{"id":10924,"date":"2011-11-07T12:00:00","date_gmt":"2011-11-07T11:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-069\/ricciforte-a-mash-up-of-uneasiness-and-perversion\/"},"modified":"2022-10-27T08:29:58","modified_gmt":"2022-10-27T07:29:58","slug":"ricciforte-a-mash-up-of-uneasiness-and-perversion","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-069\/ricciforte-a-mash-up-of-uneasiness-and-perversion\/","title":{"rendered":"Ricci\/forte. Un Mash-up Di Inquietudine E Perversione"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><em>Non sappiamo quale sia la verit\u00e0\u2026l\u2019importante \u00e8 che l\u2019ambiguit\u00e0 sia chiara. Vittime, carnefici, protagonisti di questo <\/em>snuff movie <em>che la vita offre siamo noi, alla disperata ricerca di amore in un mondo impossibile: perch\u00e9 alla fine anche la Natura, come gli uomini, \u00e8 troia e infedele. Sempre.<\/em> &#8211; <em>Andrea Porcheddu (a cura di), Macadamia Nut brittle (primo gusto), <\/em>Pisa, Titivillus, 2010<\/p>\n<p align=\"left\">L\u2019epigrafe che introduce l\u2019articolo, \u00e8 tratta dalle note di copertina del libro di cui sopra, volume che contiene la prima pubblicazione del testo <em>Macadamia Nut Brittle<\/em> &#8211; relativo all\u2019omonimo spettacolo che ha debuttato al <strong>Festival<\/strong> <strong>Garofano Verde<\/strong> di Roma nel 2009, ispirato a <strong>Dennis Cooper<\/strong>, drammaturgia di <strong>Ricci\/Forte<\/strong> e regia di Stefano Ricci &#8211; corredata da un\u2019intervista agli artisti e da un\u2019introduzione critica dell\u2019autore, che ripercorre le salienze del lavoro del duo romano.<\/p>\n<p align=\"left\">Il libro \u00e8 arricchito da smarginalizzazioni riflessive che spaziano dalle lettere private di <strong>Pier Paolo Pasolini,<\/strong> fino alle riletture del filosofo francese <strong>Didi-Huberman<\/strong>. La citazione, volutamente enfatica, contraddittoria e provocatoria, rispecchia l\u2019<em>allure<\/em>, l\u2019umore, della scena &#8220;riccifortiana&#8221;: puro concentrato di psicosi contemporanea.<\/p>\n<p align=\"left\"><em>Art-makers<\/em> di professione, <strong>Stefano Ricci e Gianni Forte<\/strong> si formano tra l\u2019Accademia d\u2019Arte Drammatica Silvio d\u2019Amico e la New York University, studiando rispettivamente con <strong>Luca Ronconi<\/strong> ed <strong>Edward Albee<\/strong>. Nel 2006, dopo una breve parentesi in qualit\u00e0 di sceneggiatori nel <em>mainstream<\/em> televisivo, acquisiscono la cittadinanza teatrale con lo spettacolo <em>Troia\u2019s Discount,<\/em><\/p>\n<p align=\"left\">seguito a ruota da <em>Wunderkammer Soap #1_Didone, Wunderkammer Soap #_2Faust <\/em>(2006), <em>Wunderkammer Soap #_3Tamerlano, Wunderkammer Soap #_4Edoardo II, Wunderkammer Soap #_5ero&gt;Leandro <\/em>(2007), <em>metamorpHotel <\/em>(2006), <em>100% furioso <\/em>(2008), <em>Ploutos <\/em>(2009), <em>\u2018Abastarduna <\/em>(2009) Premio Hystrio per la drammaturgia 2000, <em>Macadamia Nut Brittle <\/em>(2009), <em>Pinter\u2019s Anatomy <\/em>(2009) in coproduzione col CSS di Udine, <em>Troilo vs Cressida <\/em>(2010), <em>Grimmless <\/em>(2011). Esportatori del made in Italy all\u2019estero, partecipano anche a diversi festival in Francia (Europe&amp;Cies\/Lione), Romania (Underground Theatre\/Arad), Inghilterra (Lingering Whispers\/Londra) e Germania (Glow\/Berlino).<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38981\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-02.png\" alt=\"numero69_ Ricci 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">Durante la stesura dell\u2019articolo, si stanno concludendo le ultime repliche di <em>Wunderkammer Soap<\/em>, progetto ispirato al teatro di Christopher Marlowe, presentato per la prima volta nella sua interezza (sette performance <em>site-specific<\/em>, che riprendono la serialit\u00e0 delle <em>soap opera<\/em>) al <strong>Romaeuropa Festival 2011<\/strong>. Ritroveremo poi l\u2019ensemble, il 5 novembre con il gi\u00e0 citato <em>Grimmless<\/em> \u2013 lavoro inserito anche nella sezione speciale riservata alla scena teatrale contemporanea al <strong>41.Festival Internazionale del Teatro<\/strong> di Venezia &#8211; nella giornata conclusiva del <strong>Gender Bender<\/strong>, festival internazionale che presenta gli immaginari legati alla nuova rappresentazione del corpo e delle identit\u00e0 di genere.<\/p>\n<p align=\"left\">Utilizzando lo slang musicale, letteralmente lo definiamo il \u201ctormentone\u201d del momento. Gli spettacoli, del marchio Ricci\/Forte, sono diventati infatti, una sorta di feticcio per una folta schiera di <em>aficionados<\/em>, che per assistervi, riempie i teatri a qualsiasi latitudine e con scrosci di applausi, sfiorando la <em>standing ovation<\/em>, premiano al termine di ogni esibizione gli attori\/performer come guerrieri sopravvissuti a una dura battaglia. In realt\u00e0 a fare da contraltare, agli adepti dei due <em>enfants terribles<\/em> nostrani, c\u2019\u00e8 anche un pubblico che, agli antipodi, risulta essere completamente infastidito, irritato dall\u2019impudica schiettezza, priva di filtri, della <em>verve<\/em> di Ricci e Forte.<\/p>\n<p align=\"left\">Il loro teatro affonda l\u00ec dove non vorremmo mai essere condotti: nei meccanismi che sottendono le inquietudini, le paure e le perversioni che la nostra epoca si porta irrimediabilmente dietro, quelle che qualcuno chiama violenza, ma che potremmo volgarmente definire \u201cnormalit\u00e0\u201d. Meccanismi a cui sembriamo del tutto assuefatti, che sono ormai ben integrati alla nostra <em>everyday life<\/em>, ma che tornano a innescare cortocircuiti, a suscitare reazioni forti \u2013 di consenso o fastidio \u2013 grazie a quel processo di svelamento empatico che solo il teatro riesce cos\u00ec bene a congegnare.<\/p>\n<p align=\"left\">E il dispositivo scenico targato <strong>Ricci\/ Forte<\/strong> basa la propria relazione teatrale su un urto, una scossa, visiva, <em>in primis<\/em>, data dall\u2019esibizione <em>hardcore <\/em>di corpi nudi che assumono ora le sembianze di murales viventi, impastati di vernici e avanzi di cibo, ora quelle di oggetti a basso costo, mortificati in carrelli della spesa o da sguardi corrotti.<\/p>\n<p align=\"left\">Ma in realt\u00e0 dietro la scena di Ricci\/Forte c\u2019\u00e8 un complesso sistema di risignificazione che pesca a piene mani da un immaginario permeato, come loro stessi affermano, nell\u2019intervista che segue, da moda, pubblicit\u00e0, Bmovie, etc., abilmente riassemblati secondo il principio del <em>mash-up<\/em> (letteralmente: \u201cpoltiglia\u201d), tecnica che attraversa trasversalmente tutte le arti, e che consiste nel saccheggiare, ritagliare, mixare, materiale ibrido per dar vita a una nuova opera.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38982\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-03.png\" alt=\"numero69_ Ricci 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">Confrontandosi con gli <em>assemblages<\/em> di Ricci\/Forte, ci interessa capire quanta autenticit\u00e0 e deontologia sia applicata alle loro operazioni di anatomizzazione e <em>re-make<\/em>, per essere sicuri di non trovarsi di fronte a un mero artificio, a un <em>fake <\/em>d\u2019autore ben orchestrato da due abili <em>cani da riporto. <\/em>Per tentare di eliminare ogni dubbio quindi, siamo andati nel \u201cretrobottega della carrozzeria\u201d Ricci\/Forte (espressione che mutuo da una suggestione, lasciatami dallo stesso Gianni Forte, in una delle mail scambiateci), per scoprire quanto affilati ed efficaci, fossero i loro strumenti di lavoro.<\/p>\n<p align=\"left\">La conversazione che riportiamo, che risale al giugno 2011, parte da una riflessione sulle possibilit\u00e0 politiche del teatro contemporaneo, al di l\u00e0 di esplicite manifestazioni ideologiche e prende in esame lo spettacolo <em>Macadamia Nut Brittle<\/em>, visto la scorsa stagione a Teatri di Vita (Bologna).<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Alessandra Coretti: <\/strong>Inizierei con una riflessione generale sul Teatro, partendo da una dichiarazione di <strong>Motus<\/strong> \u2013 altro gruppo della scena italiana contemporanea, particolarmente attivo al momento \u2013 che ha definito, in un\u2019intervista, il proprio teatro \u201costinato\u201d in un sistema teatrale blindato. Tale ostinazione potrebbe essere letta come necessit\u00e0del teatro, o almeno di alcune esperienze teatrali, di perseguire una ricerca di senso dentro e oltre i propri confini. C\u2019\u00e8 un senso, un\u2019urgenza, una necessit\u00e0 da cui scaturisce il vostro lavoro teatrale?Qual \u00e8, dal vostro punto di vista, la statura del sistema teatrale oggi?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Ricci\/Forte: <\/strong>Il genocidio culturale al quale ci ha piegati la Televisione, profetizzato da Pasolini, ci obbliga a ristrutturare ciclicamente il <em>packaging<\/em> che ci presenta al mondo, dimenticando tutto quello che giace ormai inutilizzato sotto la buccia. Ovviamente l\u2019indagine che tentiamo di affrontare non ha scopo pedagogico ma sicuramente da parte nostra, e dell\u2019intero ensemble, c\u2019\u00e8 una volont\u00e0 di sollecitare le risorse emotive e intellettuali altrui per assemblare un\u2019adunata del S\u00e9 pronta all\u2019attacco, in ontologico equilibrio tra un vitalismo iperatomico e un insanabile <em>cupio dissolvi<\/em>.<\/p>\n<p align=\"left\">Viviamo in un mondo reale frammentato e disorganico, sospinto all\u2019omologazione. Una corrente egemonica e scadente che noi ci limitiamo a fotografare: non si tratta di aspetti crudi ma semplicemente di smontare i filtri e guardare la luce per quello che \u00e8. Il contraccolpo della fine delle ideologie, mascherato con una caterva di ricchi premi e <em>cotillons<\/em>, rende ogni sforzo ancora pi\u00f9 patetico. L\u2019analisi risulta cos\u00ec talmente nitida da non poter generare alcuna ambiguit\u00e0 sul fatto che \u2013 in teatro \u2013 non si pu\u00f2 pi\u00f9 fingere di raccontare altro che non sia NOI. Noi senza sconti, senza sovrastrutture di fabula; noi, approdati su un palcoscenico ormai vuoto, chiedendo una ristrutturazione etica. Senza irrigidimenti moralistici, narcisismi o escandescenze religiose.<\/p>\n<p align=\"left\">Accompagnati esclusivamente da un battito neoumanista nella valorizzazione della singolarit\u00e0 e della differenza. Un tentativo sanguinoso, supremo, di voler innestare con un\u2019attivit\u00e0 rivoluzionaria, di <em>guerrilla<\/em>_<em>terrorismo poetico<\/em>, il reale, rendendolo pi\u00f9 autentico dello spaccio umano che vogliono farci credere. La trago-d\u00eca in scena avviluppa con modi tangibili perch\u00e9 l\u2019arte, a differenza dei media, \u00e8 sovversiva. E anche se il pianeta \u00e8 saturo di dolore, il valore condiviso con altri soggetti (quando lo sguardo personale si fonde con una lucida tangibilit\u00e0 del reale) permette ad una performance teatrale di seminare pi\u00f9 domande di qualunque reportage. Non si tratta di teatro di ricerca, di trasgressione o <em>enfants terribles<\/em>, non \u00e8 avanguardia sperimentale, o moda pop: \u00e8 solo unicamente il senso del Teatro. I Greci lo hanno fatto prima di tutti gli altri.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38983\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-04.png\" alt=\"numero69_ Ricci 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Alessandra Coretti: <\/strong>Il tipo di teatro che proponete \u00e8 spesso oggetto di tentativi di categorizzazione, tra cui vi \u00e8 anche la definizione di teatro di genere. C\u2019\u00e8 un\u2019etichetta che vi sembra appropriata, o un tratto, una sorta di marchio di fabbrica che ritenete indiscutibilmente riccifortiano?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Ricci\/Forte: <\/strong>L&#8217;Italia \u00e8 un paese cattolico ma nel nostro lavoro non \u00e8 rintracciabile alcuno scandalo gratuito. Il corpo nudo, le scene di sesso, i rapporti etero o omosessuali rientrano esclusivamente in un progetto che vaglia la libert\u00e0 espressiva dell&#8217;individuo, lo sforzo di mantenere una propria integrit\u00e0 morale, indipendentemente dalle scelte sentimentali che fa o dal ruolo sessuale che i cromosomi hanno predeterminato. Queste caratteristiche spazzano via qualunque accezione trasgressiva o provocatoria, lasciando intatto \u2013 anche nel pubblico pi\u00f9 conservatore \u2013 l&#8217;idea di trovarsi di fronte a qualcosa che trascende la violenza esibita sul palco, a favore della ricerca di una purezza individuale raggiungibile solo attraverso un percorso di autentica messa in gioco di s\u00e9, senza alcuna ipocrisia borghese.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Alessandra Coretti: <\/strong>Sostenete che il vostro teatro sia politico, secondo l\u2019accezione data da Barba e cio\u00e8 che veicoli una visione sul mondo, ma la qualit\u00e0 politica dei vostri lavori potrebbe essere rintracciata anche nella modalit\u00e0 compositiva, nell\u2019uso che fate del linguaggio, <em>nell\u2019elaborazione dei materiali<\/em> (per citare Godard), potreste spiegarmi il vostro metodo di costruzione scenica?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Ricci\/Forte: <\/strong>Nell\u2019itinerario scenico il ruolo centrale lo occupa l&#8217;uomo: il Teatro nasce da lui, dal performer, dal suo senso politico, dall\u2019impronta etica che lascia. Ronconi ci ha insegnato ad utilizzare il \u201clogos\u201d come mezzo per portarti altrove. Dopo la formazione classica, il nostro interesse si \u00e8 spostato sul potere evocativo delle diverse forme espressive in scena, moltiplicando le potenzialit\u00e0 dell\u2019interprete. Oggi prendiamo respiro con i lavori di fratelli maggiori (<strong>Nekrosius, Pollesch, Platel, Caden<\/strong> <strong>Manson<\/strong>) che analizzano il presente trasfigurandolo, impastando immagini\/parole per far vibrare il vuoto sintattico alla ricerca di una riscoperta dei segni e sforzandosi di concepire forme autonome.<\/p>\n<p align=\"left\">La parola diventa uno dei tanti supporti a disposizione per empatizzare. Lingua, cuore, gambe si abbeverano delle suggestioni che scaturiscono da sessioni di improvvisazione dell\u2019ensemble. Cos\u00ec il nostro lavoro ne risente positivamente, amplificandosi di significati in una direzione trasversale che abbandona l\u2019epidermide affondando al centro dell\u2019essere.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38984\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-05.png\" alt=\"numero69_ Ricci 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Alessandra Coretti: <\/strong>Rimanendo in tema di linguaggio, la prima analisi che vi chiedo di effettuare, riguarda la componente testuale dei vostri spettacoli. I testi, nella trasposizione scenica, vengono dissezionati e affrontati specularmente, l\u2019obiettivo non \u00e8 quello di essere rappresentati, ma piuttosto di far emergere una serie di tensioni, il sottotesto direi, della pagina scritta, che in scena raggiunge un\u2019acme. Come si realizza questo processo drammaturgico?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Ricci\/Forte<\/strong>: Prima di essere registi, siamo artigiani delle nostre proiezioni. Bandita ogni idea di rappresentazione, \u00e8 nel trovare il peso specifico dello sguardo, verbale o visivo, la nostra tensione. La ricerca che facciamo sul linguaggio tenta di catturare il contemporaneo inespresso: un\u2019indagine, concettuale, politica o estetica che sia, deve scavare nelle piaghe, provocarne perfino; deve costituire un pericolo, illuminare a giorno come un bengala nella notte.<\/p>\n<p align=\"left\">Ecco perch\u00e9 le nostre ossessioni febbrili, fondamenta dei rapporti interpersonali e della resistenza ad un livellamento oscurantista, sono radiografate nella struttura linguistica. Il lavoro di regia sprigiona l&#8217;aspetto visionario del verbo, l\u2019apparato onirico dello sforzo emotivo di stringere i denti, la grammatica fisica di uno scheletro parlante che si oppone. Il senso di disperante disagio viene organizzato come un rito o un caos senza bussola&#8230; a seconda della traversata intrapresa.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Alessandra Coretti: <\/strong>Passiamo allo spettacolo <em>Macadamia Nut Brittle<\/em>, come nasce questo progetto?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Ricci\/Forte:<\/strong><em> Macadamia Nut Brittle<\/em> ha debuttato nel 2009 nella rassegna Garofano Verde di Rodolfo Di Giammarco, critico de La Repubblica, che ci aveva invitato a scrivere su romanzieri contemporanei. Abbiamo proposto Dennis Cooper per la brutalit\u00e0 nell\u2019esposizione riarsa delle esistenze. Siamo entrati in sala prove senza nemmeno una parola scritta e, passo dopo passo, abbiamo edificato un percorso non vincolato da strutture rassicuranti.<\/p>\n<p align=\"left\">E\u2019 stato un viaggio animistico, una dimensione onirica, emotiva, qualcosa che arrivava in un momento di vita privata complicato. Abbiamo impastato le ore di lavoro a porte chiuse, privilegiando il tema della perdita e declinandolo verso le derive pi\u00f9 dolorose. Abbiamo temuto di presentare qualcosa a rischio di leggibilit\u00e0 ma erano falsi timori: lo spettacolo ha suscitato un tale apprezzamento e coinvolgimento nel pubblico da diventare un piccolo cult della rassegna.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38985\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-06.png\" alt=\"numero69_ Ricci 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Alessandra Coretti: <\/strong>Lo spettacolo \u00e8 un omaggio a Dennis Cooper, la sua chiave di lettura il sesso, il titolo \u00e8 il gusto di un gelato. Secondo quale formula si condensano questi tre elementi?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Ricci\/Forte:<\/strong> Nell\u2019epoca della modernit\u00e0 liquida, come la definisce Bauman, dove lo scenario delle relazioni muta in continuazione per l\u2019estrema fragilit\u00e0 dei legami umani, assumiamo di diritto l\u2019identit\u00e0 di vuoti a perdere, anelanti un legame e prepotentemente terrorizzati dalle responsabilit\u00e0 che esso comporta. <em>Macadamia Nut Brittle<\/em>, gusto di un gelato della catena statunitense <em>H\u00e4agen-Dazs<\/em>, diventa metafora di relazione con l&#8217;esterno. Incapaci di stabilire rapporti stabili con gli altri, ad ogni nuovo fallimento ci sciogliamo e risolidifichiamo, esattamente come il gelato, in una forma diversa.<\/p>\n<p align=\"left\">Una nuova confezione che ci permetta di essere selezionati, scelti, assaggiati. In questo tentativo continuo di recuperare corpo in prodotti sempre appetibili, perdiamo di vista noi, quello che siamo. E\u2019 un viaggio intorno alla disillusione e al timore di crescere. Diventare adulti viene vissuto come la fine delle possibilit\u00e0 di cambiare. Viviamo in un perenne stato di adolescenza, permettendoci errori e divorando passioni per saziare una fame smodata di vita che proviamo a reinventare ogni giorno. Usando gli altri come bambini con un nuovo giocattolo a disposizione. Di Dennis Cooper ci interessava il disagio di una esistenza che anestetizza da qualunque sensazione.<\/p>\n<p align=\"left\">Il bisogno di ritrovare un peso, di tappare la falla al centro dello stomaco. I personaggi cooperiani si stordiscono attraverso il sesso, come ultimo grido di contatto con gli altri, superando anche i limiti del dolore e dell&#8217;annientamento fisico. Senza arrivare alla soppressione della vita, abbiamo provato ad analizzare i nostri mezzi per recuperare un senso, anche attraverso la saziet\u00e0 apparente che ci dona il sesso compulsivo.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Alessandra Coretti:<\/strong> La scena di <em>Macadamia Nut Brittle<\/em> aggredisce la retina dello spettatore attraverso un sovraccarico visivo, a cominciare dagli attori che esibiscono i loro corpi nudi o forse sarebbe pi\u00f9 appropriato dire <em>crudi<\/em>. Qual \u00e8 il <em>ruolo <\/em>che ricoprono gli attori in questo spettacolo?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Ricci\/Forte<\/strong>: Non ci sono corpi nudi in <em>Macadamia Nut Brittle<\/em>. Ci sono lembi, riquadri, aree epidermiche che vengono scoperte e pronunciano la loro voce laddove le corde vocali si fanno insufficienti. I performer hanno una macchina a disposizione e sussultare ogni qualvolta viene usata ci indica il livello di accartocciamento cerebrale in cui ci siamo tumulati. Lo scheletro, gli organi che contiene, la carrozzeria diventano ponti, ganci di comunicazione per abbeverarsi ad un\u2019oasi prima del viaggio desolante sotto il sole delle delusioni ad ovest dell\u2019esistenza.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-07.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38986\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-07.png\" alt=\"numero69_ Ricci 07\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-07.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-07-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Alessandra Coretti<\/strong>: Vi \u00e8 di base una concezione materica della scena in cui la materia prima \u2013 il performer &#8211; si interfaccia con altri materiali scenici?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Ricci\/Forte<\/strong><em>: Macadamia<\/em> \u00e8 stato, come tutte le altre creazioni successive (<em>Pinter\u2019s Anatomy<\/em>, <em>Some Disordered Christmas Interior Geometries<\/em> e <em>Grimmless<\/em>), un viaggio all&#8217;interno di noi stessi e dei performer che collaborano con noi da anni. La materia messa in gioco appartiene alla sfera intima, pi\u00f9 privata di ognuno. La trasfigurazione artistica che viene elaborata \u00e8 un lungo processo \u2013 fatto di illuminazioni e battute d&#8217;arresto &#8211; ma sicuramente un&#8217;avventura con le persone giuste \u00e8 gi\u00e0 un buon punto di partenza.<\/p>\n<p align=\"left\">Non ci preoccupiamo dell&#8217;arrivo o della destinazione finale: lasciamo fluire le nostre esperienze, le nostre mancanze e ci fidiamo dei nostri cuori. Con <em>MNB<\/em> \u00e8 stato un percorso nella notte, doloroso e senza apparente fine. La brutalit\u00e0 del lavoro \u00e8 solo amplificazione di un profondo malessere rispetto allo stato pietoso, culturalmente parlando, in cui versa l&#8217;Italia in questo momento storico. Stanchi dell&#8217;intrattenimento, dei falsi valori legati al successo e al consumo di s\u00e9, esasperati da un governo che alimenta il vuoto, gridiamo con tutto il fiato la volont\u00e0 di arrestare questa corsa all&#8217;inutile.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Alessandra Coretti:<\/strong> Vorrei che mi parlaste della vostra attitudine a remixare in scena diversi materiali, di quali riferimenti si nutre il vostro approccio scenico?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Ricci\/Forte:<\/strong> Il nostro \u00e8 un anche un lavoro di citazioni, <em>crossover<\/em>, interferenze, <em>combines <\/em>di rauschenberghiana memoria, assemblaggi di <em>objet trouv\u00e9<\/em> provenienti da arti visive, pubblicit\u00e0, videoclip, <em>musicals<\/em>, <em>Bmovies<\/em>, fumetti, moda, design, etc\u2026 per appagare, stimolare lo spettatore a costruire un immaginario codificato condivisibile. Poi quando sembra che gli stiamo lanciando il salvagente, lo lasciamo &#8211; invece &#8211; a sbrigarsela da solo.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Alessandra Coretti:<\/strong>Vi chiederei, a questo punto, una riflessione sul ruolo dello spettatore, che nei vostri spettacoli, non \u00e8 testimone imparziale di una storia, quanto un esploratore, decostruttore e nuovo produttore di senso. Nello specifico, in <em>Macadamia Nut Brittle<\/em> le parole degli attori, a tratti, sembrano essere strumenti taglienti intenti a vivisezionare specifiche emozioni. Pensate che l\u2019identit\u00e0 dello spettacolo cambi a seconda dello spettatore a alla rispettiva modalit\u00e0 del \u201csentire\u201d?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Ricci\/Forte: <\/strong>Il Teatro, oggi, \u00e8 l&#8217;unico modo per entrare in contatto reale con gli altri. Solo con una sincerit\u00e0 disarmata, senza finzioni sceniche, ma restituita con una <em>visione poetica<\/em> personale non minimalista \u00e8 possibile far scaturire quella scintilla vitale che permette al pubblico di riconoscersi nelle lacerazioni che i performer vivono e regalarsi cos\u00ec un patrimonio di dubbi che lo aiuteranno a spostare la propria ombra, a semantizzare ci\u00f2 che vede; a scegliersi o conquistarsi una visione stereoscopica senza avere pi\u00f9 una postazione privilegiata e obbligata.<\/p>\n<p align=\"left\">In <em>Macadamia<\/em> c\u2019\u00e8 un flusso di coscienza a pi\u00f9 corsie, come sulle autostrade, per permettere allo spettatore di farne parte attivamente e da pi\u00f9 angolature: feritoie &#8211; perturbanti come un incubo ad occhi aperti &#8211; in cui poter osservare il mondo e i tragici lampi della Storia.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-08.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38987\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-08.png\" alt=\"numero69_ Ricci 08\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-08.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-08-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Alessandra Coretti:<\/strong> In ultima battuta vi chiedo: qual \u00e8 stato il punto di partenza della vostra ricerca teatrale? Verso quale direzione si sta evolvendo oggi?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Ricci\/Forte: <\/strong>Siamo partiti anni fa dal sovvertimento di un ordine costituito e polveroso nei suoi dogmi stantii. La fine di un&#8217;epoca e il sopravvento del nuovo. Luoghi e momenti storici in cui si percepiva il cambiamento radicale. Con un onnivoro appetito di conoscenza, siamo sempre in formazione. Ora andremmo in qualunque parte del mondo in cui piovano ancora punti di domanda che ci aiutino a recuperare la nostra essenza abbottonata al tempo presente in cui viviamo. Una terra moderna e un tempo vivo, lontani dagli acquari e dalle siepi confortevoli e ben tagliate. Come diceva il marinaio di Pessoa: \u00e8 bello il mare degli altri paesi, quello che non abbiamo ancora attraversato e che probabilmente non vedremo mai.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"left\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.ricciforte.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.ricciforte.com<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;epigrafe che introduce l&#8217;articolo, \u008f tratta dalle note di copertina del libro di cui sopra, volume che contiene la prima pubblicazione del testo Macadamia Nut Brittle &#8211; relativo all&#8217;omonimo spettacolo che ha debuttato al Festival Garofano Verde di Roma nel 2009, ispirato a Dennis Cooper, drammaturgia di Ricci\/Forte e regia di Stefano Ricci &#8211; corredata da un&#8217;intervista agli artisti e da un&#8217;introduzione critica dell&#8217;autore, che ripercorre le salienze del lavoro del duo romano.<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":38980,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,222],"tags":[29,53,63,71],"class_list":["post-10924","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-069","tag-audiovideo","tag-interviews","tag-performing-art","tag-video-art"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Ricci\/forte. Un Mash-up Di Inquietudine E Perversione &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-069\/ricciforte-a-mash-up-of-uneasiness-and-perversion\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Ricci\/forte. Un Mash-up Di Inquietudine E Perversione &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[:en]The epigraph introducing the article is taken from the cover notes of the above book, a volume containing the first publication of the Macadamia Nut Brittle text, related to the homonymous show that made its debut at the Festival Garofano Verde in Rome in 2009, inspired by Dennis Cooper, written by Ricci\/Forte and directed by Stefano Ricci, which also contains an interview to the artists and a critical introduction by the author, retracing the main characteristics of the work by the Roman duo[:it]L&#039;epigrafe che introduce l&#039;articolo, \u008f tratta dalle note di copertina del libro di cui sopra, volume che contiene la prima pubblicazione del testo Macadamia Nut Brittle - relativo all&#039;omonimo spettacolo che ha debuttato al Festival Garofano Verde di Roma nel 2009, ispirato a Dennis Cooper, drammaturgia di Ricci\/Forte e regia di Stefano Ricci - corredata da un&#039;intervista agli artisti e da un&#039;introduzione critica dell&#039;autore, che ripercorre le salienze del lavoro del duo romano.[:]\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-069\/ricciforte-a-mash-up-of-uneasiness-and-perversion\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"article:author\" content=\"https:\/\/www.facebook.com\/marcomancuso.digicult\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2011-11-07T11:00:00+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2022-10-27T07:29:58+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-01.png\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"680\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"496\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/png\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Marco Mancuso\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Marco Mancuso\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"31 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-069\/ricciforte-a-mash-up-of-uneasiness-and-perversion\/\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-069\/ricciforte-a-mash-up-of-uneasiness-and-perversion\/\",\"name\":\"Ricci\/forte. Un Mash-up Di Inquietudine E Perversione &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-069\/ricciforte-a-mash-up-of-uneasiness-and-perversion\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-069\/ricciforte-a-mash-up-of-uneasiness-and-perversion\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-01.png\",\"datePublished\":\"2011-11-07T11:00:00+00:00\",\"dateModified\":\"2022-10-27T07:29:58+00:00\",\"author\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/45d2f7c337924806432405ebfa98b255\"},\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-069\/ricciforte-a-mash-up-of-uneasiness-and-perversion\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-069\/ricciforte-a-mash-up-of-uneasiness-and-perversion\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-069\/ricciforte-a-mash-up-of-uneasiness-and-perversion\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-01.png\",\"contentUrl\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-01.png\",\"width\":680,\"height\":496},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-069\/ricciforte-a-mash-up-of-uneasiness-and-perversion\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\/\/digicult.it\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Ricci\/forte. A Mash-up Of Uneasiness And Perversion\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#website\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/\",\"name\":\"Digicult | Digital Art, Design and Culture\",\"description\":\"Dal 2005 Digicult \u00e8 una piattaforma che esamina l&#039;impatto delle tecnologie sull&#039;arte, il design, la cultura e la societ\u00e0 contemporanea\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\/\/digicult.it\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":\"required name=search_term_string\"}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/45d2f7c337924806432405ebfa98b255\",\"name\":\"Marco Mancuso\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/image\/\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/cropped-mancuso4-1-96x96.png\",\"contentUrl\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/cropped-mancuso4-1-96x96.png\",\"caption\":\"Marco Mancuso\"},\"description\":\"Marco Mancuso \u00e8 critico, curatore e ricercatore, specializzato in arte, filosofia e tecnoscienza. Ha conseguito un dottorato di ricerca in Culture Digitali presso l'Universit\u00e0 Iuav di Venezia e insegna presso l'Universit\u00e0 Alma Mater di Bologna e Naba Milano. Ha curato mostre e collaborato con istituzioni come Transmediale, Sonar+D, Sonic Acts, Baltan Laboratories. STRP, Nemo, V2, Elektra, Todaysart, Impakt tra gli altri. \u00c8 il fondatore della piattaforma Digicult, co-fondatore di SSH - Sound Studies Hub presso l'Universit\u00e0 Iuav e membro dell'advisory board per il progetto \\\"Future Innovation\\\" presso il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano. \u00c8 anche autore dei libri \\\"Arte, Tecnologia e Scienza\\\" (2018) e \\\"Intervista con New Media Art\\\" (2020).\",\"sameAs\":[\"http:\/\/www.marcomancuso.net\",\"https:\/\/www.facebook.com\/marcomancuso.digicult\",\"https:\/\/twitter.com\/digicult\"],\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/author\/marco-mancuso\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Ricci\/forte. Un Mash-up Di Inquietudine E Perversione &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-069\/ricciforte-a-mash-up-of-uneasiness-and-perversion\/","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Ricci\/forte. Un Mash-up Di Inquietudine E Perversione &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","og_description":"[:en]The epigraph introducing the article is taken from the cover notes of the above book, a volume containing the first publication of the Macadamia Nut Brittle text, related to the homonymous show that made its debut at the Festival Garofano Verde in Rome in 2009, inspired by Dennis Cooper, written by Ricci\/Forte and directed by Stefano Ricci, which also contains an interview to the artists and a critical introduction by the author, retracing the main characteristics of the work by the Roman duo[:it]L'epigrafe che introduce l'articolo, \u008f tratta dalle note di copertina del libro di cui sopra, volume che contiene la prima pubblicazione del testo Macadamia Nut Brittle - relativo all'omonimo spettacolo che ha debuttato al Festival Garofano Verde di Roma nel 2009, ispirato a Dennis Cooper, drammaturgia di Ricci\/Forte e regia di Stefano Ricci - corredata da un'intervista agli artisti e da un'introduzione critica dell'autore, che ripercorre le salienze del lavoro del duo romano.[:]","og_url":"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-069\/ricciforte-a-mash-up-of-uneasiness-and-perversion\/","og_site_name":"Digicult | Digital Art, Design and Culture","article_author":"https:\/\/www.facebook.com\/marcomancuso.digicult","article_published_time":"2011-11-07T11:00:00+00:00","article_modified_time":"2022-10-27T07:29:58+00:00","og_image":[{"width":680,"height":496,"url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-01.png","type":"image\/png"}],"author":"Marco Mancuso","twitter_misc":{"Scritto da":"Marco Mancuso","Tempo di lettura stimato":"31 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-069\/ricciforte-a-mash-up-of-uneasiness-and-perversion\/","url":"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-069\/ricciforte-a-mash-up-of-uneasiness-and-perversion\/","name":"Ricci\/forte. Un Mash-up Di Inquietudine E Perversione &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","isPartOf":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-069\/ricciforte-a-mash-up-of-uneasiness-and-perversion\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-069\/ricciforte-a-mash-up-of-uneasiness-and-perversion\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-01.png","datePublished":"2011-11-07T11:00:00+00:00","dateModified":"2022-10-27T07:29:58+00:00","author":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/45d2f7c337924806432405ebfa98b255"},"breadcrumb":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-069\/ricciforte-a-mash-up-of-uneasiness-and-perversion\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-069\/ricciforte-a-mash-up-of-uneasiness-and-perversion\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-069\/ricciforte-a-mash-up-of-uneasiness-and-perversion\/#primaryimage","url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-01.png","contentUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/numero69_-Ricci-01.png","width":680,"height":496},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-069\/ricciforte-a-mash-up-of-uneasiness-and-perversion\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/digicult.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Ricci\/forte. A Mash-up Of Uneasiness And Perversion"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/digicult.it\/#website","url":"https:\/\/digicult.it\/","name":"Digicult | Digital Art, Design and Culture","description":"Dal 2005 Digicult \u00e8 una piattaforma che esamina l&#039;impatto delle tecnologie sull&#039;arte, il design, la cultura e la societ\u00e0 contemporanea","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/digicult.it\/?s={search_term_string}"},"query-input":"required name=search_term_string"}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/45d2f7c337924806432405ebfa98b255","name":"Marco Mancuso","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/image\/","url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/cropped-mancuso4-1-96x96.png","contentUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/cropped-mancuso4-1-96x96.png","caption":"Marco Mancuso"},"description":"Marco Mancuso \u00e8 critico, curatore e ricercatore, specializzato in arte, filosofia e tecnoscienza. Ha conseguito un dottorato di ricerca in Culture Digitali presso l'Universit\u00e0 Iuav di Venezia e insegna presso l'Universit\u00e0 Alma Mater di Bologna e Naba Milano. Ha curato mostre e collaborato con istituzioni come Transmediale, Sonar+D, Sonic Acts, Baltan Laboratories. STRP, Nemo, V2, Elektra, Todaysart, Impakt tra gli altri. \u00c8 il fondatore della piattaforma Digicult, co-fondatore di SSH - Sound Studies Hub presso l'Universit\u00e0 Iuav e membro dell'advisory board per il progetto \"Future Innovation\" presso il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano. \u00c8 anche autore dei libri \"Arte, Tecnologia e Scienza\" (2018) e \"Intervista con New Media Art\" (2020).","sameAs":["http:\/\/www.marcomancuso.net","https:\/\/www.facebook.com\/marcomancuso.digicult","https:\/\/twitter.com\/digicult"],"url":"https:\/\/digicult.it\/it\/author\/marco-mancuso\/"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10924","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10924"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10924\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":60103,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10924\/revisions\/60103"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/38980"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10924"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10924"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10924"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}