{"id":10925,"date":"2011-11-07T12:00:00","date_gmt":"2011-11-07T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-069\/a-new-documentation-an-interview-to-joao-vasco-paiva\/"},"modified":"2020-11-02T17:17:37","modified_gmt":"2020-11-02T16:17:37","slug":"a-new-documentation-an-interview-to-joao-vasco-paiva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-069\/a-new-documentation-an-interview-to-joao-vasco-paiva\/","title":{"rendered":"Per Una Nuova Documentazione. Intervista A Joao Vasco Paiva"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"left\"><span lang=\"it-IT\"><strong>Jo\u00e3o Vasco Paiva<\/strong><\/span><span lang=\"it-IT\"> (n. 1979) \u00e8 un artista portoghese che dal 2006 vive a Hong Kong e che h<\/span>a insegnato presso la City University of Hong Kong, la School of Creative Media e la Hong Kong Art School\/ RMIT University. <span lang=\"it-IT\">Con alla spalle una formazione in campo pittorico e un apprendistato a livello avanzato in tecnologia multimediale, il suo lavoro \u00e8 caratterizzato da un\u2019appropriazione dei fenomeni osservati, di situazioni apparentemente casuali rielaborate e presentate in una struttura esteticamente organizzata attraverso video, elaborazioni audiovisive, registrazioni e installazioni. <\/span><\/p>\n<p align=\"left\">Uno dei suoi progetti pi\u00f9 conosciuti \u00e8 sicuramente <em>Experiments on the Notation of Shapes<\/em> (2010): prendendo in considerazione la citt\u00e0 come un vero e proprio campo giochi scultoreo, le proiezioni caratteristiche dell&#8217;opera presentano immagini dello skyline di Hong Kong. Immagini statiche ed enormi, contemplative, grigie, offrono un quadro disaffettivo di panificazione urbana e monumentalit\u00e0 architettonica.<\/p>\n<p align=\"left\">Un monitor, posizionato su un pavimento in modo tale da riflettere il soffitto all&#8217;interno di una struttura a box, descrive una visione differente, che serpeggia freneticamente attraverso vicoli secondari e strade di servizio in mezzo ad architetture spettacolari, geneando un suono che viene modulato nella frequenza dalle immagini che vengono proiettate. Il bozzolo che ne risulta, fatto di suoni e immagini, attraversa tutto la gamma di un&#8217;esperienza urbana, dai momenti pi\u00f9 tranquilli a quelli di follia.<\/p>\n<p align=\"left\">Pi\u00f9 recentemente, il progetto <em>Forced Empathy <\/em>(2011) \u00e8 invece costituito da un video a singolo canale, da una struttura cinetica e da una serie di stampe. Un certo numero di oggetti fluttuanti nel porto di Hong Kong sono soggetti ai venti, alle onde e ad altri fattori che li costringono a ondeggiare e beccheggiare, a volte dolcemente ma altre volte in modo violento, mentre vengono registrati da una camera fissa.<\/p>\n<p align=\"left\">Una volta editato, l&#8217;oggetto filmico \u00e8 forzato dal computer a rimanere stabile ed equidistante da tutti gli angoli del frame, mentre l&#8217;ambiente di sfondo si comporta come una piattaforma galleggiante assumendo il ruolo di un vero e proprio &#8220;rumore&#8221; visivo. La scultura di legno dell&#8217;oggetto galleggiante, viene animata cineticamente per seguire in modo inverso il movimento del video, provocando cos\u00ec un parallelismo confuso tra l&#8217;immagine piatta e lo spazio circostante.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A-new-Documentation-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39246\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A-new-Documentation-02.png\" alt=\"numero69_A new Documentation 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A-new-Documentation-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A-new-Documentation-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"it-IT\"> In generale, l&#8217;estetica di Paiva spesso emerge nel punto in cui i processi generativi vengono a contatto con le topografie urbane, <\/span><span lang=\"it-IT\">esplorando le forme di controllo attraverso elementi di casualit\u00e0 e riferimenti<\/span><span lang=\"it-IT\">. <\/span><span lang=\"it-IT\">Il lavoro di Jo\u00e3o Vasco Paiva discusso qui di seguito, riguarda quindi le nuove modalit\u00e0 di documentazione che riscrivono <\/span>l&#8217;estetica originaria da cui provengono, creando <span lang=\"it-IT\">nuovi mondi che ristrutturano la nostra sfera di percezione condivisa.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\">L&#8217;artista sta ora preparando la<strong> sua ultima mostra personale<\/strong>, <strong>&#8220;Palipsest<\/strong>&#8220;, che consiste in un&#8217;installazione elettronica, video generativi, stampe e dipinti basati sul &#8220;non-spazio&#8221; tipico di una stazione di transito, rispondendo cos\u00ec ad alcune domande sul ruolo dei new media nella sua pratica di lavoro e sul suo stato di outsider nella cosmopolita Hong Kong. La mostra aprir\u00e0 il prossimo 18 Novembre alla <strong>Saamlung Gallery di Hong Kong<\/strong><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\"><strong>Robin Peckham: <\/strong><\/span><span lang=\"it-IT\">Cominciamo con l\u2019ovvia domanda che chiunque si \u00e8 posto in merito a questo progetto di esposizione. Hai ricevuto inizialmente un\u2019educazione come pittore, ma sei meglio conosciuto per i tuoi lavori di estetica generativa e digital media. Come si spiega ora questo tuo ritorno alla pittura? E qual \u00e8 la relazione tra questi diversi tipi di tecniche a cui ricorri nella tua pratica di lavoro?<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><strong>Jo\u00e3o Vasco Paiva<\/strong><span lang=\"it-IT\">: Il concetto iniziale di questo progetto \u00e8 stato quello di decrittare una serie di informazioni audio e di informazioni visive che sono tipiche delle stazioni della metropolitana di Hong Kong. Attraverso una trasposizione che ne ha ridotto la qualit\u00e0, la mia intenzione era quella di ridurre questo contenuto alle sue caratteristiche basilari mantenendo gli aspetti formali degli oggetti che lo mettono a nudo. In questo caso, i quadri hanno a che fare con un contenuto che era gi\u00e0 esistente in una forma bidimensionale.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\"> La necessit\u00e0 di fare tutto questo proprio ora, deriva ora da un crescente interesse per gli aspetti strutturali e formali dell<\/span><span lang=\"it-IT\">\u2019informazione gi\u00e0 esistente nel supporto bidimensionale. Per mettere in evidenza questi aspetti, li decritto in materiali e supporti tradizionali. Il fatto di elevare queste semplici forme a uno status ulteriore, dipingendole, isolandole e incorniciandole in modo da poterle esporre in una galleria, rappresenta un atto di appropriazione che estende ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 disponibile, un ritorno non alla pittura come atto performativo ma come oggetto.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">La mia pratica di lavoro non \u00e8 riducibile a nessun singolo medium. <\/span><span lang=\"it-IT\">Ciascun medium e processo con cui lavoro \u00e8 scelto in base alla necessit\u00e0 di ogni specifico progetto. Il modo in cui approccio media diversi, sia che siano digitali o analogici, rispetta la premessa che ciascuno scenario richiede un certo strumento per documentarlo. Selezionando quale tipo di informazione voglio raccogliere e trasporre, seleziono la tecnica pi\u00f9 appropriata per farlo. Una volta che questa decisione \u00e8 stata presa, cerco di decostruire il processo mediato che racchiude quella data tecnica.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A-new-Documentation-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39247\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A-new-Documentation-03.png\" alt=\"numero69_A new Documentation 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A-new-Documentation-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A-new-Documentation-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><strong>Robin Peckham:<\/strong><span lang=\"it-IT\"> L\u2019oggetto fisico centrale nei tuoi lavori recenti consisteva in una serie di tornelli derivati da quelli della metropolitana di Hong Kong e dal sistema di metropolitana leggera (conosciuta come MTR). <\/span><span lang=\"it-IT\">Come mai sei interessato a questo genere di estetica e come definisci questa sorta di non-luogo (la stazione della metropolitana) con un senso di luogo molto forte racchiuso in esso (la localit\u00e0 di Hong kong)?<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><strong>Jo\u00e3o Vasco Paiva:<\/strong> <span lang=\"it-IT\">Oltre ad essere cancelli, i tornelli criptano il flusso di persone che entrano ed escono dalle stazioni della metropolitana. Mi interessa usare questo genere di ritmo, casuale e spontaneo, come uno strumento di composizione. Come nella mia esposizione precedente, <strong><em>Forced Empathy<\/em><\/strong>, voglio isolare un certo ritmo e usarlo per attivare lo stesso genere di oggetto (allontanandolo in qualche modo dalla visualizzazione dei dati) e fabbricare una situazione in cui l\u2019informazione possa essere oservata non in un mero stato ma in un\u2019animazione dell\u2019oggetto che la decritta.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">Dove, in <\/span><span lang=\"it-IT\">quel progetto precedente, il video era il metodo per decrittare il movimento di un oggetto e quindi questo movimento veniva applicato al comportamento del video in s\u00e8, qui ho voluto cogliere il dato delle persone che attraversavano i tornelli ma invece di trasformarlo in qualcos\u2019altro, ho voluto usare lo stesso oggetto per mostrare questo dato. L\u2019oggetto mantiene gli stessi aspetti formali del suo originale, inclusi il suono e il movimento prodotti, ma \u00e8 elettronicamente automatico. <\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">D\u2019altra parte, i tornelli sono un forte riferimento per l\u2019idea di accesso e il mio interesse nei non-luoghi \u00e8 accompagnato da questo genere di accesso all\u2019informazione che si pu\u00f2 ricavare in tali spazi. Sono particolarmente interessato a far emergere punti nascosti da determinate situazioni e a creare sistemi chiusi alimentati dall\u2019informazione recuperata in precedenza.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">A Hong Kong, la mia esperienza da straniero, <\/span><span lang=\"it-IT\">priva di accesso alle informazioni, con il mantenimento di una certa distanza dalle peculiarit\u00e0 linguistiche della cultura circostante, mi ha fatto concentrare su questo genere di esperienza. Mentre una data informazione \u00e8 per me inaccessibile, sono obbligato a concentrarmi su un altro genere d\u2019informazione, in qualche modo pi\u00f9 cruda e \u201cprimordiale\u201d. I non luoghi come le stazioni della metropolitana sono assolti da questi strati di materiale culturale superficiale, ma mantengono ancora degli attributi, pi\u00f9 primari, che sono caratteristiche essenziali della cultura stessa.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A-new-Documentation-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39248\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A-new-Documentation-04.png\" alt=\"numero69_A new Documentation 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A-new-Documentation-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A-new-Documentation-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\"><strong>Robin Peckham: <\/strong><\/span><span lang=\"it-IT\">In che modo questo oggetto-tornello, una scultura cinetica mediocre, riflette il tuo interesse continuo per i media elettronici? Collega in qualche modo il circolo dei new media, entro cui sono largamente conosciuti i tuoi lavori, <\/span><span lang=\"it-IT\">a un senso d\u2019esibizione e di produzione pi\u00f9 ampio?<\/span><span lang=\"it-IT\"> So che hai costantemente rifiutato l\u2019etichetta di \u201cmedia artist\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Jo\u00e3o Vasco Paiva:<\/strong><span lang=\"it-IT\">A dire il vero, sarebbe pi\u00f9 adeguato dire che rifiuto l\u2019etichetta di \u201cnew media artist\u201d, perch\u00e8 il mio lavoro non si limita alla computazione e all\u2019informazione che passa attraverso i bit. Non vedo una grande differenza tra questi circoli. La tecnologia \u00e8 sempre stata presente nella realizzazione artistica e personalmente vorrei suddividire gli artisti non in termini di tecnologia utilizzata ma piuttosto per l\u2019uso che essi ne fanno. Il ruolo che la tecnologia riveste nella pratica artistica differisce da pittore a pittore, cos\u00ec come da new media artist a new media artist. Personalmente, nella mia pratica di lavoro, assumo il ruolo della tecnologia nel processo di documentazione e questo processo si estende attraverso qualsiasi mezzo.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">Il tornello \u00e8 una sorta di sensore.<\/span><span lang=\"it-IT\"> In esso, l\u2019atto di percepire il mondo fisico \u00e8 ovvio e amplificato, andando completamente contro i nuovi sviluppi tecnologici che perseguono l\u2019invisibilit\u00e0 e l\u2019ecologia spaziale. Questo \u00e8 stato ci\u00f2 che mi ha attirato verso di esso all\u2019inizio. Potremmo chiamarlo un monumento costruito per l&#8217;atto di rilevare e decrittare, e non solo controllare, nonch\u00e8 per l\u2019idea di acquisire una conoscenza molto basica: quanti individui sono passati attraverso di esso e con che frequenza? E ancora, c\u2019\u00e8 anche l\u2019idea dell\u2019accesso: l\u2019accesso che ho all\u2019informazione, l\u2019accesso che gli esperti dei new media avranno sui quadri, e cos\u00ec via.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A-new-Documentation-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39249\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A-new-Documentation-05.png\" alt=\"numero69_A new Documentation 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A-new-Documentation-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A-new-Documentation-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"it-IT\"><strong>Robin Peckham: <\/strong><\/span><span lang=\"it-IT\">I quadri in questa esposizione sono basati su materiali visivi provenienti da quelle stesse stazioni e piattaforme MTR, quali pubblicit\u00e0, mappe delle stazioni e indicazioni. Per\u00f2 tu ne hai estratto tutta l\u2019informazione testuale e parte di quella grafica. Qual \u00e8 l\u2019impulso in questo genere di trattamento?<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><strong>Jo\u00e3o Vasco Paiva:<\/strong><span lang=\"it-IT\">Come ho detto prima, ho voluto rimuovere ogni genere di informazione aggiuntiva dagli oggetti. I quadri mantengono gli stessi attributi formali del design che \u00e8 stato realizzato per contenere l\u2019informazione e quindi, quando l\u2019informazione viene rimossa, il design diventa un\u2019informazione in s\u00e8: le peculiarit\u00e0 basilari di un quadro, di un colore, di una composizione e di una struttura. L\u2019impulso \u00e8 quello a ridurre la trasmissione di informazione alle sue caratteristiche basilari (forme e colori) che possono essere riconoscibili nonostante i contesti culturali e sociali, separatamente da qualsiasi conoscenza e lingua culturalmente costruite.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">Allo stesso tempo, <\/span><span lang=\"it-IT\">intendo mettere in evidenza le componenti estetiche che compaiono in un cosiddetto \u201cnon-spazio\u201d. Mentre un non-luogo \u00e8 definito come un luogo privo di contesto culturale, il mio progetto contraddice tutto ci\u00f2 giungendo alla conclusione che un \u201cnon-luogo\u201d rappresenta uno spazio culturale e sociale che caratterizza ancora la popolazione. In un contesto globale, questi non-luoghi sono luoghi di circolazione per le masse e trascorriamo <\/span><span lang=\"it-IT\">una parte quantificabile<\/span><span lang=\"it-IT\"> della nostra vita in essi. Sono un simbolo del nostro tempo e finiscono per influenzare anche noi. <\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">Maya Deren ha affermato, mentre stava documentando<em> I rituali ad Haiti<\/em>, che una cultura potrebbe essere caratterizzata dal movimento dei suoi individui: concordo con questo e credo che essa possa anche essere caratterizzata da qualsiasi tipo di stimolo visivo e uditivo che trasmetta la sua essenza. Queste caratteristiche sono pi\u00f9 significative dei fattori che sono tradizionalmente l\u2019oggetto di studio, perch\u00e8 possono essere percepite da tutti.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A-new-Documentation-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39251\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A-new-Documentation-06.png\" alt=\"numero69_A new Documentation 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A-new-Documentation-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A-new-Documentation-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"it-IT\"><strong>Robin Peckham: <\/strong><\/span><span lang=\"it-IT\">In un certo senso, questo contraddistingue un rigetto del <\/span><span lang=\"it-IT\">cambiamento<\/span><span lang=\"it-IT\"> linguistico, diffusosi nel mondo dell\u2019arte sotto forma di produzione discorsiva circa due decadi dopo la sua affermazione nella filosofia continentale. Questo tuo abbracciare il quadro in quanto oggetto invece, dice oggi qualcosa a proposito di un nuovo cambiamento parallelo? E, visto che sei un portoghese che non parla cantonese e che risiede nell\u2019ex colonia britannica di Hong Kong, questo nuovo cambiamento ha qualcosa a che fare con lo stato <\/span><span lang=\"it-IT\"><em>a priori<\/em><\/span><span lang=\"it-IT\"> del mondo dell\u2019arte globale di oggi?<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><strong>Jo\u00e3o Vasco Paiva:<\/strong><span lang=\"it-IT\">S\u00ec, in un certo senso. Il fatto che io non capisca il cantonese , n\u00e8 parlato n\u00e8 scritto, mi fa sperimentare Hong Kong con un certo livello di astrazione. Persino cos\u00ec, mi sento familiare con il luogo e mentre questa \u00e8 stata una barriera per l\u2019interazione, \u00e8 al contempo un fattore liberante. Certi aspetti, non testuali ma puramente visivi e acustici, mi permettono di vivere qui nell\u2019anonimato pur potendo mantenere ancora una relazione con ci\u00f2 che mi circonda. <\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">Potrei dire che questi aspetti sono caratteristici di un luogo e che in questo senso non potrei affermare che il mio lavoro presenti un rigetto del cambiamento linguistico, ma forse piuttosto ricerca l\u2019essenza della lingua in s\u00e8, intesa come linguaggio visivo e acustico.<\/span> <span lang=\"it-IT\"> Hong Kong mi permette di mantenere<\/span><span lang=\"it-IT\">, come io desidero, una certa distanza dal mio soggetto<\/span><span lang=\"it-IT\">, una posizione al di fuori che permette l\u2019astrazione e, quindi, una messa a fuoco sulla struttura visiva e acustica.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/joaovascopaiva.com\/projects\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/joaovascopaiva.com\/projects\/<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Jo\u00e3o Vasco Paiva (n. 1979) \u008f un artista portoghese che dal 2006 vive a Hong Kong. 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