{"id":55732,"date":"2019-02-04T11:00:49","date_gmt":"2019-02-04T10:00:49","guid":{"rendered":"http:\/\/digicult.it\/?p=55732"},"modified":"2019-03-01T11:45:31","modified_gmt":"2019-03-01T10:45:31","slug":"la-fabrique-du-vivant-the-fabric-of-the-living","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/slider\/la-fabrique-du-vivant-the-fabric-of-the-living\/","title":{"rendered":"La Fabrique du Vivant (La Fabbrica del Vivente)"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Dal 20 Febbraio nella Galleria 4 al <strong>Centre Pompidou<\/strong>, <strong><em>La Fabrique du Vivant [La Fabbrica dei Viventi]&nbsp;<\/em><\/strong>ripercorre un\u2019archeologia del vivere della vita artificiale. Questa mostra collettiva offre una presentazione di prospettiva del lavoro recente di circa cinquanta designer, oltre alla ricerca da laboratori scientifici. Organizzata come parte della terza edizione del ciclo <strong><em>Mutation\/ Creations<\/em><\/strong>, <em>Le Fabrique du&nbsp; Vivant<\/em>, in associazione con IRCAM, avvia un dialogo con la mostra monografica dedicata all\u2019artista brasiliana <strong>Erika Verzutti<\/strong>, nella <strong>Galleria 3<\/strong>.<\/p>\n<p>Decisamente lungimirante, Mutations \/ Creations \u00e8 il laboratorio annuale di creazione e innovazione del Centre Pompidou, che esplora i legami tra arte, scienza, ingegneria e innovazione. Riunisce artisti, ingegneri, scienziati e imprenditori, tutti gli attori del &#8220;sensibile&#8221; e dell'&#8221;intelligibile&#8221; che danno forma e infrangono il nostro presente.<\/p>\n<p>Dopo una prima edizione del 2017 dedicata alle tendenze progettuali e produttive della stampa 3D, una seconda edizione del 2018 che esplora la storia del codice digitale e la sua appropriazione artistica a partire dagli anni &#8217;60, questa terza edizione esamina il vivente e i suoi protocolli di (ri)creazione. Al crocevia tra i campi disciplinari, <em>Mutations \/ Creations 3&nbsp;<\/em>convoca l&#8217;arte visiva e digitale, il design e la parola attraverso una mostra collettiva, <em>La Fabrique du Vivant<\/em>, la prima mostra monografica europea sull&#8217;artista brasiliana Erika Verzutti, e la terza edizione del Vertigo forum, organizzato dall&#8217;Istituto IRCAM.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-55736\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Fabric1.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Fabric1.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Fabric1-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Nell&#8217;era digitale sta emergendo una nuova interazione tra la creazione e i campi delle scienze della vita, delle neuroscienze e della biologia sintetica. L&#8217;attenzione si concentra ora sulla materia stessa. La nozione di &#8220;vivere&#8221; assume una nuova forma di artificialit\u00e0, a met\u00e0 strada tra inerzia e slancio. Il &#8216;vivere&#8217; abbraccia il campo fisico della materia e l&#8217;immaterialit\u00e0 del mondo digitale. Le biotecnologie sono oggi un mezzo utilizzato da artisti, designer o architetti. Gli strumenti di simulazione digitale ci permettono ora di ricreare l&#8217;abitare.<\/p>\n<p>Il design ha un approccio interdisciplinare, tra biologia e genetica, come un artefatto biotecnologico dove la materia viva detta la forma. Si rivolge ora alla &#8220;bioproduzione&#8221; e alle nuove &#8220;tecnologie dirompenti&#8221; intorno alla materia vivente. I biomateriali, ottenuti da vita organica (funghi micelio, alghe laminari, batteri e lieviti, ecc.) hanno portato a nuovi oggetti sostenibili e biodegradabili.<\/p>\n<p>Per creare una scultura architettonica sul posto, appositamente progettata per la mostra, l&#8217;artista americano <strong>David Benjamin (The Living)&nbsp;<\/strong>utilizza un nuovo metodo costruttivo basato su mattoni di fungo micelio che crescono insieme e sono assemblati mediante bio-saldatura. I microrganismi si trasformano in mezzo architettonico e in materiale da costruzione. Lo studio dei comportamenti della vita (animali o piante) porta ad una progettazione architettonica innovativa che produce nuove forme di natura, tra ecosistema digitale e sistemi viventi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-55737\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Fabric2.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Fabric2.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Fabric2-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Gli artisti mettono in discussione i legami tra il vivere e l\u2019artificiale, cosi come i processi di ricreazione artificiale della vita; la manipolazione di procedimenti chimici sulla materia vivente; opere auto-generanti con forme sempre mutevoli; opere ibride di materia organica e materiale industriale, o l&#8217;ibridazione di cellule umane e vegetali.<\/p>\n<p>In questa era di tecnologia digitale, gli artisti attingono dal mondo della biologia, sviluppando nuovi ambiti politici e sociali basati sul problema della vita. Circa cento progetti saranno resi pubblici, compreso parecchi creati specialmente per la mostra. La vera questione di questa mostra \u00e8 il cambiamento, come certi lavori subiscono un processo di crescita o decadenza. IRCAM presenta l\u2019installazione <strong><em>Biotipe&nbsp;<\/em><\/strong>composta da <strong>Jean-Luc Herv\u00e9<\/strong>, che si inserisce nel percorso espositivo come un organismo vivente.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-55738\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Fabric3.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Fabric3.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Fabric3-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p><strong>Artisti, designer e architetti della mostra includono<\/strong>: Shamees Aden; Laure Albin Guillot; Fran\u00e7ois Azambourg; Heather Barnett; Sonja Ba\u00fcmel e Manuel Selg; Hicham Berrada; Burton Nitta (Michael Burton e Michiko Nitta); Julian Charri\u00e8re; Natsai Audrey Chieza; Amy Congdon; The Disease Biophysics Group della Harvard University; Alexandra Daisy Ginsberg; Guillian Graves (Big Bang Project); Andreas Greiner; Ernst Haeckel; Perry Hall; Eduardo Kac; Amy Karle; MIT Media Lab (Cindy Hsin-Liu Kao); Officina Corpuscoli; Neri Oxman &amp; The Mediated Matter Group, MIT; Claudia Pasquero e Marco Poletto (EcoLogicStudio); Pamela Rosenkranz; Daan Roosegaarde; Studio Formafantasma; The Tissue Culture &amp; Art Project (Oron Catts &amp; Ionat Zurr); Elaine Whittaker e molti altri.<\/p>\n<hr>\n<p><u><a href=\"https:\/\/www.centrepompidou.fr\/en\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/www.centrepompidou.fr\/en<\/a><\/u>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal 20 Febbraio nella Galleria 4 al Centre Pompidou, La Fabrique du Vivant [La Fabbrica dei Viventi]\u00a0ripercorre un\u2019archeologia del vivere della vita artificiale. 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