{"id":53724,"date":"2018-03-13T11:00:21","date_gmt":"2018-03-13T10:00:21","guid":{"rendered":"http:\/\/digicult.it\/?p=53724"},"modified":"2018-03-21T19:45:28","modified_gmt":"2018-03-21T18:45:28","slug":"new-imaginaries-crypto-design","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/articles\/web\/new-imaginaries-crypto-design\/","title":{"rendered":"New Imaginaries for Crypto Design"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Il Deep Web evoca le immagini di un mondo criminale parallelo, luogo delle economie sommerse e del commercio illecito che non pu\u00f2 avvenire alla luce del sole. Questa immagine \u00e8 comprensibile se si considera la cattiva pubblicit\u00e0 che i canali criptati hanno ottenuto nel corso degli anni.<\/p>\n<p>Le notizie spesso riportano storie sensazionali di criminali informatici che in un vuoto virtuale legale all\u2019interno del Darknet, traffico d\u2019armi e tratta illecita di esseri umani, omicidi su commissione e spargimenti di sangue su siti web di contrabbando come Silk Road.<\/p>\n<p>Fughe di dati, come i Panama Papers, hanno ulteriormente politicizzato questo web \u201cinvisibile\u201d. Inoltre, il famoso documentario Deep Web (2015) ha aiutato a delineare un\u2019immagine drammatica di queste zone impenetrabili di internet come se fossero un\u2019insenatura illecita frequentata principalmente da fuorilegge, sfruttatori e pirati.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-53725\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/new1.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/new1.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/new1-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Spesso ci si riferisce ad internet attraverso metafore navali. Il web infatti, pu\u00f2 essere considerato un mare navigabile attraverso i motori di ricerca. Ovviamente, le metafore spesso servono per comprendere qualcosa di poco familiare mettendolo a confronto con qualcosa di comune. Una delle metafore pi\u00f9 diffuse nel Deep Web \u00e8 l\u2019iceberg.<\/p>\n<p>La punta dell\u2019iceberg, che emerge dalla superficie dell\u2019acqua, rappresenta la superficie del web che contiene tutti i dati che possono essere \u201cesplorati\u201d da motori di ricerca come Google, Yahoo, Opera o Bing. Immergendosi al di sotto della superficie, si raggiungono le zone pi\u00f9 profonde del Deep Web, che contengono un\u2019enorme quantit\u00e0 di dati che non possono essere indicizzati da nessuno dei motori di ricerca pi\u00f9 popolari.<\/p>\n<p>La parte di questo iceberg metaforico che si trova sott\u2019acqua rappresenta la conoscenza che le persone comuni hanno del Deep Web. Come sappiamo bene, il linguaggio visivo, i simboli e le metafore ci aiutano a descrivere, classificare e comprendere ci\u00f2 che ci circonda, sono punti di riferimento per la nostra mente. Le immagini spesso sono molto pi\u00f9 forti e influenti delle cose che rappresentano, basti pensare all\u2019icona della nuvoletta o della busta e del cestino nella vostra email.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-53726\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/new2.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/new2.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/new2-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Le immagini sono fondamentali nella formazione e nella produzione di significati. Di conseguenza, l\u2019immagine dell\u2019iceberg d\u00e0 una forma alla superficie del web e condiziona il modo in cui il Deep Web viene concepito. Per molti, il Deep Web sembra inaccessibile ai comuni utenti di internet \u2013 un club riservato ad esperti smanettoni, hacker e individui sospetti.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 mai capitato di mandare una mail con webmail? Avete mai pagato la vostra quota di una cena ad un amico tramite l\u2019online banking? Guardato film su Netflix? Letto un articolo su un sito protetto da una password? Molti di noi usano il Deep Web regolarmente senza saperlo. Come si possono comprendere le strutture che rendono possibile tutte queste azioni quotidiane? Quali interpretazioni visive fanno luce sull\u2019acqua alta per rivelare un\u2019immagine pi\u00f9 sfumata di quella dell\u2019iceberg?<\/p>\n<p>Questa mostra ci fa immergere nelle parti meno conosciute del web per far riaffiorare un tesoro di immaginari e metafore. Decodificher\u00e0 il \u201cprofondo\u201d, si far\u00e0 strada attraverso le sue porte antipanico apparentemente sprangate, esplorer\u00e0 i corridoi, far\u00e0 entrare la luce e\u00a0 uscire l\u2019aria viziata. Questa mostra \u00e8 il risultato di una call aperta ad artisti, designer e visionari che stanno realizzando nuove immagini del Deep Web.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-53727\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/new3.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/new3.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/new3-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p><strong>Patricia de Vries <\/strong>\u00e8 responsabile di progetto presso l\u2019<strong>Institute of Network Cultures<\/strong>, e si occupa del coordinamento dei progetti di ricerca attuali. Patricia ha una formazione accademica in Media Studies (BA), Cultural Analysis (MA) e Liberal Studies (MA). Nel corso degli anni, lavorando a stretto contatto con istituzioni mediatiche, culturali e di ricerca, assumendo ruoli diversi, ha maturato numerose esperienze lavorative nel campo della ricerca, dell\u2019editing e della gestione di progetti ed eventi.<\/p>\n<p>Tra le altre cose, ha lavorato come regista presso lo <strong>Studio K<\/strong>, come editor della rivista d\u2019arte <strong>Simulacrum<\/strong> e come assistente marketing e PR presso la <strong>Boom Publishing House<\/strong>. Dal 2010 al 2012 ha vissuto a New York dove ha lavorato come ricercatrice e addetta alla comunicazione presso l\u2019istituto di ricerca <strong>World Policy Institute<\/strong>, e come assistente del professor <strong>James Miller<\/strong> alla <strong>The New School for Social Research<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Gli artisti in mostra sono<\/strong>: Jonas Althaus, Jeanine van Berkel, Anna Bleakley, Camilo Cezar, F\u00e9licien Goguey, Arantxa Gonlag, Juhee Hahm, Abdelrahman Hassan, Kimberley ter Heerdt, Jake Henderson, Julia Janssen, Nikki Loef, Melani de Luca, Gianluca Monaco, Julia la Porte, Roos du Pree, Ren\u00e9e Ridgway, Yinan Song, Carlo ter Woord, Amy Wu.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-53728\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/new4.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/new4.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/new4-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Riflettendo sull\u2019impatto di queste tecnologie su identit\u00e0 e cittadinanza, lavoro digitale e finanza, al progetto <strong>State Machines: <\/strong><strong>Art, Work and Identity in an Age of Planetary-Scale Computation<\/strong> partecipano cinque partner storici: <strong>Aksioma<\/strong> (SI), <strong>Drugo More<\/strong> (HR), <strong>Furtherfield<\/strong> (UK), Institute of Network Cultures (NL) e <strong>NeMe<\/strong> (CY), insieme a un gruppo di artisti, curatori, teorici e uditori.<\/p>\n<p>State Machines si concentra sulla necessit\u00e0 di nuove forme d\u2019espressione e nuove pratiche artistiche per affrontare i problemi pi\u00f9 urgenti del nostro tempo e cerca di educare e dare la possibilit\u00e0 ai soggetti digitali di oggi di diventare i cittadini digitali attivi, impegnati ed efficienti di domani.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"http:\/\/www.neme.org\/nac\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.neme.org\/nac\/<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.statemachines.eu\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.statemachines.eu\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Molti di noi utilizzano regolarmente il Deep Web. Come possiamo cominciare a capire le strutture che rendono possibili tutte queste azioni quotidiane? Quali interpretazioni visive possono gettare luce sulle acque profonde e costituire una metafora pi\u00f9 particolareggiata di quella di un iceberg? A cura di Patricia de Vries, una mostra al NeMe Arts Centre di Cipro si immerge nelle aree meno conosciute del web.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":53731,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[328,52],"tags":[46,50],"class_list":["post-53724","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-news-agenda","category-web","tag-graphic-design","tag-hybrid-design","agenda-2018-03"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>New Imaginaries for Crypto Design &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/articles\/web\/new-imaginaries-crypto-design\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"New Imaginaries for Crypto Design &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[:en]Many of us use the Deep Web on a regular basis. 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