{"id":52546,"date":"2017-10-26T11:00:17","date_gmt":"2017-10-26T09:00:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/?p=52546"},"modified":"2017-10-27T12:44:03","modified_gmt":"2017-10-27T10:44:03","slug":"heimo-zobernig-chess-painting","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/articles\/design\/heimo-zobernig-chess-painting\/","title":{"rendered":"Heimo Zobernig: chess painting"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Il <strong>MIT List Visual Arts Center<\/strong> presenta <strong><em>Heimo Zobernig: chess painting<\/em><\/strong>. Dal 1980, <strong>Heimo Zobernig<\/strong>, artista residente a Vienna e nato nel 1958 a Mauthen, in Austria, lavora a cavallo di diverse discipline: scultura, pittura, installazioni, interventi architettonici, performance, video e print design.<\/p>\n<p>Il lavoro di Zobernig \u00e8 basato sulla consapevolezza della propria posizione di artista e creatore all&#8217;interno del pi\u00f9 ampio contesto culturale. La sua opera si inquadra nell&#8217;impatto che il Modernismo ha avuto sull&#8217;andamento della storia dell&#8217;arte e sulla messa in discussione dei meccanismi istituzionali che supportano l&#8217;esposizione di opere d&#8217;arte.<\/p>\n<p>La mostra occuper\u00e0 le due gallerie principali del List Center. Sfruttando il museo e la sua architettura come un palcoscenico, Zobernig permetter\u00e0 allo spettatore di confrontarsi con l&#8217;esperienza costruita \u2013 a volte teatrale \u2013 di visitare una mostra d\u2019arte. Alla <strong>Hayden Gallery<\/strong>, Zobernig esporr\u00e0 una serie di opere realizzate per la mostra personale al <strong>Malm\u00f6 Kunsthall<\/strong> nel 2016, che comprendono palchetti mobili per performance e coperte in finta pelliccia a scacchi bianchi e neri.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/zobernig1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-52547\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/zobernig1.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/zobernig1.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/zobernig1-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/a><\/p>\n<p>I visitatori sono invitati a sedersi sui palchi \u2014 le coperte spesse e calde sono un invito molto allettante \u2014 e a godersi appieno la luce e l\u2019architettura dello spazio. Alla <strong>Reference Gallery<\/strong>, Zobernig creer\u00e0 una nuova istallazione rapportata alle dimensioni della sala che includer\u00e0 otto grandi tele, disposte in modo da fare eco al titolo della mostra e alla grafica delle coperte della galleria vicina.<\/p>\n<p>L&#8217;artista piega, curva ed astrae la griglia, una struttura formale e concettuale ricorrente nelle sue opere, continuando a lavorare contemporaneamente con e contro la corrente del Modernismo. Zobernig inietta la vita nella fredda logica della griglia, includendo il gioco, la narrazione e tutte le associazioni che si collegano al gioco degli scacchi \u2013 in un\u2019istallazione immersiva e tra le pieghe leggere di una coperta.<\/p>\n<p>In entrambi gli spazi l\u2019artista presenter\u00e0 anche un intervento architettonico \u2013\u00a0 un&#8217;operazione a cui ha fatto ricorso lungo tutta la sua carriera \u2013 e \u201cappogger\u00e0\u201d due pareti (una per ciascuna galleria). Riorientando fisicamente l\u2019architettura, modalit\u00e0 espositiva fondante per un museo d\u2019arte, Zobernig trasformer\u00e0 la parete in un palcoscenico.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/zobernig2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-52548\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/zobernig2.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/zobernig2.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/zobernig2-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Alla Hayden Gallery, l&#8217;artista ha collocato questo palcoscenico tra piattaforme mobili, trasformate a loro volta nei sedili della galleria. Svelando e amplificando giocosamente i metodi di esposizione e di progettazione, e bilanciando forma e funzione, Zobernig contesta le gerarchie e i meccanismi che operano nell&#8217;allestimento e nella comprensione di un\u2019opera d\u2019arte.<\/p>\n<p>Cos\u00ec facendo l&#8217;artista confonde i limiti tra dipinto e scultura, parete e palcoscenico e tra una sedia e un\u2019opera d\u2019arte. La griglia, emblema del Modernismo, riafferma s\u00e9 stessa proprio negli angoli vuoti del white cube. La mostra comprender\u00e0 anche <strong><em>Books &amp; Posters <\/em><\/strong>un ibrido tra un catalogo e un libro d&#8217;artista che costituisce una rassegna completa di tutte le opere, edizioni a stampa, monografie, cataloghi e poster disegnati e pubblicati da Zobernig tra il 1980 e il 2015.<\/p>\n<p><em>Chess painting<\/em> \u00e8 la prima mostra personale di Heimo Zobernig negli Stati Uniti dopo quella del 1996, a cui \u00e8 seguita la sua partecipazione come rappresentante dell\u2019Austria nella <strong>56a Biennale di Venezia<\/strong> (2015). Le sue mostre personali pi\u00f9 recenti si sono svolte presso il\u00a0 <strong>Malm\u00f6 Konsthall<\/strong>, Svezia, (2016); il <strong>Kunsthaus Bregenz<\/strong>, Austria (2015); il <strong>Kestnergesellschaftin Hannover<\/strong>, Germania (2014); il <strong>Mudam Luxembourg<\/strong> (2014); il <strong>Kunsthaus Graz<\/strong>, Austria (2013); il <strong>Palacio de Vel\u00e1zquez\/Museo Reina Sof\u00eda<\/strong> di Madrid (2012); e il <strong>Kunsthalle Z\u00fcrich<\/strong> (2011). Alcune opere sono state esposte anche in edizioni precedenti della Biennale di Venezia (nel 1988 e nel 2001), a <strong>Documenta IX <\/strong>e<strong> X<\/strong> (nel 1992 e nel 1997) e presso lo <strong>Skulptur Projekte M\u00fcnster<\/strong> (1997).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/zobernig3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-52549\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/zobernig3.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/zobernig3.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/zobernig3-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Heimo Zobernig: chess painting<\/em> \u00e8 curata da <strong>Yuri Stone<\/strong>, assistente curatore del MIT List Visual Art Center, e da <strong>Diana Baldon<\/strong>, curatore indipendente. <em>Chess painting<\/em> \u00e8 l\u2019ampliamento di un progetto avviato al Malm\u00f6 Konsthall, Svezia, nel 2016.<\/p>\n<p>Le mostre al List Center sono per lo pi\u00f9 supportate da Fotene Demoulas, Tom Cot\u00e9, Audry e James Foster, Jane e Neil Pappalardo, Cynthia e John Reed e da Terry e Rick Stone. Ulteriori finanziamenti sono stati erogati da Petzel Galleryand Modica Carr Art Advisory. Le sponsorizzazioni sui media sono a cura di 90.9 WBUR.<\/p>\n<p>Un sostegno operativo generale \u00e8 stato offerto dal <strong>Massachusetts Institute of Technology<\/strong>, dal <strong>Council for the Arts at MIT<\/strong>, dall\u2019<strong>Office of the Associate Provost at MIT<\/strong>, dalla <strong>MIT School of Architecture + Planning<\/strong>, dal <strong>Massachusetts Cultural Council<\/strong> e da numerosi altri finanziatori privati. Si ringrazia anche l\u2019Advisory Committee Members del List Visual Arts Center.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>Sito a Cambridge, Massachusetts, il List Visual Arts Center \u00e8 un laboratorio creativo che d\u00e0 agli artisti uno spazio per sperimentare liberamente oltre i confini esistenti. Come il museo di arte contemporanea Massachusetts Institute of Technology (MIT), il List Center offre un programma dinamico che comprende da sei a nove mostre speciali all&#8217;anno nelle sue gallerie, una serie di mostre di artisti emergenti note come List Projects e un\u2019ampia gamma di programmi educativi, eventi e pubblicazioni.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/zobernig4.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-52550\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/zobernig4.jpg\" alt=\"\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/zobernig4.jpg 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/zobernig4-300x202.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il List sostiene e arricchisce la collezione permanente del MIT; commissiona nuove opere grazie al programma MIT Percent-for-Art, vanta una collezione di oltre 60 opere site-specific in tutto il campus; e gestisce lo Student Loan Art Program, che presta ogni anno pi\u00f9 di 600 opere d\u2019arte agli studenti del MIT, laureati e non.<\/p>\n<p>Il MIT, originariamente chiamato Hayden Gallery, ha fondato questo centro di arti visive nel 1950 per disporre di una struttura in cui coltivare la relazione con le arti propria dell\u2019Istituto. Nel 1985 il centro \u00e8 stato ribattezzato List Visual Arts Center, in onore di Vera e Albert List, ampliato e trasferito nella sua attuale posizione nel Wiesner Building del campus del MIT, progettato dall&#8217;alumnus del MIT I. M. Pei (B. S. Architecture, 1940) e da Partners Architects.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"https:\/\/listart.mit.edu\/\">listart.mit.edu<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La pratica di Heimo Zobernig si inquadra nell&#8217;impatto che il Modernismo ha avuto sull&#8217;evoluzione della storia dell&#8217;arte. 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