{"id":10922,"date":"2011-11-07T12:00:00","date_gmt":"2011-11-07T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-069\/cyber-minitaurs-and-immedia-the-immaterial-sign-opacity\/"},"modified":"2020-11-02T17:17:24","modified_gmt":"2020-11-02T16:17:24","slug":"cyber-minitaurs-and-immedia-the-immaterial-sign-opacity","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-069\/cyber-minitaurs-and-immedia-the-immaterial-sign-opacity\/","title":{"rendered":"Note su Cyber-minotauri E Immedia. L&#8217;opacita&#8217; Del Segno Immateriale"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Questo articolo vorrebbe cominciare un&#8217;esplorazione ontologica di quelle pragmatiche che definiscono il nostro rapporto con la rete e le nuove tecnologie. Esso nasce dell&#8217;esigenza di ridefinire il concetto di virtualit\u00e0 come contrapposto a quello di realt\u00e0, proprio in virt\u00f9 di questa nuova forma di intimit\u00e0 tra l&#8217;uomo e la macchina che l&#8217;immaterialit\u00e0 dei nuovi media sta velocemente creando.<\/p>\n<p>Sembra sempre pi\u00f9 difficile accettare l&#8217;idea che il mondo virtuale della rete non sia reale in senso forte, come anche il fatto che la sua realt\u00e0 sia contrapposta a quella del mondo fuori. L&#8217;impressione \u00e8 piuttosto che le due sfere (quella del reale e quella del virtuale) si stiano sempre pi\u00f9 sovrapponendo, come nel <em>Del rigor en la ciencia <\/em>di <strong>J. L. Borges<\/strong>, dove la mappa del regno si sovrappone esattamente ai territori del regno stesso, o come in<em> L&#8217;invenzione di Morel<\/em> di <strong>A. B. Casares<\/strong>, nel quale una macchina \u00e8 in grado di riprodurre fedelmente tutta la realt\u00e0 e di sovrapporla successivamente ad essa in modo che non sia da essa distinguibile.<\/p>\n<p>La rete sembra tentare<em> in potentia<\/em> qualcosa di simile, e la sua capacit\u00e0 di assorbire il mondo fuori la rende pericolosa e affascinante. I pixel sullo schermo dei computer agiscono come una sorta di portale, di pellicola trasparente sul quale avviene l&#8217;aggancio tra l&#8217;organicit\u00e0 del mondo fuori e la discretezza della banda. Il velo di cui parla <strong>F. Nietszche<\/strong> ispirandosi ad <strong>A. Schopenauer <\/strong>si (im)materializza nella virtualit\u00e0 dello schermo. Il virtuale \u00e8 fra. Il velo anche. Il velo non \u00e8 soltanto ci\u00f2 che si vede, ma \u00e8 anche l\u2019orizzonte di virtuali che apre. Il velo \u00e8 quindi la zona virtuale della reversibilit\u00e0 ontologica, la superficie di proiezione del virtuale nel reale, dell&#8217;immaginario nell&#8217;immagine.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_-Notes-on-Cyber-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38424\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_-Notes-on-Cyber-02.png\" alt=\"numero69_ Notes on Cyber 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_-Notes-on-Cyber-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_-Notes-on-Cyber-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>L\u2019immateriale della rete diventa allora il segnale di una relazione espressiva tra il virtuale e il reale. Tecnicamente parlando, gli immateriali sono materiali che perdono la consistenza opaca della materia trasformando l\u2019idea di substantia nel linguaggio-codice trasparente dei nuovi media digitali, gli immedia (cfr. <strong>G. Deleuze<\/strong>,<em> L\u2019image-temps<\/em>) appunto, luogo di sopravanzamento dei media tradizionali nell\u2019invisibilit\u00e0 delle interfacce.<\/p>\n<p>Negli immateriali si evidenzia la consueta tendenza asintotica dei segni ad una trasparenza come <em>pr\u00e6sentia in absentia<\/em> (cfr.<strong> F. De Saussure<\/strong>, <em>Cours de linguistique g\u00e9n\u00e9rale<\/em>), nella quale l\u2019invisibilit\u00e0 del codice \u00e8 direttamente proporzionale all\u2019ampiezza della sua opaca (cio\u00e8 visibile, perch\u00e9 applicabile) funzionalit\u00e0 operatoria. Trasparenza e opacit\u00e0, quindi, coesistono e consistono nella natura complicata e ripiegata dei segni immateriali, mostrandosi l\u2019uno il risvolto dell\u2019altro.<\/p>\n<p>\u00c8 tra questi segni che stiamo forse assistendo alla (etero)genesi di un<em> boden<\/em> virtuale immateriale, a met\u00e0 fra il reale e l\u2019immaginario, il visibile e l\u2019invisibile, la trasparenza della rete e la carnalit\u00e0 dei corpi virtuali. Un <em>boden<\/em> accentrato, in perenne variazione, irriconoscibile, nemmeno corpocentrico.<\/p>\n<p>In internet, come nei <em>boden<\/em> sostanziali (cio\u00e8 reali nel senso di tangibili) convivono, incrociandosi, geografia e paesaggio. Ma \u00e8 soprattutto nei segni immateriali in cui la rete \u00e8 scritta che la geografia estrema degli algoritmi si converte in paesaggio, quest&#8217;ultimo inteso come \u00abil mondo anteriore alla conoscenza di cui la conoscenza parla sempre, e nei confronti del quale ogni determinazione scientifica \u00e8 astratta, signitiva, e dipendente, come la geografia nei confronti del paesaggio in cui originariamente abbiamo imparato che cos\u2019\u00e8 una foresta, un prato o un fiume\u00bb (cfr. <strong>M. Merleau-Ponty<\/strong>, <em>Ph\u00e9nom\u00e9nologie de la perception<\/em>).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_-Notes-on-Cyber-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38425\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_-Notes-on-Cyber-03.png\" alt=\"numero69_ Notes on Cyber 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_-Notes-on-Cyber-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_-Notes-on-Cyber-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>In questo senso l&#8217;illusione della conquista geografica viene smentita anche in rete, ad esempio quando ci perdiamo tra le molte pagine aperte contemporaneamente, o quando cerchiamo informazioni ma sulla strada ne incrociamo altre che sviano la ricerca e ci portano verso paesaggi inaspettati, facendoci dimenticare i motivi o la direzione della ricerca stessa.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, al contrario della vulgata metafisica per la quale i segni immateriali delle tecnoscienze perfezionano il dominio fronteggiante dell\u2019uomo sulla natura (Vor-stellung), essi ne mettono in discussione il fondamento, mostrando che \u00ablo spirito e la materia sono cugini nella famiglia degli immateriali\u00bb (cfr.<strong> J.-F. Lyotard, T. Chaput<\/strong>, <em>Les immat\u00e9riaux)<\/em> \u00c9 infatti attraverso i segni immateriali che il corpo opaco del soggetto riappare virtualmente come segno tra i segni, spingendoci a ripensare il linguaggio come \u00abapertura del simbolico nel rapporto tra il corpo e il mondo\u00bb (cfr. <strong>M. Merleau-Ponty<\/strong>, <em>R\u00e9sum\u00e9s de cours, Coll\u00e8ge de France 1952-1960<\/em>).<\/p>\n<p>Gli immateriali ci danno forse l\u2019opportunit\u00e0 di guardare alla percezione come ad una forma di espressivit\u00e0 linguistica irriflessa, cio\u00e8 di a-linguaggio: nei corpi virtuali il linguaggio naturale, risvolto\/fodera di quello culturale, \u00abnon isola, non fa uscire l\u2019espresso, che resta aderente alla catena percettiva, pi\u00f9 che a quella verbale\u00bb (cfr.<strong> M. Merleau-Ponty<\/strong>,<em> R\u00e9sum\u00e9s de cours, Coll\u00e8ge de France 1952-1960<\/em>), mostrando che la percezione \u00e8 gi\u00e0 espressione, linguaggio allo stato nascente, idea sensibile.<\/p>\n<p>In questo senso anche l\u2019apparire in rete di forme di scrittura orale (per esempio nelle chat o nei forum) mostra come la lingua viva nella parole, e come con le tecnologie numeriche iperveloci la distinzione tra linguaggi culturali e naturali si affievolisca.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_-Notes-on-Cyber-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38426\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_-Notes-on-Cyber-04.png\" alt=\"numero69_ Notes on Cyber 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_-Notes-on-Cyber-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_-Notes-on-Cyber-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Allo stesso tempo gli avatar e gli ambienti virtuali opacizzano a loro modo l\u2019immaterialit\u00e0 dei codici nei quali sono scritti, reintroducendoli in una lingua naturale, percettiva. In quest\u2019ottica, i segni immateriali fanno riemergere il lato carnale ed espressivo del nostro essere esposti: il corpo reale e quello virtuale sono i percetti espressivi di una semiopercettosi grezza, come anche i luoghi di una ricreazione ontogenetica del linguaggio, visto che \u00abl\u2019espressione propriamente detta, quale l\u2019ottiene il linguaggio, riprende e amplifica un\u2019altra espressione che si svela all\u2019archeologia del mondo percepito\u00bb (cfr. <strong>M. Merleau-Ponty<\/strong>, <em>R\u00e9sum\u00e9s de cours, Coll\u00e8ge de France 1952-196<\/em>0).<\/p>\n<p>Nel virtuale tecnologico incarnato dagli avatar si manifesta l\u2019essere segno del corpo, o meglio del suo essere esposto: il suo valore simbolico nasce in \u00abun\u2019orizzonte instabile d\u2019interazioni\u00bb (cfr<strong>. J.-F. Lyotard, T. Chaput<\/strong>, <em>Les immat\u00e9riaux)<\/em>. percettive tra corpi virtuali e identit\u00e0 reali, e tra identit\u00e0 virtuali e corpi reali.<\/p>\n<p>L\u2019esplosione dei corpi e il loro disseminarsi, veicola un\u2019identit\u00e0 mutante che precipita sulle incarnazioni virtuali, retroagendo sulla supposta identit\u00e0 d\u2019origine e trasformando un immaginario virtuale in un\u2019identit\u00e0 virtualmente reale, i corpi vivi di Second Life. Retroproiezione del corpo virtuale sull\u2019identit\u00e0 reale, che quindi muta dimostrandosi inessenziale. Ma si tratta di una bizzarra forma di reincrocio empatico tra l\u2019avatar e me. Che tipo di empatia c\u2019\u00e8 tra me e il mio avatar? Potremmo forse chiamarla la metaunipatia del multividuo, ma cos\u00ec sembra una malattia.<\/p>\n<p>Tuttavia, se diciamo l\u2019unipatia come il sentirsi uno di due, dovremmo parlare di questa metaunipatia come un sentirsi due di uno, cio\u00e8 come uno spossessamento empatico del proprio corpo da se stesso verso un\u2019orizzonte virtuale di cui l\u2019avatar \u00e8 un particolare ripiegarsi autoriferito. Ma l\u2019uno in questione si palesa non come lo stesso ma, anzi, l\u2019altro dell\u2019altro: l\u2019identit\u00e0 del soggetto diventa l\u2019immateriale entre-deux generato dalla propria proiezione sul corpo virtuale e dalla retroproiezione di esso sull\u2019identit\u00e0 originaria.<\/p>\n<p>Negli avatar intesi come forme grezze di mind upload l\u2019umano si incrocia con l\u2019immaterialit\u00e0 della macchina, risvegliando nel soggetto latenze identitarie, virtualit\u00e0 impensate che rendono palpabile il rapporto chiasmatico (cfr. <strong>M. Merleau-Ponty<\/strong>) tra il reale e il virtuale, come mostra l\u2019atipica forma di reversibilit\u00e0 (empatica) tra il soggetto e se stesso nell\u2019atto di incarnarsi in un corpo, sia pur immateriale. Io empatizzo con me stesso allo specchio degli altri, cio\u00e8 nei loro sguardi. Allo stesso modo mi specchio nell\u2019avatar, empatizzando atttraverso lo sguardo, virtuale, degli altri.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_-Notes-on-Cyber-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38427\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_-Notes-on-Cyber-05.png\" alt=\"numero69_ Notes on Cyber 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_-Notes-on-Cyber-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_-Notes-on-Cyber-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>In questo senso potremmo dire che negli immedia, si ripercorre l\u2019eterogenesi del principio d\u2019individuazione, che \u00e8 anche principio d\u2019attualizzazione. Tuttavia, l\u2019attualit\u00e0 non assomiglia alla virtualit\u00e0 che incarna: per questo la virtualit\u00e0 opaca dei segni immateriali \u00e8 velata dalla loro (presunta) trasparenza, quella degli algoritmi in cui sono scritti. N\u00e9 il linguaggio n\u00e9 le tecnologie, quindi, possono essere intesi banalmente come protesi dell\u2019umano, anzi essendone alcune delle (im)proprie deformazioni espressive. Come nella natura ibrida degli avatar, minotauri bio-macchinici nell\u2019invisibile umwelt labirintico della rete.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo articolo vorrebbe cominciare un&#8217;esplorazione ontologica di quelle pragmatiche che definiscono il nostro rapporto con la rete e le nuove tecnologie. 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