{"id":11702,"date":"2012-04-02T08:43:41","date_gmt":"2012-04-02T06:43:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/?p=11702"},"modified":"2020-11-02T17:30:05","modified_gmt":"2020-11-02T16:30:05","slug":"transmediale-2012-screening-unusual-pictures-for-unusual-times","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-072\/transmediale-2012-screening-unusual-pictures-for-unusual-times\/","title":{"rendered":"Transmediale 2012: Screening. Unusual Pictures For Unusual Times"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><strong>transmediale<\/strong> nasce nel 1988 come VideoFilmFest: evento collaterale della Berlinale, pensato dal co-fondatore e direttore artistico <strong>Micky Kwella<\/strong> per presentare produzioni video, lavori su nastro magnetico. Come ricordato da <strong>Kristoffer Gansing<\/strong> durante la conferenza stampa di presentazione,<strong> trasmediale<\/strong> proviene da un\u2019incompatibilit\u00e0, tecnicologica (non era possibile presentare lavori in video all\u2019interno di una proiezione in sala cinematografica), ma non solo: incompatibilit\u00e0 di ambiti che negli anni ha forse attenuato la sua portata ma che ancora si insinua nei discorsi tra media art e arte contemporanea, cinema su pellicola e audiovisivo elettronico.<\/p>\n<p>Oltre al concept scelto da Gansing, <em>in\/compatible<\/em>, questa edizione \u00e8 stata caratterizzata anche dalla celebrazione dei 25 anni del festival, festeggiati con la sezione <strong><em>25 Years of transmediale<\/em><\/strong>, che attraverso una serie di conferenze (<em>web.video-the new net.art<\/em>, <em>VIDEOMAKERS UNITE!<\/em>, <em>transmediale Unarchived<\/em>, <em>Search a Method<\/em>) e la rassegna <span class=\"Stile2\"><em>Videospiegel &#8211; The Re-Enactment of the Opening Programme of VideoFilmFest \u201988<\/em>. <em>25 Years of transmediale<\/em><\/span>, hanno offerto l\u2019occasione di fare un punto sulle tappe fondamentali della storia del festival, sulle evoluzioni di quella incompatibilit\u00e0 che ne ha segnato la nascita e sulle relazioni che i documenti, le opere e le memorie prodotte in questi 25 anni hanno con il presente del festival e della media art in generale.<\/p>\n<p><strong>transmediale<\/strong> ha inaugurato un percorso teso a collocare il festival e le esperienze prodotte al suo interno in una prospettiva storica. Un processo che, ci si augura, sar\u00e0 intrapreso anche dagli altri festival di riferimento.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_TRansmediale-2012-Screening-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40602\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_TRansmediale-2012-Screening-02.png\" alt=\"numero72_TRansmediale 2012 Screening 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_TRansmediale-2012-Screening-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_TRansmediale-2012-Screening-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Una tappa importante del processo di storicizzazione \u00e8 il neonato archivio del festival, attraverso il quale documenti e opere verranno progressivamente digitizzati e resi disponibili alla consultazione. Si tratta di un progetto ancora <em>in fieri<\/em>, presentato nel corso della conferenza <strong><em>Transmediale Unarchive<\/em><\/strong>, da <strong>Baruch Gottlieb<\/strong>, responsabile dell\u2019archivio, <strong>Dieter Daniels<\/strong>, membro dell\u2019Advisory Board di transmediale, <strong>Rudolf Frieling, Thomas Munz e Susanne Jaschko<\/strong>, film e video curators di precedenti edizioni (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.transmediale.de\/content\/transmediale-unarchived\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.transmediale.de\/content\/transmediale-unarchived<\/a>).<\/p>\n<p>&#8220;Unarchive&#8221;, nel gergo informatico, indica un processo di decompressione, di apertura dati: l\u2019intento del progetto di archivio \u00e8 sciogliere l\u2019incompatibilit\u00e0, la mancanza di accesso ad un patrimonio culturale e artistico importante come quello prodotto da trasmediale in questi 25 anni di storia. Il lavoro, su un <em>corpus<\/em> di opere e documenti complesso e diversificato, \u00e8 stato inuagurato con l\u2019acquisizione in digitale di una selezione di lavori in video analogico dalla prima edizione del festival (1988).<\/p>\n<p>Una selezione \u00e8 stata presentata nel corso della prima serata del festival all\u2019interno di <strong><em>Videospiegel &#8211; The Re-Enactment of the Opening Programme of VideoFilmFest \u201988<\/em><\/strong>, programma video nel quali, al di l\u00e0 delle specifiche differenze, serpeggia una comune riflessione sul medium televisivo, sulle relezioni affettive e di intimit\u00e0 stabilite con quello che, all\u2019epoca, era il dispositivo tecnologico pi\u00f9 importante dell\u2019ambiente domestico.<\/p>\n<p>Ne \u00e8 un esempio il bellissimo<strong> <em>Flirting TV<\/em>,<\/strong> nel quale la camera guarda da dento il monitor, alternando interni di stanze da letto, salotti e tavole imbandite. Attraverso questo gioco di riflessi tra chi guarda e chi \u00e8 guardato, sguardi che dialogano con lo schermo, <em>Flirting TV<\/em> alterna, al ritmo di zapping, ritratti di singles annoiati, coppie e gruppi di famiglia intenti a celebrale la banalit\u00e0 della <em>routine<\/em> casalinga di fronte al focolare televisivo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_TRansmediale-2012-Screening-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40603\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_TRansmediale-2012-Screening-03.png\" alt=\"numero72_TRansmediale 2012 Screening 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_TRansmediale-2012-Screening-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_TRansmediale-2012-Screening-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong><em>Satellite Stories<\/em><\/strong> \u00e8 il titolo del video programme proposto nelle successive cinque giornate e composto da otto differenti screenings, <strong>a cura d<\/strong>i <strong>Marcel Schwierin<\/strong>. Aspetto ben riuscito della sua curatela \u00e8 stata la capacit\u00e0 di superare divisioni tra linguaggi e canali di diffusione, mescolando lavori concepiti per la rete insieme ad opere pi\u00f9 legate alla tradizione cinematografica, video arte e opere derivate da pratiche performative audiovisive. Schwierin ha costruito una selezione sempre ben riuscita, mettendo in atto un confronto tra alcuni dei materiali storici degli anni ottanta, passati per le precedenti edizioni, e lavori pi\u00f9 recenti.<\/p>\n<p>A guidare questo confronto tra le declinazioni che la produzione audiovisiva ha attraversato in oltre un ventennio, il confronto tra la predominanza del medium televisivo e il mezzo pi\u00f9 potente del nostro ambiente mediale contemporaneo, la rete, e le influenze che entrambi hanno avuto o stanno avendo nella costruzione di forme di autorappresentazione, di racconto della nostra intimit\u00e0, di interlocutori del nostro quotidiano.<\/p>\n<p>Se il passaggio dalla TV alla rete \u00e8 stato per anni concepito come superamento del modello di trasmissione-ricezione, quali sono le possibilit\u00e0 per l\u2019individuo di inserirsi all\u2019interno del flusso ipertrofico di immagini e suoni? Che tipo di meccanismi di affettivit\u00e0 produce il &#8220;\u2018Brodcast Yourself&#8221;? Come cambia l\u2019accezione di celebrit\u00e0 nelle piattaforme partecipative? Quali i meccanismi di identificazione che legano i membri delle commnuity in rete? Come si modifica la rappresentazione e la percezione del paesaggio urbano e delle relazioni spazio-corpo-movimento?<\/p>\n<p>Queste alcune delle domande al centro di <em>Satellite Stories<\/em>, rispetto alle quali, la selezione di <strong>Marcel Schwierin<\/strong> ha preferito instaurare ulteriori interrogativi e riflessioni, piuttosto che trovare risposte. Questo forse uno degli aspetti pi\u00f9 interessanti della sua curatela: la capacit\u00e0 di scegliere lavori che rinunciano a fissare delle conclusioni, tesi piuttosto a tracciare e far emergere comportamenti e pratiche in corso, spesso attraverso un approccio ironico o giocoso.<\/p>\n<p>Un\u2019attitudine che ben fotografa la fase di passaggio attuale nella quale, tema ricorrente in tutta questa edizione del <strong>trasmediale<\/strong>, sta emergendo una distanza dall\u2019assoluto positivismo nei confronti della rete e dei media digitali di qualche anno fa. Se per quasi un ventennio la rete sembrava essere l\u2019eldorado delle libert\u00e0 contemporanee, ora molti autori stanno lavorando sui suoi limiti e ambiguit\u00e0.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_TRansmediale-2012-Screening-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40604\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_TRansmediale-2012-Screening-04.png\" alt=\"numero72_TRansmediale 2012 Screening 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_TRansmediale-2012-Screening-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_TRansmediale-2012-Screening-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Testimonianza ne \u00e8 l&#8217;opera di <strong>Dominic Gagnon<\/strong>, <strong><em>Pieces and Love All to Hell<\/em><\/strong> (2011, CA, video, 60\u2019), dell\u2019artista e teorico canadese che lavora da qualche anno sui meccanismi di censura &#8220;partecipativa&#8221;\u2019 attuati dagli utenti di Youtube. \u201cFlag as inappropriate\u201d, questo lo strumento offerto a ciascun utente di Youtube per bollare un qualsiasi contenuto all\u2019interno della piattaforma come inappropriato, offesivo, inadatto alla diffusione sulla piattaforma.<\/p>\n<p>Uno strumento che sancisce un diritto, la libert\u00e0 del singolo di esprimere un suo parere rispetto ai contenuti, ma che si spinge bel oltre, determinando i limiti di libert\u00e0 dei video in rete. Ogni contenuto segnalato viene infatti irrimediabilmente eliminato dal team di Youtube, attivando un meccanismo di censura partecipativa e anonima nel quale Gagnon si inserisce, recuperando e salvando i video prima che vengano rimossi.<\/p>\n<p>In particolare <strong><em>Pieces and Love All to Hell<\/em><\/strong> si basa su un <em>mash up<\/em> di materiali censurati perch\u00e9 considerati eversivi. <strong>Gagnon<\/strong> manomette il meccanismo di censura, paradosso della libert\u00e0 di internet, lasciano libero di scorrere per i sessanta minuti immagini di donne statunitensi da quale emerge, pur senza alcun commento, un ritratto della cittadinanza nordamericana dominato dall\u2019ansia la paranoie e la cospirazione. <em>Pieces and Love All to Hell <\/em>verr\u00e0 presentato il 25 marzo a Gorizia insieme a precedente, <span lang=\"it-IT\"><strong><em>Rip in Pieces America<\/em><\/strong> (2009, CA, video, 21\u2019), alla performance <\/span><span class=\"Stile3\">Weightless <\/span><span lang=\"it-IT\">e al workshop dell\u2019artista dal titolo <strong><em>Filmmaking in the Age of Internet<\/em>,<\/strong> all\u2019interno della prossima edizione del <strong>FilmForum<\/strong> (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.filmforumfestival.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.filmforumfestival.it\/<\/a>).<\/span><\/p>\n<p>Il programma <strong><em>Suspension<\/em><\/strong>, ha presentato inoltre alcune tra le possibli forme di affettivit\u00e0 e autorappresentazione provocate sia dal medium televisivo che dalla rete: <strong><em>Suspension<\/em><\/strong> (USA, 1997, video, 8\u2019), lavoro di<strong> Antony Discenza<\/strong> che ha dato titolo allo screening, alla memoria un altro periodo dei media, quello della tv, delle riviste e delle supermodelle degli anni \u201980, costruendo un ritratto-mosaico in costante movimento di visi e icone di una bellezza depersonalizzata; <strong><em>Magic For Beginners<\/em><\/strong> (<strong>Jesse McLean<\/strong>, USA, 2010, video, 20\u2019), racconta gli sconfinamenti tra reale e irreale emoziotivo indotti dai media; <strong><em>Eight Characters and Two Syllables<\/em><\/strong>, dedicato ad un fenomeno molto presente su Youtube, quello delle community sul make up, forme di autocelebrazione della bellezza e di fama in rete.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_TRansmediale-2012-Screening-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40605\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_TRansmediale-2012-Screening-05.png\" alt=\"numero72_TRansmediale 2012 Screening 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_TRansmediale-2012-Screening-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_TRansmediale-2012-Screening-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong><em>Vertical Distraction <\/em><\/strong>\u00e8 invece il titolo di un programma incentrato sulle compatibilit\u00e0 e incompatibilit\u00e0 tra spazio urbano e corpo, tra progettualit\u00e0 architettonica e esplosione della citt\u00e0 come organismo autonomo e inderterminabile. Tra i video pi\u00f9 interessanti:<strong><em>544\/544 (up\/down)<\/em><\/strong>, dell\u2019olandese <strong>Thomas Mohr<\/strong> (NL, 2011, video, 9\u2019), complesso sistema di relazione tra dimensione spaziale dell\u2019immagine e la sua moltiplicazione del tempo; <strong><em>The Experience of Fliehkraft<\/em>, di Till Nowak<\/strong> (DE, 2011, video, 3\u2019), porta al parossisimo e all\u2019allucinazione il sogno della sfida alla grafit\u00e0; <strong><em>Transformance<\/em>, di Nina Kurtela<\/strong> (DE, 2010, video, 10\u2019), nel quale il corpo dell\u2019autrice diventa medium per segnare la relazione tra lo spazio e il tempo che lo modifica.<\/p>\n<p>Infine la rassegna <strong>The <em>Sound of the End of Music<\/em><\/strong> ha declinato il tema della compatibilit\u00e0\/incompatibilit\u00e0 rispetto alla relazione tra audio e immagini in movimento e su meccanismi di dispercezione tra dato sonoro e visivo, come nella trappola narrativa tesa allo spettatore da <strong>Nicolas Provost in <em>Stardust<\/em> <\/strong>(US\/BE, 2010, 20\u2019), tra i lavori migliori presentati all\u2019interno di <span class=\"Stile4\"><em>Satellite Stories<\/em> o <em>The Sound of the End of Music<\/em><\/span> (UK 2010, 4\u2019) potente detournement audiovisivo di <strong>People Like Us<\/strong>, gi\u00e0 presentato in forma live nell\u2019edizione 2011 del festival.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.transmediale.de\/festival\/video\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.transmediale.de\/festival\/video<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Satellite Stories \u00e8 il titolo del video programme, composto da otto differenti screenings, a cura di Marcel Schwierin. 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