{"id":10937,"date":"2011-12-05T12:00:00","date_gmt":"2011-12-05T11:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-070\/italiano-chiara-guidi-mantica-festival-pratica-vocale-molecolare\/"},"modified":"2022-10-27T08:29:44","modified_gmt":"2022-10-27T07:29:44","slug":"italiano-chiara-guidi-mantica-festival-pratica-vocale-molecolare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-070\/italiano-chiara-guidi-mantica-festival-pratica-vocale-molecolare\/","title":{"rendered":"Chiara Guidi: Mantica Festival. Pratica Vocale Molecolare"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"left\">Performance, concerti, laboratori, installazioni, ascolti guidati, proiezioni. Un\u2019affascinante staffetta di eventi scandisce il calendario di <strong>M\u00e0ntica,<\/strong> festival cesenate tenutosi dal<strong> 26 novembre al 4 dicembre<\/strong>, che anche nell\u2019edizione 2011 \u2013 la quarta \u2013 ha conservato intatto il suo cromosoma sonico, rilevato per\u00f2 da un\u2019angolazione diversa rispetto a quella adottata negli anni precedenti: l\u2019istante che crea.<\/p>\n<p>Questo festival che si consuma lontano dai megafoni mediatici, ma che ha visto alternarsi negli anni presenze di risonanza internazionale come<strong> David Toop, Mouse on Mars, Jacob Kirkegaard,<\/strong> (per srotolare solo alcuni, tra i nomi di spicco), assume il suono come paradigma di visione, di esperienza, e attraverso una programmazione sempre molto attenta e variegata, in cui il teatro ricopre un ruolo principe ma non esclusivo, d\u00e0 conto di possibili modalit\u00e0 di fruire o innescare tale esperienza.<\/p>\n<p>Il concerto di <strong>Giuseppe Ielasi,<\/strong> inaugura l\u2019edizione 2011 di <strong>M\u00e0ntica, <\/strong>a cui si succedono in ordine sparso,<strong> Francesca Grilli, Nico Vascellari, lo statunitense Z\u2019 ev, e la Cracow Philharmonic String Quartet<\/strong> (a Forl\u00ec grazie alla partnership attivata con Area Sismica), <span lang=\"en-US\">El General, e la lista potrebbe continuare.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Chiara-Guidi-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38252\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Chiara-Guidi-02.png\" alt=\"numero70_ Chiara Guidi 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Chiara-Guidi-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Chiara-Guidi-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>M\u00e0ntica<\/strong> accompagna e nutre le ricerche che l\u2019attrice <strong>Chiara Guidi <\/strong>(Cesena, 1960), al timone del festival sin dal suo concepimento, sta conducendo sulla pratica vocale di tipo molecolare. Obiettivo della sua ricerca, scoprire le possibilit\u00e0 nascoste della voce, per restituirne al teatro la sua grana, la sua verit\u00e0 emozionale, la sua infanzia (concetto cardine per l\u2019artista), intesa come stadio prelinguistico. Una voce concepita come suono quindi, ma anche come <em>actio<\/em>, come luogo di azione, uno scarto a mio avviso fondamentale per il teatro, di cui viene cos\u00ec messa in risalto la sua specificit\u00e0 di non-luogo (<strong>secondo l\u2019accezione di Carmelo Bene<\/strong>), in quanto punto di passaggio di diversi significanti.<\/p>\n<p align=\"left\">\u201cDisarticolare il linguaggio trovarne i buchi neri, crearsi degli <em>hanticap<\/em> continui, per essere in tutto abbandono in balia del significante o meglio della selva dei significanti che ci posseggono e mai del banalissimo significato, quindi il teatro non pu\u00f2 essere la chiacchiera continuamente riferita [\u2026]. Il grande teatro \u00e8 un non-luogo al riparo da qualsivoglia storia.\u201d ( <em>Cose\u2019\u00e8 il teatro?<\/em> Intervita a Carmelo Bene).<\/p>\n<p>Una sfida, quella di liberare la voce dalle strette maglie di una comunicazione imbastita sul significato della parola, portata avanti dalla Guidi attraverso lezioni, laboratori, che esulano anche dal progetto<strong> M\u00e0ntica<\/strong>, e confluita in parte nel Corso di Alta Formazione \u201cTecniche di vocalit\u00e0 molecolare\u201d di <strong>ERT Fondazione<\/strong> (2008), e in parte in interessanti interventi scenici come <em>Madrigale Appena narrabile <\/em>(2007), <em>Augustinian Melody<\/em> (2007), <em>Flatlandia <\/em>(2008), <em>Ingiuria <\/em>realizzato in collaborazione con <strong>Teho Teardo, Alexander Balanescu e Blixa Bargeld<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza di<strong> M\u00e0ntica<\/strong>, come suggerisce il titolo, che evoca la spinta del soffio, ovvero qualcosa che si nasconde e poi si manifesta, aderisce perfettamente alla poetica non illustrativa, ma subliminale ed epifanica della <strong>Soc\u00ecetas Raffaello Sanzio<\/strong>, compagnia teatrale di cui la Guidi \u00e8 cofondatrice insieme a <strong>Romeo (1960) e Claudia Castellucci (1958).<\/strong> Una storia che parte dal lontano 1981 la loro e che si basa su quella che, non chiamerei tanto coerenza artistica, quanto profonda fedelt\u00e0 rispetto a un\u2019idea di teatro e soprattutto di spettatore.<\/p>\n<p>Il loro teatro \u00e8 stato definito un teatro dell\u2019approccio plastico visivo, un teatro che abbraccia tutte le arti, ma in realt\u00e0 credo che nessuna di queste definizioni renda davvero giustizia alla potenza che contraddistingue gli spettacoli della Soc\u00ecetas, la pi\u00f9 appropriata, che vorrei in questa sede usare, mi sembra invece essere \u201ceucarestia estetica della sensazione\u201d, espressione che rubo da una lettera del 1999 a <em>Frie Leysen<\/em> di Romeo Castelucci, che con queste parole definiva il rito teatrale.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 cos\u00ec, come un \u201crendere grazie\u201d dei sensi attraverso un sacrificio, un\u2019epilessia (in senso etimologico) intesa come attacco degli stessi, che concepirei la scena della<strong> Soc\u00ecetas Raffaello Sanzio<\/strong>. Dello stesso intervento altri passi mi colpiscono e in qualche modo, sfiorano anche la conversazione che segue, come l\u2019idea di bellezza, la sua capacit\u00e0 di condurti in zone oscure, il suo potere anarchico e spesso violento ma sempre capace di metterti a nudo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Chiara-Guidi-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38253\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Chiara-Guidi-03.png\" alt=\"numero70_ Chiara Guidi 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Chiara-Guidi-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Chiara-Guidi-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">Incontro Chiara con anticipo rispetto all\u2019inizio di<strong> M\u00e0ntica<\/strong>, le chiedo a registratore ancora spento, impressioni sul premio Malatesta Novello per la citt\u00e0 di Cesena, conferitole pochi giorni prima, un riconoscimento destinato ai cesenati che si siano distinti con la propria opera, ma che subito l\u2019artista precisa di non aver concepito come <em>ad personam<\/em>, bens\u00ec, come merito dell\u2019attivit\u00e0 che il <strong>Teatro Comandini<\/strong> ( dal 1992 sede della Soc\u00ecetas Raffaello Sanzio) svolge con grande vitalit\u00e0 sul territorio, radicandosi come fucina di creativit\u00e0 e punto di snodo per artisti anche internazionali.<\/p>\n<p align=\"left\">L\u2019augurio con cui si conclude il preludio della nostra conversazione, \u00e8 un maggiore riconoscimento da parte degli autoctoni, del lavoro svolto dal Comandini, e un cambio di rotta nelle politiche di finanziamento dell\u2019arte, che ancora troppo spesso concepiscono la cultura come un inutile pedaggio da pagare, non prendendo in considerazione la vera stigmate del sistema culturale odierno, riscontrabile ancor prima che nelle ristrettezze di budget investito, nell\u2019<em>horror vacui <\/em>dilagante nel campo artistico.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Alessandra Coretti:<\/strong> Vorrei orientare la nostra conversazione su due parole che estraggo dalla linea programmatica del festival: empirico e politico. Due termini intimamente legati che assumono un significato particolare se ricondotti al teatro\u2026<\/p>\n<p><strong>Chiara Guidi:<\/strong> S\u00ec certo, <strong>M\u00e0ntica<\/strong> parte proprio dall\u2019idea di aprire le porte di uno spazio a coloro che desiderino fare esperienza una pratica teatrale o musicale, ponendosi dalla parte di colui che agisce e applicando la propria angolazione, il proprio punto di vista. \u00c8 l\u2019approccio esperienziale a caratterizzare il festival, attraverso laboratori condotti non soltanto dai membri della <strong>Soc\u00ecetas Raffaello Sanzio<\/strong>ma anche da artisti che in qualche modo rientrano nella tessitura drammaturgica che M\u00e0ntica mette in campo, sto pensando per l\u2019edizione di quest\u2019anno, a Fabrizio Ottaviucci o Giuseppe Ielasi, cio\u00e8 a figure che mi guidino nella ricerca di un\u2019idea di improvvisazione, applicabile tanto nell\u2019ambito teatrale, che in quello musicale.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Chiara-Guidi-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38254\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Chiara-Guidi-04.png\" alt=\"numero70_ Chiara Guidi 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Chiara-Guidi-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Chiara-Guidi-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">L\u2019ispirazione di fondo \u00e8 il tempo veloce dell\u2019azione, dell\u2019ora e qui in questo momento, del dare immediatamente una risposta pratica a un\u2019esigenza estetica. Questo discorso dell\u2019improvvisazione \u00e8 facilmente estendibile anche ad altre situazioni della nostra esistenza, sino a toccare un\u2019idea di politica.<\/p>\n<p>Prendo come esempio un altro artista inserito nella programmazione 2011, <strong>El General,<\/strong> cantante tunisino che a sua insaputa \u00e8 diventato il portabandiera della Primavera araba, dando implicitamente una risposta a un bisogno sociale, nel senso che l\u2019arte diventa portabandiera di un pensiero, e qui si pone anche il grande tema attorno a cui ci interrogheremo nella giornata conclusiva di <strong>M\u00e0ntica<\/strong>, l\u2019arte trema di fronte alla religione e alla politica e questo non solo alla luce dei fatti successi al nostro lavoro a Parigi, e mi riferisco al blocco dello spettacolo <em>Sul concetto di volto del figlio di Dio <\/em>da parte di un gruppo di integralisti cristiani legato all\u2019<span lang=\"en-US\"><strong>Action Fran\u00e7aise<\/strong>\u00a0<\/span>, ma anche per capire qual \u00e8 lo scopo dell\u2019arte nell\u2019ambito della politica.<\/p>\n<p>Credo che l\u2019arte non debba porsi dei problemi di scopo, ma debba stare nell\u2019origine, nel punto in cui deve fornire una risposta immediata a qualcosa che l\u2019artista vede e richiede una forma, l\u00ec c\u2019\u00e8 un\u2019immediatezza, un gesto estremamente pratico di bellezza, che non ha nessun tipo di utilit\u00e0 sociale tuttavia se genera bellezza, essa \u00e8 in s\u00e9 un riverbero che va ad inscriversi nella tessitura vibrante di tutte le cose della realt\u00e0 e quindi comunque \u00e8 qualcosa che lega l\u2019estetica all\u2019etica, come poi dall\u2019antichit\u00e0 si dice.<\/p>\n<p>I laboratori di <strong>M\u00e0ntica<\/strong>, sono stati concepiti seguendo l\u2019idea d\u2019improvvisazione come possibilit\u00e0 dell\u2019artista di diventare materia vibrante, dando una risposta estetica al contesto in cui si trova. Com\u2019\u00e8 nel caso di<strong> El General<\/strong>che con il suo canto \u00e8 diventato vibrazione di un pensiero politico, ma \u00e8 un problema artistico il suo, \u00e8 un canto ha delle misure ha una tecnica musicale.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Chiara-Guidi-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38255\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Chiara-Guidi-05.png\" alt=\"numero70_ Chiara Guidi 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Chiara-Guidi-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Chiara-Guidi-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Alessandra Coretti: <\/strong>Riallacciandomi a ci\u00f2 che hai appena detto, questo implicito senso politico dell\u2019artista, potrebbe essere rintracciato anche nella dimensione spettatoriale?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Chiara Guidi:<\/strong> S\u00ec, io credo che l\u2019arte, e in modo particolare la musica, debba essere gettata nel mondo dall\u2019artista. Detto altrimenti, io artista posso avere un\u2019intuizione intima, ma essa non \u00e8 nulla se non assume una forma che viene poi consegnata, data, donata resa comune, non \u00e8 un caso che la parola comune abbia in s\u00e9 la parola <em>munus<\/em>che significa proprio dono. Come artista posso seguire il punto originario della mia ispirazione, che pi\u00f9 \u00e8 fedele pi\u00f9 diventa originale, ma senza perseguire una finalit\u00e0, la ricerca dell\u2019artista \u00e8 continua, ogni giorno si ripete uguale, non pu\u00f2 l\u2019artista raggiungere quello che cerca, altrimenti non farebbe pi\u00f9 arte.<\/p>\n<p align=\"left\">Quindi \u00e8 compito del pubblico accogliere quest\u2019opera e interrogarsi rispetto ad essa, inserirla come materia vibrante all\u2019interno della tessitura della realt\u00e0. Nell\u2019editoriale, posto nella parte iniziale di un catalogo in corso di pubblicazione ho scritto: \u201ccollocati nel punto pi\u00f9 lontano e guarda l\u2019opera come parte di un tutto, dove l\u2019opera stessa perde il suo nome e diventa una vibrazione nell\u2019ordine generale delle cose\u201d.<\/p>\n<p align=\"left\">Se questa vibrazione \u00e8 indispensabile vuol dire che allora fa parte di ci\u00f2 che \u00e8 terreno, ci\u00f2 che \u00e8 umano, ci\u00f2 che \u00e8 politico nel senso per\u00f2 originario del termine di politica, non mi riferisco ai meccanismi che sono in atto con la politica che conosciamo.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Alessandra Coretti:<\/strong>\u2026e che non ha nulla a che vedere con qualcosa di ideologico?<\/p>\n<p><strong>Chiara Guidi:<\/strong> Assolutamente nulla di ideologico, ma qualcosa invece di completamente gratuito, che fonda un linguaggio. La linea estetica della Soc\u00ecetas, \u00e8 infatti una linea che non illustra, che non spiega, ogni opera d\u2019arte non si risolve con lo sguardo dell\u2019artista ma prosegue a dire delle cose anche negli anni successivi, \u00e8 un \u201cbuco che genera altri buchi\u201d. La televisione, un certo tipo di arte \u00e8 illustrativa, ma la vera arte non lo \u00e8.Il pubblico deve imparare a fare fatica quando si relaziona alla cultura, bisogna fondare un nuovo pubblico disposto a far fatica, a voler riconoscere la diversit\u00e0, che invece si uniforma sotto il filtro della mediocrit\u00e0. Il nostro, pian piano, sta diventando un discorso politico, una rivendicazione politica, non ideologica, ma politica.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Chiara-Guidi-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38256\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Chiara-Guidi-06.png\" alt=\"numero70_ Chiara Guidi 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Chiara-Guidi-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Chiara-Guidi-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Alessandra Corett<\/strong>i: In un recente saggio pubblicato su <strong>Culture Teatrali n.20<\/strong>, definisci la musica come \u201cl\u2019arte dell\u2019immaginazione <em>par excellence<\/em>, capace di toccare le corde intime dell\u2019esistenza\u201d; ho messo in relazione queste parole con altre sempre tue, in quanto credo possano costituire due stadi di un medesimo processo: \u201cquanto sarebbe bello, avere a teatro un pubblico ammaliato, cos\u00ec <strong>emotivamente attento<\/strong> come quello dei concerti\u201d. Un\u2019affermazione a mio parere bellissima, che mi fa pensare alla relazione teatrale come simile a un\u2019attrazione, a una questione di chimica, che investe e alimenta la sensorialit\u00e0 dell\u2019individuo in toto, passando quindi attraverso una comprensione che non \u00e8 (solo) raziocinante.<\/p>\n<p><strong>Chiara Guidi:<\/strong> S\u00ec, bravissima, sono d\u2019accordo con te con questa valutazione. <strong>Flannery O\u2019Connor<\/strong>, ad esempio, parlava di una responsabilit\u00e0 propria dell\u2019artista, ossia rendere giustizia al reale. L\u2019artista con la sua opera deve saper mettere in campo anche ci\u00f2 che non si vede, ma che costituisce la realt\u00e0. Quando sentiamo e vediamo delle cose non pensiamo che esse siano frutto di qualcosa che le spinge dal basso, qualcosa che non si fa vedere ma che le rende vive, proprio per il fatto di essere nella sfera del non visto, del non sentito, che non \u00e8 un\u2019accezione negativa, ma positiva.<\/p>\n<p>Quindi il pubblico deve scontrarsi con ci\u00f2 che nasconde al proprio interno, con il proprio gusto e anche con la precariet\u00e0 del gusto e dell\u2019esperienza, con la possibilit\u00e0 di un fallimento, ecco queste sono tutte parole che la societ\u00e0 non accetta. L\u2019esperienza artistica \u00e8 un campo di esperienza viva, che porta dentro di s\u00e9 un\u2019idea viva anche di pubblico, al quale non viene chiesto di partecipare praticamente, nel senso non si chiede l\u2019attivismo del pubblico, cos\u00ec io non credo che l\u2019opera d\u2019arte possa essere assimilabile a un\u2019azione politica.<\/p>\n<p>L\u2019opera \u00e8 un gesto di bellezza che mi avvicina sempre di pi\u00f9 a quel \u201cbuco\u201d che non mi permetter\u00e0 mai di scoprirlo fino in fondo, quel \u201cbuco\u201d di lacaniana memoria. Bisogna raggiungere la consapevolezza che c\u2019\u00e8 qualcosa di inafferrabile, ed \u00e8 questo qualcosa che mi fa emozionare, ed emoziona me in prima persona, che sono diverso da te, e questa ancora una volta diventa una questione politica.<\/p>\n<p><strong>Alessandra Coretti:<\/strong> La musica \u00e8 anche l\u2019unica arte in grado di manifestare e non di rappresentare e forse questo con-tatto epifanico, avviene nella concretezza prodotta dall\u2019impatto sonoro. Ricordo <strong>David Toop<\/strong> che proprio in un\u2019 edizione passata di M\u00e0ntica, parlava della medianit\u00e0 dell\u2019ascoltatore, usando la metafora del fantasma che entra in corpo e d\u00e0 un segnale cerebrale, mi ha fatto pensare a <strong>Karlheinz Stockhausen<\/strong>che parlava di onde elettromagnetiche che superano l\u2019effetto uditivo per passare a quello corporeo e cerebrale. C\u2019\u00e8 sempre comunque una visione del suono che supera il solo livello acustico e ad un certo appunto fa appello all\u2019immaginazione, alla coscienza, e lo fa attraverso l\u2019intimit\u00e0 di un\u2019esperienza per l\u2019appunto\u2026<\/p>\n<p><strong>Chiara Guidi:<\/strong> S\u00ec \u00e8 proprio il punto focale. Prima con il discorso dei sensi, ora con l\u2019immaginazione ci stiamo avvicinando sempre di pi\u00f9 ad un\u2019idea di infanzia, al concetto d\u2019infanzia, dove immaginare \u00e8 pensare, dove tra il pensare e fare intercorre un tempo piccolissimo \u00e8 il tempo breve dell\u2019immaginazione. Se ci pensiamo nell\u2019 antichit\u00e0 l\u2019immaginazione era una chiave della conoscenza, oggi \u00e8 stata eliminata dal rapporto con la realt\u00e0.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Chiara-Guidi-07.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38257\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Chiara-Guidi-07.png\" alt=\"numero70_ Chiara Guidi 07\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Chiara-Guidi-07.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Chiara-Guidi-07-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Alessandra Coretti<\/strong>: L\u2019idea di indagare la voce come suono, come materia, \u00e8 stata innescata o rafforzat,a dal rapporto artistico con <strong>Scott Gibbons<\/strong>, compositore di musica elettroacustica, che lavora molto con la sintesi granulare, e che ha introdotto una visione organica, e materica del suono, un suono che di per s\u00e9 \u00e8 capace di disegnare uno spazio, di incarnare una presenza, introducendo in teatro un\u2019idea di suono che non pi\u00f9 \u00e8 subordinata ad altre forme, ma che potremmo dire entra dalla porta principale?<\/p>\n<p><strong>Chiara Guidi:<\/strong> \u00c8 vero, \u00e8 giusta la relazione anche con Scott, con cui lavoro dal \u201999 ormai, c\u2019\u00e8 sempre stato uno scambio fittissimo durante la realizzazione degli spettacoli, questo ha sicuramente accelerato in me una visione della voce, ma credo che anche a lui questo scambio abbia generato un\u2019idea di suono. Credo che la tecnica della musica elettronica possa essere utile all\u2019attore, in quanto crea uno sguardo di spazializzazione della voce, ma non una voce che da me va verso il pubblico ma una voce che mi circonda che mi accerchia, per cui dico sempre che quando recito la mia voce \u00e8 tra me e il pubblico come una sorta di pariglia di cavalli, quindi se vanno a destra li spingo a sinistra, se vanno in alto li spingo in basso.<\/p>\n<p>La voce come una materia con la quale si pu\u00f2 disegnare, mai come in questo momento mi \u00e8 chiaro come la voce possa essere la matita che disegna l\u2019immagine che il testo racchiude, che non \u00e8 il significato delle parole, tuttavia grazie a questa immagine il significato delle parole emerge.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Chiara-Guidi-08.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38258\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Chiara-Guidi-08.png\" alt=\"numero70_ Chiara Guidi 08\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Chiara-Guidi-08.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Chiara-Guidi-08-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Alessandra Coretti<\/strong>: Vorrei concludere riappropriandomi nuovamente delle tue parole, le rendo mie e te le rilancio in forma di interrogativa: pu\u00f2 l\u2019energia della musica, che \u00e8 un\u2019 energia emotiva, essere gi\u00e0 di per s\u00e9 una forza che include il teatro e pu\u00f2 il teatro, con la sua capacit\u00e0 di proporre un\u2019 esperienza nel tempo stesso della vita, incontrare la stessa partitura musicale?<\/p>\n<p><strong>Chiara Guidi:<\/strong> Il sentire non fa semplicemente i conti con le orecchie, il suono, la musica, c\u2019\u00e8 un sentire anche dentro la figura. Questa dichiarazione musicale che lancio da diversi anni \u00e8 anche un modo per dire in parole pi\u00f9 semplici, stiamo su una figura che ci chiama non stiamo su mille figura che passano, non ubriachiamoci di immagini, iniziamo a fermarci su le unit\u00e0 che ci chiamano, su ci\u00f2 che ci interessa e stiamo in quel punto a scavare, quindi in un certo senso ritorniamo a un\u2019idea di teatro dove sia possibile, attraverso il suono,scavare le immagini che vivono sul palcoscenico.\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Performance, concerti, laboratori, installazioni, ascolti guidati, proiezioni. 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