratica alternative politiche fattibili rispetto ai sistemi di controllo dominante di sorveglianza e tecnologia.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-56983 aligncenter\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Zach3.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Zach3.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Zach3-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Di recente, Zach Blas ha esposto, tenuto conferenze, e organizzato proiezioni al Walker Art Center, alla 2018 Gwangju Biennale, al Matadero di Madrid, al Los Angeles Country Museum of Art, al 68\u00b0 Festival internazionale del cinema di Berlino, all\u2019 Art in General, al Gasworks, e per la piattaforma online e-flux. \u00c8 docente al Department of Visual Cultures alla Goldsmith, University of London, e beneficiario nel 2018 della Media Art Grant della Foundation of Lower Saxony presso la Edith-Russ-Haus, a Oldenburg.<\/p>\n<p><em>The Doors<\/em> \u00e8 commissionata da <strong>l\u2019Edith-Russ-Haus f\u00fcr Medienkunst<\/strong>, a Oldenburg; dal <strong>de Young Museum<\/strong>, a San Francisco; e dal <strong>Van Abbemuseum<\/strong>, a Eindhoven.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"http:\/\/www.edith-russ-haus.de\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.edith-russ-haus.de<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;The Unknown Ideal&#8221; \u00e8 la prima mostra personale in Germania dell\u2019artista, filmmaker e scrittore londinese Zach Blas. 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