{"id":54133,"date":"2018-04-12T13:20:58","date_gmt":"2018-04-12T11:20:58","guid":{"rendered":"http:\/\/digicult.it\/?p=54133"},"modified":"2018-04-30T17:43:18","modified_gmt":"2018-04-30T15:43:18","slug":"still-life-the-second-iteration-of-an-exhibition-by-rhonda-holberton","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/art\/still-life-the-second-iteration-of-an-exhibition-by-rhonda-holberton\/","title":{"rendered":"\u201cStill Life\u201d: la seconda riproposizione di una mostra di Rhonda Holberton"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Mentre ambienti virtuali e bot autonomi si infiltrano nelle nostre case, e il computer che teniamo perennemente in mano stanno cambiando il ruolo del corpo in tutti gli ambiti della vita e del commercio, <strong><em>Still Life<\/em><\/strong> \u00e8 il tentativo di <strong>Rhonda Holberton<\/strong> di riscoprire il valore del corpo biologico attraverso il lavoro e la trasformazione della materia.<\/p>\n<p>La mostra presenta un&#8217;installazione video partecipativa, stampe tratte dalla realt\u00e0 aumentata, una stanza tappezzata con trame in rilievo derivate da tecniche CGI, polvere d&#8217;oro che Holberton ha raccolto dal paesaggio californiano, zanzare coltivate dal sangue dell&#8217;artista e manichini recuperati da una liquidazione di American Apparel.<\/p>\n<p>Nel complesso queste opere e questi oggetti si intrecciano per tessere un documento narrativo dell&#8217;artista che dia un senso alla sua e alla nostra vita in un paesaggio sempre pi\u00f9 smaterializzato. Come suggerito dal titolo <em>Still Life<\/em> (natura morta), questa mostra considera il rapporto tra immobilit\u00e0 e vita, inanimato e animato, nel mondo inondato di immagini di oggi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-54134\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/holberton1.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/holberton1.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/holberton1-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Mentre la natura morta del passato era il raro simbolo di uno status sociale, questa lenta tradizione si protrae ora in flussi di molteplicit\u00e0. Holberton riflette sulle classi dello smartphone, che organizzano in modo compulsivo e accurato,\u00a0 visualizzano e condividono digitalmente i loro effetti personali a velocit\u00e0 incredibile, sia per mezzo di immagini fisse (<strong><em>Just This One Thing<\/em><\/strong>) che animate (<strong><em>The Drone is not Distracted by the Perfume of Flowers<\/em><\/strong>).<\/p>\n<p>Eppure, invece di fotografie dei suoi oggetti mondani, Holberton presenta scansioni 3D accuratamente cucite all&#8217;interno di un ambiente di programmazione CGI. Questo processo di fabbricazione produce una nuova forma di &#8220;oggetto&#8221; che \u00e8 quasi fisico eppure del tutto artificiale. Confondendo ulteriormente il reale e l&#8217;irreale, nell&#8217;installazione video, (<strong><em>\/no stats the same<\/em><\/strong>), l&#8217;artista utilizza delle motion capture del proprio corpo per poi trapiantarle sulla scansione 3D di un modello maschile.<\/p>\n<p>La performance individua nella quantificazione digitale della pelle algoritmica e della coreografia umana computerizzata uno spazio di fluidit\u00e0 di genere, uno scambio di persona tra avatar sessuati. Di nuovo, l&#8217;importanza della realt\u00e0 e del luogo appaiono evidenti. <strong><em>Dust to Dust<\/em><\/strong> consiste in due opere con lo stesso nome che esplorano l&#8217;ideologia californiana dell&#8217;imprenditoria maschile e dei comportamenti predatori, che ha avuto inizio con la febbre dell&#8217;oro, \u00e8 proseguita con il boom tecnologico della Silicon Valley e oggi si pu\u00f2 riscontrare nella fiorente industria della cannabis.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-54135\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/holberton2.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/holberton2.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/holberton2-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Nella parte anteriore della galleria, una vetrina contiene 5 grammi di oro californiano recentemente estratto. Sul retro, una lampada per la coltivazione idroponica a spettro completo illumina due schermi che mostrano un <em>live-stream<\/em> di zanzare che l&#8217;artista ha allevato nel suo studio. In una performance videoregistrata, le zanzare mordono il braccio di Holberton, completando un passaggio necessario per il successo riproduttivo della zanzara femmina.<\/p>\n<p>Inoltre, la zanzara evoca l&#8217;emergere del virus Zika (e del pi\u00f9 recente Chikungunya) associato ad infertilit\u00e0, povert\u00e0 e cambiamenti climatici. Le opere <em>Dust to Dust <\/em>ci ricordano che mentre il divario bio-tecnologico diventa sempre pi\u00f9 sottile, dipendiamo ancora molto dallo &#8220;strato di terriccio da sei pollici e dalla pioggia&#8221;.<\/p>\n<p>Nel complesso <em>Still Life <\/em>presenta metafore e storie del corpo umano e di oggetti materiali per cristallizzare narrazioni disparate ma decisamente contemporanee: la tecnologia digitale, il riscaldamento globale, la religione e la politica sociale \/ identitaria in particolare.<\/p>\n<p>Holberton spiega: &#8220;Volevo inserirmi in un sistema locale che indicizzasse un sistema molto pi\u00f9 grande, ci\u00f2 che l&#8217;ecofilosofo <strong>Timothy Morton<\/strong> chiama un \u201ciperoggetto&#8221;; qualcosa di troppo grande e complicato per essere compreso da un singolo processore umano.&#8221; Lavorando con scultura, installazione e fotografia, Rhonda Holberton (1981, Fall Church, Virginia USA) utilizza un ibrido di pratiche scientifiche e metafisiche per rivelare una lettura simbolica di canoni empirici delle credenze comuni.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-54136\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/holberton3-723x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"723\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/holberton3-723x1024.jpg 723w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/holberton3-212x300.jpg 212w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/holberton3.jpg 760w\" sizes=\"auto, (max-width: 723px) 100vw, 723px\" \/><\/p>\n<p><strong>CULT | Aimee Friberg Exhibitions<\/strong> \u00e8 una galleria internazionale che presenta lavori all&#8217;avanguardia di artisti emergenti e affermati che collegano il formale, il concettuale e le indagini basate sui processi che esplorano la condizione umana. Fondata da <strong>Aimee Friberg <\/strong>nel 2013, CULT coinvolge i visitatori dentro e fuori dal white cube tradizionale, con una programmazione esperienziale che comprende conferenze, cene, visite guidate e mostre itineranti.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"http:\/\/www.rhondaholberton.com\/wp\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.rhondaholberton.com\/wp\/<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/transfergallery.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/transfergallery.com\/<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/cultexhibitions.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/cultexhibitions.com\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>CULT | Aimee Friberg Exhibitions presenta Still Life, la seconda edizione della mostra dell&#8217;artista Rhonda Holberton alla Transfer Gallery (Brooklyn, NY), con sede nella Baia di San Francisco. 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