{"id":56851,"date":"2019-09-25T14:17:31","date_gmt":"2019-09-25T13:17:31","guid":{"rendered":"http:\/\/digicult.it\/?p=56851"},"modified":"2019-09-25T14:17:31","modified_gmt":"2019-09-25T13:17:31","slug":"transcorporealities-part-of-here-and-now-at-museum-ludwig","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/art\/transcorporealities-part-of-here-and-now-at-museum-ludwig\/","title":{"rendered":"\u201cTranscorporealities\u201d: parte di &#8220;HERE AND NOW&#8221; al Museo Ludwig"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">La mostra <strong><em>Transcorporealities<\/em><\/strong> prende come punto di partenza il concetto della permeabilit\u00e0 dei corpi. Le teorie post-umanistiche vedono i corpi come sistemi aperti e in costante scambio con il loro ambiente \u2013 al di l\u00e0 dei dualismi come natura e cultura, uomo e macchina, soggetto e oggetto o individualit\u00e0 e comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Questa idea di \u201ctranscorporealt\u00e0\u201d pu\u00f2 essere applicata anche al museo: in continui processi metabolici, si intersecano diversi sistemi sociali, biologici, tecnologici, economici e politici. In tale contesto, la mostra attiva uno spazio museale liberamente accessibile e si apre verso lo spazio urbano con le sue facciate trasparenti e le vetrate su due lati: il foyer.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-56858 aligncenter\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Trans1.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Trans1.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Trans1-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><br \/>\nCome uno spazio di transizione forma una sorta di membrana &#8211; da un lato per proteggere la sensibile vita interiore dell\u2019istituzione da influenze esterne e dall\u2019altro per aprire i suoi pori all\u2019ambiente e permetterle cos\u00ec di respirare. Le opere d\u2019arte agiscono direttamente sullo spazio, creano nuove microarchitetture, incorporano le strutture esistenti, o tracciano percorsi che percorrono la collezione e altri mezzi che il museo utilizza per raggiungere il suo pubblico.<\/p>\n<p>Le opere sono coinvolgenti, processuali o performative. Alcune si oppongono deliberatamente alla tangibilit\u00e0 materiale. Con la sua grande installazione di gradinate che invitano i visitatori a sedersi tra figure a grandezza naturale, <strong>Oscar Murillo<\/strong> crea una situazione di agor\u00e0 attorno a un palcoscenico in cui si svolger\u00e0 un ampio programma di eventi durante la mostra.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-56859 aligncenter\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Trans2.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Trans2.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Trans2-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Una simile potenzialit\u00e0 performativa \u00e8 suggerita dagli interventi di <strong>Paul Maheke<\/strong>: con la sua nuova serie di opere, egli richiama volutamente l\u2019attenzione sui limiti tra interno ed esterno in <strong><em>OOLOI<\/em><\/strong> &#8211; un fantastico essere alieno di un terzo genere. <strong>Flaka Haliti<\/strong> esamina anche le prospettive sulle realt\u00e0 corporee non umane e si concentra sulle creature delle oscure profondit\u00e0 marine che esistono al di l\u00e0 della portata umana e quindi provocano speculazioni.<\/p>\n<p>Mentre l\u2019installazione di <strong>Jesse Darling<\/strong> con riferimenti alla leggenda della patrona di Colonia Sant\u2019Orsola occupa alcuni degli armadietti del foyer, l\u2019installazione degli escavatori di <strong>Sondra Perry<\/strong> sconvolge l\u2019eccezionalismo umano occidentale. Le tecnologie della rappresentazione si mostrano permeabili anche quando Perry le usa per rivelare costruzioni identitarie discriminatorie e intrinseche.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-56860 aligncenter\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Trans3.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Trans3.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Trans3-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-56861 aligncenter\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Trans4.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Trans4.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Trans4-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Park McArthur concepisce il corpo come una struttura relazionale piuttosto che come un\u2019unit\u00e0 autonoma. La materialit\u00e0 delle sue due opere scultoree nel foyer, fatte di schiume e gomme per l\u2019assorbimento del suono, degli urti e dell\u2019attrito, indicano le interdipendenze tra i corpi e il loro ambiente. Con il suo contributo artistico al catalogo si spinge ancora di pi\u00f9 oltre i confini delle pareti della mostra.<\/p>\n<p><strong>Trajal Harrell<\/strong> e <strong>Nick Mauss<\/strong> intervengono nella collezione ed esplorano le rappresentazioni cross-mediatiche della corporeit\u00e0 e della performativit\u00e0 in molteplici modi. In risposta all\u2019essere stato premiato come <em>Dancer of the Year<\/em> (Ballerino dell\u2019anno) nel 2008 dalla rivista tedesca Tanz, Harrell esamina il proprio valore in un omonimo assolo di danza e in un\u2019installazione.<\/p>\n<p>Il suo <em>Dancer of the Year Shop<\/em> riunisce oggetti personali di inestimabile valore, come ricordi di famiglia e amici e cimeli legati alla sua carriera, che metter\u00e0 in vendita in alcuni giorni della mostra. Nick Mauss, invece, individua risonanze tra opere disparate della collezione del museo, come <em>15 Minutes Entr\u2019acte<\/em> (1961) di <strong>Jasper Johns<\/strong> che incontra un dipinto di Erich Heckel (1928) che ritrae degli artisti in attesa.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-56862 aligncenter\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Trans5.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Trans5.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Trans5-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Nella configurazione di Mauss, intitolata <em>Treatise on the Veil<\/em>, queste opere dialogano con un archivio fotografico proiettato da <strong>Carl Van Vechten<\/strong> e una nuova coreografia sviluppata con gli studenti dell\u2019Universit\u00e0 di Musica e Danza di Colonia. Gli artisti condividono una pratica transdisciplinare che riflette sui sistemi istituzionali e sul proprio ruolo all\u2019interno di questi ultimi.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 include l\u2019impegno deliberato con processi \u201ctranscoporeali\u201d tra esperienza vissuta e rappresentazione visiva, iscrizioni e attribuzioni, o il rendere visibile e l\u2019essere visti. In fondo, quando si tratta delle molteplici forme di incarnazione, la resistenza e la vulnerabilit\u00e0 sono spesso altrettanto precariamente vicine tra loro quanto l\u2019autonomia e la dipendenza, la liberalizzazione e la strumentalizzazione.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-56863 aligncenter\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Trans6.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Trans6.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Trans6-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>I musei sono luoghi sociali di educazione che, in accordo con il loro compito fondamentale di raccolta e conservazione, creano materia e significato nella memoria culturale. Ma in che misura funzionano anche come una sorta di agor\u00e0, come luogo di aggregazione? <em>Transcorporealities<\/em> non mira a dimostrare la generosit\u00e0 e l\u2019ospitalit\u00e0 del museo, ma piuttosto a negoziare questioni istituzionali irrisolte sull\u2019accessibilit\u00e0 e sulle possibilit\u00e0 e i limiti della rappresentazione dei corpi: cosa intendiamo quando diciamo \u201cnoi\u201d e \u201cloro\u201d?<\/p>\n<p><em>Transcorporealities<\/em> \u00e8 la quinta mostra della serie di progetti <strong><em>HERE AND NOW<\/em><\/strong> al <strong>Museo Ludwig <\/strong>ed \u00e8 curata da<strong> Leonie Raidne<\/strong>.<\/p>\n\n<hr \/>\n<p><a href=\"https:\/\/www.museum-ludwig.de\/en.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/www.museum-ludwig.de\/en.html<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mostra &#8220;Transcorporealities&#8221; prende come punto di partenza il concetto della permeabilit\u00e0 dei corpi. 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