{"id":10952,"date":"2012-02-10T12:00:00","date_gmt":"2012-02-10T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-071\/italiano-vertigine-prospettiche-le-immagini-di-francois-vogel\/"},"modified":"2020-11-02T17:25:02","modified_gmt":"2020-11-02T16:25:02","slug":"italiano-vertigine-prospettiche-le-immagini-di-francois-vogel","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-071\/italiano-vertigine-prospettiche-le-immagini-di-francois-vogel\/","title":{"rendered":"Vertigine Prospettiche. Le Immagini Di Francois Vogel"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p lang=\"it-IT\" align=\"LEFT\"><strong>Fran\u00e7ois Vogel<\/strong> \u00e8 fotografo e <em>film-maker <\/em>francese. E\u2019 stato definito di volta in volta \u201cmago barocco del video\u201d<strong> [2]<\/strong> o \u201ccosmonauta dell\u2019immagine\u201d <strong>[3]<\/strong> e si muove con agilit\u00e0 tra il mondo della comunicazione e quello del video indipendente realizzando spot pubblicitari, video musicali e numerosi cortometraggi conosciuti e premiati a livello internazionale. L\u2019ultima edizione del <strong>festival Invideo<\/strong> gli ha dedicato una retrospettiva <strong>[4]<\/strong>, offrendoci cos\u00ec l\u2019occasione di osservare da vicino il suo straordinario lavoro, in cui deformazioni e vertigini prospettiche si affiancano spesso alle tecniche dello stop motion e del time lapse.<\/p>\n<p>Tra le sue opere pi\u00f9 note il virtuoso <strong><em>Cuisine <\/em><\/strong>(2007), autoritratto durante un\u2019onirica colazione notturna, <strong><em>Stretching<\/em><\/strong> (2009), dove la relazione con l\u2019architettura passa attraverso una sorta di \u201cginnastica urbana\u201d, o <strong><em>Terrains Glissants<\/em><\/strong> (2010), eccentrico diario di viaggio in cui paesaggi urbani e luoghi incontaminati si alternano in poetiche proiezioni stereografiche. Per entrare nel mondo visionario di <strong>Fran\u00e7ois Vogel<\/strong> occorre forse recuperare la memoria di quella sensazione di paura e stupore con cui da bambini, al luna park, attraversavamo i labirinti di specchi deformanti.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza della nostra immagine distorta, moltiplicata all\u2019infinito e vista da ogni prospettiva possibile era una vertigine dello sguardo difficile da arrestare. Quei dispositivi della meraviglia, per cinque minuti e poche lire, ci regalavano l\u2019adrenalica illusione di un occhio a 360 gradi in grado di abbracciare il mondo rompendo la cornice e scovando il fuori campo nascosto.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Perspective-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40496\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Perspective-02.png\" alt=\"numero71_Perspective 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Perspective-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Perspective-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"LEFT\">Qualcosa di simile accade nella ricerca visuale dell\u2019artista francese. Racconta Vogel che arrivando per la prima volta davanti a Notre-Dame con la sua famiglia, da piccolo, si gett\u00f2 a terra per cercare di vedere il pi\u00f9 possibile, \u201ctutto in una volta\u201d<strong> [5]<\/strong>. Una sorta di collasso della visione che solo la caduta del corpo, l\u2019abbandono della postura eretta e dello sguardo frontale, sembravano in grado di garantire. Era ancora un bambino, quindi, quando la visione e la rappresentazione del mondo gi\u00e0 costituivano qualcosa di pi\u00f9 di un semplice interesse.<\/p>\n<p>\u201cEra un sogno. Un sogno d\u2019infanzia\u201d, mi risponde quando gli chiedo di raccontarmi l\u2019inizio del suo percorso artistico. La passione per il disegno lo prende fin dai primi anni, non ancora adolescente realizza film d\u2019animazione girati con la cinepresa super 8 del padre, conosce e s\u2019innamora delle opere visionarie di <strong>M. C. Escher<\/strong>, che rimarr\u00e0 uno dei suoi principali riferimenti estetici e, dopo aver intrapreso e poi abbandonato studi scientifici, si iscrive all\u2019Accademia di Arti Decorative a Parigi. Comincer\u00e0 allora un percorso in cui sperimenter\u00e0 numerose tecniche per aprire la realt\u00e0 ad ogni interpretazione possibile: dalle macchine stenopeiche da lui stesso costruite, alle sfere di vetro con cui realizza gran parte delle riprese dei suoi video, fino ai software per la modellazione 3D.<\/p>\n<p>Una costellazione di strumenti che Vogel utilizza con lo spirito di un ricercatore, di un inventore, di un fabbricatore di immagini. Il suo \u00e8 un gioco continuo con la rappresentazione della realt\u00e0, nel tentativo di portarla fino ai suoi limiti pi\u00f9 estremi, dilatarla dall\u2019interno, rovesciarla come un guanto. E se molte delle sue deformazioni visive ricordano le sperimentazioni di stampo surrealista, e non \u00e8 un caso che il cineasta ceco <strong>Jan \u0160vankmajer<\/strong> sia uno dei suoi autori pi\u00f9 cari, \u00e8 nella visione barocca, con i suoi grandangoli e le sue anamorfosi, che occorre cercare la radice estetica della ricerca di Vogel. <strong>[6]<\/strong><\/p>\n<p>Una messa in questione della prospettiva classica, una sfida alla rappresentazione dove immaginazione e calcolo geometrico si fondono per la creazione di mondi (im)possibili. Per comprendere la sua ricerca, che da vent\u2019anni abbraccia fotografia, film, video e installazioni, occorre forse partire dalla tecnica che non rappresenta solo l\u2019inizio, ma l\u2019essenza stessa del suo percorso creativo: la fotografia stenopeica. Ce ne offre un quadro il testo appena pubblicato, <em>Nouveau Trait\u00e9 du St\u00e9nop\u00e9<\/em> <strong>[7]<\/strong>, in cui si possono ammirare non solo le opere fotografiche dei primi anni \u201990, ma gli svariati modelli di macchine stenopeiche da lui stesso realizzate assieme ai dettagliati disegni per il calcolo geometrico preparatorio agli scatti.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Perspective-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40497\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Perspective-03.png\" alt=\"numero71_Perspective 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Perspective-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Perspective-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"LEFT\">La mia conversazione con <strong>Fran\u00e7ois Vogel<\/strong> comincia da qui, da questa scelta verso una fotografia senza macchina fotografica.<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Giulia Simi:<\/strong><\/span> Lo stenopeico \u00e8 basato sul noto meccanismo della camera oscura, che precede di molti secoli l\u2019invenzione della fotografia ed \u00e8 utilizzato nelle tecniche pittoriche di artisti come Canaletto e, secondo studi recenti, anche Caravaggio. Una pratica antica, quindi, che risuona come un affascinante anacronismo nelle mani di artisti che hanno a disposizione sofisticati software di elaborazione dell\u2019immagine. Cosa significa per te lavorare con lo stenopeico?<\/p>\n<p><strong>Fran\u00e7ois Vogel:<\/strong>Molti artisti utilizzano lo stenopeico nel loro lavoro attuale. E\u2019 una tecnica che in realt\u00e0 non \u00e8 mai stata molto popolare, forse perch\u00e9 in effetti ha un lato \u201cprimitivo\u201d, non tecnologico. Lo stenopeico \u00e8 un po\u2019 l\u2019Arte Povera del fotografico. Da un parte c\u2019\u00e8 sicuramente una motivazione economica, si pu\u00f2 realizzare una macchina stenopeica con una scatola di scarpe, ma c\u2019\u00e8 anche il fatto che offre una maniera alternativa di fotografare. Non si \u201crubano\u201d clich\u00e9 con uno stenopeico&#8230;<\/p>\n<p>Bisogna prendersi pi\u00f9 tempo, la durata di esposizione \u00e8 molto lunga, si vede meno, bisogna spesso avvicinarsi molto al soggetto e a volte l\u2019apparecchio si posa direttamente su di esso. Anche esteticamente, la grana dell\u2019immagine \u00e8 diversa. L\u2019immagine non \u00e8 esposta uniformemente. C\u2019\u00e8 quella specie di limpidezza tipica dello stenopeico: tutto \u00e8 definito da zero all\u2019infinito ma nello stesso tempo tutto \u00e8 leggermente offuscato. Quello che personalmente amo di pi\u00f9 nello stenopeico \u00e8 che permette di giocare con la prospettiva. I raggi luminosi passano in linea retta dal soggetto fotografato alla lastra sensibile senza attraversare nient\u2019altro che l\u2019aria. Trovo affascinante questa purezza geometrica.<\/p>\n<p>In questo senso, non \u00e8 molto lontana dalla tecnica di rappresentazione dello spazio in ambiente digitale. All\u2019inizio del 3D c\u2019era in qualche modo uno stenopeico virtuale che catturava la scena, non un sistema ottico. Io lavoro molto con il software e il mio intervento digitale sulle immagini deriva assolutamente dalla tecnica stenopeica. Molti dei cortometraggi sono come filmati da uno stenopeico virtuale.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Perspective-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40498\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Perspective-04.png\" alt=\"numero71_Perspective 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Perspective-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Perspective-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"LEFT\"><strong><span class=\"testo_iframebold\">Giulia Simi:<\/span><\/strong> La distorsione della forma \u00e8 una costante nella tua pratica artistica e attraversa ogni tuo lavoro. Uno sguardo poco attento potrebbe attribuirla ad un grande sforzo di post produzione, ma in realt\u00e0 gi\u00e0 nelle tecniche di ripresa, e prima ancora appunto nella fotografia stenopeica, c\u2019\u00e8 un radicamento nel corpo, nel gesto, nel lavoro plastico che ti permette di preparare la scena e costruire i giusti strumenti per catturare le immagini&#8230;<\/p>\n<p><strong>Fran\u00e7ois Vogel:<\/strong> bSono affascinato dai mezzi che permettono di cogliere il reale e amo particolarmente quando si verifica un\u2019osmosi tra lo strumento di cattura e il soggetto. Quando fotografo un cactus per esempio, m\u2019interessa la sua forma geometrica circolare, e allora immagino un apparecchio fotografico che possa donare delle deformazioni sferiche concentrate sul centro del cactus. Nelle mie prime esperienze fotografiche mi capitava di fabbricare un apparecchio fotografico in funzione di ci\u00f2 che volevo fotografare. La geometria del soggetto orientava la geometria dell\u2019apparecchio fotografico.Nei miei cortometraggi faccio spesso intervenire i mezzi informatici ma ho conservato questo percorso di fabbricazione degli strumenti.<\/p>\n<p>Spesso quando monto le miei immagini al computer ho l\u2019impressione di modellare della plastilina fotografica! E\u2019 come se massaggiassi il sensore della macchina. Anche la ripresa \u00e8 realizzata in funzione delle deformazioni a cui l\u2019immagine \u00e8 destinata. E spesso, siccome lavoro con dei grandangolari assai ampi, tutto deve essere molto vicino. Il personaggio \u00e8 molto vicino alla macchina fotografica o alla telecamera che \u00e8 a sua volta molto vicina alla scenografia. Tutto lo spazio \u00e8 condensato in modo che le cose quasi arrivino a toccarsi. La scena prende quindi questo carattere che pu\u00f2 dare l\u2019effetto di \u201ccosmonauta dell\u2019immagine\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Perspective-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40499\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Perspective-05.png\" alt=\"numero71_Perspective 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Perspective-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Perspective-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"LEFT\"><strong><span class=\"testo_iframebold\">Giulia Simi:<\/span><\/strong> Come in <em>Cuisine<\/em>&#8230;<\/p>\n<p><strong>Fran\u00e7ois Vogel:<\/strong> S\u00ec, <em>Cuisine<\/em> \u00e8 realizzato con una macchina fotografica che riprendeva l\u2019immagine della cucina riflessa su una sfera di vetro posta sopra un bicchiere al centro del piano di lavoro. E\u2019 un intero piano sequenza, la macchina scattava ogni due secondi, quindi io ero costretto a muovermi 20 volte pi\u00f9 lentamente. Questo mi permetteva in realt\u00e0 di riflettere sui giusti movimenti da compiere per posizionare gli oggetti in funzione della fase di postproduzione. Bisogna anche pensare che in una ripresa a 360 gradi nulla \u00e8 nascosto. Non esiste il concetto di fuori campo. Significa che occorre controllare ogni minima posizione degli oggetti, ogni minimo spostamento. Cuisine \u00e8 in effetti quasi una coreografia.<\/p>\n<p><strong><span class=\"testo_iframebold\">Giulia Simi:<\/span><\/strong> Occorre relazionarsi continuamente con lo spazio quindi. Questa relazione tra corpo, apparecchio di ripresa e messa in scena \u00e8 costante. Una sorta di \u201cmenage \u00e0 trois\u201d che gi\u00e0 descrivevi prima e che ha un radicamento fisico molto forte. Anche in <em>Terrains Glissants<\/em>, in cui attraversi spazi metropolitani o luoghi immersi nella natura, accade qualcosa del genere. Il lato performativo \u00e8 di nuovo molto accentuato.<\/p>\n<p><strong>Fran\u00e7ois Vogel:<\/strong> S\u00ec, sicuramente. In<em> Terrains Glissants<\/em> c\u2019\u00e8 una sequenza in cui attraverso l\u2019intera citt\u00e0 di Manhattan, filmando dall\u2019alba al tramonto, per 15 ore di fila. La tecnica \u00e8 simile a quella di<em> Cuisine<\/em>, con macchina fotografica che scatta ad intervalli regolari. Scattavo una foto e facevo tre passi, una foto, tre passi. In pi\u00f9 avevo con me tutta l\u2019attrezzatura per la mia tecnica di ripresa che filma il riflesso attraverso una sfera di vetro. <strong><span class=\"testo_iframebold\">Giulia Simi:<\/span><\/strong> Esatto. Quella tecnica che ti permette, insieme ad obiettivi grandangolari, la visione a 360 gradi che \u00e8 cos\u00ec centrale nella tua ricerca.<\/p>\n<p><strong>Fran\u00e7ois Vogel:<\/strong>Io sono sempre stato affascinato dai riflessi, a cominciare da quello del rubinetto nella vasca da bagno. Mi piace pormi domande su come rappresentiamo lo spazio che ci circonda. Noi ci muoviamo in uno spazio tridimensionale che poi trasferiamo in una dimensione piatta che \u00e8 quella dell\u2019immagine. Ci sono cos\u00ec tanti modi di realizzare questo trasferimento! E ormai tra l\u2019altro sappiamo che ci sono pi\u00f9 di tre dimensioni.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Perspective-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40500\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Perspective-06.png\" alt=\"numero71_Perspective 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Perspective-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_Perspective-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"LEFT\"><strong><span class=\"testo_iframebold\">Giulia Simi:<\/span><\/strong> Un\u2019ultima domanda \u00e8 d\u2019obbligo e riguarda il tuo rapporto con la comunicazione. Fino ad oggi hai realizzato infatti molti spot pubblicitari, per marchi come HP, Sharp, Lexus, dove comunque riesci a sperimentare soluzioni linguistiche interessanti. Che rapporto hai con la pubblicit\u00e0 e come si coniuga con la tua pratica artistica?<\/p>\n<p><strong>Fran\u00e7ois Vogel:<\/strong>Io amo molto il mio lavoro di pubblicitario. E\u2019 un lavoro molto collettivo. Mi permette di viaggiare, di fare incontri, mi permette anche di riuscire a filmare con grandi attrezzature, e, non da ultimo, mi permette di finanziare i miei lavori personali. Per\u00f2 c\u2019\u00e8 un lato frustrante, perch\u00e9 alla fine in pubblicit\u00e0 non si pu\u00f2 conservare il prodotto. E poi \u00e8 l\u2019arte dell\u2019usa e getta. Dura qualche settimana e dopo cade nel dimenticatoio. A volte, dopo aver realizzato di seguito una serie di spot mentre il mio lavoro personale non avanza, sento salire un\u2019onda di depressione. Ecco, in quel momento so che devo cambiare il fucile in spalla. Sento che devo lanciarmi nel mio lavoro personale!<\/p>\n<hr \/>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"LEFT\"><strong>Note:<\/strong><\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p lang=\"it-IT\" align=\"LEFT\"><strong>[1]<\/strong> &#8211; Questo il titolo dell\u2019intervista di Donald James a Fran\u00e7ois Vogel pubblicata in \u00abBref\u00bb n. 95, nov-dic 2010.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p lang=\"it-IT\" align=\"LEFT\"><strong>[2]<\/strong> &#8211; La definizione si deve a Jean-Michel Galley nel testo <em>Nouveau Trait\u00e9 du St\u00e9nop\u00e9<\/em>, cit.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p lang=\"it-IT\" align=\"LEFT\"><strong>[3]<\/strong> &#8211; In quell\u2019occasione sono stati proiettati i video <em>Cuisine <\/em> (2007), <em>Riante Contr\u00e9e<\/em> (1996), <em>Le bruit de la vrillette<\/em> (1992), <em>Rue Francis<\/em> (1997), <em>Ready Made &#8211; LIVE@THE END <\/em>(2002)<em>, After the Rain <\/em>(2008),<em> Tournis <\/em>(2006)<em>, R\u00e9bus <\/em>(2008)<em>, Stretching <\/em>(2009)<em>, This Thirst <\/em>(2011).Per un report su Invideo XX1 cfr. l\u2019articolo pubblicato nel numero #70 di questa rivista: <span lang=\"zxx\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/article.asp?id=2229\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/digicult.it\/digimag\/article.asp?id=2229<\/a><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote4\">\n<p lang=\"it-IT\" align=\"LEFT\"><strong>[4]<\/strong><em> &#8211; Nouveau Trait\u00e9 du St\u00e9nop\u00e9,<\/em> cit.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote5\">\n<p lang=\"it-IT\" align=\"LEFT\"><strong>[5]<\/strong> &#8211; E\u2019 lo stesso Fran\u00e7ois Vogel, nella gi\u00e0 citata intervista di Donald James, a dichiarare: \u201cNella grande opposizione tra il barocco e il classico sono, come autore, sul versante barocco.\u201d<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote6\">\n<p lang=\"it-IT\" align=\"LEFT\"><strong>[6]<\/strong> &#8211; Op. Cit.<\/p>\n<\/div>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fran\u00e7ois Vogel \u008f fotografo e film-maker francese. \u00e9 stato definito di volta in volta &#8216;mago barocco del video&#8217; [1] o &#8216;cosmonauta dell&#8217;immagine&#8217; [2] e si muove con agilit\u0088 tra il mondo della comunicazione e quello del video indipendente realizzando spot pubblicitari, video musicali e numerosi cortometraggi conosciuti e premiati a livello internazionale. L&#8217;ultima edizione del festival Invideo gli ha dedicato una retrospettiva [3], offrendoci cos&#8221; l&#8217;occasione di osservare da vicino il suo straordinario lavoro.<\/p>\n","protected":false},"author":50,"featured_media":40495,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,224],"tags":[41,53,71],"class_list":["post-10952","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-071","tag-cinema","tag-interviews","tag-video-art"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Vertigine Prospettiche. Le Immagini Di Francois Vogel &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-071\/italiano-vertigine-prospettiche-le-immagini-di-francois-vogel\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Vertigine Prospettiche. Le Immagini Di Francois Vogel &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[:en]Fran\u00c1ois Vogel\u2020is a French photographer and filmmaker. Each time he is defined in many different ways: \u00ecBaroque Wizard of Video\u00ee [2], or \u00ecAstronaut of Image\/s\u00ee\u2020[3]. He easily moves between the world of communication as well as the independent video scene by producing commercials, music videos and other award-winning shorts known on an international scale.[:it]Fran\u00e7ois Vogel \u008f fotografo e film-maker francese. \u00e9 stato definito di volta in volta &#039;mago barocco del video&#039; [1] o &#039;cosmonauta dell&#039;immagine&#039; [2] e si muove con agilit\u0088 tra il mondo della comunicazione e quello del video indipendente realizzando spot pubblicitari, video musicali e numerosi cortometraggi conosciuti e premiati a livello internazionale. L&#039;ultima edizione del festival Invideo gli ha dedicato una retrospettiva [3], offrendoci cos&quot; l&#039;occasione di osservare da vicino il suo straordinario lavoro. 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