{"id":53493,"date":"2018-02-20T11:00:33","date_gmt":"2018-02-20T10:00:33","guid":{"rendered":"http:\/\/digicult.it\/?p=53493"},"modified":"2018-04-07T09:37:02","modified_gmt":"2018-04-07T07:37:02","slug":"hyperobjects-una-mostra-sulla-presente-crisi-ecologica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/news-agenda\/hyperobjects-una-mostra-sulla-presente-crisi-ecologica\/","title":{"rendered":"Hyperobjects: una mostra sulla presente crisi ecologica"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><strong>Ballroom Marfa<\/strong> ha presentato <strong><em>Hyperobjects<\/em><\/strong>, una mostra collettiva co-curata dal filosofo e professore della <strong>Rice University Timothy Morton<\/strong> e dalla direttrice e curatrice del Ballroom Marfa <strong>Laura Copelin<\/strong>, sviluppando alcuni punti della teoria di Morton per confrontarsi con la portata travolgente della crisi ecologica odierna.<\/p>\n<p>La mostra presenta installazioni del<strong> Center for Land Use Interpretation<\/strong>, di <strong>Megan May Daalder, Tara Donovan, Nance Klehm, Postcommodity, Emilija \u0160karnulyte e Sissel Marie Tonn<\/strong>, oltre ad oggetti e prestiti di <strong>David Brooks<\/strong>, del <strong>Center for Big Bend Studies<\/strong>, di<strong> Rafa Esparza<\/strong>, <strong>Raviv Ganchrow<\/strong>, <strong>Paul Johnson<\/strong>, <strong>Candice Lin<\/strong>, <strong>Long Now Foundation<\/strong>, <strong>Iv<\/strong><strong>\u00e1<\/strong><strong>n Navarro<\/strong>, <strong>Rio Grande Research Center, Oscar Santill\u00e1n<\/strong>, e <strong>A. Michael Powell Herbarium<\/strong> .<\/p>\n<p>Morton si chiede: dove ci troviamo? Marfa, Texas, Stati Uniti, Terra &#8230;? Quando? Questa settimana? Quest&#8217;anno? La nostra vita? L&#8217;era del capitalismo? L&#8217;era dell&#8217;uomo sulla Terra? E poi, chi siamo? Esseri umani? Cos&#8217;\u00e8 l&#8217;umanit\u00e0? Possiamo dire di trovarci in un modo non misogino o razzista o specista? Come possiamo discutere la nostra azione sulla biosfera?<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-53495\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/hyper1.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/hyper1.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/hyper1-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Nel suo saggio del 2013, <strong>\u201cHyperobjects: Philosophy and Ecology After the End of the World\u201d<\/strong>, Morton definisce gli <em>hyperobjects <\/em>(iperoggetti) come entit\u00e0 incredibilmente vaste\u00a0 e apparentemente incomprensibili: riscaldamento globale, residui plastici nell&#8217;oceano, rifiuti nucleari. Morton sostiene che gli iperoggetti creino una consapevolezza ecologica che va ben oltre la normale comprensione umana.<\/p>\n<p>Per capire un iperoggetto dobbiamo trasformare il modo in cui vediamo e sperimentiamo l&#8217;universo. In linea con questa idea, la mostra cerca di dare vita ad incontri con opere d&#8217;arte e oggetti non artistici che decentrino ed espandano la scala della percezione umana. Attraverso l&#8217;estetica, l&#8217;esperienza sensoriale diretta, indagini speculative e drammatiche fluttuazioni di scala, gli artisti in <em>Hyperobjects<\/em> riflettono sulle varie sfaccettature di questa teoria monumentale.<\/p>\n<p>A tal scopo, Tara Donovan realizza un&#8217;iterazione site-specific dell&#8217;opera <strong><em>Untitled (Plastic Cups)<\/em><\/strong>, dove applica il processo scultoreo alle propriet\u00e0 fondamentali di un oggetto, in questo caso un bicchiere di plastica, su una scala che trasforma il bicchiere in qualcosa di completamente altro.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-53494\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/hyper2.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/hyper2.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/hyper2-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>L&#8217;installazione video immersiva di Emilija \u0160karnulyte rappresenta rilevatori di neutrini e sottomarini nucleari dal punto di vista di un antropologo di un futuro lontano. <strong><em>Mirrorbox<\/em><\/strong> di Megan May Daalder \u00e8 un doppio casco da indossare, inventato dall&#8217;artista che riflette e combina le caratteristiche facciali dei partecipanti, abbattendo i confini percepiti tra s\u00e9 e gli altri.<\/p>\n<p>Sissel Marie Tonn installa una nuova configurazione del suo <strong><em>Intimate Earthquake Archive<\/em><\/strong>, che consente ai visitatori di indossare giubbotti che trasmettono i dati sismici dai terremoti causati dalle estrazioni di gas. Nance Klehm scava buche nel giardino del Ballroom: scavando, creando cumuli, analizzando il terreno, catalogando i detriti, offre ai visitatori l&#8217;opportunit\u00e0 di essere fisicamente immersi nella terra.<\/p>\n<p>Il collettivo di artisti Postcommodity prende in esame il confine tra Stati Uniti e Messico con un&#8217;installazione sonora che drammatizza la cooptazione del mito, della lingua e della voce messa in atto dal governo per trattenere i migranti che si spostano nel territorio. Per comprendere le interazioni umane con il territorio degli Stati Uniti, il <strong><em>Center for Land Use Interpretation (CLUI)<\/em> <\/strong>studia e mappa questi fenomeni all\u2019interno della\u00a0 giurisdizione del Texas occidentale.<\/p>\n<p>Copelin e Morton hanno anche inserito oggetti provenienti dai reperti botanici, geologi e antropologici locali di Marfa e della regione di Trans-Pecos, concesse in prestito dai partner accademici della <strong>Sul Ross State University<\/strong>: <strong>Center for Big Bend Studies<\/strong>, <strong>Rio Grande Research Center<\/strong> e<strong> A. Michael Powell Herbarium<\/strong>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-53496\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/hyper3.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/hyper3.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/hyper3-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Distribuite tra prototipi e manufatti vi sono opere d&#8217;arte e oggetti di David Brooks, Rafa Esparza, Raviv Ganchrow, Paul Johnson, Candice Lin, della Fondazione Long Now, Iv\u00e1n Navarro e Oscar Santill\u00e1n. Ballroom Marfa collabora con organizzazioni di ricerca locali, regionali e nazionali in una serie di programmi supplementari correlati alla mostra che avvicinano i partecipanti alla singolare ecologia del Trans-Pecos.<\/p>\n<p>Tra i partner del progetto si possono citare il <strong>Borderlands Research Institute <\/strong>e il <strong>Rice University\u2019s Center for Energy &amp; Environmental Research in the Human Sciences<\/strong> <strong>andT he Nature Conservancy<\/strong>. Il catalogo, prodotto in concomitanza con la mostra, comprender\u00e0 i contributi di <strong>Olafur Eliasson, Kathelin Gray, Morton, Ben Rivers, Kim Stanley Robinson, Mark von Schlegell<\/strong>, degli artisti presenti nella mostra e di altri che presto saranno annunciati.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ballroommarfa.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.ballroommarfa.org\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Curata da Laura Copelin e Timothy Morton, una mostra collettiva che raccoglie spunti tratti dalla teoria di Morton per affrontare la vastit\u00e0 della crisi ecologica di oggi. 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