{"id":55954,"date":"2019-02-25T15:00:49","date_gmt":"2019-02-25T14:00:49","guid":{"rendered":"http:\/\/digicult.it\/?p=55954"},"modified":"2019-03-01T16:51:53","modified_gmt":"2019-03-01T15:51:53","slug":"ravi-agarwal-ecologies-of-loss","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/art\/ravi-agarwal-ecologies-of-loss\/","title":{"rendered":"Ravi Agarwal: Ecologies of Loss"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Il <strong>Parco Arte Vivente (PAV)<\/strong> presenta <em><strong>Ecologies of Loss<\/strong><\/em>, la prima mostra individuale italiana dell\u2019artista indiano <strong>Ravi Agarwal<\/strong>. Curata da <strong>Marco Scotini<\/strong>, questa mostra continua la ricerca nella relazione tra pratiche artistiche e pensiero ecologico nel contesto asiatico, iniziata con la mostra individuale dell\u2019artista cinese <strong>Zheng Bo<\/strong>. Questa ricerca si pone l\u2019obiettivo di fare il punto sulla \u201ccentralit\u00e0 dell\u2019Asia nel clima di crisi\u201d, come ha affermato <strong>Amitav Ghosh<\/strong>.<\/p>\n<p>In qualit\u00e0 di maggior rappresentante della scena artistica indiana, Agarwal ha guidato per decenni una pratica interdisciplinare da artista, fotografo, attivista ambientale, scrittore e curatore. Le sue opere esplorano questioni vitali dell\u2019era contemporanea come ecologia, societ\u00e0, spazi urbani e rurali, e capitali.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-55963 aligncenter\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Ravi1.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Ravi1.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Ravi1-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Per pi\u00f9 di 40 anni la fotografia \u00e8 stato il mezzo prediletto da Agarwal, anche se durante gli ultimi dieci anni il suo lavoro si \u00e8 allargato grazie all\u2019aggiunta di installazioni, video, interventi artistici pubblici e diari come elementi integranti dei suoi progetti di ricerca a lungo termine. La natura decentralizzata del suo approccio (plurale, frattale, polifonico) colloca Agarwal tra quegli esponenti di una scienza nomade (Deleuze e Guattari) che agiscono contro esempi totalitari e teoretici a favore di forme di conoscenza minori, frammentarie e locali.<\/p>\n<p>Mosso dal desiderio di riprendersi il controllo dei poteri autonomi e collettivi sottratti al capitalismo, all\u2019autogestione e all\u2019auto-governo, alla cooperazione nel lavoro umano ed extra-umano, Agarwal registra i cambiamenti in corso nell\u2019ambiente, a partire dalla consapevolezza delle perdite. Questo \u00e8 chiaramente espresso dal titolo della mostra, \u201cEcologies of Loss\u201d, studiata appositamente per il PAV di Torino.<\/p>\n<p>In questo senso, trattandosi della sua prima mostra individuale in Italia, cerca di raccogliere nuclei di opere disposte cronologicamente nel corso degli anni, da <em><strong>Alien Waters a Else All Will Be Still<\/strong><\/em>. All\u2019interno di queste vaste aree di ricerca, la perdita di specie animali (la comunit\u00e0 di avvoltoi dell\u2019Asia meridionale) non \u00e8 diversa dalla minaccia di estinzione della coltura della calendula (la sua economia sostenibile e rituali significativi), la perdita del fiume Yamuna \u00e8 uguale a quella del linguaggio (con il ricorso alla letteratura antica Sangam scritta in tamil), fino alla perdita del s\u00e9 soggettivo secondo una logica di interconnessione tra ecosistemi per mezzo della quale nessun elemento pu\u00f2 essere isolato dagli altri.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-55964 aligncenter\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Ravi2.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Ravi2.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Ravi2-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Tuttavia, l\u2019aspetto fondamentale e originale del lavoro artistico e attivistico di Ravi Agarwal \u00e8 stato definito da molti come \u201cecologia personale\u201d dal 2002, da quando cio\u00e8 il suo lavoro \u00e8 stato presentato a <strong>Documenta XI<\/strong> e quando l\u2019argomento ecologia non era ancora in agenda. In sostituzione alla definizione di \u201cecologia personale\u201d, risulterebbe pi\u00f9 adeguata quella di \u201cecologia dello stesso\u201d, usando una derivazione da Foucault, che in altre parole significa l\u2019implicazione dell\u2019autobiografia personale all\u2019interno dell\u2019ambiente, come componente indissociabile dello stesso.<\/p>\n<p>Per questo motivo, l\u2019ambiente non pu\u00f2 essere unicamente naturale ma deve anche essere psicologico, sociale, linguistico, semiotico, mitologico ecc. Da questo punto di vista, il lavoro presentato alla <strong>Biennale di Yinchuan<\/strong> \u00e8 particolarmente emblematico. Il suo titolo, <em><strong>Room of the Seas and Room of Sands<\/strong><\/em>\u00a0fa riferimento a due aree della vita dell\u2019artista connesse dall\u2019elemento comune della sabbia.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-55965 aligncenter\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Ravi3.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Ravi3.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Ravi3-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Due contesti ecologici, il fiume non \u00e8 solo un corpo d\u2019acqua che scorre attraverso la citt\u00e0, ma un canale di centinaia di relazioni interconnesse allo stesso, ai suoi abitanti e con la natura. Le sue opere sono state esposte in <strong>mostre internazionali<\/strong>, tra cui la Biennale di Yichuan (2018), la Biennale di Kochi (2016), la Biennale di Sharjah (2013) e Documenta XI (2002). Ravi Agarwal \u00e8 il fondatore e direttore del Toxic Link ambientale NGO.<\/p>\n<p>La mostra \u00e8 stata allestita grazie al supporto della Compagnia di San Paolo, della Fondazione CRT, della Regione Piemonte e della Citt\u00e0 di Torino.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"http:\/\/parcoartevivente.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/parcoartevivente.it\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Parco Arte Vivente (PAV) presenta Ecologies of Loss, la prima mostra individuale italiana dell\u2019artista indiano Ravi Agarwal. 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