{"id":50332,"date":"2017-01-12T15:40:54","date_gmt":"2017-01-12T13:40:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/?p=50332"},"modified":"2017-01-20T11:58:01","modified_gmt":"2017-01-20T09:58:01","slug":"how-much-of-this-is-fiction","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/articles\/activism\/how-much-of-this-is-fiction\/","title":{"rendered":"How much of this is fiction"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">In mostra al\u00a0<strong>FACT (Foundation for Art and Creative Technology) di Liverpool<\/strong>, dal 2 marzo fino al 21 maggio 2017, <strong>la mostra <em>How much of this is fiction<\/em> <\/strong>si concentra sulla media art ispirata alla politica che utilizza l\u2019inganno\u00a0in tutte le sue forme.<\/p>\n<p>Al centro della mostra vi \u00e8 il desiderio di affrontare una delle questioni politiche pi\u00f9 urgenti di oggi: il cambiamento radicale nel confine tra finzione e realt\u00e0 nel discorso pubblico, in un mondo governato sempre di pi\u00f9 dalla politica della &#8220;post-verit\u00e0&#8221;. <strong><em>How much of this is fiction.<\/em> presenta l&#8217;artista come un \u2018giullare misterioso\u2019, un imbroglione, che compie una serie di truffe,<\/strong> stratagemmi e attacchi informatici per rivelare i meccanismi nascosti delle strutture di potere e la possibilit\u00e0 di futuri alternativi.<\/p>\n<p>Oltre ad offrire una riflessione puntuale sulla natura della verit\u00e0 in un tempo saturo di false notizie, di disinformazione, e di tactical propaganda, la mostra presenta anche un excursus storico. Molti degli interventi multimediali ad alta velocit\u00e0 presenti in mostra sono in certa misura eredit\u00e0 del &#8216;Tactical media&#8217;, un movimento culturale e politico fiorito verso la fine degli anni &#8217;90, il primo a combinare la potenza dell&#8217;arte, le pratiche di PR e di pubblicit\u00e0, e un approccio sperimentale ai digital media, per promuovere interventi rapidi nella sfera dei media che mirano a definire il caos come strumento per creare opportunit\u00e0 politiche.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/howmuch3.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-50335\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/howmuch3.png\" alt=\"howmuch3\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/howmuch3.png 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/howmuch3-300x202.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong><em>How much of this is fiction.<\/em><\/strong><strong> mostra come l&#8217;influenza di questo utilizzo dei media\u00a0sia presente intorno a noi.<\/strong> E\u2019 evidente che il ruolo della politica dei media fai-da-te \u00e8 pi\u00f9 cruciale che mai, sia che si tratti di tattiche meme sui social media di estremisti politici, che di streaming di sparatorie di polizia per le piattaforme social e i media mainstream di tutto il mondo, che dei tweet di Trump di mezzanotte, sia della denuncia delle dinamiche\u00a0di sorveglianza grazie alle\u00a0rivelazioni\u00a0di Snowden, o tutte le informazioni svelate da Wikileaks.<\/p>\n<p>Gli artisti che partecipano a <em>How much of this is fiction.<\/em> condividono l\u2019obiettivo fondamentale di impegnarsi negli eventi sociali e politici di urgente importanza. <strong>La mostra comprende ri-allestimenti\u00a0di istallazioni di Maia Gusberti, !Mediengruppe Bitnik, e Ubermorgen, come anche nuove commissioni di Morehshin Allahyari, hehe, e l&#8217;artista-designer Ruben Pater.<\/strong> Accolto grazie al suo lavoro all&#8217;interno del regno dei Tactical Media, Pater ha creato una grafica e un design spaziale innovativi per la mostra. Ancorato a una forte storia attivista (in particolare riguardo ai modi in cui i media rappresentano momenti di agitazione politica) e a idee di contenimento, il suo design grafico affronta temi di protesta politica, di sistemi di controllo, e di atti di offuscamento.<\/p>\n<p>La mostra \u00e8 organizzata in due aree principali: <em>Zona 1,The Newsroom e Zona 2, Guantanamo Bay Museum for Art and History<\/em>.<\/p>\n<p><strong>The Newsroom indaga gli attacchi informatici e le &#8216;news fictions\u2019 pre-costruite, <\/strong>dove l\u2019illusione o la provocazione ha interferito con il panorama dei media, e lo hanno trasformato in una piattaforma di discussione e di dibattito. Esempi famosi includono l\u2019impersonificazione da parte di\u00a0<strong>The Yes Man<\/strong> di un rappresentante della Dow Chemical, che si scusa in diretta su BBC World News per la catastrofe di Bhopal in occasione del suo 20\u00b0 anniversario, l&#8217;azione su larga scala di UBERMORGEN.COM di &#8216;media hacking&#8217; durante le elezioni presidenziali americane del 2000 tra Bush e Gore, in cui gli artisti hanno trasformato\u00a0il nome di dominio <strong>voteauction.com<\/strong> in un sito web in cui gli elettori americani hanno avuto l&#8217;opportunit\u00e0 di vendere il proprio voto al miglior offerente. Mostrando una collezione di opere interconnesse, questa sezione\u00a0dimostra come queste tattiche siano fondate su una lunga storia di truffe e pirateria politica, che si trasformano in pratiche di attivismo del web contemporaneo.<\/p>\n<p><strong>Per la seconda parte della mostra, i curatori hanno invitato Ian Alan Paul, artista e capo-curatore del <em>Guantanamo Bay Museum of Art and History (GBMAH) <\/em><\/strong>a curare e presentare una serie di installazioni interconnesse, rivelando come il trickster ethos sia impiegato per affrontare una serie di temi e questioni urgenti correlate. Le opere spaziano dalla ridefinizione sovversiva degli spazi e delle architetture di contenimento da parte di <strong>Wachter &amp; Jud,<\/strong> ad atti digitali di bonifica culturale da <strong>Morehshin Allahyari,<\/strong> una rivisitazione dei ruoli dei droni in un prossimo futuro da parte dello studio di design <strong>Superflux<\/strong> e l&#8217;ultima campagna satirica di <strong>The Yes Men<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Artisti:<\/strong> Morehshin Allahyari (IR\/US), Arabian Street Artists (EG\/DE), Paolo Cirio (IT), Coco Fusco (CU\/US), Paul Garrin (US), Maia Gusberti (CH), HeHe (FR\/DE\/UK), !Mediengruppe Bitnik (UK\/CH), Julian Oliver \/ Danja Vasiliev (NZ\/DE\/RU), Ian Alan Paul (US), Superflux (IND\/UK), UBERMORGEN (CH\/AT\/US), Wachter &amp; Jud (CH\/DE), The Yes Men (US).<\/p>\n<p><strong>Curatori:<\/strong> Annet Dekker (NL) and David Garcia (UK), in collaborazione con Ian Alan Paul (US), curatore del Guantanamo Bay Museum of Art and History.<\/p>\n<p><strong>Allestimento:<\/strong> Ruben Pater (NL)<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/howmuch1.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-50336\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/howmuch1.png\" alt=\"howmuch1\" width=\"759\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/howmuch1.png 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/howmuch1-300x202.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Programma pubblico<\/strong><\/p>\n<p>Contestualizzato da un simposio di apertura, da un programma pubblico di colloqui, spettacoli dal vivo, tour espositivi e proiezioni di film, <em>How much of this is fiction.<\/em> esplora i vari aspetti della mostra, tra cui i ruoli e i rischi delle truffe, ed evidenzia la necessit\u00e0 urgente di sviluppare un &#8220;linguaggio populista&#8221; per la politica progressista.<\/p>\n<p>FACTLab, lo spazio sperimentale di FACT per l&#8217;apprendimento collaborativo e la ricerca basata sulla pratica, ospiter\u00e0 una serie di workshop sull\u2019 \u2018arte e la conoscenza\u2019 informale insieme ad alcuni degli artisti in mostra, concentrandosi su prototipazione rapida, alfabetizzazione di internet e apertura di un esecutore e codificatore di capacit\u00e0 nel servizio di attivismo online e offline. Ogni Sabato durante la mostra all\u2019ingresso in FACT ci saranno anche workshops pubblici di famiglia.<\/p>\n<p><strong>Il titolo<\/strong><\/p>\n<p>Il titolo della mostra <em>How much of this is fiction<\/em> fa riferimento ad un\u2019opera dell\u2019artista svizzera Maia Gusberti. Realizzata nel 2014, quest\u2019insegna al neon bianca rappresenta quella che sembra una domanda, ma sotto forma di affermazione. Il contesto dell\u2019opera \u00e8 selezionato accuratamente al fine di riflettere le tensioni che noi crediamo essere vere e quelle che \u201criconosciamo\u201d come finzione. Questa domanda indiretta suggerisce il tono della mostra &#8211; quanto di ci\u00f2 che si sta vedendo \u00e8 costruito, abbellito, o una completa presa in giro, e la maniera in cui queste mezze verit\u00e0 vengono utilizzate per mostrare lo stato del nostro immaginario collettivo contemporaneo.<\/p>\n<p><strong>FACT<\/strong><\/p>\n<p>FACT \u00e8 il centro mediatico principale del Regno Unito e si concentra sui collegamenti tra persone, arte e tecnologia. La pluripremiata sede di Liverpool di FACT ospita tre gallerie, un bar, una caffetteria e quattro sale cinematografiche. Dalla fondazione, nel 1988, l\u2019organizzazione (precedentemente chiamata Moviola) ha commissionato e presentato oltre 350 opere d\u2019arte digitali e di new media di artisti come Pipilotti Rist, Nam June Palk, Krzysztof Wodiczko, Ryoichi Kurokawa, Apichaptong Weerasethakul e Isaac Julien.<\/p>\n<p><strong>Framer Framed<\/strong><\/p>\n<p>Framer Framed, ad Amsterdam, \u00e8 una piattaforma e spazio espositivo per arte contemporanea, cultura visiva e pratica e teoria critica. Nel corso dell\u2019anno l\u2019organizzazione presenta mostre in collaborazione con vari curatori ed artisti. Oltre alle mostre c\u2019\u00e8 un ricco programma pubblico indirizzato a contestualizzare gli argomenti trattati. Con questo spazio comune per il dialogo, Framer Framed vuole mostrare una serie di voci nella societ\u00e0 globalizzata.<\/p>\n<p><strong>HeK<\/strong><\/p>\n<p>HeK (House of Electronic Arts) (CH) si dedica all a cultura digitale e a studiare nuove forme d\u2019arte, tecnologia e design nell\u2019era dell\u2019informazione. Tutto ci\u00f2 si inserisce nel contesto del dialogo creativo e critico sull\u2019impatto estetico, socio-politico ed economico delle tecnologie dei media. HeK esplora le questioni dell\u2019arte contemporanea nel XXI secolo attraverso la promozione dell\u2019informazione tecnologica come mezzo per fare arte.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/howmuch4.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-50337\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/howmuch4.png\" alt=\"howmuch4\" width=\"759\" height=\"550\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/howmuch4.png 759w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/howmuch4-300x217.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>I Curatori<\/strong><\/p>\n<p><strong>Annet Dekker (NL)<\/strong> \u00e8 una ricercatrice e curatrice indipendente. Attualmente \u00e8 Assistente della Cattedra di Media Studies: Archival Science presso l\u2019Universit\u00e0 di Amsterdam e insegna alla London South Bank University.<\/p>\n<p>In passato, Annet ha lavorato come ricercatrice per la preservazione digitale presso il Tate di Londra, come core tutor presso il Piet Zwart Institute di Rotterdam (Master in Media Design e Comunicazione, Network Media e Lens-Based Media). Inoltre, \u00e8 stata Programme Manager presso la Virtueel Platform, Webcurator presso SKOR e Direttrice delle Mostre, Istruzione ed Artists-in-residence presso l\u2019Istituto d\u2019Arte d\u2019Olanda.<\/p>\n<p><strong>David Garcia (UK)<\/strong> \u00e8 un artista, studioso e organizzatore. \u00c8 stato pioniere delle nuove forme di approccio critico nell\u2019arte e nei media, basandosi sulle crepe che erano iniziate ad apparire sul palazzo dei media negli anni \u201990. Attraverso una serie di eventi, tra cui si annovera Next 5 Minutes, Garcia (insieme ad altri) ha identificato questa serie di interventi come parte di una tendenza pi\u00f9 grande: una serie di pratiche politiche e artistiche mai categorizzate prima chiamate \u201cTactical Media\u201d. Queste idee hanno preso piede e da allora \u00e8 stato riconosciuto loro un ruolo significativo e distintivo nei movimenti culturali dell\u2019ultimo ventennio. Per unire la \u201cmemoria\u201d dei Tactical Media alla radicale proliferazione e trasformazione di queste pratiche Garcia ha fondato (insieme al teorico dei media olandese Eric Kluitenberg) il pluripremiato Tactical Media Files, un archivio online per materiale passato e presente legato ai Tactical Media.<\/p>\n<p>Oltre a questi progetti Garcia si \u00e8 occupato di Istruzione Superiore, ambito in cui ha sviluppato processi che liberassero il vero potenziale dell\u2019arte come mezzo di ricerca. Ha sviluppato queste idee come Professore di Design per la Digital Culture Univeristy di Portsmouth e la Utrecht College of Art in Olanda, dove ha lanciato il progetto delle Nazioni Unite Common Ground, basandolo gli studi empirici di collaborazioni accademiche, artistiche e tecnologiche. Attualmente insegna Digital Arts and Media Activism presso l\u2019universit\u00e0 di Bournemouth.<\/p>\n<p><strong>Ian Alan Paul (US)<\/strong><\/p>\n<p>Ian Alan Paul \u00e8 un artista transdisciplinare, teorico e curatore. Il suo lavoro comprende la produzione di documentari sperimentali, critiche e arte mediatica, al fine di produrre nuove condizioni per l\u2019esplorazione della politica, l\u2019etica e l\u2019estetica contemporanea a livello globale. I suoi progetti hanno toccato un grande numero di temi tra cui la Prigione di Guantanamo, Fortezza Europa, le comunit\u00e0 zapatiste, l\u2019utilizzo di droni a fini bellici, il regime militare a Il Cairo dopo la rivoluzione e, pi\u00f9 recentemente, il passato e il futuro della Palestina.<\/p>\n<p>Ian fa attualmente parte della facolt\u00e0 di Al-Quds Bard sulla West Bank, e in passato ha tenuto corsi all\u2019universit\u00e0 di San Diego, l\u2019universit\u00e0 americana presso Il Cairo, l\u2019Art Institute di San Francisco, e l\u2019universit\u00e0 di Santa Cruz. Ha insegnato e tenuto mostre a livello internazionale, e il suo lavoro \u00e8 apparso sul The Atlantic, Al Jazeera, Le Monde, Art Threat, Mada Masar, Jadaliyya, Art Info, e C Magazine. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Film and Digital Media Studies presso l\u2019universit\u00e0 di Santa Cruz nel 2016 e le sue specializzazioni presso il San Francisco Art Institute nel 2011.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"http:\/\/www.fact.co.uk\/\">http:\/\/www.fact.co.uk\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In mostra al FACT (Foundation for Art and Creative Technology), la mostra How much of this is fiction si concentra sulla media art ispirata alla politica che utilizza l\u2019inganno in tutte le sue forme. 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