{"id":11696,"date":"2012-04-02T08:43:42","date_gmt":"2012-04-02T06:43:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/?p=11696"},"modified":"2020-11-02T17:29:52","modified_gmt":"2020-11-02T16:29:52","slug":"transmediale-exhibition-uneasy-energies-in-technological-times","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-072\/transmediale-exhibition-uneasy-energies-in-technological-times\/","title":{"rendered":"Transmediale: La Mostra. Uneasy Energies in Technological Times"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><strong>Kristoffer Gansing<\/strong> me lo avevo preannunciato, in occasione dell&#8217;intervista fatta lo scorso Dicembre per presentare l&#8217;edizione 2012 del festival<strong> transmediale<\/strong>, che si aggingeva a dirigere per la prima volta: &#8220;Abbiamo concepito l&#8217;idea della mostra come qualcosa di possibilmente diverso, sia dalle mostre degli anni precedenti, sia pi\u02d8 in generale dal format classico di una mostra di media art&#8221;.<\/p>\n<p>Devo dire che <strong>&#8220;Dark Drives. Uneasy Energies in Technological Times<\/strong>&#8220;, curata da <strong>Jacob Lillemose<\/strong>, ha in gran parte rispettato questi che mi erano suonati propositi piuttosto interessanti, e a loro modo coraggiosi, per un festival come transmediale, appuntamento profondamente radicato nella media culture europea e internazionale.<\/p>\n<p><strong>&#8220;Dark Drives&#8221;<\/strong> \u00cb stata infatta concepita come una mostra sostanzialmente differente da una classica esibizione di media art: non una semplice collezione spettacolare delle ultime realizzazioni di artisti multimediali, non al contempo un tentativo forzato di inserire pezzi di arte digitale dentro i dogmi espositivi ed espressivi dell&#8217;arte contemporanea, quanto piuttosto una vero e proprio percorso culturale\/artistico in grado di riflettere sui possibili punti di contatto tra i mondi della cultura, dell&#8217;arte, dei media, della tecnologia, di ieri e di oggi.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_Transmediale-The-Exhibition-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40607\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_Transmediale-The-Exhibition-02.png\" alt=\"numero72_Transmediale The Exhibition 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_Transmediale-The-Exhibition-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_Transmediale-The-Exhibition-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>In questo senso un grande lavoro \u00e8 stato fatto sull&#8217;impianto allestitivo. Dal mio punto di vista uno dei punti deboli delle pur interessanti mostre degli anni passati, l&#8217;allestimento \u00cb stato studiato quest&#8217;anno in maniera sicuramente efficace sia da un punto di vista emozionale che esperienziale.<\/p>\n<p>Una sala arredata come un ventre oscuro nel quale entrare e godere di un senso di smarrimento per solo apparente, in grado di affievolirsi camminando curiosi tra le opere esposte (finalmente illustrate da opportune schede e non abbandonate alla libera comprensione dello spettatore): ci\u00f2 che infatti \u00e8 emerso in maniera piuttosto chiara \u00e8 come l&#8217;interdisciplinariet\u00e0 dell&#8217;idea stessa della mostra si riflette in un&#8217;analoga dinamicit\u00e0 di possibili percorsi esplorativi tra le oltre 35 opere, collezionate per l&#8217;occasione da differenti periodi storici e ambiti di ricerca artistica.<\/p>\n<p>In mancanza di un vero e proprio senso di marcia, aiutato in questo senso dall&#8217;architettura neutra e malleabile della sala espositiva della <strong>Haus Der Kulturen der Welt<\/strong>, le opere esposte potevano essere fruite seguendo traiettorie di interesse sempre diverse, ma sempre con la sensazione di un forte senso di corrispondenza tra esse. Come dice <strong>Marialaura Ghidini su Furtherfield<\/strong>:&#8221;&#8230;the amount of artistic and cultural material on display in the exhibition and the trajectories that it opened were broad to such an extent that Dark Drives functioned more as a general narrative survey than a show with a clear proposition&#8221;. &#8211; <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.furtherfield.org\/features\/reviews\/transmediale-2k12-incompatible\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.furtherfield.org\/features\/reviews\/transmediale-2k12-incompatible<\/a><\/p>\n<p><strong>&#8220;Dark Drives&#8221;<\/strong> si \u00cb presentata quindi come una mostra fieramente interdisciplinare e in grado di &#8220;piegare&#8221; i linguaggi della media art a codici culturali pi\u02d8 ampi e condivisi dalla societ\u2021 di oggi, alternando con la giusta ironia e curiosit\u2021 pezzi classici di net art e software art, esposti secondo i codici tipici dell&#8217;arte contemporanea, a materiali di video footage che in quelle sedi trovano spazio da decenni, senza in questo dimenticare video clip di matrice maggiormente pop, installazioni sonore e meccaniche, fotografie e materiali catturati dalla rete, classici documentari, molti dei quali esposti per la prima volta in Europa.<\/p>\n<p>Opere che hanno messo in evidenza il legame ambiguo e indissolubile che lega l&#8217;uomo alle tecnologie da lui stesso inventate e utilizzate: un legame ambivalente, come suggerito dal curatore<strong> Jacob Lillemose<\/strong>, di amore e odio potremmo dire, spesso imprevedibile nelle sue reazioni pi\u02d8 estreme, altrettanto spesso fallace nei possibili margini di errore, curioso nei confronti di comportamenti inesplorati e inaspettati, a volte foriero di reazioni estreme al limite della frustrazione e dell&#8217;ansia. Sicuramente innervato delle normali pulsioni politiche e sociali che guidano il lavoro degli artisti esposti.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_Transmediale-The-Exhibition-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40608\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_Transmediale-The-Exhibition-03.png\" alt=\"numero72_Transmediale The Exhibition 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_Transmediale-The-Exhibition-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_Transmediale-The-Exhibition-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Un rapporto non facile quindi, ricco di contrasti emotivi e fisici, che riflette e si riflette nel concept generale di questa edizione 2012 di transmediale: <strong>&#8220;in\/compatible&#8221;<\/strong>. Come infatti lo stesso <strong>Jacob Lillemose<\/strong> afferma: &#8220;On the one hand, uneasy energies can be said to produce\u2020the in\/compatible, while on the other hand the in\/compatible can be\u2020said to produce uneasy energies. The two form a circuit of mutual exchange. The question of which one of the two comes first and\u2020determines the other is beside the point&#8221;.<\/p>\n<p>Difficile francamente fare una selezione delle opere esposte. Ricorando la modalit\u2021 con cui mi sono mosso tra i lavori quando ho visitato la mostra, l&#8217;attenzione all&#8217;ingresso \u00cb stata (volutamente) catalizzata dal lavoro <em>My Generation<\/em> degli <strong>0100101110101101.ORG<\/strong>, piccolo gioiello di coerenza con il concept generale della mostra stessa. L&#8217;opera mette in evidenza infatti, in un video collage di materiale catturato dalla rete, il rapporto conflittuale di amore-odio delle nuove generazioni di ragazzi nei confronti dei videogames. Un rapporto classico di dipendenza, in grado di donare grandi gioie ma anche un crescente senso di frustrazione e rabbia nei confronti dell&#8217;oggetto adorato. Un&#8217;opera sicuramente sorprendente, in grado di catalizzare l&#8217;attenzione per la natura forte, ma ironica e ambigua allo stesso tempo, del materiale di footage collezionato da Eva e Franco Mattes.<\/p>\n<p>La rete \u00cb ancora presente come bacino da cui attingere immagini ed esperienze nell&#8217;opera <em>Photos of e-waste found on Flickr<\/em> di <strong>Jack Caravanos e Vibek Raj Maurya<\/strong>, slideshow di fotografie (in parte amatoriali, in parte professionali) che testimoniano l&#8217;esistenza, principalmente nei paesi in via di sviluppo, di enormi discariche di materiale tecnologico (computer e cellulari prevalentemente) eliminato, spesso con troppo anticipo e troppa leggerezza, dai ricchi paesi occidentali. Un documento visivamente potente, che fa riflettere su temi importanti quali la sovraproduzione del mercato di consumo di beni tecnologici, nonch\u00cb l&#8217;impatto ambientale e di vite umane legato alle dinamiche di smaltimento e riciclaggio delle componenti elettroniche che lo compongono.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_Transmediale-The-Exhibition-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40609\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_Transmediale-The-Exhibition-04.png\" alt=\"numero72_Transmediale The Exhibition 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_Transmediale-The-Exhibition-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_Transmediale-The-Exhibition-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>E ancora, forse un po&#8217; abbandonato a se stesso nella sua monolitica staticit\u2021, il lavoro <em>Million Dollars 1 Terabyte<\/em> di <strong>Art 404<\/strong>, \u00cb un hard disk nel quale sono stati salvati 1 Terabyte di software (da AutoCAD a video games ad audio libri) senza licenza, corrispondenti a un valore commerciale di 5 milioni di dollari. Cos\u00cf come di sicuro impatto sono risultate le opere <em>Armed Citizen<\/em> di<strong> Daniel Garc\u00cca And\u02d9jar<\/strong>, slideshow di immagini di pistole che possono essere facilmente acquistate online, e il tv documentario<em> Web Warriors <\/em>di <strong>Jay Dahl, Edward Peill e Christopher Zimmer<\/strong> che mappa le complessit\u2021 dei nuovi confilitti nel cyberspazio tra strategie di attacco e di difesa sullo sfondo di una crescente &#8220;paranoia&#8221; di sicurezza digitale.<\/p>\n<p>Proprio quest&#8217;opera mi ha spinto a ritagliarmi un percorso parallelo all&#8217;interno della mostra, andando ad esplorare con pi\u02d8 attenzione i lavori basati sull&#8217;elemento video. Su tutti, per importanza storica e bellezza incomparabile, i lavori<em> In search of the castle<\/em> di <strong>Steina e Woody Wasulka<\/strong>, <em>Cut-Ups<\/em> di <strong>William S. Burroughs e Antony Balch <\/strong>e <em>Media Burn<\/em> di <strong>Ant Farm<\/strong>. Il primo, un video amatoriale di alcuni sobborghi industriali negli Stati Uniti, &#8220;disturbato&#8221; da segnali elettronici in grado di creare sovrapposizioni, distorsioni e allucinazioni visive accompagnate dalla rispettiva risultante sonora, nel solco di quella sperimentazione sulle tecnologie video che ha accompagnato tutta la carriera dei Wasulkas.<\/p>\n<p>Il secondo, un frenetico montaggio visivo di materiale footage filmato da Burroghs e Balch stessi tra Parigi, Tangeri e New York secondo la tecnica Dadaista del cut-up, caratterizzato dalla sovrapposizione di elementi sonori a loop sulle parole &#8220;Yes&#8221; e &#8220;Hello&#8221; con lo scopo preciso di idagare i confini di una meta-sovrapposizione capace di portare lo spettatore verso stati alterati di coscienza possibilmente analoghi a quelli ottenuti con l&#8217;utilizzo di sostanze psicotrope. Il terzo, la testimonianza video del 1975 dello spettacolare &#8220;ultimate media event&#8221; organizzato per un network di televisioni locali dal collettivo Ant Farm: una Cadillac lanciata come un missile contro una piramide di televisori in fiamme&#8230;<\/p>\n<p>E ancora, il lavoro <em>LED PH16\/1R1G1B <\/em>di <strong>JODI,<\/strong> esposto all&#8217;ingresso della mostra, \u00cb una matrice di diodi illuminati che pu\u00da essere programmata per mostrare immagini (in movimento e non) \u00ecdi tale intensit\u2021 da poter essere viste anche alla luce del giorno\u00ee e in grado di \u00ecarrivare direttamente alla retina del pubblico\u00ee, come afferma la scheda dell&#8217;opera. <em>Psych|OS \u00f1 Hans No.2 bw<\/em> di <strong>UBERMORGEN.COM<\/strong> \u00cb invece un&#8217;istantanea dell&#8217;ormai famoso viaggio maniaco-allucinatorio di un Hans Bernhard ospedalizzato, felice e sognante nel paesaggio delle utopie digitali. <em>Error 502 404 410<\/em> di <strong>Marcelina Wellmer<\/strong> \u00cb inoltre una bellissima installazione a tecnologia aperta, dove lo spettatore viene messo in comunicazione con il suono prodotto da 3 hard disk che si inceppano secondo uno dei 3 codici di errore del titolo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_Transmediale-The-Exhibition-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40610\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_Transmediale-The-Exhibition-05.png\" alt=\"numero72_Transmediale The Exhibition 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_Transmediale-The-Exhibition-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_Transmediale-The-Exhibition-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Ecco, il suono, ovviamente in rapporto all&#8217;elemento visivo, l&#8217;ultimo capitolo del mio personale percorso di indagine della mostra: da <em>Information Overload Unit<\/em> , primo album degli <strong>SPK<\/strong> del 1981 sulla cui copertina \u00cb raffigurato il cranio di un uomo con un buco, creato chirurgicamente, per raggiungere il cervello, al videoclip<em> Come to Daddy <\/em>della premiata ditta <strong>Aphex Twin \/ Chris Cunningham<\/strong>, al lavoro <em>Pinknoise<\/em> di <strong>Junko e Mattin<\/strong>, testimonianza sonora della possibile compenetrazione tra la calorosa performativit\u2021 della voce umana e l&#8217;algida precisione del computer feedback.<\/p>\n<p>Anche se forse \u00cb forse <em>Paidia Laboratory: feedback #6 <\/em>del <strong>Paida Institute<\/strong> il pezzo della mostra, piccolo e inaspettato, che mi ha fatto veramente riflettere. Una classica \u00ecmacchina inutile\u00ee, nella pura tradizione di Tinguely e Munari. Due consolle Playstation, due simboli della societ\u2021 contemporanea, con hardware opportunamente modificato, che si guardano e si fronteggiano, si osservano e si deridono, semplicemente aprendo e chiudendo il cassetto di entrata del cd-rom. in un sistema chiuso di feedback. Come l&#8217;HAL 9000 di<strong> Stanley Kubrick<\/strong>, anche <em>feedback #6<\/em> ci mostra una tecnologia che va lentamente alla deriva, ironica nella sua dichiarazione di lucida follia, spettacolare nel suo mostrarsi fallace e inutile. Cosa altro aggiungere&#8230;.\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Dark Drives. 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STRP, Nemo, V2, Elektra, Todaysart, Impakt tra gli altri. \u00c8 il fondatore della piattaforma Digicult, co-fondatore di SSH - Sound Studies Hub presso l'Universit\u00e0 Iuav e membro dell'advisory board per il progetto \\\"Future Innovation\\\" presso il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano. \u00c8 anche autore dei libri \\\"Arte, Tecnologia e Scienza\\\" (2018) e \\\"Intervista con New Media Art\\\" (2020).\",\"sameAs\":[\"http:\/\/www.marcomancuso.net\",\"https:\/\/www.facebook.com\/marcomancuso.digicult\",\"https:\/\/twitter.com\/digicult\"],\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/author\/marco-mancuso\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Transmediale: La Mostra. 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