{"id":10920,"date":"2011-11-07T12:00:00","date_gmt":"2011-11-07T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-069\/a-i-and-landform-studies-the-rediscovery-of-the-ontological-need\/"},"modified":"2020-11-02T17:17:12","modified_gmt":"2020-11-02T16:17:12","slug":"a-i-and-landform-studies-the-rediscovery-of-the-ontological-need","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-069\/a-i-and-landform-studies-the-rediscovery-of-the-ontological-need\/","title":{"rendered":"L&#8217;esistenza Delle Montagne. La Riscoperta Della Necessita&#8217; Ontologica"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"left\">Il Novecento filosofico si \u00e8 distinto per un\u2019esplosione di scienza e scientificit\u00e0 che ha messo in luce un\u2019idea di progresso e progressione del pensiero e dell\u2019evoluzione umana come qualcosa che non necessita di domande ulteriori. L\u2019idea della funzionalit\u00e0 e dell\u2019applicabilit\u00e0 di una teoria alla prassi esecutiva che la porta a essere finalizzata, chiude il cerchio.<\/p>\n<p align=\"left\">Da qualche anno per\u00f2 la riflessione ha ricominciato a erodere come un tarlo alcune questioni che si ritenevano esclusivamente di dominio scientifico, mostrando come, all\u2019interno di materie ingegneristiche, si ritrovi la necessit\u00e0 di uno studio che si distanzi dalle parti applicative per lasciare spazio ad una riflessione che non ha nulla a che vedere con l\u2019immediata funzionalit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"left\">Abbiamo cercato allora di mostrare, partendo da un legame con l\u2019intelligenza artificiale, la necessit\u00e0 di un pensiero ontologico e la sua riscoperta in anni pi\u00f9 recenti relativa agli studi sul paesaggio e sulla sua geomorfologia.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A.i-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39253\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A.i-02.png\" alt=\"numero69_A.i 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A.i-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A.i-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">La filosofia vive e si nutre di domande. Potremmo suddividere il gran numero di domande che la tradizione filosofica negli anni si \u00e8 posta in due macro tipologie: domande che nascono lontane dal mondo della speculazione teoretica, alle quali per\u00f2 si vuole dare risposta concettuale, le domande gnoseologiche, morali, epistemologiche; e quelle invece che sono, in modo a volte autoreferenziale, rivolte allo stesso speculare.<\/p>\n<p align=\"left\">Ogni domanda \u00e8 lecita, soprattutto in filosofia dove questa legge \u00e8 ancor pi\u00f9 valida, tanto \u00e8 vero che ogni domanda, anche appartenente al primo gruppo, ha la necessit\u00e0 di essere comunque ri-messa in relazione e posta nuovamente allargando il suo campo e chiarendone meglio la sua natura.<\/p>\n<p align=\"left\">In questo modo, forse un po\u2019 fumoso e circolare, abbiamo voluto introdurre una distinzione che emerge nella speculazione filosofica alla ricerca di sapere: la distinzione tra una domanda che potremmo dire metafisica e una ontologica. Come emerge dal saggio di uno dei maggiori filosofi contemporanei, <strong>Kevin Mulligan<\/strong>, <em>Metafisica e ontologia<\/em>, il ruolo della seconda \u00e8 quello di offrire la domanda necessaria, quella la cui risposta non necessita altre relazioni, n\u00e9 altre questioni.<\/p>\n<p align=\"left\">Riprendendo brevemente e a passi rapidi la tradizione filosofica, Mulligan all\u2019interno del saggio sostiene che, nonostante il Novecento e le correnti filosofiche siano spesso portavoce di una morte dell\u2019ontologia e della metafisica, la necessit\u00e0 di una domanda pi\u00f9 generale \u00e8 rimasta insita nella tradizione filosofica anche quando questa ha spostato il suo focus verso altri motivi d\u2019interesse.<\/p>\n<p align=\"left\">In questo modo anche i nemici giurati della metafisica, come i filosofi del <strong>Circolo di Vienna<\/strong>, Carnap per primo, o i wittgenstainiani discepoli della regola che dice \u201cdi ci\u00f2 di cui non si pu\u00f2 parlare, si deve tacere\u201d, costruiscono la loro visione del mondo sulla base di una struttura ontologica. Prima di parlare della riscoperta dell\u2019ontologia applicata a discipline scientifiche \u00e8 necessario chiedersi e chiarire meglio: cos\u2019\u00e8 allora l\u2019ontologia?<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A.i-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39254\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A.i-03.png\" alt=\"numero69_A.i 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A.i-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A.i-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">Se partissimo dalla definizione classica dovremmo dire che \u00e8 la materia che si domanda riguardo l\u2019essere in quanto tale, che si interroga su concetti puri: estensione, esistenza, essere. Da questa definizione \u201cparmenidea\u201d e un po\u2019 troppo restrittiva per il nostro approccio, e per quello attuale in generale, potremmo provare a darne un\u2019altra che possa essere di pi\u00f9 ampio respiro.<\/p>\n<p align=\"left\">Potremmo dire cos\u00ec: l\u2019ontologia \u00e8 un modo di pensare e ragionare prettamente filosofico che si pone l\u2019obiettivo di studiare ci\u00f2 che ci circonda attraverso un\u2019analisi categoriale della realt\u00e0, degli oggetti e dei processi che la costituiscono. Una lettura di questo tipo permette di togliere dal nostro percorso le ontologie basate su poetiche o suggestioni, perch\u00e9 come dice Mulligan \u201cl\u2019ontologia non pu\u00f2 essere fondamentale se non essendo formale\u201d, mantenendo cio\u00e8 il carattere rigoroso.<\/p>\n<p align=\"left\">Non \u00e8 solo una questione di rigore a fornire la struttura per un ragionamento ontologico, l\u2019ontologia assunta come metodologica diventa una necessit\u00e0 che regola la stabilit\u00e0 dei nostri discorsi e che concede uno statuto condiviso al mondo che ci circonda: cose, persone, esseri viventi, elementi naturali.<\/p>\n<p align=\"left\">Facciamo un nuovo esempio e vale ancora la pena prenderlo dal saggio di Kevin Mulligan, Egli espone due serie di domande, le prime definite metafisiche, le seconde ontologiche.<\/p>\n<p align=\"left\">Tra le prime: Il tempo \u00e8 relazionale? Noi siamo liberi?, I valori dipendono da noi?; mentre quelle ontologiche sono: che cos\u2019\u00e8 relazione? Che cos\u2019\u00e8 esistere? Che cos\u2019\u00e8 una sostanza. Da qui si comprende la distinzione e il passo oltre che compie chi desidera interrogarsi e porre questioni riguardanti lo statuto ontologico della realt\u00e0. Si intuisce anche il rigore necessario e l\u2019ampio spettro di questioni che possono richiedere come uno step di riflessione ulteriore la riflessione ontologica.<\/p>\n<p align=\"left\">Non \u00e8 un caso infatti che negli anni l\u2019ontologia sia sempre pi\u00f9 partecipe come garante di postulati che le scienze empiriche assumono (materie e campi di studi che sono molto lontani dall\u2019autoreferenzialit\u00e0 apparente delle domande ontologiche, come ad esempio l\u2019Ontologia fisica e l\u2019Ontologia informatica).<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A.i-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39255\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A.i-04.png\" alt=\"numero69_A.i 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A.i-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A.i-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">Speriamo di aver fatto una premessa sufficientemente esauriente rispetto al tema complesso che stiamo trattando; \u00e8 tuttavia necessario un approfondimento rispetto a quanto detto sull\u2019utilit\u00e0 e la riscoperta dell\u2019ontologia. Un esempio di cui da qualche anno si tratta \u00e8 quello dell\u2019esperienze di <em>Artificial intelligence<\/em>, ovvero tutto quel macrocosmo di studi teorico\/sperimentali che si occupano di creare macchine in grado di svolgere, potremmo dire in autonomia, delle operazioni tipiche della mente umana. Per fare un minimo di storia della disciplina citiamo due emblematici studiosi. Il primo in assoluto in ordine cronologico \u00e8 <strong>Blais\u00e8 Pascal<\/strong>, filosofo e matematico, che invent\u00f2 la cosiddetta <em><strong>Pascalina<\/strong><\/em>, una prima macchina calcolatrice, in grado di fare operazioni di addizione e sottrazione. \u00c8 il 1642.<\/p>\n<p align=\"left\">Il secondo dei due casi emblematici \u00e8 indubbiamente <strong>Alan Turing<\/strong>, simbolo della nascita e dello sviluppo di questa disciplina. Sui suoi studi del 1936, concernenti la cosiddetta <em><strong>Macchina di Turing<\/strong><\/em>, si \u00e8 basato <strong>Max Newman<\/strong> per creare <em><strong>Colossus<\/strong><\/em>: il calcolatore inventato nel 1942 per decifrare i codici nazisti criptati dalla <em><strong>Cifratrice di Lorenz<\/strong><\/em>. Fu anche in seguito al mancato riconoscimento di questo merito che Turing si tolse la vita attraverso il morso di una mela (la cui simbologia futura, a insaputa di Turing, sarebbe diventata forse ancor pi\u00f9 iconografica di quella passata).<\/p>\n<p align=\"left\">Torniamo al discorso, cosa viene richiesto all\u2019intelligenza artificiale? Cosa studia in ultima istanza? E perch\u00e9 c\u2019entra con la filosofia o meglio con l\u2019ontologia? D\u2019impatto lo studio dell\u2019ontologia con l\u2019ingegneria delle macchine sembra essere estremamente distante, uno iato ancor pi\u00f9 incolmabile se analizzato attraverso due pregiudizi: quello della autoreferenzialit\u00e0 della speculazione filosofica e quello che gli avanzamenti tecnologici si basino esclusivamente sulla relazione tra sperimentazione e teorizzazione.<\/p>\n<p align=\"left\">L\u2019intelligenza artificiale si pone il compito, attraverso le parole di Minsky: \u201cDi far fare alle macchine delle cose che richiederebbero l\u2019intelligenza se fossero fatte dagli uomini\u201d. Seguendo questa traccia allora emerge l\u2019esigenza di una distinzione e una specificazione maggiore all\u2019interno dello sviluppo dell\u2019ontologia e nella distinzione all\u2019interno delle discipline filosofiche.<\/p>\n<p align=\"left\">La base della programmazione per l\u2019intelligenza artificiale \u00e8 di carattere logico, ma l\u2019apporto che viene dato dall\u2019ontologia ha uno spettro d\u2019indagine pi\u00f9 ampio. Se la logica orienta il suo apporto verso lo studio del ragionamento, l\u2019ontologia offre degli strumenti di studio e di analisi per comprendere la natura del mondo e delle cose che ci circondano. Qui allora pu\u00f2 essere utile esemplificare questo rapporto attraverso lo studio, anche per sommi capi, di un filosofo che forse \u00e8 quello che pi\u00f9 mette in luce la forza del ragionamento ontologico: <strong>Edmund Husserl<\/strong>, una figura centrale dell\u2019Otto-Novecento filosofico.<\/p>\n<p align=\"left\">Husserl \u00e8 prima di tutto un matematico, il rigore \u00e8 sempre presente nell\u2019incedere del suo ragionamento. In secondo luogo si pone in una posizione assolutamente centrale tra l\u2019aspetto scientifico e quello teoretico. Senza interessarci a tutta una serie di problematiche percettologiche che interessano gli studi husserliani, possiamo concentrarci solo sulla questione del trascendentale e dell\u2019oggettivit\u00e0 della percezione.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A.i-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39256\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A.i-05.png\" alt=\"numero69_A.i 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A.i-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A.i-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">Come anticipato procediamo per sommi capi: ci\u00f2 che distingue Edmund Husserl dagli altri filosofi, \u00e8 la necessit\u00e0 che sente di motivare l\u2019approccio categoriale al di fuori del soggetto. Spiegandosi meglio: se per <strong>Emmanuel Kant <\/strong>e i neokantiani il trascendentale \u00e8 quell\u2019insieme di categorie con le quali \u00e8 possibile leggere il mondo esterno, che di per s\u00e9 \u00e8 e rimane qualcosa di informe, come un insieme sensato e condiviso, per Husserl il trascendentale ha due poli che ne regolano la percezione: la materia e il soggetto. Se in Kant il trascendentale coincide con la soggettivit\u00e0 in Husserl risiede nella correlazione a priori di soggetto e oggetto, ovvero nella condizione stessa di possibilit\u00e0 dell\u2019esperienza.<\/p>\n<p align=\"left\">In Husserl il trascendentale ha quindi un risvolto oggettivo e uno soggettivo, il compito del fenomenologo (o del filosofo) \u00e8 quello di trovare le leggi essenziali dell\u2019esperienza e comprendere come i due lati possano essere combinabili. In questo senso allora il filosofo studia sia la struttura della coscienza e i suoi atti intenzionali (soggettivit\u00e0), sia le leggi delle cosiddette \u201contologie materiali\u201d, ovvero le strutture obiettive dell\u2019esperienza.<\/p>\n<p align=\"left\">Questa connessione essenziale e fondata sulle medesime leggi a priori che condividono oggetto e soggetto, \u00e8 ci\u00f2 che fonda il ragionamento ontologico in Husserl e ci permette di ritornare sui nostri passi. Infatti la coscienza del soggetto guarda il mondo con le stesse leggi logiche con il quale il mondo si d\u00e0 al soggetto.<\/p>\n<p align=\"left\">Tenendo presente questa spiegazione ontologica di condivisone del mondo, si comprende forse meglio la necessit\u00e0 dell\u2019ontologia e il suo ritorno soprattutto attraverso le intelligenze artificiali. Come sottolinea Carlo Scognamiglio nel suo articolo: \u201cAttualmente lo sviluppo delle ricerche sull\u2019applicazione dell\u2019ontologia al <em>knowledge engineering<\/em> ha posto l&#8217;esigenza di distinguere l&#8217;ontologia come tecnologia, cio\u00e8 come strumento per progettare <em>database<\/em>, dall&#8217;ontologia della tradizione filosofica, la quale, possiamo generalizzare, si costituisce per lo pi\u00f9 come analisi \u201ccategoriale\u201d, e proprio grazie a tale precisazione essa si rivela estremamente vicina alle problematiche che possono sorgere nello studio dell\u2019ontologia come tecnologia.&#8221;<\/p>\n<p align=\"left\">Con questa distinzione Scognamiglio precisa la distinzione tra l\u2019ontologia come tecnologia con l\u2019ontologia filosofica, dove al centro della loro vicinanza vi \u00e8 la ricerca di stabilit\u00e0 dei processi e la condivisione tra i singoli e la collettivit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"left\">Nelle pagine successive, l\u2019autore spiega che lo studio e la progettazione di sistemi informatici si era improntato fino a qualche anno fa su di una concezione della conoscenza di tipo funzionale, ovvero il meccanismo di teorizzazione\/sperimentazione. Oggi invece a conferma del ritorno d\u2019importanza dell\u2019ontologia, gli studi di <em>Artificial Intelligence<\/em> si concentrano non solo sull\u2019oggetto limitato di studio, ma si ricerca continuamente un approccio ontologico in grado di creare un contesto comune in cui pi\u00f9 databases possano comunicare a partire da un linguaggio formale comune.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A.i-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39257\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A.i-06.png\" alt=\"numero69_A.i 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A.i-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A.i-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">Ecco allora ritornare il problema che percorre l\u2019ontologia da sempre: il problema dell\u2019ontologia come una possibilit\u00e0 di fondare la stabilit\u00e0 dei discorsi e delle percezioni comuni. Un problema di riferimento oggetto-realt\u00e0-linguaggio, presente gi\u00e0 nel <em>Parmenide <\/em>di Platone e nella sua critica nei confronti dei sofisti.<\/p>\n<p align=\"left\">Un problema di stabilit\u00e0 a priori che forse non basta pi\u00f9 attribuire alle idee, che \u00e8 limitante attribuire al soggetto, ma che come abbiamo visto per Husserl, e come dimostra anche la sua applicazione continua al <em>knowledge engineering<\/em><em>,<\/em>necessita di essere un sistema in grado di comprendere nella medesima struttura logica sia il ragionamento del soggetto sia l\u2019oggetto e il suo modo di stare involontariamente in un sistema pi\u00f9 ampio di relazioni.<\/p>\n<p align=\"left\">L\u2019ontologia diventa cos\u00ec un metodo di ragionamento e piano comune su cui si basa la condivisione della comprensione del mondo.<\/p>\n<p align=\"left\">In questo senso allora \u00e8 ancora pi\u00f9 facile leggere sia la duplicit\u00e0 dell\u2019ontologia sia la sua importanza recente: l\u2019ontologia come tecnologia e l\u2019ontologia filosofica, svolgono un ruolo essenziale nell\u2019integrare differenti mondi all\u2019interno di un unico dominio. Riprendendo le parole di Scognamiglio: \u201cIn pratica, l\u2019ontologia viene stimata funzionale a divenire il principio guida per la costruzione di un meta-modello che includa e possa mettere in relazione diverse banche dati, nonch\u00e9 a contribuire in maniera fondamentale alla costruzione di un singolo database, ad esempio relativo ad un singolo settore disciplinare\u201d.<\/p>\n<p align=\"left\">Il rimbalzare tra soggetto, oggetto, realt\u00e0, linguaggio e rappresentazione \u00e8 un problema che nello specifico affligge tutt\u2019oggi la scienza e il suo rapporto con la nostra percezione del mondo. Se fino ad ora abbiamo pensato alle intelligenze artificiali come qualche cosa di interessante ma forse anche relegato ad un senso di passato, \u00e8 interessante vedere come la correlazione tra ontologia e scienza, quale necessit\u00e0 di un mondo condiviso che si basi sulla percezione, si stia facendo largo anche in settori non soltanto teorici.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A.i-07.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39258\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A.i-07.png\" alt=\"numero69_A.i 07\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A.i-07.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A.i-07-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">In questo senso allora \u00e8 utile chiudere con qualche battuta e riferimento ad un saggio curioso scritto da un filosofo e un geologo, interessante approccio alla questione scienza-ontologia. Il saggio \u00e8 di due docenti dell\u2019Universit\u00e0 di Buffalo, <strong>Barry Smith e David Mark<\/strong>, dal titolo: <em>Do mountains exist? Towards an ontology of Landforms<\/em>.<\/p>\n<p align=\"left\">Domanda anomala, vero. Non cos\u00ec tanto se le si d\u00e0 un contesto. Questa domanda infatti fa leva e ci porta immediatamente a parlare di una delle distinzioni fondamentali del senso comune: quella tra apparenza e realt\u00e0. Come l\u2019immediatezza intuitiva della distinzione tra apparenza e realt\u00e0 c\u2019\u00e8 una risposta immediata e priva di velature d\u2019incertezza: \u201cS\u00ec, certo che esistono le montagne\u201d. Infatti da subito i due autori, certo, le montagne esistono come correlato primario dell\u2019azione e del pensiero umano. Basti pensare all\u2019importanza che la dimensione della spazialit\u00e0 nella guida delle nostre azioni, dei nostri pensieri, e in questo le montagne giocano un ruolo di primo piano.<\/p>\n<p align=\"left\">Le montagne per\u00f2 rappresentano anche l\u2019archetipo pi\u00f9 evidente dell\u2019oggetto geografico. Se ci chiediamo o se chiediamo a un bambino o a una qualsiasi persona che sta imparando una nuova lingua: dimmi un elemento geografico, molto spesso la sua risposta ricadr\u00e0 sulle montagne. Giocano in sostanza un doppio ruolo: individualmente assimilabili a degli oggetti ma nella loro generalit\u00e0 d\u2019insieme costituenti un genere (un tipo) naturale.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A.i-08.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39259\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A.i-08.png\" alt=\"numero69_A.i 08\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A.i-08.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero69_A.i-08-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">Ma in qualsiasi caso le si consideri, come oggetti individuali o come tipologia, le montagne non esistono allo stesso modo dei singoli oggetti che animano lo spazio in cui ci muoviamo e le nostre intenzioni. questo \u00e8 l\u2019avvio della domandarsi di Smith e Mark che si ripropongono pi\u00f9 volte la questione riformulandola in differenti modi, e concludono affermando, da entrambi i punti di vista, che la necessit\u00e0 di domandarsi \u00e8 pari alla necessit\u00e0 di trovare uno strato di linguaggio comune che possa dare giustizia alla reale presenza delle montagne. Sia rispettando l\u2019aspetto scientifico di analisi e spiegazione sia gli interessanti risvolti che emergono dagli studi di <em>naive physics<\/em>.<\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Novecento filosofico si \u008f distinto per un&rsquo;esplosione di scienza e scientificit\u0088 che ha messo in luce un&rsquo;idea di progresso e progressione del pensiero e dell&rsquo;evoluzione umana come qualcosa che non necessita di domande ulteriori. 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La Riscoperta Della Necessita&#039; Ontologica &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-069\/a-i-and-landform-studies-the-rediscovery-of-the-ontological-need\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"L&#039;esistenza Delle Montagne. La Riscoperta Della Necessita&#039; Ontologica &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[:en]The philosophical twentieth century was characterized by an explosion of science and scientific nature which highlighted an idea of progress and progression of the human thought and evolution as something which does not need further questions. 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