{"id":10938,"date":"2011-12-05T12:00:00","date_gmt":"2011-12-05T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-070\/manuel-vason-performing-with-the-camera\/"},"modified":"2020-11-02T17:21:53","modified_gmt":"2020-11-02T16:21:53","slug":"manuel-vason-performing-with-the-camera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-070\/manuel-vason-performing-with-the-camera\/","title":{"rendered":"Manuel Vason. Performing With The Camera"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"left\">Inscrivere in una cornice predefinita il lavoro poliedrico e in costante ridefinizione di <strong>Manuel Vason<\/strong>, appare un tentativo tanto arduo quanto fallimentare. Nei numerosi e diversificati progetti che questo giovane fotografo\/performer pu\u00f2 gi\u00e0 vantare, ci\u00f2 che si riscontra con evidenza \u00e8 soprattutto un impulso, una tensione comune, contemporaneamente multiforme ma definita, all&#8217;azione e alla riformulazione di s\u00e8 e del processo creativo, che porta dritta alla realizzazione dell&#8217;opera.<\/p>\n<p>Lo strumento (nella maggior parte dei casi, la macchina fotografica) con il quale questo scopo viene di volta in volta raggiunto rimane il <em>medium<\/em>, attraverso il quale scavare la superficie di corpi e oggetti, con e grazie ai quali l&#8217;opera si sviluppa. Obiettivi che \u00e8 possibile raggiungere in quella terra di mezzo in cui le arti si contaminano tra loro, dove ricerca estetica e poetica s\u2019identificano scavalcando le distinzioni tra generi, dove la fotografia pu\u00f2 divenire una danza, e la scultura farsi teatro.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Manuel-Vason-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39436\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Manuel-Vason-02.png\" alt=\"numero70_Manuel Vason 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Manuel-Vason-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Manuel-Vason-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Manuel Vason<\/strong>, nato a Padova ma londinese d&#8217;adozione, inizia il suo percorso artistico-professionale esordendo sui set della fotografia di moda: si sposta dunque a Milano e lavora insieme ai grandi nomi della <em>fashion industry<\/em>, pubblicando i propri scatti su riviste del settore come <strong>Vogue<\/strong>, <strong>Dazed and Confused<\/strong> e <strong>Flash Art<\/strong> (solo per citarne alcune). Di qui il passo verso l&#8217;estero &#8211; Parigi prima, New York e infine Londra &#8211; \u00e8 stato breve, cos\u00ec come rapido lo sconfinamento verso il mondo delle <em>performing arts <\/em>e le collaborazioni con i suoi esponenti pi\u00f9 significativi negli ultimi anni.<\/p>\n<p>Incontri, conoscenze, che lui stesso non esita a definire come veri e propri innamoramenti, infatuazioni profonde verso artisti con cui Vason ha stretto legami e sodalizi talvolta protrattisi nel tempo; relazioni attraverso le quali ha inteso ripensare anche il ruolo della fotografia stessa. Essa, infatti, non \u00e8 pi\u00f9 semplice possibilit\u00e0 di immortalare una performance, un gesto o un corpo. Nel concetto che sta alla base delle sue opere, la macchina fotografica diventa infatti un mezzo grazie al quale &#8220;performare&#8221; a sua volta, in un dialogo creativo con l&#8217;oggetto che gli permette di selezionare l&#8217;azione: da semplice spostamento involontario, il movimento diviene cos\u00ec cosciente, volontario, e quindi comincia a contenere un significato.<\/p>\n<p>&#8220;Quel momento selezionato, quell&#8217;istante in cui si concentra un significato portante, se arrestato e prolungato, si fa Posa Fotografica e, quindi, attraverso la mia intermediazione, Fotografia. Trovo assolutamente interessante seguire questo processo lungo il quale l\u2019Azione si trasforma in Gesto che, a sua volta, diventa Posa&#8221;.<strong> [1]<\/strong>Un processo di lavoro comune tra soggetto ed oggetto, dunque, durante il quale i ruoli si mescolano nella volont\u00e0 di una ricerca contemporaneamente estetica e poetica; per riscoprirsi, solo alla fine, contemporaneamente davanti e dietro l&#8217;obiettivo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Manuel-Vason-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39437\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Manuel-Vason-03.png\" alt=\"numero70_Manuel Vason 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Manuel-Vason-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Manuel-Vason-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">\u201c<strong>Non chiamatele fotografie di scena\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Questo \u00e8 sicuramente un presupposto basilare del lavoro di <strong>Manuel Vason<\/strong>: il suo essere vicino, se non addirittura inserito, nel contesto delle arti perfomative. Ci\u00f2 non si riduce in nessun modo al classico ruolo che ricopre colui che \u00e8 incaricato, dalla compagnia o dalla stampa, a realizzare gli scatti durante lo spettacolo dal vivo. Il suo avvicinarsi alla scena, o meglio, ai protagonisti di una scena che emerge sempre di pi\u00f9 oltre s\u00e9 stessa, non si pu\u00f2 dunque ricondurre a un semplice rapporto passivo con quanto in essa accade.<\/p>\n<p>Quello di Vason \u00e8 un mettersi in gioco totale e, perch\u00e9 ci\u00f2 avvenga pienamente, \u00e8 necessario che anche il performer coinvolto diventi un partner creativo del progetto, pronto a fare della propria disciplina lo strumento da mettere in dialogo con la macchina fotografica. L&#8217;obiettivo, dunque, \u00e8 quello di esplorare una nuova forma espressiva coniugando mezzi e modalit\u00e0 dell\u2019essere attori, coreografi o pittori, insieme al lavoro da compiersi per poi giungere allo scatto fotografico finale.<\/p>\n<p>Dal suo primo ciclo di collaborazioni \u00e8 nato <em>Exposure <\/em>(2001), una raccolta senza precedenti in cui fotografia e <em>live art<\/em> si incontrano per dare vita a un&#8217;opera della durata di un click e, al tempo stesso, immortale. Ad esso segue il volume <em>Encounters <\/em>(2007) cui partecipano oltre cinquanta artisti internazionali, tra cui <strong>La Ribot<\/strong>, <strong>Ron Athey<\/strong>, <strong>Franko B.<\/strong> ed <strong>Ernst Fischer<\/strong>. In questi scatti, come Vason stesso dichiara, s\u2019intende celebrare la <em>live art<\/em>: non l&#8217;artista in s\u00e9, quanto piuttosto il suo essere effige e dunque rappresentazione di una certo processo creativo, di una determinata espressione artistica, filtrata in questo caso dallo sguardo e dal gusto compositivo (spesso oltraggioso e conturbante) del fotografo italo-londinese.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Manuel-Vason-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39438\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Manuel-Vason-04.png\" alt=\"numero70_Manuel Vason 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Manuel-Vason-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Manuel-Vason-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Frozing the performing body<\/strong><\/p>\n<p>Il nucleo attorno a cui ruota l&#8217;universo fotografico di<strong> Manuel Vason<\/strong> \u00e8 sempre stato e resta il &#8220;Corpo&#8221; quale unica presenza performativa, punto di partenza e arrivo del suo lavoro, cardine fisico su cui il performer prima, e il fotografo poi, concentrano la ricerca artistica. Il corpo della <em>live art <\/em>\u00e8, per antonomasia, tutta esperienza, mutevolezza, mentre il lavoro con la macchina fotografica offre la possibilit\u00e0 di creare immagini che non si dissolveranno l&#8217;istante successivo: \u00e8 su questo paradosso che si concentra il lavoro di Mason. I risultati di queste collaborazioni sono allora, a differenza delle tradizionali foto di scena, delle vere e proprie performance che esistono per\u00f2 solo una volta diventate immagini.<\/p>\n<p>Un tentativo di immortalare la presenza performativa in uno slancio congelato, in una volont\u00e0 di sublimazione, che risponde alla possibilit\u00e0 di utilizzare linguaggi diversi per formulare nuovi fraseggi visivi. Gli artisti coinvolti sono consapevoli del fatto che, in un simile processo, il contatto con il pubblico avverr\u00e0 solo in un secondo momento e solo attraverso l\u2019immagine immortalata, statica; ci\u00f2, ovviamente, fa s\u00ec che anche da parte loro ci sia un ripensamento totale del lavoro da svolgere su di s\u00e8.<\/p>\n<p>La riedificazione della propria presenza performativa viene raggiunta, quindi, facendo maturare momenti di scambio e contaminazione durante la stessa azione performativa. Con il fine ultimo di arrivare agli occhi di chi guarda con il medesimo impatto percettivo dello spettacolo <em>live<\/em>.<\/p>\n<p>Nell&#8217;idea di posa che si ritrova negli scatti di Vason c&#8217;\u00e8 infatti una sostanziale volont\u00e0 di comunicazione, come se in ognuna delle immagini realizzate si potesse scorgere, per un principio sinestetico sottostante, il messaggio: gridato o appena sussurrato, esso viene veicolato dai corpi esposti o de-composti, frazionati, esplorati, palesati, glorificati. Essi si fanno soggetti e oggetti di una trasmissione plurireferenziale, che trascende la <em>liveness<\/em>, fermandola su supporto, e regalando cos\u00ec allo spettatore la possibilit\u00e0 di una visione continuamente fruibile.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Manuel-Vason-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39439\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Manuel-Vason-05.png\" alt=\"numero70_Manuel Vason 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Manuel-Vason-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Manuel-Vason-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Dall&#8217;Europa al Sud America<\/strong><\/p>\n<p>Nell&#8217;ultimo anno Vason \u00e8 stato impegnato in un progetto in America Meridionale durante il quale ha realizzato una mappatura fotografica il cui <em>fil rouge<\/em> era identificato nella Danza, rintracciata a sua volta nelle figure statiche di diversi performers locali. In<strong> &#8220;Still Movil&#8221;,<\/strong> iniziativa congiunta con il <strong>Red Sudamerica<\/strong> <strong>de Danza<\/strong>, Vason si pone dunque ancora l\u2019obbiettivo di riunire due linguaggi, danza e fotografia, e di superarne la dicotomia.<\/p>\n<p>La staticit\u00e0 del gesto divenuto posa sul supporto fotografico, insieme alla fluidit\u00e0 del movimento che si svolge nel qui e ora, entrano in relazione attraverso un gioco di conflitti e incontri, dando vita a scintille di creativit\u00e0 inaspettate e prontamente documentate dalla macchina del fotografo. Il progetto descrive un viaggio svolto attraverso residenze artistiche di Venezuela, Colombia ed Ecuador, nella prima met\u00e0 del 2011; e di Brasile, Uruguay, Argentina, Per\u00fa, Chile, Paraguay e Bolivia, da agosto ad ottobre scorso.<\/p>\n<p>Un lavoro imponente che ha visto pi\u00f9 di quaranta artisti, tra danzatori e coreografi di dieci differenti paesi, mettere a disposizione la propria professionalit\u00e0, accettando di sperimentare senza remore, di perdersi e nello stesso tempo, lasciarsi guidare. Lungo questa prima parte del lavoro, alcuni dei materiali prodotti sono stati testimoniati e pubblicati sulla pagina online del progetto; nella seconda fase, prevista per l&#8217;inizio del 2012, invece, il materiale fotografico diventer\u00e0 una pubblicazione realizzata nell&#8217;ottica di esser poi distribuita sia in ambito culturale che educativo. Contemporaneamente, il progetto proseguir\u00e0 in una serie di esposizioni in Sud America ed Europa.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Manuel-Vason-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39440\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Manuel-Vason-06.png\" alt=\"numero70_Manuel Vason 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Manuel-Vason-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Manuel-Vason-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">Tra i progetti futuri di <strong>Manuel Vason<\/strong> pare ci sia anche quello di tornare in Italia per tentare un analogo approccio con performers e compagnie che dimostrano una certa propensione all&#8217;interazione tra diversi linguaggi e media. Un gradito rientro per un artista forse pi\u00f9 conosciuto all&#8217;estero che da noi, ma che, siamo convinti, si troverebbe in perfetta sintonia con alcune delle realt\u00e0 performative emergenti, cos\u00ec come con quelle ormai pi\u00f9 definite e strutturate. Una sfida che sarebbe bello poter accogliere.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"left\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.manuelvason.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.manuelvason.com\/<\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Note:<\/strong><\/p>\n<div id=\"sdendnote1\"><strong>[1]<\/strong> &#8211; M. Vason, <em>unpublished conversation with the author<\/em>.<\/div>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Inscrivere in una cornice predefinita il lavoro poliedrico e in costante ridefinizione di Manuel Vason, appare un tentativo tanto arduo quanto fallimentare. 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Nei numerosi e diversificati progetti che questo giovane fotografo\/performer pu\u00f2 gi\u00e0 vantare, ci\u00f2 che si riscontra con evidenza \u008f soprattutto un impulso, una tensione comune, contemporaneamente multiforme ma definita, all'azione e alla riformulazione di s\u008f e del processo creativo, che porta dritta alla realizzazione dell'opera[:it]Inscrivere in una cornice predefinita il lavoro poliedrico e in costante ridefinizione di Manuel Vason, appare un tentativo tanto arduo quanto fallimentare. Nei numerosi e diversificati progetti che questo giovane fotografo\/performer pu\u0098 gi\u0088 vantare, ci\u0098 che si riscontra con evidenza \u008f soprattutto un impulso, una tensione comune, contemporaneamente multiforme ma definita, all'azione e alla riformulazione di s\u008f e del processo creativo, che porta dritta alla realizzazione dell'opera[:]","og_url":"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-070\/manuel-vason-performing-with-the-camera\/","og_site_name":"Digicult | Digital Art, Design and Culture","article_published_time":"2011-12-05T10:00:00+00:00","article_modified_time":"2020-11-02T16:21:53+00:00","og_image":[{"width":680,"height":496,"url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Manuel-Vason-01.png","type":"image\/png"}],"author":"Giulia Tonucci","twitter_misc":{"Scritto da":"Giulia Tonucci","Tempo di lettura stimato":"14 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-070\/manuel-vason-performing-with-the-camera\/","url":"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-070\/manuel-vason-performing-with-the-camera\/","name":"Manuel Vason. 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