{"id":50446,"date":"2017-01-30T12:21:50","date_gmt":"2017-01-30T10:21:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/?p=50446"},"modified":"2017-02-02T10:58:24","modified_gmt":"2017-02-02T08:58:24","slug":"intersectional-self-shelley-donald-rubin-foundation","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/articles\/art\/intersectional-self-shelley-donald-rubin-foundation\/","title":{"rendered":"The Intersectional Self &#8211; The Shelley &#038; Donald Rubin Foundation"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><strong>The Shelley &amp; Donald Rubin Foundation <\/strong>\u00e8 lieta di annunciare\u00a0<strong><em>The Intersectional Self<\/em><\/strong><em>,\u00a0<\/em>una mostra sulle politiche di genere e femministe nell\u2019era della \u201ctrans-identity\u201d, in mostra dal 9 febbraio al 19 maggio 2017.<\/p>\n<p>Con\u00a0opere di <strong>Janine Antoni<\/strong>,<strong>\u00a0<\/strong><strong>Andrea Bowers<\/strong>,<strong>\u00a0<\/strong><strong>Patty Chang, Abigail DeVille<\/strong>,<strong>\u00a0<\/strong><strong>Ana Mendieta<\/strong>,<strong>\u00a0<\/strong><strong>Catherine Opie<\/strong>,<strong>\u00a0<\/strong><strong>Adrian Piper<\/strong>,<strong>\u00a0<\/strong><strong>Genesis Breyer P-Orridge, Cindy Sherman<\/strong>, e <strong>Martha Wilson, <\/strong><em>The Intersectional Self<\/em>\u00a0si chiede come la nozione di femminilit\u00e0 (o di mascolinit\u00e0) sia cambiata nel contesto di un\u2019 identit\u00e0 di genere ridefinita, e come le strutture familiari siano state di conseguenza concepite diversamente. In sostanza, <em>The Intersectional Self <\/em>prende in esame il modo in cui il femminismo, nelle sue forme pi\u00f9 varie, abbia cambiato il mondo come lo conosciamo.<\/p>\n<p>Le sculture e i video di <strong>Abigail DeVille <\/strong>e di <strong>Andrea Bowers<\/strong> sottolineano le disuguaglianze basate sulla razza, sugli aspetti economici, sul genere e sulle identit\u00e0 di immigrati, ormai diffuse nella societ\u00e0 . Utilizzando oggetti e materiali trovati, DeVille spiega che il suo processo di assemblaggio \u00e8 un esercizio di accettazione. Parlando delle sue opere dice, &#8220;Penso alla spazzatura come&#8230; la prova archeologica del presente. La storia passa ovunque, che lo si sappia o no.\u201d A testimonianza storica esiste inoltre la <em>Roundtable Discussion<\/em> di Bowers (2016) che mostra Patrisse Cullors (una delle fondatrici di Black Lives Matter), Jennicet Gutierrez (un\u2019attivista immigrante clandestina e transessuale) e CeCe McDonald (un\u2019attivista transessuale che \u00e8 finita dietro le sbarre di un carcere maschile). Insieme, discutono della liberazione dei neri, della detenzione, del sesso, e dell&#8217;immigrazione.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/intersectional2.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-50450\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/intersectional2.png\" alt=\"intersectional2\" width=\"759\" height=\"1152\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/intersectional2.png 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/intersectional2-198x300.png 198w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/intersectional2-675x1024.png 675w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Identificare <strong>Ana Mendieta<\/strong> come una femminista latina e del Terzo Mondo non \u00e8 un\u2019azione legata soltanto alla sua esperienza di emigrazione da Cuba agli Stati Uniti nell\u2019Operazione Peter Pan, ma anche ai suoi studi all\u2019Universit\u00e0 dell\u2019Iowa, un posto che, nei primi anni \u201970, non era frequentato dai \u201cdiversi\u201d. Il suo <em>Untitled (Facial Hair Transplants),\u00a0<\/em>del 1972, coincide con <em>Mythic Being\u00a0<\/em>(1972-75) di <strong>Adrian Piper<\/strong> e <em>Posturing\u00a0<\/em>series (1972\u201373) di <strong>Martha Wilson<\/strong>. Wilson e Piper utilizzano la performativit\u00e0 dell\u2019 <em>embodiment <\/em>per l\u2019esplorazione delle idee di diversit\u00e0 e dello sfruttamento del concetto di virilit\u00e0, concentrandosi sulle ingiustizie che l\u2019artista donna ha dovuto affrontare nel momento in cui furono prodotte queste opere. Attraverso la fotografia, gli interventi e i video, Mandieta, Wilson e Piper si focalizzano sui gesti delle drag e sulle esibizioni <em>persona-play <\/em>per dimostrare la possibilit\u00e0 di trovare identit\u00e0 eterogenee in ogni momento e in ogni donna.<\/p>\n<p>La natura complicata e in continuo mutamento della famiglia \u00e8 rivelata da <strong>Janine Antoni<\/strong>, <strong>Catherine Opie<\/strong> e <strong>Patty Chang<\/strong>. L\u2019opera di Antoni <em>Mom and Dad <\/em>(1994) mostra la trasformazione dei suoi genitori, creati apposta per sembrare identici, mentre si trasformano, prendendo nuovamente le sembianze l\u2019uno dell\u2019altro, ma nel sesso opposto. Antoni descrive questo lavoro come un autoritratto, asserendo che \u201cIl mio intento era quello di creare una creatura a met\u00e0 tra la mamma e il pap\u00e0, ma per dare luce a questo composite ho dovuto invertire i nostri ruoli: allo stesso modo in cui loro mi hanno creata, io li ho ricreati.\u201d Il <em>Self Portrait\/Nursing<\/em> di Opie (2004) si confronta con gli stereotipi della dicotomia donna- maschiaccio nella cultura lesbica, con un format illustrato, ispirato ai quadri dei grandi maestri medievali raffiguranti la Madonna e il Bambino. Nel suo video <em>In Love<\/em> (2001), Patty Chang mostra l\u2019intimit\u00e0 del rapporto genitore-figlio mettendo in scena un abbraccio gestuale che mette a dura prova il senso del conforto e del decoro nel pubblico.<\/p>\n<p>Partendo dall\u2019idea che il bambino \u00e8 il risultato di due genitori, <strong>Genesis Breyer P-Orridge<\/strong> ha unito i generi maschili e femminili in un\u2019unica personalit\u00e0 \u201c<em>pandrogina<\/em>\u201d. Mentre gli esperimenti della doppia personalit\u00e0 di <strong>Cindy Sherman <\/strong>esprimono le varie versioni della personalit\u00e0 che \u00e8 in continuo cambiamento e ha varie sfumature, la collaborazione di Genesis con Lady Jaye \u00e8 stata un\u2019evoluzione a lungo termine che si \u00e8 conclusa con il risultato di una duplice fusione di generi in un essere autodeterminato. I corpi di Sherman e di Genesis sono il luogo della loro produzione artistica; la caratterizzazione di Sherman eclissa la propria persona a favore dell\u2019artista, e Genesis ha fatto di due un unico. I due artisti hanno trasformato la propria vita nello specchio delle loro opere. Secondo Genesis, \u201cTutto \u00e8 mutevole. I nomi possono essere cambiati, i corpi adattati e l\u2019arte figurativa pu\u00f2 allo stesso momento raccontare una storia o celarla.\u201d<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/intersectional1.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-50451\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/intersectional1.png\" alt=\"intersectional1\" width=\"759\" height=\"1002\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/intersectional1.png 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/intersectional1-227x300.png 227w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>The Shelley &amp; Donald Rubin Foundation<\/strong><\/p>\n<p>La fondazione ritiene l\u2019arte sia la base di comunit\u00e0 coese e resistenti e di una partecipazione alla vita civile pi\u00f9 ampia. La sua missione \u00e8 quella di rendere l\u2019arte pi\u00f9 accessibile ad un pubblico pi\u00f9 ampio, in particolar modo alle comunit\u00e0 che dispongono in modo minore di questo servizio. La fondazione provvede al supporto diretto di queste ultime e agevola la cooperazione tra le organizzazioni culturali e i portavoce della giustizia sociale tra i settori pubblici e privati. Tramite le sovvenzioni, la fondazione sostiene il lavoro relativo alle discipline incrociate, collegando l\u2019arte alla giustizia sociale attraverso collaborazioni sperimentali, cos\u00ec come intende estendere le risorse culturali alle organizzazioni e alle zone bisognose di New York.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"http:\/\/sdrubin.org\/\">http:\/\/sdrubin.org\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>The Shelley &#038; Donald Rubin Foundation \u00e8 lieta di annunciare The Intersectional Self, una mostra sulle politiche di genere e femministe nell\u2019era della \u201ctrans-identity\u201d. 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