{"id":10935,"date":"2011-12-05T12:00:00","date_gmt":"2011-12-05T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-070\/urban-escapism-part-2-sound-lens-rhabdomancy-by-toshio-iwai\/"},"modified":"2020-11-02T17:20:53","modified_gmt":"2020-11-02T16:20:53","slug":"urban-escapism-part-2-sound-lens-rhabdomancy-by-toshio-iwai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-070\/urban-escapism-part-2-sound-lens-rhabdomancy-by-toshio-iwai\/","title":{"rendered":"Evasione Urbana &#8211; Parte 2. Sound Lens, La Rabdomanzia Di Toshio Iwai"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Come abbiamo visto nella prima parte di questo saggio, pubblicata su Digimag 69 dello scorso mese, l\u2019opera di <strong>Toshio<\/strong> <strong>Iwai<\/strong> giace tra due visioni del mondo diametralmente opposte: olismo e riduzionismo. Scrive <strong>Allison<\/strong> a riguardo: \u201cMentre altri studiosi come Max Weber argomentano che la modernit\u00e0 ha portato alla razionalizzazione, Benjamin pensava che sotto la superficie di razionalit\u00e0 il mondo urbano industrializzato sia stato re-incantato a livello inconscio\u201d <strong>[1]<\/strong> (Allison 2006 : 28).<\/p>\n<p><strong>Roberto Milazzi<\/strong> svela invece qualit\u00e0 pertinenti al nomadismo attraverso<strong> Gu\u00e9non<\/strong>. Secondo quest&#8217;ultimo nelle culture consolidate la persuasione si attua tramite le immagini, siano esse in forma di pittura, di scultura o di architettura, mentre tra i nomadi il messaggio \u00e8 espresso con la voce. Le teofanie tra ebrei, nomadi per eccellenza, hanno prevalentemente questo carattere: \u201cDio ha parlato\u201d e \u201cDio ha fatto sentire la sua voce\u201d. E come non ricordare: \u201cil Profeta \u00e8 colui che parla tramite la voce di Dio\u201d <strong>[2] <\/strong>(Milazzi 2008 : 10).<\/p>\n<p>Penso che <em>Sound-Lens<\/em> possa essere usato come una cartina tornasole con cui, invece di testare l\u2019acidit\u00e0 o la basicit\u00e0 di una soluzione, sia possibile ricercare caratteristiche pertinenti al modernismo e al post-modernismo. Dice ancora Allison: \u201cIl nomadismo, che caratterizza il mondo post-moderno pi\u00f9 di qualsiasi altra cosa, secondo <strong>Gilles Deleuze<\/strong>, \u00e8 il troppo della vita quotidiana a Tokyo\u201d<strong> [3]<\/strong> (Allison 2006 : 67). Per quanto riguarda il tribalismo e il modo in cui <strong>Toshio<\/strong> <strong>Iwai<\/strong> permette di sperimentare i suoi eventi, il riferimento \u00e8 alla rabdomanzia contemporanea attraverso la quale lo sciamano esplora il panorama urbano non in cerca di acqua ma di un fluido differente: l\u2019elettricit\u00e0 sotto forma di luce.<\/p>\n<p>Si potrebbe forse arrivare a definire l\u2019elettricit\u00e0 come l\u2019acqua della contemporaneit\u00e0. Pu\u00f2 sembrare prematuro o avventato definire il viaggio di Iwai come quello di uno sciamano nomade in cerca di un buon sentiero, ma \u00e8 proprio questo aspetto che cercher\u00f2 di approfondire appieno in queste pagine.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Urban-Escapism-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39469\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Urban-Escapism-02.png\" alt=\"numero70_Urban Escapism 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Urban-Escapism-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Urban-Escapism-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Come dice <strong>Aaron Betsky<\/strong> nel saggio intitolato <em>Plasticity in a world of flow<\/em>:\u201cOggi i designer continuano a essere ispirati dal concetto per il quale i solidi possono sciogliersi in liquidi e un corpo pu\u00f2 quindi assumere questo tipo di forma. Creano oggetti che si adattano alle nostre mani e ad ogni curva del nostro corpo cos\u00ec possiamo strisciare pi\u00f9 comodamente nell\u2019urbanizzazione selvaggia o navigare in internet senza pause\u201d <strong>[4]<\/strong> (Betsky 1997 : 152). La relazione con la realt\u00e0 dell&#8217;ambiente contemporaneo intrattenuta dagli abitanti di una grande citt\u00e0 mostra, forse sorprendentemente, aspetti caratteristici in comune con antenati molto remoti. Iwai \u00e8 uno degli autori che meglio interpreta la forma contemporanea del nomadismo urbano: <em>Sound-Lens<\/em> somiglia a uno strumento di rabdomanzia.<\/p>\n<p>Come osserva <strong>Richard Schechner<\/strong>: \u201cLa mia tesi \u00e8 che molti comportamenti giocosi sono nati dalla caccia, che la caccia sia una sorta di gioco. Questa sorta di gioco strategico, orientato alla crisi e al futuro, violento e\/o combattivo, ha vincitori e vinti, leader e seguaci, impiega costumi e\/o travestimenti (spesso da animali), ha un inizio, uno svolgimento e una fine, i suoi temi di fondo sono la fertilit\u00e0, l\u2019abilit\u00e0 e l\u2019animismo\/totemismo\u201d <strong>[5]<\/strong> (Schechner 2003 : 108).<\/p>\n<p>La rabdomanzia appartiene alle arti divinatorie, \u00e8 una pratica messa in atto per ottenere conoscenza. Il Futuro e, in senso lato, ci\u00f2 che \u00e8 ancora ignoto \u00e8 l\u2019obiettivo di tale pratica. Essa desume il principio di causalit\u00e0, non va oltre il controllo della consapevolezza, si pu\u00f2 dire oggi che fosse una pratica che seguiva un metodo scientifico ma priva di una tecnologia adeguata con cui raggiungere i risultati cercati. L\u2019ignoto veniva sondato in modo consapevole, ma la mancanza di strumenti appropriati comprometteva l\u2019efficacia del metodo usato.<\/p>\n<p>Una tale latenza apriva la strada alle religioni, che, secondo <strong>Mauss<\/strong> ed <strong>Eliade<\/strong>, saranno poi soppiantate dalla scienza. Nelle loro ricerche Mauss ed Eliade osservano inoltre che \u00e8 tipico di certe credenze magiche accordare poteri speciali agli oggetti. Tra le altre teorie, il paradigma delle \u201ctre leggi della simpatia\u201d, che Marcel Mauss descrive in <em>Sociologia e antropologia<\/em> e <em>Teoria generale della magia<\/em>, \u00e8 l\u2019aiuto pi\u00f9 efficace all\u2019esplorazione della scena artistica giapponese contemporanea.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Urban-Escapism-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39470\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Urban-Escapism-03.png\" alt=\"numero70_Urban Escapism 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Urban-Escapism-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Urban-Escapism-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Non sono il solo a posizionare le teorie di <strong>Mauss<\/strong> nello scenario <em>high-tech<\/em> contemporaneo; <strong>Eugene Thacker<\/strong> nel suo saggio argomenta che \u201cSe la magia \u00e8 sia intrinseca (sociale) che strumentale (tecnologica), allora la magia nera \u00e8 un uso strumentale delle qualit\u00e0 intrinseche della magia. [\u2026] Se teniamo a mente questo concetto di magia nera (grazie alla teoria di Mauss) allora \u00e8 difficile negare certe analogie nell\u2019industria biotech\u201d <strong>[6] <\/strong>(Thacker 2003 : 140).<\/p>\n<p>I riti antichi, anche se travestiti da esperienze artistiche supportate da strumenti <em>high-tech<\/em> moderni, rimangono in circolazione nell\u2019ambiente urbano contemporaneo. I praticanti potrebbero non sapere cosa stanno mettendo in atto, come afferma Allison: \u201cla mescolanza tra il vecchio (la spiritualit\u00e0) e il nuovo (i media virtuali\/digitali) in Giappone \u00e8 un esempio di quello che ho precocemente soprannominato \u201canimismo techno\u201d; animare la tecnologia e i beni contemporanei con lo spirito e recuperare delle tradizioni culturali con pratiche New Age\u201d <strong>[7]<\/strong> (Allison 2006 : 21).<\/p>\n<p><em>Sound-Lens<\/em> apre le porte a un\u2019esperienza molto personale: un viaggio nella percezione. Questa situazione riservata, azzardo la definizione di \u201ccondizione acustica\u201d, pu\u00f2 essere trasformata in uno spettacolo per un pubblico se ci si collega a un mixer\/sistema PA e si proietta un video. Si tratta di una vera e propria condizione mentale in cui la fantasia domina sulla realt\u00e0, una situazione che pu\u00f2 essere chiamata <em>childnessess <\/em>e far sentire quello che altri non sentono: sintomi questi che sono quelli della schizofrenia e di altri disturbi psichici. La mia supposizione potrebbe sembrare intransigente: ci\u00f2 che oggi chiamiamo <em>new-media art<\/em> deve essere provata non solo attraverso teorie estetiche, ma anche attraverso il supporto della neurofisiologia e della psichiatria.<\/p>\n<p><em>Sound-Lens<\/em> pu\u00f2 essere trasformato in un <em>happening<\/em>, o in un\u2019azione, se eseguita da un gruppo dotato di questo strumento. Per definire un <em>happening<\/em>, un\u2019azione o una <em>performance<\/em> nell\u2019arte dovrei fare riferimento a <strong>Rudolf Frieling <\/strong>e al suo <em>No Rehearsal &#8211; aspects of Media Art as Process<\/em>. (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.medienkunstnetz.de\/source-text\/44\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.medienkunstnetz.de\/source-text\/44\/<\/a>)<\/p>\n<p>I confini tra <em>happening<\/em>, <em>action art<\/em> e <em>performance art<\/em> sono fluidi, ma una distinzione approssimativa potrebbe esserne tratta piuttosto facilmente. Un <em>happening<\/em> prevede una serie di istruzioni, una <em>location<\/em> e un concetto aperto e drammatico, a volte con uno <em>script<\/em> o con uno spartito \u201cmusicale\u201d, ma i partecipanti sono liberi, almeno in teoria, di decidere fino a che punto vogliono essere coinvolti negli eventi. L\u2019<em>action art<\/em>, al contrario, si basa su un&#8217;idea che \u00e8 rappresentata da uno o pi\u00f9 artisti, ma la sequenza degli eventi \u00e8 sostanzialmente aperta, dato che l&#8217;azione si svolge in uno spazio pubblico dove gli incontri imprevisti con il mondo quotidiano sono inevitabili.<\/p>\n<p>Alla fine degli anni \u201860 si parlava di &#8220;anti-arte&#8221; o &#8220;non-arte&#8221;. La <em>performance art<\/em> si avvicina maggiormente alla tradizionale <em>mise-en-sc\u00e8ne<\/em>, visto che richiede una distinzione chiara fra attori e pubblico. Qui, gli eventi possono essere meticolosamente pianificati o relativamente spontanei: il punto significativo \u00e8 che ruotano sempre intorno alle personalit\u00e0 individuali degli artisti.<strong>[8]<\/strong> (Frieling 2003: 163)<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Urban-Escapism-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39471\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Urban-Escapism-04.png\" alt=\"numero70_Urban Escapism 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Urban-Escapism-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Urban-Escapism-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Se un rituale \u00e8 un insieme di azioni, eseguite principalmente per il loro valore simbolico, una serie di azioni che vengono prescritte da una religione o dalle tradizioni di una comunit\u00e0 e che potrebbero sovrapporsi, e se il termine \u2018rituale\u2019 esclude solitamente le azioni che sono arbitrariamente scelte dagli artisti, ci\u00f2 che viene rappresentato da Iwai e dai suoi seguaci non \u00e8 allora un rituale sebbene <em>Sound-Lens <\/em>ammetta l\u2019interpretazione di Kyriakidis relativa al significato del rituale.<strong> Kyriakidis<\/strong> scrive che un rituale pu\u00f2 essere descritto come un \u2018insieme di azioni\u2019 che a coloro che ne sono fuori sembra irrazionale, non contiguo o illogico, mentre per coloro che vi partecipano ha consistenza. <strong>[9]<\/strong> (Kyriakidis 2007). Per definizione <em>Sound-Lens<\/em> pu\u00f2 essere raggruppato nelle azioni rituali perch\u00e9 include gesti speciali, processioni e la manipolazione di alcuni oggetti.<\/p>\n<p>Gli strumenti che <strong>Iwai<\/strong> utilizza durante l&#8217;esecuzione assomigliano in termini di forma e utilizzo ad alcuni oggetti sacri usati nei rituali shintoisti come ad esempio il <em>torimono<\/em>. <strong> Shigeru<\/strong> descrive il <em>torimono<\/em>come: &#8220;un oggetto di scena che il ballerino tiene in mano nei rituali sacri di danza come il <em>kagura<\/em>. Si pu\u00f2 anche riferire all\u2019oggetto che il ballerino tiene in mano quando esegue una danza per purificare gli strumenti da utilizzare in un rituale sacro o nel corso di una danza.&#8221; <strong>[10]<\/strong> (Shigeru 2007). Il ballerino, reggendo il<em> orimono<\/em>mentre balla, \u00e8 in grado rappresentare il potere divino.<\/p>\n<p>Si pensa che lo spirito sia realmente presente all&#8217;interno del<em> torimono<\/em>durante la danza e che possa possedere il danzatore, che raggiunge poi il <em>kamigakari<\/em>, uno stato di possessione. Nella danza di nome <em>ninjomai<\/em> che fa parte delle canzoni <em>hayakarakami<\/em>, <em>sonokoma<\/em> e <em>ninjo<\/em>, il ballerino principale tiene in mano un <em>fuji, <\/em>cerchio di vimini, avvolto in un panno bianco contro un ramo di <em>sakaki<\/em>, che si crede possieda poteri magici.<\/p>\n<p>Nella prefettura di Aichi durante l&#8217;<em>hana-matsuri<\/em> vengono eseguiti il <em>mikagura<\/em> e lo <em>yudate kagura<\/em>, in cui un copricapo floreale e un mantello vengono tenuti in mano dai ballerini e purificati mentre questi ultimi ballano. Inoltre in No, non \u00e8 raro trovare personaggi che danzino brandendo oggetti che vengono investiti da propriet\u00e0 simboliche e ultraterrene. Vale la pena notare che prima di diventare strumenti teatrali, tutti questi oggetti hanno ricoperto il ruolo di <em>torimono<\/em>, cosa che avviene in modo simile nella danza Kabuki e in altri tipi di danze tradizionali giapponesi. L&#8217;uso di oggetti, che i ballerini tengono in mano, \u00e8 cruciale nei rituali e nelle danze. Alle divinit\u00e0 viene detto di trasferirsi dalla loro dimora al torimono nel corso dei rituali. <em>Sound-Lens<\/em> potrebbe essere assimilato a un <em>torimono<\/em> contemporaneo.<\/p>\n<p><em>Sound-Lens<\/em> mima un\u2019estroflessione dell&#8217;organo della vista: si mette un terzo occhio sulla mano e ci si va in giro. Ricorda anche il terzo occhio della tradizione ind\u00f9 e buddista ma in questo caso, quasi ironicamente, non \u00e8 collegato ad uno stato superiore della coscienza, l&#8217;Illuminismo in termini spirituali, n\u00e9 all&#8217;Illuminismo movimento intellettuale europeo della fine del Settecento e dell\u2019Ottocento, bens\u00ec all\u2019illuminazione della citt\u00e0. <em>Sound-Lens<\/em> \u00e8 anche un orecchio: il crollo dell\u2019occhio, dell\u2019orecchio e della mano, la fusione del senso della vista, dell&#8217;udito e del tatto. Come ho detto in precedenza: <em>Sound-Lens<\/em> assomiglia allo strumento di uno sciamano, parlando di allegoria: Iwai e i suoi seguaci vagano per Shibuya durante la notte come conviene per le pratiche magiche, in cerca di un percorso, guidati da spiriti e mascherati come luci del paesaggio urbano contemporaneo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Urban-Escapism-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39472\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Urban-Escapism-05.png\" alt=\"numero70_Urban Escapism 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Urban-Escapism-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Urban-Escapism-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Sound-Lens<\/em> \u00e8 spirituale in un modo simile alla teosofia del <strong>Bauhaus<\/strong>. Come dice <strong>Francalanci<\/strong>: \u201cAlla fine, tutti i nostri ragionamenti ruotano attorno a un punto cruciale: la questione del noto e dell\u2019ignoto. E\u2019 sul limite che separerebbe i due che tutta la ricerca intellettuale \u00e8 stato sviluppata. Un soggetto che ha attraversato l&#8217;intera storia della letteratura e dell&#8217;arte, fin dalla sua nascita omerica. Come e per chi l&#8217;ignoto potrebbe trasformarsi in noto?\u201d [<strong>11] <\/strong>(Francalanci 1988)<\/p>\n<p><strong>Francalanci <\/strong>sottolinea inoltre, riguardo i processi che portarono le avanguardie europee a sviluppare i loro sistemi di pensiero, come <strong>Rudolf Steiner<\/strong> sia riuscito a influenzare persino una scuola di pensiero razionalistico e tempio di progetto e pianificazione come il Bauhaus <strong>[12] <\/strong>(Francalanci 1988). L&#8217;antroposofia, il nuovo movimento spirituale fondato da Steiner, che ha iniziato come filosofia esoterica a crescere al di fuori della radice trascendentalista europea, se pur con collegamenti alla teosofia d\u2019ispirazione pi\u00f9 orientale, ha influenzato <strong>Kandinsky, Itten e Schlemmer <\/strong>al punto tale che Rykwert ha definito questo movimento come il &#8220;lato oscuro&#8221; del Bauhaus <strong>[13]<\/strong> (Rykwert 1982: 49).<\/p>\n<p>Va tenuto in considerazione che l\u2019ideale tedesco dello<strong> Staatliche Bauhaus<\/strong> di una fusione tra arte e tecnologia ha rappresentato un fermo punto di riferimento per le avanguardie giapponesi del secondo dopoguerra, cos\u00ec come per il Laboratorio Sperimentale, per <strong>Kitadai,<\/strong> per <strong>Yamaguchy Katsuhiro<\/strong> e per <strong>Kiyoji Otsuji,<\/strong> come fa notare <strong>Merewether<\/strong> <strong>[14] <\/strong>(Merewether e Iezumi Hiro 2007: 4). <strong>L\u00e1szl\u00f3 Moholy-Nagy<\/strong> \u00e8 forse il punto di riferimento preminente per <strong>Toshio Iwai <\/strong>con il suo <em>modulatore spazio-luce<\/em>.<\/p>\n<p>Proprio Moholy-Nagy, che divenne insegnante del corso propedeutico del Bauhaus nel 1923, scrisse nel suo libro <em>Theatre, Circus, Variety<\/em> del 1924: &#8220;E&#8217; tempo di produrre un genere di attivit\u00e0 di spettacolo che non permetter\u00e0 pi\u00f9 alle masse di essere spettatori silenziosi, che non solo li ecciter\u00e0 interiormente ma permetter\u00e0 loro di rimanere e partecipare &#8211; permettendo loro di fondersi realmente all&#8217;azione sul palcoscenico al culmine dell&#8217;estasi catartica&#8221;<strong>[15] <\/strong>(Moholy-Nagy 2002: 25).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Urban-Escapism-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39473\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Urban-Escapism-06.png\" alt=\"numero70_Urban Escapism 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Urban-Escapism-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Urban-Escapism-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em> Sound-Lens<\/em> \u00e8 anche un\u2019opera <em>site specific<\/em>. In <em>Art in Theory<\/em> di <strong>Harrison<\/strong> e <strong>Wood<\/strong>, le opere site specific sono descritte come emblemi della transitoriet\u00e0 in grado di rappresentare l&#8217;effimero di tutti i fenomeni, un memento mori dei giorni nostri, ancora passato. Le opere site specific esprimono il concetto, potrei dire lo stato in realt\u00e0, dell&#8217;impermanenza espresso in <em>Art in Theory<\/em>, che si potrebbe mettere in relazione con la teoria di <strong>Walter Benjamin<\/strong>: &#8220;Un apprezzamento della caducit\u00e0 delle cose, e la preoccupazione per salvarle per l&#8217;eternit\u00e0 \u00e8 uno dei pi\u00f9 forti impulsi in allegoria.&#8221; <strong>[16]<\/strong> (Harrison e Wood 2005: 1027) La definizione di rovina in Walter Benjamin come emblema allegorico per eccellenza <strong>[17]<\/strong> (Harrison e Wood 2005: 1016) non si adatta alla topografia di Shibuya e alle sue facciate ricoperte da pubblicit\u00e0 scintillanti e moderne.<\/p>\n<p>In Giappone la parola \u2018impermanenza\u2019 ha il significato specifico di componente dei principi del buddismo Zen. Uno dei <em>sanboin<\/em> [i tre marchi di esistenza] \u00e8 <em>mujo<\/em> [impermanenza], nel buddhismo noto per essere una delle dottrine fondamentali: il termine esprime il concetto buddista che l&#8217;esistenza sia in un costante stato di flusso, <em>Wabi-sabi<\/em>. Si tratta di un <em>Weltanschauung<\/em> derivato da <em>mujo<\/em> fondato sull\u2019accettazione della transitoriet\u00e0. <em>Sound-Lens<\/em> non si collega alle caratteristiche visive e tattili dell\u2019estetica <em>wabi-sabi<\/em> in senso tradizionale, ma consiste nell\u2019apprezzamento dell\u2019ingenua integrit\u00e0 di oggetti artificiali in un processo di esplorazione del paesaggio urbano.<\/p>\n<p><em>Sound-Lens<\/em> \u00e8 simile ad altri dispositivi audio portatori di suono, mobili e locativi, come il The <em>Personal Instrument<\/em> di <strong>Krzysztof Wodiczko<\/strong> datato 1969. Wodiczko si \u00e8 ispirato al poeta e artista costruttivista russo <strong>Vladimir Majakovskij<\/strong> che ha scritto: &#8220;le strade sono i nostri pennelli, le piazze le nostre tavolozze.&#8221; <strong>[18] <\/strong>(Bolton 1992: 86). Chi lo indossava era percettivamente confinato dal sistema, le informazioni ricevute erano discriminate e l&#8217;audio poteva essere mescolato in un ciclo di auto-alimentazione: era impossibile comunicare attivamente.<\/p>\n<p>Wodiczko ha creato <em>The Personal Instrumen<\/em>t perch\u00e9 viveva sotto le restrizioni di un regime e si sentiva in una condizione di rischio sotto il governo polacco: l&#8217;opera d&#8217;arte \u00e8 quindi una dichiarazione personale e politica. Come disse <strong>MacQueen<\/strong>, Wodiczko ha rappresentato, sottolineando l&#8217;ascolto selettivo: &#8220;Il dissenso di un sistema che ha favorito solo un pensiero critico unidirezionale: l\u2019ascolto sulla parola.&#8221; <strong>[19]<\/strong> (MacQueen 1997: 88). Lo strumento di Iwai assomiglia esteticamente e tecnologicamente a quello di Wodiczko, ma Iwai non viveva sotto un regime autoritario mentre costruiva <em>Sound-Lens<\/em>, in Giappone i discorsi non venivano censurati, le opere Sound-Lens erano in superficie.<\/p>\n<p><em>Sound-Lens<\/em> assomiglia anche a un altro esperimento sound-art: <em>Electrical Walks<\/em> di <strong>Christina Kubisch<\/strong>, datato 2003. In effetti l&#8217;inizio della ricerca risale a qualche anno prima, con l\u2019opera <em>Magnetic Forest<\/em> esibita a Kyoto nel 1991. In <em>Electronical Walks<\/em> i campi elettromagnetici tradotti in onde sonore non si trovano in natura ma nel paesaggio urbano contemporaneo. <em>Electronical Walks<\/em> \u00e8 un invito ad un genere molto speciale di passeggiata in citt\u00e0 o altrove. Con una speciale cuffia magnetica e una mappa dei dintorni, su cui sono segnati i percorsi possibili e i campi elettrici particolarmente interessanti, il visitatore pu\u00f2 partire da solo o in gruppo. La percezione della realt\u00e0 quotidiana cambia quando si ascoltano i campi elettrici, quello a cui si \u00e8 abituati appare in un contesto diverso. Nulla appare per il suono che ha. E nulla suona come appare. <strong>[20]<\/strong> (Kubish)<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Urban-Escapism-07.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39474\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Urban-Escapism-07.png\" alt=\"numero70_Urban Escapism 07\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Urban-Escapism-07.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/numero70_Urban-Escapism-07-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">&#8220;Tornato a Harajuku al tramonto, mi unisco al gruppo. &#8216;Ehi, prova ad ascoltare questo!&#8217; dice il guru, indicando alcuni piccoli pulsanti lampeggianti sul distributore. Metto le cuffie e punto il mio Sound Lens verso di loro. &#8216;Beeeweeepupubuuuu!&#8217; Si tratta di un suono divertente e sorprendentemente armonioso. Di solito non mi piacciono i distributori automatici. Sono brutti. Sono piombati nel nostro paesaggio in maniera sconsiderata, il loro design \u00e8 insipido come le loro bevande. Ma ora questa macchina sta cantando! Provo altre illuminazioni. Ogni luce luminosa sul Meiji Dori ha una personalit\u00e0 sonora differente.<\/p>\n<p align=\"left\">Dopo il tour, cammino per le strade senza il mio Sound Lens, immaginando che tipo di musica stia facendo il mondo attorno a me. L&#8217;idea mi trasporta nel mio piccolo mondo fantascientifico. Ora che ho capito che siamo in grado di ascoltare le luci, immagino l&#8217;odore dei colori, il gusto della musica. Equipaggiato con la mia nuova sensibilit\u00e0, forse un giorno sar\u00f2 anche in grado di tracciare un quadro del futuro&#8221;. <strong>[21]<\/strong> (Yuasa e D&#8217;Heilly 2002).<\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come abbiamo visto nella prima parte, pubblicata su Digimag 69 dello scorso mese, l&#8217;opera di Toshio Iwai giace tra due visioni del mondo diametralmente opposte: olismo e riduzionismo. 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