{"id":10933,"date":"2011-12-05T12:00:00","date_gmt":"2011-12-05T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-070\/collect-the-wwworld-the-artist-as-archivist-in-the-internet-age\/"},"modified":"2020-11-02T17:21:05","modified_gmt":"2020-11-02T16:21:05","slug":"collect-the-wwworld-the-artist-as-archivist-in-the-internet-age","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-070\/collect-the-wwworld-the-artist-as-archivist-in-the-internet-age\/","title":{"rendered":"Collect The Wwworld. The Artist As Archivist In The Internet Age"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">In che modo l&#8217;arte contemporanea riesce a fornire punti di vista insoliti su di una quotidianit\u00e0 che vede una crescita esponenziale della produzione di immagini e video di ogni tipo? Qual&#8217;\u00e8 il confine tra la realt\u00e0 digitale composta da archivi di enormi dimensioni e la vita di tutti i giorni? Di quale estetica \u00e8 interessante parlare negli anni dei nativi digitali? Queste sono solo alcune delle domande che possono trovare una risposta nella mostra collettiva <strong>Collect the WWWorld<\/strong>. <strong>The Artist as Archivist in the Internet Age<\/strong>, a cura di <strong>Domenico Quaranta<\/strong>.<\/p>\n<p>L&#8217;evento, organizzato a Brescia dal <strong>LINK Center for the Arts of the Information Age<\/strong>,\u00a0 \u00e8 stato accompagnato da un fitto calendario di eventi collaterali durante tutta la sua durata dal 24 Settembre al 15 Ottobre.<\/p>\n<p>Nella dichiarazione di intenti della mostra si leggeva: &#8220;Collect the WWWorld intende mostrare come la generazione di Internet stia dando nuovo slancio a una pratica artistica inaugurata negli anni Sessanta dall&#8217;arte concettuale, e sviluppatasi nei decenni successivi nelle forme dell&#8217;appropriazione e della postproduzione: quella che vede l&#8217;artista esplorare, raccogliere, archiviare, manipolare e riutilizzare grandi quantit\u00e0 di materiale visivo prelevato dalla cultura popolare e dal mondo della comunicazione&#8221;.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Collect-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38260\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Collect-02.png\" alt=\"numero70_ Collect 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Collect-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Collect-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Tuttavia questa era solo una premessa ad un&#8217;idea che \u00e8 nata da due intuizioni fondamentali. Da un lato c&#8217;\u00e8 la consapevolezza del ruolo che ha assunto nella nostra vita il memorizzare o semplicemente l&#8217;accumulare pi\u00f9 o meno coscientemente enormi quantit\u00e0 di dati sui nostri computer. Nell&#8217;ambito della fruizione digitale l&#8217;archiviazione non \u00e8 condizionata solamente nel gesto del raccogliere spasmodicamente ma anche nella natura di ci\u00f2 che si raccoglie.<\/p>\n<p>Da contraltare a questo c&#8217;\u00e8 l&#8217;ormai inarrestabile tendenza ad esternalizzare la propria memoria, cio\u00e8 ad affidare a banche dati esterne i propri ricordi o anche i pensieri pi\u00f9 effimeri. Questo costituisce un pericolo, non, come si \u00e8 soliti pensare, in relazione alla privacy ma soprattutto perch\u00e9 l&#8217;architettura di questi archivi non \u00e8\u00a0 neutra e ci consente di recuperare i nostri dati o quelli altrui attraverso &#8220;algide strutture a griglia che ingabbiano le nostre memorie&#8221;. Coloro che costituiscono ancora un ostacolo alla standardizzazione dei nostri ricordi sono i cosiddetti professional surfer, utenti che ridistribuiscono e riorganizzano i contenuti della rete secondo le proprie inclinazioni e i propri gusti.<\/p>\n<p>In questo contesto la figura dell&#8217;artista-come-archivista-e-collezionista assume un nuovo slancio. Nella storia dell&#8217;arte ci sono da tempo esempi di questo tipo dal Merzbau di<strong> Kurt Schwitters<\/strong> alle collezioni di<strong> Joseph Cornell <\/strong>ma in questa mostra le diverse opere devo fare i conti con la diffusione massiva di pratiche come il remix e la riappropriazione alla portata di mouse di qualsiasi adolescente. Lo stesso curatore scrive: &#8221; Gli artisti di questa mostra vivono nel presente [&#8230;]; all&#8217;alba di un&#8217;epoca che sta completamente ridisegnando i rapporti tra avanguardia e cultura di massa, professionismo e amatorialit\u00e0&#8221;.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Collect-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38261\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Collect-03.png\" alt=\"numero70_ Collect 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Collect-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Collect-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<div align=\"center\"><\/div>\n<p>Questi 26 artisti provenienti da tutto il mondo sono, come li definisce <strong>Josephine Bosma<\/strong>, &#8221; profateur&#8221; cio\u00e8 amatori professionisti e approfittatori, che hanno imparto vivendo per le strade della rete e hanno acquisito pratiche che sono parte costitutiva dei loro lavori. Le immagini e i video online, catalogati da differenti motori di ricerca, orfane e strappate dai loro contesti, divento i colori con cui gli autori realizzano le proprie opere ricontestualizzandole e creando significati diversi.<\/p>\n<p>E&#8217; quello che fa <strong>Jon Rafman<\/strong> raccogliendo immagini durante i suoi lunghi viaggi lungo le strade di <em>Google Street View<\/em>. L&#8217;artista svincola le immagini dal quel processo automatizzato che le hanno rese parte di uno strumento, collezionandole e riproponendole come momenti chiave, come esperienze singolari. Al contrario <strong>Hans-Peter Feldmann<\/strong> ripropone una griglia di presentazione simile a quella di Google Images Search per presentare immagini collezionate dal sito <em>Beautiful Agony<\/em> dedicato alla bellezza dell&#8217;orgasmo umano.<\/p>\n<p>Interessante per\u00f2 non \u00e8 solo la ricontestualizzazione ma anche la volont\u00e0 che non passi inosservato il processo di memorizzazione. Cos\u00ec <strong>Evan Roth<\/strong>, mette in mostra i dati memorizzati dal browser durante la propria navigazione con <em>Personal Internet Cache Archive<\/em> e <strong>Aleksandra Domanovi\u0107<\/strong> ricostruisce il film<em> Annie Hall in Anhedonia <\/em>servendosi delle immagni di Getty Images e dei criteri con cui vengono catalogate.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 solo una piccola parte della mostra. Tuttavia condivido\u00a0 l&#8217;affermazione di <strong>Oliver\u00a0 Laric<\/strong>, presente nel catalogo : &#8220;Mi piacciono le interpretazioni e le esperienze mediate: libri che parlano di libri, cataloghi di mostre, interpretazioni di film. Alcune delle mie opere d&#8217;arte e dei miei film preferiti non li ho visti: mi sono solo stati descritti\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Collect-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38262\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Collect-04.png\" alt=\"numero70_ Collect 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Collect-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Collect-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Per questo motivo consiglio di fare questa esperienza mediata attraverso i diversi materiali online, dal catalogo, al video della performance di<strong> Jodi<\/strong>, evento di finissage della mostra stessa, presenti sul sito <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.linkartcenter.eu\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.linkartcenter.eu\/<\/a>. Anche se spero questo sia solo un pre-esperienza per chi avr\u00e0 la fortuna di vederla dal vivo in altri luoghi d&#8217;Europa nei prossimi mesi.<\/p>\n<p align=\"left\">\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In che modo l&#8217;arte contemporanea riesce a fornire punti di vista insoliti su di una quotidianit\u0088 che vede una crescita esponenziale della produzione di immagini e video di ogni tipo? Qual&#8217;\u008f il confine tra la realt\u0088 digitale composta da archivi di enormi dimensioni e la vita di tutti i giorni? Di quale estetica \u008f interessante parlare negli anni dei nativi digitali? Queste sono solo alcune delle domande che possono trovare una risposta nella mostra collettiva Collect the WWWorld. 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