{"id":10953,"date":"2012-02-10T12:00:00","date_gmt":"2012-02-10T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-071\/italiano-enter-the-void-directors-cut\/"},"modified":"2020-11-02T17:25:06","modified_gmt":"2020-11-02T16:25:06","slug":"italiano-enter-the-void-directors-cut","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-071\/italiano-enter-the-void-directors-cut\/","title":{"rendered":"Enter The Void. Director&#8217;s Cut"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><strong>Gaspar No\u00e9<\/strong>, terminati gli studi, trova subito l\u2019opportunit\u00e0 di girare due cortometraggi in bianco e nero:<strong><em> Tintarella di luna<\/em><\/strong> nel 1985 e<strong><em> Pulp am\u00e8re<\/em><\/strong> nel 1987. Il primo \u00e8 la semplice storia di un tradimento coniugale, mentre il secondo mostra un uomo che tenta di violentare sua moglie, dopo che ha sentito per radio che lo stupro pu\u00f2 essere un atto di profondo amore: qui, probabilmente, nasce la poetica del regista argentino.<\/p>\n<p>Nel 1991 gira un mediometraggio di 40 min. intitolato <strong><em>Carne<\/em><\/strong>, prodotto con alcuni amici e con la collaborazione del filmaker <strong>Lucile Hadzihalilovic<\/strong> (autore, tra gli altri, di <em>La Bouche de Jean-Pierre<\/em> (1995), <em>L\u2019Ecole<\/em> (2003)). <em>Carne <\/em>narra la vicenda di un macellaio di cavalli che vuole vendicarsi di un uomo, che crede, erroneamente, essere lo stupratore di sua figlia autistica.<\/p>\n<p><em>Carne<\/em>, in cui l\u2019effetto shock \u00e8 costruito progressivamente attraverso l\u2019uso di una colonna sonora marziale e con un montaggio rapido e nervoso, fin dai titoli di testa, (che in un montaggio alternato, pieno di humor nero, ci mostrano il macellaio che spacca la carne a colpi di mannaia e la ragazza autistica che guarda in televisione <em>Blood Fest<\/em> di Herschel Gordon Lewis), possiede gi\u00e0 tutti i connotati teorici e filmici del cinema a venire di No\u00e9, e che troveranno il loro compimento nel compiaciuto e provocatorio Irreversibile (2002).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Enter-the-Void-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40530\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Enter-the-Void-02.png\" alt=\"numero71_Enter the Void 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Enter-the-Void-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Enter-the-Void-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>I lampi di una poetica dell\u2019eccesso, pensata e studiata a tavolino, attraversano anche il primo lungometraggio del regista <strong><em>Seul contre tous<\/em><\/strong> (1998), lampi che fin qui hanno agito in ordine sparso, attraverso una messa in scena disordinata e provocatoria, portata avanti in opere irrisolte e recitate maldestramente che puntavano tutte le loro carte su un sensazionalismo efficace quanto posticcio. In Irreversible, invece, pur nell\u2019ambito di una poetica provocatoria, <strong>No\u00e9<\/strong> concretizza al meglio il suo apparto teorico: nel \u201cfilm di coppia\u201d Bellucci\/Cassel, scimmiottando ironicamente la coppia Kidman\/Cruise del Kubrick di <em>Eyes Wide Shut<\/em> (1999), il regista utilizza il genere Rape &amp; Revenge come architrave attorno alla quale costruire un ammonimento verso una deriva societaria che porta dentro di s\u00e9 violenza di classe, razzismo e primitivismo cerebrale.<\/p>\n<p>Elementi questi che, come una trinit\u00e0 blasfema, secondo No\u00e9, si stanno sostituendo a quella Divina fatta di amore, fratellanza e solidariet\u00e0. Il senso del film, quindi, non \u00e8 nel film, bens\u00ec nella sua inquadratura straziata e dolorosa che osserva il tempo irrevocabile, che frantuma ogni atto e ogni emozione. I corpi sono oggetti, e gli atti non trovano mai il loro compimento, in un film che non vuole catturare gli occhi e lo sguardo dello spettatore ma li vuole scacciare.<\/p>\n<p>Stesso discorso portato avanti, ancor pi\u00f9 radicalmente, con il fluviale<strong><em> Enter the Void,<\/em><\/strong> che al contrario delle apparenze, non si basa su alcunch\u00e9 di buddhista, mette la forma in evidenza sul contenuto, e al cui interno si dipana un discorso, contraddittorio, sull\u2019utilizzo dell\u2019artificio per raggiungere uno stato di piacere estatico, come confermano le parole dello stesso No\u00e9: &#8220;La struttura di <em>Enter the Void<\/em> si ispira effettivamente a quella del Libro tibetano dei morti, ma noi non l\u2019abbiamo seguita alla lettera.<\/p>\n<p>Gli avvenimenti che si susseguono sono la ricostruzione di quello che Alex spiega a Oscar, vale a dire le tappe del viaggio dell\u2019anima del morto prima della reincarnazione. Ma alla fine del film si comprende come lo spirito di Oscar in realt\u00e0 voli sopra un modellino di Tokyo e non della citt\u00e0 vera. Si vede anche che Alex esce dal ventre di sua madre, quindi non si tratta di una reincarnazione. (\u2026)<\/p>\n<p>Pertanto, non vi \u00e8 un adattamento in senso stretto del Libro come molte persone hanno creduto, ritenendomi erroneamente buddista. Con <em>Enter the Void <\/em>ho cercato di mettere lo spettatore in uno stato ipnotico, come se si trattasse di un viaggio onirico. (\u2026) Tokyo \u00e8 una citt\u00e0 molto pi\u00f9 cinematografica e futurista di Parigi o New York. Come a Hong Kong, a Tokyo ci sono una quantit\u00e0 enorme di grattacieli che mi permettevano di far volare in continuazione la cinepresa al di sopra dei tetti. Inoltre, Tokyo permetteva una rappresentazione interessante del fenomeno della droga. L\u00ec non si scherza affatto su tale soggetto&#8221; &#8211; Laure Charcossey, Enter the Void \u2013 Intervista a Gaspar No\u00e9, nocturno.it *<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Enter-the-Void-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40531\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Enter-the-Void-03.png\" alt=\"numero71_Enter the Void 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Enter-the-Void-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Enter-the-Void-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>La vita come una spirale che si muove nel vuoto senza soluzione di continuit\u00e0. L\u2019esistenza come un cerchio in cui la vita e la morte si toccano. L\u2019indeterminatezza del visibile mostrata attraverso l\u2019espediente della stroboscopia. Il momento terminale della vita di un uomo che trascende nel sogno. Una bulimica odissea di immagini, suoni, colori, armonie, corpi e oggetti condotta, volutamente, fuori sincrono e attraversata da sorpassi epidermici e rappresentazioni stranianti e ardite. La ridondanza dell\u2019inquadratura a <em>plong\u00e9e<\/em> che mostra la citt\u00e0 dall\u2019alto e la fa apparire un gigantesco flipper in cui le vite degli esseri umani sono sbattute a destra e a manca come palline impazzite.<\/p>\n<p><strong><em>Enter the Void <\/em><\/strong>\u00e8 tutto questo e molto di pi\u00f9: non sempre coerente, talvolta narcisisticamente compiaciuto, altre volte caotico e noioso (le infinite peregrinazioni notturne della m.d.p.), gratuitamente provocatorio, come quando mostra il feto abortito o come quando mette in scena il punto di vista impossibile dell\u2019orgasmo, ossessivo e monomaniacale nella sua durata interminabile, eppure maledettamente affascinante, al punto da divenire un\u2019esperienza visiva che con il cinema ha poco o nulla a che spartire.<\/p>\n<p>Questo perch\u00e9 le provocazioni passano in secondo piano di fronte ad una forma frastornante, ipnotica e ottundente che come un bad-trip penetra nelle viscere della mente e percorre i \u201cfiumi di porpora\u201d del corpo, costruendo una sinfonia di colori, lisergica e distopica, trasformando l\u2019esistenza terrena in una sorta di interferenza permanente interposta tra un susseguirsi (potenzialmente infinito) di stati mentali e di vite (ri)vissute in dimensioni parallele.<\/p>\n<p>Il punto di vista soggettivo che percorre tutto il film, \u00e8 la rappresentazione filmica del flusso di coscienza: ecco perch\u00e9 la soggettiva non \u00e8 tale, perch\u00e9 subendo un lieve spostamento che la rende una pseudo-soggettiva, lo sguardo sulla realt\u00e0 del protagonista non collima con lo sguardo dello spettatore. Non si tratta dunque di un film in soggettiva che ammicca al modello (dichiarato dallo stesso No\u00e9) di <em>Lady in the Lake<\/em> (1947) di <strong>Robert Montgomery<\/strong>, bens\u00ec di una operazione in cui lo spettatore vede di pi\u00f9 (ma non necessariamente meglio) di Oscar.<\/p>\n<p>Nonostante il ricorso al facile espediente del battito delle ciglia aggiunto allo scorrere delle immagini per aumentare l\u2019aderenza tra lo spettatore e il personaggio, il film non riesce mai (e questo \u00e8 sicuramente il suo limite pi\u00f9 grande) a rendere credibile l\u2019artificio narrativo, perch\u00e9 l\u2019assenza di un controcampo (in presenza di una finta soggettiva) da una sensazione di indeterminatezza e di straniamento che mette a disagio. Quello che per tutti \u00e8 un limite, paradossalmente, per No\u00e9 diventa la norma, perch\u00e9 come nel caso di Irreversible, anche in<strong><em> Enter the Void<\/em><\/strong>, l\u2019intento del regista nei confronti dello spettatore non \u00e8 quello di catturarlo, bens\u00ec, di destabilizzarlo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Enter-the-Void-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40532\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Enter-the-Void-04.png\" alt=\"numero71_Enter the Void 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Enter-the-Void-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Enter-the-Void-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Chi si ostina a definire puerile e inutile il cinema di <strong>Gaspar No\u00e9<\/strong>, evidentemente non comprende l\u2019apparato teorico del regista e non riesce a distaccarsi dalla superficie del suo cinema (sicuramente imperfetto e irrisolto), anche perch\u00e9 forse non ha la sensibilit\u00e0 (intesa qui come rinuncia al proprio ruolo di (re)censore) per lasciarsi andare alla fluttuazione delle immagini e al flusso indistinto di suoni e cromatismi, ma ricerca, inutilmente, appigli al tessuto narrativo (volutamente sempre assente) dei suoi film.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo, utopistico e meritorio, di <strong>Gaspar No\u00e9<\/strong> \u00e8 quello di tracciare con le immagini un reticolato di coordinate spazio-temporali, come dimostra <em><strong>Enter The Void<\/strong><\/em> sin dall\u2019inizio, con i suoi mirabolanti titoli di testa \u201csparati\u201d al ritmo incessante di frame stroboscopici montati su una martellante colonna sonora techno, con l\u2019obiettivo dichiarato di fare astrazione della narrazione per abbandonarsi ad atmosfere surreali e lisergiche secondo le dinamiche di un \u201cAn\u00e9mic Cin\u00e9ma\u201d psicotronico e psicotropo. <em><strong>Enter The Void,<\/strong><\/em> rivisita, a livello teorico e concettuale, l\u2019opera di Marcel Duchamp del 1926, ed \u00e8 duchampianamente composto da una serie di riprese rotanti, fatte di movimenti circolari a spirale e non concentrici, ed ambisce ad essere l\u2019archetipo di un \u201ccinema anemico\u201d, svuotato di ogni senso letterale ma ricolmo di forma e colore.<\/p>\n<p>La droga \u00e8 l\u2019artificio che permette questa operazione, mentre il sesso \u00e8 il mezzo per il raggiungimento naturale (in contrapposizione a quello lisergico) di uno stato sensoriale iperbolico e sospeso: il trip e l\u2019orgasmo, infatti, secondo No\u00e9, rappresentano le uniche possibilit\u00e0 concrete e terrene per provare a vivere, in anticipo, la vita dopo la morte. Il ricorso ad un susseguirsi, pressoch\u00e9 ininterrotto, di piani sequenza (alcuni reali, altri (ri)creati in CGI), serve al regista per tenere assieme e legare l\u2019esistenza presente, passata e futura di un gruppo ristretto di individui il cui comportamento \u00e8 determinato, di volta in volta, da quanto avvenuto\/scelto in passato (il tutto \u00e8 mostrato in un percorso a ritroso, fatto di sogno, nel sogno, nel sogno\u2026)<\/p>\n<p>Il \u201cThe Void\u201d del titolo, oltre ad essere il nome del locale in cui viene ucciso Oscar, \u00e8 anche quello che compare a caratteri \u201cimpact\u201d al posto della scritta \u201cThe End\u201d nella chiusura del film: dunque il vuoto \u00e8 l\u2019esistenza terrena di una citt\u00e0\/mondo ri(con)dotta a modellino di se stessa. E se le anime fluttuanti che vagano sui tetti di Tokyo, e che popolano la fantasmagoria acida di No\u00e9, appartenevano a uomini in carne ossa che stupidamente e inutilmente si sono fatti uccidere, \u00e8 perch\u00e9 i loro sentimenti sono edipico-incestuosi e la loro massima ambizione sembra essere quella di inseguire una felicit\u00e0 fittizia e artificiosa.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Enter-the-Void-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40533\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Enter-the-Void-05.png\" alt=\"numero71_Enter the Void 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Enter-the-Void-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Enter-the-Void-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>I tre locali che compaiono nel film, Il &#8220;The Void\u201d, il \u201cSex Money Power\u201d e il \u201cLove Hotel\u201d, altro non sono che i tre paradigmi di una trinit\u00e0 (droga denaro e sesso) che si \u00e8 sostituita a quella religiosa (ecco la scelta di uno sguardo \u201cdivino e immanente\u201d della ripresa) e sono tre non-luoghi in cui si materializza la fuga dell\u2019uomo contemporaneo da una vita troppo carica di responsabilit\u00e0 e di bisogni per poter essere sopportata senza il ricorso all\u2019uso della droga.<\/p>\n<p>Il Love Hotel, teatro della lunga sequenza acida e stroboscopica infarcita di riferimenti huxleyani e di richiami hard, \u00e8 uno spazio ctonio in cui il sesso si materializza nella sua forma pi\u00f9 immaginifica, cio\u00e8 come una visione infernale\/celestiale e fantascientifica, in cui i genitali pulsano di luce colorata e gli amplessi orgiastici appaiono percorsi da squarci allucinatori e psichedelici.<\/p>\n<p>La sequenza, che altro non \u00e8 che una sorta di ampliamento del videoclip hard <strong><em>Protege-Moi <\/em><\/strong>girato da No\u00e9 nel 2003 per il gruppo rock dei Placebo, mostra gli esseri umani intenti nella consumazione di una sessualit\u00e0 compulsiva e asettica, pornografica perch\u00e9 svuotata di ogni emozione, e rappresenta il termine del viaggio prima della morte e (ri)nascita. L\u2019 \u201calbergo dell\u2019amore\u201d viene dopo il \u201cgo go club del denaro\u201d e il \u201cvuoto della droga\u201d, e i tre locali, altro non sono che la rappresentazione della catena con cui l\u2019individuo \u00e8 legato al dolore dell\u2019esistenza.<\/p>\n<p>Non a caso, nel film c\u2019\u00e8 un continuo andirivieni tra situazioni passate, presenti e future tutte a carattere doloroso e traumatico, alternate a rari momenti di felicit\u00e0 e di gioia, perch\u00e9 questa e l\u2019altalenante rappresentazione della vita di ogni individuo, e perch\u00e9 nell\u2019intento visionario e magniloquente di un\u2019opera come Enter The Void (con il senno di poi, quasi una sorta di versione acida di Three of Life) c\u2019\u00e8, prima di tutto, la ricerca del punto di vista definitivo: Oscar, infatti, solo quando muore e l\u2019anima si scollega dal proprio corpo, riesce a diventare puro sguardo (quello divino e realmente e trascendentalmente soggettivo) \u00e8 pu\u00f2 cos\u00ec essere protagonista di un viaggio immaginifico che in 165 min. prova a trasformare il cinema in una grandiosa e iperbolica celebrazione della vita: dalla nascita fino alla morte, mostrando come il ciclo dell\u2019esistenza non si interrompa mai: secondo No\u00e9 (nomen omen) non esiste la fine ma solo il vuoto, che cosa poi questo sia, sta ad ogni spettatore deciderlo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Enter-the-Void-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40534\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Enter-the-Void-06.png\" alt=\"numero71_Enter the Void 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Enter-the-Void-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Enter-the-Void-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>La ricerca Kirlian per &#8216;Enter The Void&#8217; di Gaspar No\u00e9<br \/>\ndi Thorsten Fleisch<\/strong> (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/fleischfilm.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/fleischfilm.com\/<\/a>)<\/p>\n<p>Per il suo film <strong><em>Enter The Void<\/em><\/strong> il regista <strong>Gaspar No\u00e9<\/strong> mi chiese di scattare alcune foto di scariche elettriche come quelle che usai nel mio film<strong><em> Energie!<\/em><\/strong>. Aveva visto il film e stava pensando ad un effetto simile per<em> Enter The Void<\/em>. Era nella fase in cui aveva gi\u00e0 finito di girare il film e si trovava completamente in post-produzione. Cos\u00ec mi invit\u00f2 nel suo studio a Parigi per parlare di quest\u2019idea di effetti speciali particolari che aveva in mente. Nel suo studio mi mostr\u00f2 parte del metraggio e mi spieg\u00f2 che stava pensando ad un\u2019aura elettrica vibrante attorno ai genitali nella scena finale del film, dove alcuni dei protagonisti fanno sesso in un love hotel di Tokyo. Un\u2019altra scena era quella dell\u2019eiaculazione dove si vede una macro scena di un pene dentro la vagina al momento dell\u2019eiaculazione. Stava immaginando questa scena usando anche l\u2019elettricit\u00e0.<\/p>\n<p>Mi chiese anche se era possibile costruire delle lettere ad alto voltaggio per i titoli. Tornato a Berlino cominciai a lavorare su una serie di elettro-fotografie di cerchi e linee di elettricit\u00e0 che inviai successivamente a <strong>BUF<\/strong> (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.buf.fr\/main.php\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.buf.fr\/main.php<\/a>), che stavano creando gli effetti speciali del film. Pi\u00f9 tardi feci anche alcuni esperimenti con i titoli. Gaspar mi mand\u00f2 il carattere che voleva usare, ritagliai le lettere su un cartone e misi un foglio di alluminio attorno ad esse. Dopo una bella scossa di 30.000 volt ebbi delle lettere che scoppiavano di elettricit\u00e0 sulla carta fotografica.<\/p>\n<p>A film finito, Gaspar decise un effetto diverso per gli effetti d&#8217;aura. Adesso si tratta pi\u00f9 di un effetto fumo, meno vibrante. La mia idea \u00e8 che Gaspar abbia pensato che l\u2019elettricit\u00e0 vibrante avesse un effetto controproducente, specialmente nella scena del love hotel dove l\u2019atmosfera \u00e8, sebbene delirante, pi\u00f9 calma e non molto nervosa. Gli effetti fumo enfatizzano invece questa atmosfera calma. Invece, i titoli creati per il film furono usati nella grande sequenza d\u2019animazione del titolo, creata da <strong>Tom Kan<\/strong>, che apre il film e determina il mood dell&#8217;opera stessa.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gaspar No\u00e9, terminati gli studi, trova subito l&#8217;opportunit\u0088 di girare due cortometraggi in bianco e nero: Tintarella di luna nel 1985 e Pulp am\u008fre nel 1987. Il primo \u008f la semplice storia di un tradimento coniugale, mentre il secondo mostra un uomo che tenta di violentare sua moglie, dopo che ha sentito per radio che lo stupro pu\u0098 essere un atto di profondo amore: qui, probabilmente, nasce la poetica del regista argentino.<\/p>\n","protected":false},"author":132,"featured_media":40529,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,224],"tags":[41,65,71],"class_list":["post-10953","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-071","tag-cinema","tag-report","tag-video-art"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Enter The Void. 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The first simply tells the story of a woman who leaves her husband for her lover, while the second shows a man attempting to rape his wife, as he listened to the radio that rape can be an act of profound love: perhaps, it is in this exact moment that the poetics of this Argentine filmmaker was born[:it]Gaspar No\u00e9, terminati gli studi, trova subito l&#039;opportunit\u0088 di girare due cortometraggi in bianco e nero: Tintarella di luna nel 1985 e Pulp am\u008fre nel 1987. 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