{"id":10944,"date":"2012-02-10T12:00:00","date_gmt":"2012-02-10T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-071\/italiano-anstam-un-imprevedibile-viaggio-sonoro\/"},"modified":"2020-11-02T17:26:12","modified_gmt":"2020-11-02T16:26:12","slug":"italiano-anstam-un-imprevedibile-viaggio-sonoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-071\/italiano-anstam-un-imprevedibile-viaggio-sonoro\/","title":{"rendered":"Anstam. Un Imprevedibile Viaggio Sonoro"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">L&#8217;oscurit\u00e0 caratterizza la musica di <strong>Anstam<\/strong>. Un&#8217;oscurit\u00e0 vasta, estesa in uno spazio solo intuibile, eppure estremamente claustrofobica perch\u00e9 piena di elementi diversi. \u00c8 come se conducesse l&#8217;ascoltatore in una grande sala buia e lo lasciasse vagare al suo interno per scoprire cosa nasconde.<\/p>\n<p>Suoni di una postmodernit\u00e0 ormai superata, cambi di tempo inaspettati, sovrapposizioni emotive audaci&#8230; Tutto racconta di una ricerca continua, che non pu\u00f2 fermarsi, perch\u00e9 \u00e8 nell&#8217;imprevedibile che trova la sua forza propulsiva. Il viaggio \u00e8 la metafora giusta per <strong>Anstam<\/strong>, che parte dalla musica \u201ctradizionale\u201d per arrivare alle frontiere pi\u00f9 avanzate dell&#8217;elettronica. Nel suo primo album, <em>Dispel Dances, <\/em>pubblicato dalla <strong>50Weapons<\/strong> dei <strong>Modeselektor<\/strong>, il produttore berlinese rivisita le ultime tendenze della <em>dubstep<\/em> insieme alla <em>IDM<\/em> pi\u00f9 cerebrale, mescolando beat scuri e nervosi con suoni industriali e atmosfere futuribili. Sempre seguendo il filo delle emozioni forti.<\/p>\n<p>Anstam rappresenta per me quell&#8217;ambiente immaginario e astratto, il mio personale cuore di tenebra, in un certo senso. La musica non \u00e8 altro che un diario di viaggio e nella musica di Anstam senti l&#8217;ingombrante passato culturale dell&#8217;Occidente: le macchine, la potenza industriale, la grande citt\u00e0. Tuttavia, allo stesso tempo \u00e8 contaminata da alcuni demoni esotici, che trasformano tutti quegli elementi in un rituale, li fanno rabbrividire e li manipolano come marionette appese a un filo.<\/p>\n<p align=\"center\"><strong><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag71\/articoli\/img\/electronica_claudiagalal03.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" \/><\/strong><\/p>\n<p>Inoltre, l&#8217;estetica di <strong>Anstam<\/strong> cattura la situazione emotiva nel suo crearsi, perci\u00f2 chi ascolta vuole davvero sapere cosa si cela dentro quella stravagante nebbia scura che suona cos\u00ec vicina. \u00c8 una sensazione che ti fa sentire euforico come un bambino, sei estremamente concentrato e assolutamente sveglio, ma allo stesso tempo sei consapevole del fatto che questa sensazione pu\u00f2 svanire e frantumarsi in un attimo.<\/p>\n<p><strong>Claudia Galal:<\/strong> Il tuo album di debutto, <em>Dispel Dances<\/em>, \u00e8 uscito lo scorso ottobre per l&#8217;etichetta 50Weapons. Dalla tua prima apparizione sulla scena elettronica sono passati ormai alcuni anni, perch\u00e9 hai aspettato cos\u00ec a lungo?<\/p>\n<p><strong>Anstam:<\/strong> Il progetto Anstam non \u00e8 qualcosa di pianificabile. Semplicemente funziona in maniera imprevedibile. Ci sono alcuni periodi, come \u00e8 successo spesso l&#8217;anno scorso, nei quali l&#8217;impulso a diffondere, informare e comunicare \u00e8 molto forte. Invece, adesso Anstam vive nuovamente un&#8217;intensa fase di ricerca. Tuttavia, entrambi i momenti, la ricerca e la comunicazione, sono ugualmente importanti. Le produzioni a nome Anstam sono sempre come strani meravigliosi reperti che riporti indietro dopo una lunga e avventurosa spedizione.<\/p>\n<p><strong>Claudia Galal:<\/strong> Quali sono le maggiori differenze tra il tuo ultimo lavoro e i primi singoli di successo?<\/p>\n<p><strong>Anstam:<\/strong> La sostanza centrale del mio lavoro \u00e8 cambiata. La trilogia formata dai 12\u201d <em>Aeto<\/em>, <em>Brom<\/em> e <em>Cree<\/em>, una collaborazione esclusiva con il negozio di dischi berlinese Hardwax, era principalmente concentrata sui pattern ritmici e sottolineava proprio l&#8217;importanza preziosa del ritmo. Era una fase creativa tutta basata sull&#8217;isolamento e la purezza. Nell&#8217;attuale lavoro con la 50Weapons la prospettiva si \u00e8 evoluta, perch\u00e9 si cerca di dare una forma, o addirittura una faccia, a una presenza ritmica sempre fondamentale, dissipando un po&#8217; di quell&#8217;astrattezza del passato. Oggi Anstam si \u00e8 sbarazzato di alcuni suoi limiti allo scopo di raggiungere profondit\u00e0 sempre maggiori.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag71\/articoli\/img\/electronica_claudiagalal02.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" \/><\/p>\n<p><strong>Claudia Galal:<\/strong> Si sa che i giornalisti amano le definizioni. Come definiresti la tua musica oggi?<\/p>\n<p><strong>Anstam:<\/strong> Per dirla come i Prefab Sprout, Anstam \u00e8 \u201cil mio contributo al blues urbano\u201d. Adesso c&#8217;\u00e8 un problema diffuso in tutti i generi della musica elettronica, che io ritengo latente fin dagli esordi della musica nei club. Oggi tutto ruota intorno al <em>djing<\/em>, cos\u00ec molti generi di musica elettronica sono roba per <em>dj<\/em>. Secondo me la questione gira intorno alle categorizzazioni della musica in termini di tempo, di <em>bpm<\/em>. Se \u00e8 sensato che un <em>dj<\/em> suoni musica con pi\u00f9 o meno lo stesso numero di <em>bpm<\/em> nel corso di un <em>set<\/em>, un musicista o un compositore, che decida di produrre con un <em>set-up<\/em> elettronico piuttosto che con strumenti fisici, non dovrebbe essere necessariamente legato a un tempo soltanto, tantomeno per essere sicuro di rientrare in una categoria musicale. Ancora, e soprattutto, oggi persiste una categorizzazione della musica elettronica secondo vecchie etichette che io rifiuto.<\/p>\n<p><strong>Claudia Galal:<\/strong> Qual \u00e8 stata la prima ispirazione per il tuo album? La tua musica \u00e8 caratterizzata da suoni scuri e densi di emozioni: cosa c&#8217;\u00e8 nell&#8217;oscurit\u00e0 che ti attrae?<\/p>\n<p><strong>Anstam:<\/strong> Intorno a tutte le cose che faccio c&#8217;\u00e8 sempre lo stesso tema, che io chiamo il tema \u201cJoseph Conrad\u201d. Riguarda il viaggio, la ricerca, l&#8217;andare in posti sconosciuti, posti strani e imprevedibili, posti scuri. Ha anche a che fare con la sensazione di immaginarsi all&#8217;interno di un ambiente astratto con una logica e leggi fisiche sue. Questo funziona come uno specchio delle proprie condizioni e del proprio <em>background<\/em> culturale e, naturalmente, com&#8217;\u00e8 giusto che sia, ognuno affronta il se stesso riflesso con un po&#8217; di paura.<\/p>\n<p><strong>Claudia Galal:<\/strong> Nel tuo disco si sente un&#8217;attenzione \u201cmaniacale\u201d per il suono. \u00c8 davvero cos\u00ec? E cosa rappresenta il suono per te?<\/p>\n<p><strong>Anstam:<\/strong> Quando ho cominciato a dedicarmi alla <em>computer music<\/em>, tanto tempo fa, io venivo dal mondo degli strumenti fisici. Io non volevo cambiare il modo di comporre o produrre musica, ma ero semplicemente affascinato dall&#8217;idea di fare ogni cosa per conto mio, di avere il controllo totale non solo di ogni nota ma anche di ogni effetto, di ogni parametro in ogni millisecondo. Il mio problema principale con quel primo materiale era che non suonava molto elegante.<\/p>\n<p>La mancanza di dita che suonano, toccano o colpiscono qualcosa di vero \u00e8 tuttora la mia pi\u00f9 grande preoccupazione quando mi confronto con il suono. Cos\u00ec, invece di un solo campione di cassa in un <em>beat<\/em>, ho cominciato a usare tre o quattro campioni con volume o lunghezza differente oppure filtrati. La mia \u201cmania\u201d per il suono continua ancora, infatti utilizzo una catena di <em>plug-in<\/em> che danno l&#8217;impressione del respiro vitale, del comportamento umano all&#8217;interno delle macchine.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag71\/articoli\/img\/electronica_claudiagalal05.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" \/><\/p>\n<p><strong>Claudia Galal:<\/strong> Come ti prepari alle tue <em>performance<\/em> dal vivo? E quali sono gli elementi pi\u00f9 importanti per fare un grande <em>live set<\/em>?<\/p>\n<p><strong>Anstam:<\/strong> Purtroppo penso che molti non capiscano che suonare musica elettronica dal vivo non significa dover avere migliaia di <em>gadget<\/em> elettronici sul palco o preparare una speciale coreografia. La differenza rispetto a un <em>dj set<\/em> \u00e8 semplicemente che si suona esclusivamente il proprio materiale. Questo significa che durante la tua <em>performance<\/em> in un club le persone hanno a che fare con te, ma non che tu hai a che fare con le persone.<\/p>\n<p>Per me la componente pi\u00f9 importante di un <em>live set<\/em> \u00e8 la sua struttura musicale, perci\u00f2 suono per un&#8217;ora cercando di essere coinvolgente soprattutto in termini di drammaticit\u00e0, estetica e intensit\u00e0. La struttura di un set \u00e8 sempre determinata prima, ma poi viene adattata e attualizzata di volta in volta. Se c&#8217;\u00e8 abbastanza tempo prima dell&#8217;esibizione faccio una specie di \u201cprova generale\u201d nella mia stanza d&#8217;albergo per entrare nel giusto <em>mood<\/em>.<\/p>\n<p>Tutte queste considerazioni riguardano il lato dell&#8217;artista, invece quello che succede poi non \u00e8 nelle mie mani, ma dipende da tante piccole circostanze. Come dicevo prima, le persone hanno a che fare con te e quando suoni davanti a persone disinteressate alla tua musica, non puoi vincere. Diciamo che un pubblico interessato \u00e8 sicuramente un buon inizio per la riuscita di un <em>live set<\/em>, ma anche le dimensioni e l&#8217;atmosfera della <em>venue<\/em> giocano un certo ruolo.<\/p>\n<p>\u00c8 innegabile che differenti tipi di musica abbiano bisogno di sale e spazi differenti. Anstam funziona al suo meglio se suono in grandi situazioni claustrofobiche, perch\u00e9 le frequenze maggiormente sfruttate hanno bisogno di molto spazio per nuotare nell&#8217;aria.<\/p>\n<p>In sintesi, io cerco di fare del mio meglio come artista ogni volta, rendendo il mio lavoro interessante per chi viene a sentire, ma poi non \u00e8 possibile prevedere le reazioni del \u201cmondo esterno\u201d.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag71\/articoli\/img\/electronica_claudiagalal06.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" \/><\/p>\n<p><strong>Claudia Galal:<\/strong> Secondo te attualmente da dove vengono le cose pi\u00f9 interessante nell&#8217;ambito della scena <em>clubbing<\/em> internazionale?<\/p>\n<p><strong>Anstam:<\/strong> Se dovessi basarmi sulla mia esperienza, dovrei dire che il 99% della musica elettronica che mi ha realmente influenzato veniva, o viene, dal Regno Unito e dalla Germania. Per\u00f2, devo ammettere che non sono cos\u00ec coinvolto dalla scena <em>clubbing<\/em> internazionale da poter affermare qualcosa con certezza. Chiss\u00e0, forse grandi cose stanno accadendo in Italia. Chi sono io per saperlo?\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;oscurit\u0088 caratterizza la musica di Anstam. 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