{"id":52843,"date":"2017-11-27T11:00:34","date_gmt":"2017-11-27T09:00:34","guid":{"rendered":"http:\/\/digicult.it\/?p=52843"},"modified":"2020-12-11T10:39:47","modified_gmt":"2020-12-11T09:39:47","slug":"florian-hecker-hallucination-perspective-synthesis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/articles\/sound\/florian-hecker-hallucination-perspective-synthesis\/","title":{"rendered":"Florian Hecker. Hallucination, Perspective, Synthesis"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><strong>Florian Hecker<\/strong> \u00e8 un artista che crea opere acustiche usando come materiali i suoni sintetici e i processi uditivi dei visitatori. Le sue composizioni spaziali generate al computer drammatizzano riflessioni su psicoacustica, stimoli fisico-oggettivi, e i loro effetti individuali, psicologici e fisici.<\/p>\n<p>Dalle sue complesse installazioni multicanale emerge una presenza scultorea che rappresenta un punto di rottura rispetto alla concezione di un mondo coerente e continuo, fatto di coordinate identificabili e punti di riferimento. Per <strong><em>Hallucination, Perspective, Synthesis<\/em><\/strong>, curata da <strong>Vanessa Joan M\u00fcller<\/strong>, lo spazio espositivo della <strong>Kunsthalle Wien<\/strong> diventa una cassa di risonanza e un set per eventi sonori che vanno oltre la descrizione e la categorizzazione linguistica.<\/p>\n<p>Collocata nel centro dello spazio espositivo, <strong><em>Resynthese FAVN<\/em><\/strong> \u00e8 un\u2019ampia elaborazione di <strong><em>FAVN<\/em><\/strong>, un lavoro presentato all\u2019<strong>Alte Oper<\/strong> di Francoforte nel 2016. <em>FAVN<\/em> \u00e8 un&#8217;opera astratta che rievoca le riflessioni della psicofisica tardo-ottocentesca, nonch\u00e9 il <strong><em>Preludio al pomeriggio di un fauno<\/em><\/strong> di <strong>Debussy<\/strong>, a sua volta riadattamento musicale de <strong><em>Il pomeriggio di un fauno<\/em><\/strong> di <strong>St\u00e9phane Mallarm\u00e9<\/strong>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-52844\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/hecker1.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/hecker1.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/hecker1-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>Prendendo queste coordinate come punto di partenza, <em>Resynthese FAVN<\/em> \u00e8 il prodotto di un\u2019analisi minuziosa e computerizzata che trasforma e risintetizza l\u2019opera originale di Hecker. La poetica di Mallarm\u00e9 gi\u00e0 traccia i confini sfocati tra realt\u00e0 e immaginazione, percezione sensoriale e allucinazione, e cos\u00ec pure la composizione di Debussy.<\/p>\n<p><em>Resynthese FAVN<\/em> fa leva su queste ambivalenze, costringendo gli ascoltatori ad esplorare il proprio modo di percepire realt\u00e0 acustiche fluttuanti attraverso processi algoritmici di generazione del suono. Durante la mostra, nel corso della giornata, \u00e8 possibile ascoltare otto diverse versioni di questo pezzo, e ad ogni ripetizione l\u2019opera gradualmente si cristallizza, acquisendo un profilo pi\u00f9 nitido e definito.<\/p>\n<p>Significativa \u00e8 l\u2019intensificazione concettuale delle tendenze tardo-ottocentesche incarnate dall\u2019opera di Debussy: in particolare la quantificazione dei sensi e l\u2019esplicita esposizione del timbro. Prodotti sullo sfondo di una scena ridotta all&#8217;essenziale, questi suoni complessi sono presentati come un qualcosa che non pu\u00f2 essere ricondotto ad alcuna sorgente conosciuta.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-52845\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/hecker2.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/hecker2.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/hecker2-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>In definitiva, la nostra percezione acustica decodifica questi suoni come oggetti sensoriali che provengono da diverse fonti. <em>Resynthese FAVN<\/em> in tal modo problematizza anche la nozione di percezione singolare o autonoma. Lo stesso accade nelle altre due opere esposte in sale pi\u00f9 piccole.<\/p>\n<p>Con arpeggi ascendenti, glissando distorti, toni completamente statici ed esplosioni di rumore, <strong><em>Affordance<\/em><\/strong> (2013) sfida qualunque aspettativa che possa emergere da quanto ascoltato in precedenza. Totalmente sintetico, il brano \u00e8 basato su suoni letteralmente \u201cmai uditi prima d\u2019ora\u201d, dando vita ad un\u2019ontologia musicale che nessun processo di ascolto \u00e8 pienamente in grado di cogliere.<\/p>\n<p>Basata su un sistema di accordatura altamente standardizzato, la seconda opera creata per <em>Hallucination, Perspective, Synthesis<\/em>, si concentra anche su che tipo di intensit\u00e0 si inneschi nel sistema uditivo dell\u2019ascoltatore e attraverso quale tipo di stimolo acustico. Con la loro messa in scena rigorosamente formale, i lavori di Hecker esaltano uno spazio sensoriale capace di sconvolgere la coesione strutturale dell\u2019esperienza e di aprirsi a quella che Mallarm\u00e9 ha definito come un\u2019esperienza \u201callucinatoria\u201d di qualcosa che non pu\u00f2 essere definito attraverso una chiara descrizione verbale.<\/p>\n<p>Florian Hecker crea scenari che richiedono un pubblico la cui ricezione da sola li porti prima di tutto ad impiegare il loro intero spettro tonale e psicoacustico. Le opere producono una forma di immaterialit\u00e0 che viene percepita e materializzata attraverso il processo strettamente soggettivo dell\u2019incontro con le stesse.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-52846\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/hecker3.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/hecker3.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/hecker3-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/p>\n<p>L\u2019esame della modernit\u00e0 compositiva post-bellica e dell\u2019audiologia incontra le riflessioni dell\u2019Arte Concettuale e del Minimalismo sul coinvolgimento dello spettatore e la soggettivazione dell\u2019oggettivit\u00e0 data: sulla prospettiva e sulla situazione.<\/p>\n<p>Florian Hecker (nato ad Augusta nel 1975) vive e lavora a Funchal, Madera e a Edimburgo, Scozia. Ha studiato arte all\u2019<strong>Accademia di Belle Arti <\/strong>di Vienna oltre a linguistica computazionale e psicolinguistica all\u2019<strong>Universit\u00e0 di Monaco<\/strong>. Attualmente Hecker \u00e8 Chancellor\u2019s Fellow all\u2019<strong>Universit\u00e0 di Edimburgo<\/strong>.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"http:\/\/www.kunsthallewien.at\/#\/en\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.kunsthallewien.at\/#\/en<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;artista tedesco Florian Hecker lavora con suoni sintetici, performance e installazioni che trattano temi cari agli sviluppi compositivi nella modernit\u00e0 del dopoguerra e alla psicofisica di fine Ottocento. 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