{"id":10949,"date":"2012-02-10T12:00:00","date_gmt":"2012-02-10T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-071\/italiano-la-trasformazione-dellattivita-curatoriale\/"},"modified":"2020-11-02T17:24:50","modified_gmt":"2020-11-02T16:24:50","slug":"italiano-la-trasformazione-dellattivita-curatoriale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-071\/italiano-la-trasformazione-dellattivita-curatoriale\/","title":{"rendered":"La Trasformazione Dell&#8217;attivita&#8217; Curatoriale"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"left\"><em>Il testo \u00e8 la versione modificata di un saggio pubblicato su &#8220;Switch&#8221;<\/em>, <em>un evento, progetto e libro che archivia i primi tre anni del progetto artistico di Triona Ryan e Harald Turek a Nenagh nel Tipperary in Irlanda. \u00c8 partito nel 2008 con un approccio nuovo verso l\u2019esposizione di opere contemporanee con immagini in movimento in un contesto rurale il dialogo tra artisti, pubblico e opere d\u2019arte che si svolge fuori dalla grande citt\u00e0 e si applica al ritmo delle comunit\u00e0 pi\u00f9 piccole &#8211; <\/em><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.s-w-i-t-c-h.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>http:\/\/www.s-w-i-t-c-h.org<\/em><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">La produzione culturale \u00e8 sempre pi\u00f9 all\u2019avanguardia rispetto alla nostra comprensione del mondo in cui viviamo.<\/p>\n<p align=\"left\">Se, 50 anni fa, i meccanismi economici sono stati il referente principale per la nostra esperienza come membri di una data societ\u00e0 (sia in termini di conformit\u00e0 che di antagonismo), ora non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec. Attualmente, i criteri per raggiungere il successo economico e il benessere non sono pi\u00f9 sufficienti per una corretta comprensione di fenomeni quali, ad esempio, lo &#8216;scontro tra civilt\u00e0&#8217;.<\/p>\n<p align=\"left\">C\u2019\u00e8 bisogno di re-indirizzare i nostri referenti in termini culturali, e mi permetto di dire, anche in termini estetici. \u00c8 significativo che le multinazionali e le aziende reinvestano i loro profitti in progetti culturali e artistici al fine di creare una &#8216;cultura&#8217; in grado di viaggiare oltre i sistemi nazionali e il valore monetario , un modo di fidelizzazione del cliente con un potenziale enorme.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_The-Transformation-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40520\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_The-Transformation-02.png\" alt=\"numero71_The Transformation 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_The-Transformation-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_The-Transformation-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">In questo contesto, il lavoro del curatore, o quello del direttore, assume particolare rilevanza in quanto non solo produce e media il lavoro dell&#8217;artista \/ produttore culturale e lo contestualizza in un quadro pi\u00f9 ampio, ma genera le condizioni adatte alla sua sostenibilit\u00e0 e infine lo aiuta a stabilire la sua rilevanza sociale e politica. Nel tempo, le pratiche curatoriali hanno dapprima sviluppato un carattere di \u201cpremura\u201d per fare in modo che le opere d&#8217;arte fossero disponibili e accessibili; poi hanno ampliato la propria comprensione della vita per fare dell\u2019arte qualcosa di rilevante e un pratico strumento per comprendere le storie e situazioni, non solo per contemplarle.<\/p>\n<p align=\"left\">In quanto artisti, molti curatori ritengono di non poter lasciare la ricerca e l&#8217;impegno di carattere sociale e politico al di fuori della loro pratica e di entrare quindi in contatto con le strutture di produzione e distribuzione al di fuori dei vincoli specifici dell&#8217;arte.<\/p>\n<p align=\"left\">Credo siano importanti tre diversi concetti per comprendere l\u2019attivit\u00e0 del curatore oggi: la <strong>partecipazione<\/strong>, il <strong>tempo<\/strong> e il <strong>mutamento<\/strong> (di prospettiva e di comprensione).<\/p>\n<p lang=\"en-GB\" align=\"left\"><strong>1 &#8211; Partecipazione<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\">Come curatore e direttore, sono responsabile del programma di un istituto d&#8217;arte a finanziamento pubblico nel Regno Unito. Ero scettico sul format della mostra. Pensavo che un libro, per esempio, sarebbe stato uno strumento pi\u00f9 efficiente e pratico per difendere e ospitare la conoscenza. Dopo anni di discussioni e di esperienze, direi che le mostre <em>possono<\/em> ospitare eccellentemente la conoscenza. Ma molto dipende da come si svolgono.<\/p>\n<p align=\"left\">Un evento artistico, nella sua forma ideale, dovrebbe consentire al visitatore di distinguere il suo\/la sua storia dal materiale offerto. Questo accade raramente ed in questa critica includo il mio lavoro artistico e curatoriale. \u00c8 molto pi\u00f9 comune avere una certa linea di esposizione; modalit\u00e0 alternative di informazione (politica), o proporre una narrazione diversa. In ogni caso, le mostre leggono le cose in modo diverso rispetto alla sensibilit\u00e0 <em>mainstream<\/em>, invitando lo spettatore alla co-lettura.<\/p>\n<p align=\"left\">Tuttavia, sarebbe importante non trasmettere al visitatore, o lettore, qualcosa che assuma il valore di una dichiarazione. \u00c8 vero che siamo tutti qui perch\u00e9 ci sono cose che vogliamo dire, e che vogliamo evidenziare. Ma il trasferimento di conoscenze a un soggetto \u201cnon riconosciuto\u201d potrebbe risolversi in una sorta di propaganda inversa.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_The-Transformation-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40521\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_The-Transformation-03.png\" alt=\"numero71_The Transformation 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_The-Transformation-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_The-Transformation-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">Un pubblico diventa partecipe, quando si prende la libert\u00e0 di aggiungere qualcosa alla narrazione offerta da un&#8217;opera d&#8217;arte, da un film documentario, o da un reportage giornalistico. Come un membro del pubblico, vorrei essere in grado di analizzare la relazione tra &#8216;quello che \u00e8 successo&#8217; e la sua rappresentazione, sia che si tratti di una proiezione video in una galleria o di un articolo su un giornale. Il divario tra produttori e pubblico non esiste, dal momento che ciascuno sa qualcosa che l&#8217;altro non lo sa.<\/p>\n<p align=\"left\">Non \u00e8 una novit\u00e0. (<strong>Umberto Eco<\/strong>, nel 1962, ha basato il suo saggio sulla <em>opera aperta<\/em> sullo stesso argomento. <strong>Jacques Ranci\u00e8re<\/strong> lo ha poi approfondito. E cos\u00ec via.) Quello che \u00e8 importante sottolineare \u00e8 che la consapevolezza <em>\u00e8<\/em> l&#8217;essenza della partecipazione. Un&#8217;opera d&#8217;arte, o un progetto curatoriale deve dimostrare una cosa: non c&#8217;\u00e8 bisogno di colmare una lacuna, dato che il <em>gap<\/em> nella conoscenza \u00e8 una condizione normale e non qualcosa da correggere.<\/p>\n<p align=\"left\">Qual \u00e8 in fondo lo scopo della partecipazione nel fare arte e curarla? Permette ai partecipanti (artisti e pubblico) di condividere realmente la conoscenza allo stesso livello &#8211; in modo reciprocamente vantaggioso? Ammetto la difficolt\u00e0 di mettere in pratica un disegno del genere. Per raggiungere un punto in cui tutti condividano allo stesso livello potrebbe essere necessario pi\u00f9 di quanto arte e letteratura siano in grado di fare. Potrebbe volerci del tempo, molto tempo.<\/p>\n<p align=\"left\">Per arrivare alla vera conoscenza dell\u2019altro, dobbiamo ottenere un accesso. Per ottenere l&#8217;accesso, dobbiamo aprire varchi e partecipare alla produzione culturale e al discorso; trovare una chiave e forse ce ne vuole pi\u00f9 d\u2019una. Ma la passione \u00e8 una. <strong>Irit Rogoff<\/strong> parla di passione come mezzo principale per ottenere l&#8217;accesso. La passione per qualcosa \u00e8 ci\u00f2 che libera il potenziale nello spettatore e nel produttore (artisti, editori, curatori, ecc) allo stesso modo.<\/p>\n<p align=\"left\">La necessit\u00e0 pu\u00f2 essere un altro elemento chiave. La necessit\u00e0 fisica \u00e8 meno potente di quella sociale. La spinta ad andare oltre i valori dell&#8217;ambiente che sono radicati in noi. La domanda di accesso non pu\u00f2 essere separata da quella dello sfondamento di porte e di <em>gatekeeper<\/em>. <strong>James Rifkin<\/strong> ha scritto un intero libro su questo, utilizza il libro come la metafora per la politica di <em>gatekeeping<\/em>: chiunque pu\u00f2 scrivere un libro (sempre che lui\/lei abbia accesso ai mezzi), ma si imbatter\u00e0 nei primi g<em>atekeeper<\/em>: la casa editrice\/la libreria su Internet che distribuisce il libro. Superato il primo, c&#8217;\u00e8 il secondo <em>gatekeeper<\/em>: l&#8217;editor\/agente.<\/p>\n<p align=\"left\">Lui\/Lei potrebbe non concedere l&#8217;accesso al libro, per qualsiasi motivo (economico o ideologico), bloccandone quindi l\u2019eventuale condivisione. Se anche il secondo livello dovesse essere superato, il nostro autore acceder\u00e0 ad un terzo livello: il recensore \/critico (sulla stampa o online), che potrebbe non prendere mai in considerazione il libro, negandolo quindi ad un pubblico potenziale. Funziona cos\u00ec, nell\u2019editoria. Casi isolati di blogger di successo e di opere &#8216;scoperte&#8217; in rete confermano questa regola, ma non la sovvertono (non ancora).<\/p>\n<p align=\"left\">\u00c8 interessante notare per\u00f2 che queste considerazioni sono pubblicate in un libro. Per <strong>Rifkin<\/strong> la metafora non \u00e8 per niente efficace. Che dire allora della mostra curatoriale? \u00c8 un <em>gatekeeper<\/em> o un punto di accesso? Un&#8217;opportunit\u00e0 o una limitazione?<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_The-Transformation-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40522\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_The-Transformation-04.png\" alt=\"numero71_The Transformation 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_The-Transformation-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_The-Transformation-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong> 2 &#8211; Tempo<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\">Ritardare o anticipare l&#8217;atto di decodifica delle informazioni pu\u00f2 condurre alla ri-appropriazione degli aspetti della vita quotidiana. Agire e essere coinvolti attraverso l&#8217;arte in modo non sincronizzato \u00e8 un atto di impegno critico pi\u00f9 che un atto cognitivo. Ad esempio, la lettura di un vecchio giornale pu\u00f2 effettivamente dare un brivido, di paura o di eccitazione, per come la storia, intesa come la storicizzazione di fatti e opinioni attraverso i media tradizionali , \u00e8 una costruzione in corso. Prendo parte a questo processo solo se decido di tenere una certa distanza e utilizzare questo <em>gap<\/em> per indebolire costantemente e ricostruire il suo procedere. Ecco che l\u2019attivit\u00e0 curatoriale e i curatori possono essere molto efficaci nel proporre narrazioni che abbraccino questa distanza spazio-temporale e prendere seriamente in considerazione una lettura artistica della realt\u00e0 \u2013 oggi considerata marginale.<\/p>\n<p align=\"left\">Infatti questo inserisce ci\u00f2 che \u00e8 stato detto, fatto o pensato in una prospettiva pi\u00f9 ampia, che a sua volta crea spazio per un <em>pensiero laterale<\/em>. Questo ulteriore livello di pensiero in definitiva informa e rilancia una visione sul futuro e non su quello che \u00e8 stato fatto prima. Nel trattare la realt\u00e0 del mondo come una serie di eventi costruiti, reinvento la mia realt\u00e0 quotidiana. Leggo ogni paesaggio, fatto o situazione come se fosse un&#8217;opera d&#8217;arte.<\/p>\n<p align=\"left\">Per mostrare un&#8217;immagine che non rivela il suo contenuto, ma si riferisce a un altro tempo, a qualcosa d&#8217;altro al di fuori dell\u2019opera; per non mostrare un&#8217;immagine per nulla contemporanea allo spettatore l\u2019impegno pu\u00f2 essere in entrambi i casi importante in termini di pratica curatoriale. \u00c8 importante aprire la possibilit\u00e0 di vedere qualcosa di diverso in quello che viene detto, non pretendendo di dire \u201cil tutto\u201d, ma piuttosto proponendo una gamma di possibilit\u00e0 di lettura. Leggere la vita <em>non in tempo reale<\/em> non \u00e8 una questione di fabbricazione (del presente), di documentazione (del passato) o di immaginazione (del futuro) ma semplicemente implica poter abbracciare una tra le tante possibilit\u00e0 della consapevolezza; essere <em>consapevoli<\/em> \u00e8 l&#8217;essenza della partecipazione (vedere la prima sezione di cui sopra).<\/p>\n<p align=\"left\">Ribadisco: iniziamo ad avvicinarci al nucleo della nostra realt\u00e0, non quando la rappresentiamo (o assorbiamo la sua rappresentazione), ma quando la consideriamo come una possibilit\u00e0 tra le tante, non come un fatto dato, irreversibile. Solo quando mi impegno a provare a cambiare ci\u00f2 che \u00e8 importante (per me). Si tratta di collegare quello che so gi\u00e0 con quello che non so, ponendo il vecchio ed il nuovo in sequenza con altre conoscenze. Se noi, come pubblico interessato, accettiamo la possibilit\u00e0 di &#8216;sviluppare&#8217; questo o quell\u2019argomento nel tempo, come parte della nostra storia, attiviamo una sorta di processo di testimonianza e noi diventiamo il pubblico.<\/p>\n<p align=\"left\">Accettando la relativit\u00e0 del tempo, condivido l&#8217;idea che la vita non \u00e8 tanto chi sono ora, ma chi diventer\u00f2, la proietto cos\u00ec verso il futuro, piuttosto che ad un\u2019attivit\u00e0 legata al passato. \u00c8 una questione di come ho scelto di pensare a me stesso e, per estensione, come artisti e pubblico pensano a se stessi, mentre producono, si impegnano o fruiscono una mostra d&#8217;arte. Nessuno possiede il tempo, n\u00e9 pu\u00f2 disporre di esso; Lui\/Lei lo pu\u00f2 solo abitare interamente. In questo momento, mentre leggete queste parole, io <em>sono<\/em> il vostro tempo. Non siamo mai veramente in grado di rimuovere noi stessi dall\u2019interno. La realt\u00e0 di oggi non diventa un fatto da capire, ma piuttosto un effetto da produrre, in cui voi e io siamo inclusi.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_The-Transformation-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40523\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_The-Transformation-05.png\" alt=\"numero71_The Transformation 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_The-Transformation-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_The-Transformation-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong> 3 &#8211; Mutamento (di prospettiva, quindi, di comprensione) <\/strong><\/p>\n<p align=\"left\">Consideriamo infine il ruolo del curatore\/editore come un prestatore di servizi nel settore culturale e apriamo la discussione sulle sue potenzialit\u00e0, i suoi vantaggi e anche le sue contraddizioni. L\u2019artista, in quanto tale abbraccia la sfida di impegnarsi con le comunit\u00e0, fisiche o immateriali, del presente, passato o futuro, utilizzando una variet\u00e0 di mezzi di comunicazione, di luoghi e metodologie. Come curatore, si impegna nella creazione e cura delle situazioni originate per determinare e consentire il lavoro degli artisti &#8211; realizzando un progetto interdipendente che riguarda pubblico, artisti, opera e media. Questo si traduce in mostre, festival, convegni o altre &#8216;piattaforme&#8217; dove il pubblico controlla in modo complesso un contenuto. Le prospettive dei curatori, degli artisti e dei produttori saranno testate, sovvertite e usate &#8220;contro di loro&#8221;.<\/p>\n<p align=\"left\">Lo spettatore, il lettore o l\u2019ascoltatore hanno la capacit\u00e0 di considerare quello che sono destinati a vedere, leggere o ascoltare e scegliere in che modo sono destinati a viverlo. Questo lo sottoscrivo. Sono scettico sui progetti curatoriali (compreso il mio) in cui si tende a vedere la posizione autoriale come qualcosa che escluda lo spazio opposto, o sulla possibilit\u00e0 di mutare prospettive; dove il contenuto e il modo di viverlo \u00e8 dettato, sia per l&#8217;artista, il curatore, il set-up, il materiale interpretativo. L\u2019attivit\u00e0 curatoriale non solo deve sollevare domande, ma anche vivere il problema e essere abile nella definizione di esso.<\/p>\n<p align=\"left\">Un metodo efficace per raggiungere questo obiettivo \u00e8 di decentrare un campo di indagine, spostando le idee oltre i diversi confini fisici e metaforici dell\u2019oggetto d\u2019arte. Nella mia esperienza, un approccio proficuo \u00e8 quello di ampliare gli attuali confini dell\u2019arte introducendo un altro sistema, ad esempio la scienza, il diritto, o i mezzi di comunicazione di massa. Questi canali sono un luogo in cui gli artisti e i curatori si spingono oltre i confini delle zone di benessere e si impegnano a nuove idee che li rendano leggibili, accessibili, distribuibili. \u00c8 anche importante discutere lo scopo di queste idee e le forme di contaminazione per il pubblico.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_The-Transformation-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40524\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_The-Transformation-06.png\" alt=\"numero71_The Transformation 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_The-Transformation-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/numero71_The-Transformation-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">Il punto essenziale \u00e8 che curatori e artisti che vogliono lavorare efficacemente con un pubblico e non con il singolo individuo, assumerebbero una posizione pi\u00f9 rilevante se cercassero la collaborazione con altri sistemi di una data societ\u00e0 piuttosto che aspettare opportunit\u00e0 <em>ad hoc<\/em> mentre operano all&#8217;interno del mondo dell&#8217;arte. Reciproche influenze non sono prevedibili e dipender\u00e0, soprattutto, dalla ricezione del pubblico.<\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il testo \u008f la versione modificata di un saggio pubblicato su switch, un evento, progetto e libro che archivia i primi tre anni del progetto artistico di Triona Ryan e Harald Turek a Nenagh nel Tipperary in Irlanda. \u00c8 partito nel 2008 con un approccio nuovo verso l&#8217;esposizione di opere contemporanee con immagini in movimento in un contesto rurale il dialogo tra artisti, pubblico e opere d&#8217;arte che si svolge fuori dalla grande citt\u0088 e si applica al ritmo delle comunit\u0088 pi\u009d piccole<\/p>\n","protected":false},"author":166,"featured_media":40519,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[323,239,224],"tags":[40],"class_list":["post-10949","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-art","category-articles","category-issue-071","tag-focus"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>La Trasformazione Dell&#039;attivita&#039; Curatoriale &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-071\/italiano-la-trasformazione-dellattivita-curatoriale\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"La Trasformazione Dell&#039;attivita&#039; Curatoriale &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[:en]The text is a revised version of an essay published on switch, an event, project, and book that archives the first three years of an artist-led project by Triona Ryan &amp; Harald Turek in Nenagh, Co. Tipperary, Ireland. 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