{"id":52568,"date":"2017-10-30T15:00:55","date_gmt":"2017-10-30T13:00:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/?p=52568"},"modified":"2017-11-01T20:37:34","modified_gmt":"2017-11-01T18:37:34","slug":"seth-price-social-synthetic","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/articles\/web\/seth-price-social-synthetic\/","title":{"rendered":"Seth Price &#8211; Social Synthetic"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Il<strong> Museum Brandhorst<\/strong> presenta la prima mostra antologica internazionale dell\u2019artista americano <strong>Seth Price<\/strong> (1973). L&#8217;esposizione \u00e8 costituita da pi\u00f9 di 100 opere tra sculture, film, fotografie, design, dipinti, video, abbigliamento e tessuti, web design, musica e poesia. Sin dagli inizi della sua carriera artistica, Price esplora in maniera programmatica il terreno creativo che si estende al di l\u00e0 delle arti visuali.<\/p>\n<p>L&#8217;artista attinge alle forme di produzione e commercializzazione dell\u2019industria musicale, del mondo della moda e dell&#8217;editoria e si serve delle loro dinamiche all\u2019interno della propria arte. Il suo lavoro tratta dei cambiamenti radicali che hanno interessato la cultura visiva e che sono andati di pari passo con l\u2019onnipresente ascesa dei media digitali.<\/p>\n<p>Seth Price appartiene alla generazione nata prima dell\u2019avvento di internet. Come altri suoi coetanei \u00e8 stato un testimone diretto delle varie tappe che hanno portato alla sua diffusione: i primi videogiochi e i primi programmi degli anni \u201980, la cui estetica fatta di pixel \u00e8 diventata quasi un consapevole marchio di fabbrica; internet come luogo di varie politiche utopiche negli anni \u201990, periodo in cui si credeva che le nuove tecnologie avessero un potenziale di democratizzazione; e infine, la completa digitalizzazione di tutti gli aspetti della vita attraverso il web 2.0 e lo smartphone all&#8217;inizio del XXI secolo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/price1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-52569\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/price1.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/price1.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/price1-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Dal 2001 in poi, la digitalizzazione \u00e8 progressivamente diventata un catalizzatore delle crisi sociali, dalla \u201cLotta al Terrorismo\u201d, che \u00e8 stata anche una guerra di immagini, alla crisi del sistema finanziario. La pratica artistica di Seth Price si \u00e8 evoluta in parallelo a questi conflitti e in relazione ai modelli di desiderio che governano la vita di una societ\u00e0 globale e neoliberale. Uno dei temi centrali dell\u2019opera di Price \u00e8 lo status di minaccia in cui vive il soggetto.<\/p>\n<p>Di fronte ai drammatici sconvolgimenti di un presente mediatizzato, il s\u00e9 si ritira sempre di pi\u00f9 in superficie o diventa visibile in virt\u00f9 della propria assenza: le <strong><em>Vacuum Forms<\/em><\/strong> (2004-2012) di Price sono rilievi plastici di parti del corpo umano sottovuoto, le sue <strong><em>Silhouettes<\/em><\/strong> (2007-2009) riprendono da internet immagini digitali dei gesti pi\u00f9 intimi della comunicazione umana \u2013 come baci o strette di mano &#8211; per trasformarli in ambienti negativi.<\/p>\n<p>Le lightbox esposte al piano terra del Museum Brandhorst (realizzate tra il 2016 e il 2017) si basano su studi fotografici della pelle umana realizzati con software per le immagini satellitari. Alcune opere non hanno una struttura fissa, e possono essere installate in maniera diversa in base allo spazio e al contesto: possono essere piegate, arrotolate o accartocciate e appese sui muri, sul soffitto o per terra.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/price2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-52570\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/price2.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/price2.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/price2-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Molte opere giocano in parte sulla flessibilit\u00e0 e sull\u2019ubiquit\u00e0 delle immagini che circolano sul web in forma di file digitali. Ad esempio, nelle sue sculture in polietilene (2004-2008) Price utilizza fotogrammi tratti dai video di propaganda jihadisti. I lavori esposti trasmettono il senso del paesaggio emotivo dei primi anni del XXI secolo.<\/p>\n<p>In mostra si trovano carne e pelle, loghi commerciali, rifiuti e spazzatura, moda e design, packaging, immagini di orrore, schermi luminosi, commedia e brutalit\u00e0, videogiochi e superfici di lusso. Alcune di queste opere oggi possiedono quasi uno status iconico.<\/p>\n<p>Nei suoi <strong><em>Vintage Bombers<\/em><\/strong>, Price riflette sul processo costante di riproduzione e rivalutazione dell\u2019era digitale. Originariamente creato per i piloti militari della Prima Guerra Mondiale e legato strettamente alle necessit\u00e0 pratiche, il giubbotto di pelle \u00e8 stato adottato come simbolo da numerose sottoculture del XX secolo, dai bikers al punk, all\u2019hip-hop.<\/p>\n<p>Oggi \u00e8 l&#8217;icona onnipresente della moda di produzione industriale. Sgualcito come se fosse da buttare e contrassegnato dalla data di produzione, il giubbotto stampato \u00e8 ricco di riferimenti ad una costruzione di identit\u00e0 in continua e rapida evoluzione.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/price3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-52571\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/price3.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/price3.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/price3-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Seth Price \u2013 Social Synthetic<\/strong> \u00e8 una mostra nata dalla collaborazione tra il Museum Brandhorst e lo<strong> Stedelijk<\/strong> <strong>Museum<\/strong> di Amsterdam, dove si \u00e8 tenuta dal 15 aprile al 3 settembre 2017. La mostra \u00e8 curata da <strong>Achim Hochd\u00f6rfer, Tonio Kr\u00f6ner e Beatrix Ruf<\/strong>, direttrice dello Stedelijk Museum, in stretta collaborazione con l\u2019artista. Questa rassegna della pratica versatile e influente di Seth Price parte dal 2000 e si conclude con una nuova serie di opere prodotte espressamente per l&#8217;occasione.<\/p>\n<p>In parallelo alla mostra \u00e8 stato pubblicato un ampio catalogo con i contributi di <strong>Cory Arcangel, Ed Halter, Achim Hochd\u00f6rfer, Branden Joseph, John Kelsey, Michelle Kuo, Ariana Reines<\/strong> e un dialogo tra <strong>Rachel Kushner<\/strong> e <strong>Laura Owens<\/strong>. La mostra \u00e8 sostenuta da <strong>PIN. Freunde der Pinakothek der Moderne<\/strong> <strong>e. V<\/strong>. (con il supporto privato).<\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"http:\/\/www.museum-brandhorst.de\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.museum-brandhorst.de<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al Museo Brandhorst la prima mostra internazionale dell&#8217;artista americano Seth Price: oltre 100 opere che sfruttano le dinamiche di produzione e commercializzazione della musica, della moda e dell&#8217;industria letteraria per affrontare i cambiamenti epocali che si sono verificati all&#8217;interno della cultura visiva e che sono andati di pari passo con l&#8217;onnipresente ascesa del digitale.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":52572,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[328,52],"tags":[29,37],"class_list":["post-52568","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-news-agenda","category-web","tag-audiovideo","tag-photography","agenda-2017-10"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Seth Price - Social Synthetic &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/articles\/web\/seth-price-social-synthetic\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Seth Price - Social Synthetic &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[:en]At the Museum Brandhorst the first international survey exhibition of the American artist Seth Price: over 100 works making use of the production and marketing dynamic of music, fashion and literary industry to deal with the fundamental changes that have taken place within visual culture that have gone hand in hand with the ubiquitous rise of digital media. 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