{"id":11692,"date":"2012-04-02T08:43:42","date_gmt":"2012-04-02T06:43:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/?p=11692"},"modified":"2020-11-02T17:29:35","modified_gmt":"2020-11-02T16:29:35","slug":"can-digital-be-art-its-time-for-analysis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-072\/can-digital-be-art-its-time-for-analysis\/","title":{"rendered":"Digitale e(e&#8217;) Arte? Tempi di Analisi"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Periodicamente, in ogni forma espressiva, ci si deve interrogare sulle proprie origini, sulle proprie forme, sui propri contenuti. E questo avviene anche nel campo affetto da \u201cipervelocit\u00e0\u201d dei new media.<\/p>\n<p>Da pi\u00f9 di vent\u2019anni cerco di ricostruire i rapporti fra area digitale e videoarte da una parte, e dall&#8217;altra i rapporti fra digitale e l&#8217;area pi\u00f9 specifica dell&#8217;arte contemporanea. Andando controcorrente rispetto alla volont\u00e0 della cultura New Media degli anni Ottanta di essere una \u201cCultura senza precedenti\u201d, la cui storia si produce al momento. Molte erano le ragioni di questa Cultura del distacco: una tecnologia in continua esplosione, un\u2019apertura del rapporto arte e scienza con pochi precedenti, la sensazione (certamente esatta) di un salto epocale.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_Can-Digital-be-art-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40588\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_Can-Digital-be-art-02.png\" alt=\"numero72_Can Digital be art 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_Can-Digital-be-art-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_Can-Digital-be-art-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Fratture<\/strong><\/p>\n<p>Una frattura quindi dell\u2019idea di creativit\u00e0 e arte rispetto anche all\u2019arte contemporanea. Una frattura in cui si sentivano per\u00f2 molte contraddizioni, e una strategia (tipica di ogni corrente d\u2019avanguardia) di fare terreno bruciato intorno alle proprie idee. Il Medium definiva tutto, era la soluzione di problematiche culturali in atto da decenni e finalmente superate dalla nuova tecnologia. La comunicazione era creativit\u00e0, la creativit\u00e0 comunicazione.<\/p>\n<p>Su questa frattura ho sempre lavorato convinto che le relazioni e i fili significativi avessero importanza fondamentale. A rischio naturalmente di appannare la \u201cnovit\u00e0 assoluta\u201d dei nuovi media.<\/p>\n<p><strong>Ricomposizioni<\/strong><\/p>\n<p>D\u2019altra parte la natura comunicativa, immateriale, multimediale dei nuovi media necessita di strumenti e ottiche differenziati dall\u2019arte contemporanea, pur essendone in qualche modo parte.<\/p>\n<p>Su questo argomento ho avuto frequenti scambi di opinioni con critici d\u2019arte contemporanea, fra cui la Angela Vettese sul Sole24ore: lei, essendo propensa al superamento degli specifici linguistici per un \u201clinguaggio arte\u201d non condizionato dai medium o dalle tecnologie. Ma sono anche diversi critici d\u2019area digitale a reclamare una fusione al di l\u00e0 del medium digitale, esprimendo il desiderio di entrare nel <em>mainstream<\/em> dell\u2019arte contemporanea.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_Can-Digital-be-art-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40589\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_Can-Digital-be-art-03.png\" alt=\"numero72_Can Digital be art 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_Can-Digital-be-art-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_Can-Digital-be-art-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Il video \u00e8 digitale<\/strong><\/p>\n<p>Agli inizi degli anni Novanta, <strong>Ars Electronica<\/strong> decret\u00f2 &#8220;off&#8221; il video (peraltro\u00a0gi\u00e0 digitale) perch\u00e8 legato all&#8217;arte contemporanea e contrario alle parole d&#8217;ordine di allora: Comunicazione, Immersivit\u00e0, Virtuale. Fu la<strong> transmediale <\/strong><br \/>\n(nata come rassegna di Videoarte) ad avere il coraggio e la volont\u00e0 di andare controcorrente e mantenere un importante settore di videoarte, cos\u00ec come avviene ancora oggi (e con ottimi risultati).<\/p>\n<p>Mi sono sempre occupato dei &#8220;punti di raccordo&#8221; fra new media e video, e dei punti di \u00a0scontro o d&#8217;incontro fra quella che continuo a considerare un&#8217;avanguardia comunicativa ed espressiva (i media digitali) e alcuni punti del panorama infinitamente eclettico dell&#8217;arte contemporanea.<\/p>\n<p>Di conseguenza il fatto che alla<strong> Biennale di Venezia<\/strong> venga premiato<strong> Christian Marclay<\/strong> per il suo mega-montaggio cine-video di 24 ore <em><strong>The Clock,<\/strong><\/em> e che un lavoro come quello di\u00a0<strong>Julian Palacz<\/strong> &#8211; <strong><em>Algorithmic search for love<\/em><\/strong>\u00a0&#8211; venga invece premiato ad <strong>Ars Electronica<\/strong> ci pone dei problemi significativi.<\/p>\n<p>Si tratta di due lavori estremamente simili nell\u2019iconografia e nella scelta di collage, ma diversi per il montaggio lineare del primo e per il montaggio gestito da motori di ricerca del secondo. Mentre ambedue i lavori utilizzano sequenze di film dell&#8217;industria cinematografica.<\/p>\n<p>I parallelismi come le differenze dei due lavori sono di grande interesse e rendono necessaria \u00a0una messa a fuoco da parte della critica di area digitale.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_Can-Digital-be-art-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40590\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_Can-Digital-be-art-04.png\" alt=\"numero72_Can Digital be art 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_Can-Digital-be-art-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_Can-Digital-be-art-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Medium specifico<\/strong><\/p>\n<p>Il Medium digitale ha una caratteristica principalmente multimediale, una multimedialit\u00e0 che si differenzia in molti modi dall\u2019intermedialit\u00e0 che l\u2019arte contemporanea ha indagato durante il secolo scorso. Multimedialit\u00e0, che \u00e8 specificit\u00e0 del medium, e che va sempre rivendicata per preservare un\u2019ottica di lettura percettiva e di contenuti che hanno reso importante la &#8220;rivoluzione digitale&#8221;. Specificit\u00e0 che si ritrova anche nei percorsi dell\u2019arte contemporanea, in cui le forme del fare sono ormai di estrema libert\u00e0. Ma questa assenza di confini richiede comunque delle tassonomie, delle archiviazioni.<\/p>\n<p>Non \u00e8 certo per caso che la performer e videoartista <strong>Marina Abramovic<\/strong> stia creando un \u201cMuseo dell\u2019arte performativa\u201d. Sembra essere un grande spazio dove verranno conservate le tracce e le memorie delle tante opere performative che hanno segnato l\u2019arte contemporanea. Ma il Museo si apre all\u2019insegna della caratteristica non oggettuale e transitoria della performance, dei suoi principi di precariet\u00e0 e immaterialit\u00e0 che tanta influenza hanno avuto sulla teorizzazione dell\u2019arte digitale. E pensiamo a<strong> Frank Popper, Roy Ascott, Lev Manovich<\/strong> e tanti altri&#8230;<\/p>\n<p><strong>L\u2019\u201dOmbrello Arte\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Ma se l\u2019arte contemporanea continua a chiamarsi &#8220;Arte&#8221;, malgrado un secolo di negazioni, di &#8220;Anti-Arte&#8221;, di dissacrazioni e di devastazioni del concetto di Arte, \u00e8 a causa del termine che \u00e8 insostituibile? O di un progetto di trasformazione che non si porta a termine?<\/p>\n<p>A maggior ragione allora il digitale dovrebbe rifiutare la qualifica di \u201cArte\u201d, per riallacciarsi alle proprie direttive di \u201cComunicazione creativa\u201d, di \u201cCultura della comunicazione\u201d. Al contrario, il termine &#8220;Arte&#8221; continua a riciclarsi all\u2019interno della cultura digitale, apparendo perfino nelle formule attiviste come \u201cHacker Art\u201d, &#8220;Net Art&#8221;, ecc\u2026<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, negli ultimi anni alcuni teorici hanno iniziato a rimettere in questione alcune delle teorie fondanti dei New Media, riguardando con ottiche diverse i linguaggi precedenti alla rete come ad esempio il cinema, ritrovandovi una parziale matrice comunicativa del digitale.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_Can-Digital-be-art-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40591\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_Can-Digital-be-art-05.png\" alt=\"numero72_Can Digital be art 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_Can-Digital-be-art-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero72_Can-Digital-be-art-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Infine, il concetto di &#8220;Arte&#8221; viene utilizzato come un \u201cOmbrello\u201d che copre e unifica una serie di funzioni e concetti diversi: &#8220;Ombrello&#8221; utilizzato sia nell\u2019Arte Contemporanea, sia nella New Media Art. Le capacit\u00e0 di questo &#8220;Ombrello Arte&#8221; sembrano essere vastissime e appunto insostituibili, dato che anche certe forme specifiche del digitale possono piegarsi a questa omologazione.<\/p>\n<p>Sembrerebbe una ragione di pi\u00f9 per approvare o permettere una \u201cfusione\u201d fra arte contemporanea e le forme del digitale. Invece, penso che i termini, le idee, le scoperte, i desideri contenuti in ogni forma espressiva debbano continuare a mantenere una loro autonomia e capacit\u00e0 d\u2019azione.<\/p>\n<p>Le forme espressive del digitale continueranno a inviare segnali d\u2019innovazione e scoperta mantenendo un\u2019autonomia legata ai mezzi impiegati, mentre la logica delle idee dialogher\u00e0 a distanza con le strategie degli altri linguaggi espressivi.\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Periodicamente, in ogni forma espressiva, ci si deve interrogare sulle proprie origini, sulle proprie forme, sui propri contenuti. 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