{"id":55466,"date":"2018-12-14T11:00:06","date_gmt":"2018-12-14T10:00:06","guid":{"rendered":"http:\/\/digicult.it\/?p=55466"},"modified":"2019-01-09T10:48:30","modified_gmt":"2019-01-09T09:48:30","slug":"what-ought-to-be-done-work-and-life-of-harun-farocki","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/art\/what-ought-to-be-done-work-and-life-of-harun-farocki\/","title":{"rendered":"What Ought to Be Done? Il lavoro e la vita di Harun Farocki"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Dal 2015, il <strong>Museo Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea, Corea (MMCA) <\/strong>organizza mostre e programmi che esprimono l\u2019intenso rapporto tra arte e cinema come una delle aree pi\u00f9 prolifiche della creativit\u00e0 e dell\u2019impatto estetico in grado di definire il nostro tempo e la nostra cultura. Gli artisti sono sempre andati alla ricerca di nuove possibilit\u00e0, in generale, per produrre film e immagini in maniera innovativa. In seguito alle mostre di <strong>Philippe Garrel<em>\u2013 A Dazzling Despair\u00a0<\/em><\/strong>(2015) e di <strong>Jonas Mekas<em>\u2013 Again, Again, It All Comes Back to Me in Brief Glimpses\u00a0<\/em><\/strong>(2017), siamo lieti di presentare il lavoro di <strong>Harun Farocki\u00a0<\/strong>(1944-2014).<\/p>\n<p>Offrendo delle visioni sul modo in cui le immagini sono utilizzate per comprendere e controllare il mondo, Farocki critica la violenza dei media e della tecnologia industriale \u00a0nei confronti dell\u2019umanit\u00e0. Esplorando il background dei fenomeni socioculturali e tracciando l\u2019identit\u00e0 delle immagini che accompagnano le potenze che oggi governano il mondo, la sua opera trasmette la speranza che il cinema svolga un ruolo importante nel ripristinare la razionalit\u00e0 in un\u2019epoca di antirazionalismo. La ricerca e l\u2019analisi dei media e delle immagini di Farocki propongono nuove prospettive su altri aspetti del lavoro, della guerra e della tecnologia.<\/p>\n<p>La serie <strong><em>Parallel I-IV\u00a0<\/em><\/strong>(2012-2014) adotta un approccio epistemologico nel rapporto tra realt\u00e0 e immagini analizzando tecnologie di rappresentazione come la grafica digitale. Partendo dalle immagini grafiche utilizzate nei primi giochi per computer, per poi passare alle immagini quasi dettagliate quanto le loro controparti reali e persino alla costruzione della realt\u00e0 virtuale, questa serie giustappone una gamma di immagini di standard diversi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-55467\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Harun1.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Harun1.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Harun1-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p><strong><em>Interface\u00a0<\/em><\/strong>(1995), la prima video installazione realizzata per una mostra d\u2019arte, confronta e analizza la disposizione e la modifica delle immagini, e anche il rapporto tra due immagini in parallelo, riproducendo i documentari di Farocki su due monitor in una sala di montaggio. Harun Farocki adotta un approccio archeologico per esaminare la gestione delle immagini relative al lavoro.<\/p>\n<p><strong><em>Workers Leaving the Factory in Eleven Decades\u00a0<\/em><\/strong>(2006) \u00e8 una video installazione a 12 canali. Il primo documentario nella storia (di 46 secondi), <strong><em>Workers Leaving the Lumi\u00e9re Factory in Lyon<\/em><\/strong>, realizzato nel 1895 dai fratelli Lumi\u00e8ere, mette in scena degli operai che escono da una fabbrica. Utilizzando il primo film mai uscito come <em>leitmotiv<\/em>, Farocki incorpora altre undici scene di operai che escono dai loro posti di lavoro, selezionati tra migliaia di film e spezzoni di filmati girati negli undici anni di storia della cinematografia.<\/p>\n<p><strong><em>Comparison via a Third\u00a0<\/em><\/strong>(2007) descrive diversi tipi di lavoro che coesistevano dalla Rivoluzione Industriale. L\u2019invenzione dei macchinari per la produzione ha trasformato le industrie manuali in sistemi di produzione di massa, indirizzando cos\u00ec la sostituzione della manodopera dai macchinari.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-55468\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Harun2.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Harun2.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Harun2-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Avviato da <strong>Antje Ehmann\u00a0<\/strong>e Harun Farocki nel 2011, il workshop <strong><em>Labour in a Single Shot\u00a0<\/em><\/strong>\u00e8 stato girato in 15 citt\u00e0 in tutto il mondo fino alla morte improvvisa di Farocki nel 2014. Altre tre citt\u00e0 sono state aggiunte al progetto dal 2017. <em>Labour in a Single Shot\u00a0<\/em>riproduce video di lavori in corso in tutto il mondo, ciascuno dei quali viene ripreso in un unico scatto continuo.<\/p>\n<p>Questa mostra personale espone opere prodotte in 16 citt\u00e0, tra cui la recente aggiunta di Vilnius, in Lituania. <em><strong>Workers Leaving Their Workplaces<\/strong>\u00a0<\/em>\u00e8 un altro progetto realizzato in 17 citt\u00e0 che registra operai che escono dai loro posti di lavoro proprio come quelli dei Lumie\u00e8res che lasciano la fabbrica a Lione. Questo lavoro suggerisce la possibilit\u00e0 di contemplare la nostra epoca, regione, storia e momenti attraverso l\u2019atto di girare video.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-55469\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Harun3.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Harun3.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Harun3-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Questa mostra, curata da <strong>Eunhee Kim\u00a0<\/strong>con la collaborazione di Antjie Ehmann, sar\u00e0 accompagnata dalle proiezioni dei 48 film di Farocki al teatro <strong>MMCA Film and Video<\/strong>.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"http:\/\/www.mmca.go.kr\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.mmca.go.kr<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In seguito alle mostre di Philippe Garrel\u2013 A Dazzling Despair\u00a0(2015) e di Jonas Mekas\u2013 Again, Again, It All Comes Back to Me in Brief Glimpses\u00a0(2017), il Museo Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea della Corea (MMCA)  \u00e8 lieto di presentare il lavoro di Harun Farocki\u00a0(1944-2014). 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