{"id":10929,"date":"2011-12-05T12:00:00","date_gmt":"2011-12-05T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-070\/its-all-thanks-to-capitalism-a-re-reading-of-partecipation-practices\/"},"modified":"2020-11-02T17:22:29","modified_gmt":"2020-11-02T16:22:29","slug":"its-all-thanks-to-capitalism-a-re-reading-of-partecipation-practices","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/hacktivism\/its-all-thanks-to-capitalism-a-re-reading-of-partecipation-practices\/","title":{"rendered":"Tutto Merito Del Capitalismo. Rilettura Delle Pratiche Di Partecipazione"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">In tempo di crisi economica, politica e culturale, con il susseguirsi di catastrofi naturali, causate dall\u2019uomo e scenari apocalittici reali o solamente evocati, come abbiamo reagito? Abbiamo preso una posizione chiara? Abbiamo partecipato alle rivolte violente o ai movimenti pacifici occupando le nostre piazze? E il nostro sistema culturale come si \u00e8 comportato?<\/p>\n<p>Partendo dall\u2019analisi dei fatti accaduti in <strong>Europa il 15 ottobre 2011<\/strong> si pu\u00f2 affermare che abbiamo assistito prevalentemente alla nascita di due modelli dell\u2019appropriazione dello spazio pubblico. Da una parte il \u201cmodello greco\u201d con momenti di vera e propria guerriglia urbana a volte molto violenta, tra manifestanti e polizia, dall\u2019altra il \u201cmodello spagnolo\u201d, che ha visto il suo precursore nella primavera araba, caratterizzato dall\u2019occupazione pacifica dello spazio pubblico che diventa la sede di assemblee e non vede nessun leader e nessuna gerarchia.<\/p>\n<p>In Italia non si \u00e8 seguito nessuno di questi due esempi; la manifestazione \u00e8 iniziata pacificamente ed \u00e8 poi mutata in rivolta seppur qualche gruppo abbia cercato di mantenere l\u2019organizzazione non violenta e i momenti di assemblea. A Roma si \u00e8 cercato di seguire un modello risalente agli anni \u201970, che consisteva perlopi\u00f9 in una folla di persone organizzata quasi militarmente (con i servizi d\u2019ordine) condotta da una figura e da una idea politica ben radicata; \u00e8 stato messo in pratica questo, ma in maniera anacronistica.<\/p>\n<p>La <strong>manifestazione del 15 ottobre<\/strong> ha sofferto della mancanza di un forte obiettivo comune e del non superamento di questo schema, perch\u00e9 in Italia non vi \u00e8 un forte esempio a cui riferirsi. Tutti i giorni i cittadini devono fronteggiare vari tipi di crisi, sia economica che sociale e culturale, il risultato \u00e8 uno spaesamento anche nella protesta.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Its-all-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38264\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Its-all-02.png\" alt=\"numero70_ It's all 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Its-all-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Its-all-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il fenomeno statunitense <strong>Occupy Wall Street<\/strong>, ispirato dall\u2019antropologo e anarchico <strong>David Graeber<\/strong>, poi si \u00e8 diffuso globalmente ha portato ad una rilettura della partecipazione nello spazio pubblico. La piazza, nel caso specifico di <strong>New York, Zuccotti Park<\/strong>, \u00e8 diventata una nuova sede per l\u2019assemblea e per l\u2019auto organizzazione. Si \u00e8 cercato di intraprendere una sorta di percorso formativo intorno ai fatti attuali organizzando workshops, dibattiti e invitando personaggi simbolo dei nostri tempi come<strong> Naomi Klein, Judith Butler, Roberto Saviano<\/strong>, solo per nominarne alcuni. E\u2019 in questa sede che per la prima volta abbiamo visto il \u201cmicrofono umano\u201d, nato dalla necessit\u00e0 di comunicare gli interventi alla folla che invadeva Zuccotti Park eludendo l\u2019imposizione di non usare megafoni.<\/p>\n<p>Parlando di cosa succede in Italia per quanto riguarda la reazione del sistema culturale, sono nati alcuni movimenti che hanno dato vita ad occupazioni o proteste pi\u00f9 o meno efficaci. Tra questi i meglio organizzati e duraturi sono gli attori, i danzatori, i tecnici, gli operatori che hanno occupato il<strong> Teatro Valle (Roma)<\/strong>, i curatori, gli artisti, i critici e i galleristi che hanno fondato <strong>Occupiamoci di Contemporaneo (Roma) e Lavoratori dell\u2019Arte (Milano)<\/strong>. Un punto in comune a cui tutti i movimenti aspirano \u00e8 quello del riconoscimento da parte delle istituzioni, che il fatto di creare cultura sia ritenuto un valore fondamentale di una comunit\u00e0 civile.<\/p>\n<p>Nei momenti di crisi c\u2019\u00e8 la necessit\u00e0 quindi di uscire fuori dai propri spazi e di fare sentire la propria voce, anche attraverso il lavoro, e le reazioni a volte possono essere simili. Il linguaggio e la parola assumono un significato forte ed evocativo. <strong>Boris Groys<\/strong> parlando della reazione degli artisti, afferma che \u201cgli artisti oggi impiegano le stesse forme e processi in tutto il mondo, anche se le utilizzano in contesti politici e culturali differenti. [\u2026] Le opere d\u2019arte si riferiscono ai contesti nei quali possono immediatamente essere riconosciute come segni e simboli, e come informazioni che raccontano allo spettatore le condizioni particolari che sussistono nel luogo al quale appartengono\u201d (<em>Back from the Future<\/em>, in\u00a0&#8220;Arteast 2000+: The Art of Eastern Europe: A Selection of Works for the International and National Collections of Moderna galerija Ljubljana&#8221;).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Its-all-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38265\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Its-all-03.png\" alt=\"numero70_ It's all 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Its-all-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Its-all-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>La critica alla societ\u00e0 pu\u00f2 avvenire non solo attraverso la protesta, ma anche attraverso il lavoro dell\u2019artista. Contrariamente a quanto viene erroneamente affermato sull\u2019assenza di una corrente di arte politica italiana, vi sono alcuni artisti emergenti che indagano fenomeni storico-politici cercando di parlare del presente ri-attualizzando il passato oppure prendendo spunto dalla realt\u00e0 perlopi\u00f9 regionale nella quale vivono per evidenziarne le contraddizioni. Pochi per\u00f2 utilizzano lo spazio pubblico per \u201cesporre\u201d il loro lavoro e definire un pubblico pi\u00f9 generico.<\/p>\n<p>A volte sono artisti stranieri a prendere spunto dalla nostra realt\u00e0 in quanto il nostro sistema dell\u2019arte contemporanea si offre come un osservatorio particolare di come si stanno ridefinendo le modalit\u00e0 di lavoro anche in Europa. Ovvero attraverso la nascita di progetti indipendenti, di forme di auto-organizzazione e iniziative dal basso.<\/p>\n<p>Tra i molti esempi, il collettivo olandese <strong>Fucking Good Art<\/strong> (<em>Rob Hamelijnck e Nienke Terpsma<\/em>) \u00e8 stato invitato dalla <strong>Nomas Foundation di Roma<\/strong> a condurre una residenza itinerante (Roma, Bologna, Milano, Torino, Bari, Napoli) finalizzata alla pubblicazione di un numero monografico della loro rivista che portano avanti sin dal 2003, dedicato appunto all\u2019Italia. L\u2019intento \u00e8 stato quello di dare una rilettura con un occhio esterno e rivolta ad un pubblico europeo, su come sia possibile reinventare il lavoro culturale durante la crisi economica che sta investendo tutto il globo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Its-all-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38266\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Its-all-04.png\" alt=\"numero70_ It's all 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Its-all-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero70_-Its-all-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>L\u2019artista messicano <strong>Pablo Helguera<\/strong>, nel contesto del premio internazionale di Arte Partecipativa curato da<strong> Julia Draganovic e Claudia L\u00f6ffelholz<\/strong> ha sviluppato un progetto per la citt\u00e0 di Bologna dal titolo <em>Aelia Media<\/em> partendo dall\u2019analisi degli spazi dedicati all\u2019arte contemporanea della citt\u00e0. L\u2019intervento consisteva in una sorta di scuola di giornalismo rivolta agli operatori culturali bolognesi che ha dato vita ad una vera e propria radio con sede in una delle piazze del centro storico di Bologna, con lo scopo di offrire versioni innovative della produzione culturale. Si \u00e8 creato quindi un canale multimediale supportato dai social networks e dalle radio libere bolognesi che hanno trasmesso per due settimane le trasmissioni dei venti operatori coinvolti.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.arttrail.ie\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.arttrail.ie\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.fuckinggoodart.nl\/\">http:\/\/www.fuckinggoodart.nl\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/aeliamedia.org\/\">http:\/\/aeliamedia.org\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.frieze.com\/issue\/article\/state-of-a-nation\/\">http:\/\/www.frieze.com\/issue\/article\/state-of-a-nation\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In tempo di crisi economica, politica e culturale, con il susseguirsi di catastrofi naturali, causate dall&#8217;uomo e scenari apocalittici reali o solamente evocati, come abbiamo reagito? 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