{"id":10918,"date":"2011-11-07T12:00:00","date_gmt":"2011-11-07T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-069\/none-stands-for-us-the-occupation-of-teatro-valle\/"},"modified":"2020-11-02T17:19:17","modified_gmt":"2020-11-02T16:19:17","slug":"none-stands-for-us-the-occupation-of-teatro-valle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/hacktivism\/none-stands-for-us-the-occupation-of-teatro-valle\/","title":{"rendered":"Non Ci Rappresenta Nessuno. L&#8217;esperienza Del Teatro Valle Occupato"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><em>L&#8217;introduzione a questa intervista \u00e8 stata precedenemente pubblicata anche sul sito di &#8220;MilanoX&#8221;, in seguito agli eventi di Roma durante la manifestazione Occupy Rome &#8211; http:\/\/www.milanox.eu\/non-ci-rappresenta-nessuno\/<\/em><\/p>\n<p>Il <strong>Teatro Valle Occupato <\/strong>ha deviato il suo percorso e si dirige a Piramide. Sono circa le sei del pomeriggio del 15 Ottobre e questo \u00e8 il messaggio che appare a un certo punto su Twitter, seguendo l<strong>&#8216;ashtag #15o<\/strong>, vero punto di riferimento personale e immagino collettivo di questa giornata pazzesca. Io sono uscito da poco da due cariche indiscriminate delle forze dell&#8217;ordine (dovrei usare il termini &#8220;guardie&#8221;, che meglio si adatta al loro operato, ma per onor di stile uso il lessico ufficiale), che come sempre non sanno e non vogliono fare distinzioni tra manifestanti pacifici e non.<\/p>\n<p>Preso frequentemente come punto di riferimento su Twitter per monitorare i movimenti del secondo spezzone del corteo, che ha avuto la freddezza e la fortuna di non trovarsi imbottigliato nell&#8217;area urbana immediatamente successiva al Colosseo (Via Labicana, Viale Manzoni, Via Emanuele Filiberto, Piazza San Giovanni), il <strong>Teatro Valle Occupato<\/strong> insieme a centinaia di altre sigle e centinaia di migliaia di manifestanti, ha proseguito la sua marcia a quel punto indipendente, perdendosi nelle ombre serali di una Roma di inizio autunno. Di come sia andata a finire non si sa niente.<\/p>\n<p>Di come si sia conclusa la manifestazione del 15 Ottobre nessun media ufficiale riporta traccia. Potrebbero essere spariti nel nulla per quel che riguarda i benpensanti, i moralisti pronti a lanciare i loro strali contro le violenze di piazza. Fantasmi e mancati testimoni di una giornata che \u00e8 come se non fosse mai esistita, se non nel sensazionalismo della violenza. Sperare in un&#8217;analisi pi\u00f9 profonda della pura cronaca, \u00e8 a questo punto mera utopia.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero69_-None-Stands-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38153\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero69_-None-Stands-02.png\" alt=\"numero69_ None Stands 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero69_-None-Stands-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero69_-None-Stands-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Doveva essere la giornata dell&#8217;indignazione a Roma, della protesta di un movimento maturo e finalmente consapevole della sua complessit\u00e0, incastrata nell&#8217;enorme visibilit\u00e0 di una giornata di protesta mondiale che per numeri e partecipazione non ha visto alcun&#8217;altra citt\u00e0 avvicinarsi nemmeno lontanamente al successo Italiano. E&#8217; stata invece la giornata della violenza, inutile chiudere gli occhi di fronte all&#8217;evidenza, cos\u00ec improvvisa, in fondo inaspettata per la sua forza e forma. Una nota per il lettore pronto a scagliare la pietra della sua personale ipocrisia: la mia non vuole essere un&#8217;affermazione retorica, non vuole farsi scudo di iperboli lessicali per colpire l&#8217;immaginazione.<\/p>\n<p>Non vuole nemmeno essere un commento a titolo personale. La mia \u00e8 una semplice e purtroppo ovvia constatazione: questo \u00e8 stata agli occhi dei media servili (non solo ai piacimenti di un tycoon con trapianto e rialzo, attenzione, ma al senso morale del lettore medio, anche di un media considerato da molti &#8220;avanzato&#8221; come Internet e che tende ormai sempre pi\u00f9 frequentemente a replicare le dinamiche informazionali dei suoi progenitori analogici)<strong> la grande manifestazione Occupy Rome<\/strong>. E, loro s\u00ec, affamati di situazioni come queste, giocano con i titoli e gli editoriali, i commenti e le analisi, per guardare negli occhi una giornata che per\u00f2 \u00e8 stata molto, molto di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Chi a Roma c&#8217;era, ma anche chi ha seguito gli eventi da casa sua, ha visto centinaia di migliaia di persone reclamare pacificamente l&#8217;esigenza di un futuro diverso nei termini di una maggiore equit\u00e0 economica e sociale, di riconoscimento per una generazione di precari, disoccupati, studenti, docenti, ricercatori, operatori della cultura, dell&#8217;arte, del cinema, del teatro e di una serie di &#8220;categorie&#8221; che non sono nemmeno dotate di una &#8220;etichetta&#8221; chiara, tale \u00e8 la complessit\u00e0 del professionismo richiesto per poterle esercitare con valore (profittevole e morale).<\/p>\n<p>Fantasmi prima e Fantasmi ora ancor di pi\u00f9. Cancellati dalla storia di una giornata che doveva e poteva essere molto altro. <strong>&#8220;Non-ci-rappresenta-nessuno&#8221;<\/strong>, cantavano i cori multicolori. E&#8217; vero, per\u00f2 purtroppo \u00e8 vero oggi ancor pi\u00f9 di ieri. E questa \u00e8 senza ombra di dubbio una sconfitta le cui proporzioni e ricadute non sono assolutamente in grado di comprendere, almeno per ora.<\/p>\n<p>Chi a Roma c&#8217;era, e questa s\u00ec \u00e8 retorica me ne rendo conto, imprigionato o meno negli scontri di San Giovanni, ha il cuore lacerato per la mancanza di attenzione verso i veri contenuti della manifestazione. Per l&#8217;occasione persa, per una sensazione sottopelle che rimanda tristemente al post-Genova 2001. Alla morte di un Movimento, alla distruzione scientifica di una realt\u00e0 sfaccettata, senza bandiere sovraimposte, apartitica, per\u00f2 forte e arrabbiata all&#8217;interno di un movimento globale che non si vedeva cos\u00ec consapevole e maturo da anni. Un movimento generazionalmente complesso, professionalmente non identificato, rizomatico nelle sue continue corrispondenze e travasi di esperienze e battaglie tra contesti (scuola, universit\u00e0, cultura, cinema, arte, ambiente) solo apparentemente differenti.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero69_-None-Stands-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38154\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero69_-None-Stands-03.png\" alt=\"numero69_ None Stands 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero69_-None-Stands-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero69_-None-Stands-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Un <strong>Movimento<\/strong> che inevitabilmente da domani si fermer\u00e0 a riflettere. Mi sembra quasi di sentirlo il silenzio di questa domenica. Nessuno parla, pochi commentano. Molti pensano, riflettono, ci sar\u00e0 tempo e modo per parlare. L<strong>&#8216;Antagonismo<\/strong> ha molte facce e da oggi queste facce hanno contorni un po&#8217; pi\u00f9 chiari, almeno questa \u00e8 la sensazione che ho avuto dal mio &#8220;piacevole&#8221; weekend capitolino. L&#8217;Antagonismo radicale esiste, \u00e8 inutile pensare che sia composto da una minoranza isolata, ed \u00e8 al contempo inutile e spesso comodo condannarlo in modo ipocrita, raccontarne solo la faccia nichilista e distruttiva sotto l&#8217;etichetta ormai rancida del &#8220;blocco nero&#8221;.<\/p>\n<p>Da Atene a Londra (lasciamo stare, per favore i paralleli, con i moti del Nord Africa, pi\u00f9 che altro per rispetto verso chi non ha il pane per mangiare) non si combatte per strada con i soldatini e Roma, in questo senso, non \u00e8 stata da meno. E il disagio sociale che esso rappresenta non \u00e8 molto diverso da quello che anima le migliori intenzioni del manifestante pacifista: \u00e8 la retorica del dissenso ad essere differente, ma la base \u00e8 simile. Molto simile. Dimenticarlo \u00e8 sempre un errore.<\/p>\n<p>La giornata del 15 Ottobre a mio avviso dovr\u00e0 essere un momento di riflessione s\u00ec, ma verso un processo di maggiore accettazione della violenza, o per lo meno di comprensione su come incalanare questa rabbia verso un processo politico-sociale alternativo. La giornata del 15 Ottobre dovr\u00e0 essere, al contempo, l&#8217;occasione per capire come riuscire a evitare le strumentalizzazioni che accompagnano questi atti violenti, a fare sopravvivere le istanze del Movimento prima che venga distrutto dalla retorica dei media di massa. La giornata del 15 Ottobre dovr\u00e0 rappresentare infine l&#8217;occasione per capire come scendere per strada evitando al contempo i rischi e proteggendo l&#8217;incolumit\u00e0 del manifestante pacifico. Ci\u00f2 che si \u00e8 visto e percepito attorno a San Giovanni ieri, riporta memorie che hanno gi\u00e0 lasciato ferite troppo profonde.<\/p>\n<p>E penso sia abbastanza inutile parlare ancora una volta della gestione della piazza da parte della polizia; di cosa dobbiamo discutere ancora? Dell&#8217;atteggiamento criminale che intrappola con rigore militare persone inermi chiudendo tutte le possibili vie di fuga, costringendole a scappare come una grande bestia in panico sotto le cariche continue e i getti degli idranti? Vogliamo chiederci come sia possibile non riuscire a gestire, fino a notte fonda, poche centinaia di persone armate di spranghe e sassi senza provocare ricadute su altre migliaia? Vogliamo denunciare quell&#8217;organo Statale che dovrebbe garantire e non offendere? Ma quale \u00e8 la novit\u00e0? Dove sta l&#8217;indignazione?<\/p>\n<p>Se si vuol fare calare la scure della condanna, beh allora \u00e8 meglio iniziare a mettere sullo stesso piano sia chi penetra nelle maglie di una manifestazione pacifica, usando la morbida testa del corteo (e non le dure code antagoniste, questo \u00e8 evidente) e le persone comuni come scudo e protezione delle proprie azioni, e che forse farebbe meglio a rivendicare con chiarezza e onest\u00e0 le proprie azioni, sia chi crea le condizioni affinch\u00e8 quelle azioni degenerino in un rischio fisico ed emotivo per chi NON ha scelto di trovarsi in una certa situazione.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero69_-None-Stands-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38155\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero69_-None-Stands-04.png\" alt=\"numero69_ None Stands 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero69_-None-Stands-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero69_-None-Stands-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong> Marco Mancuso:<\/strong> Vorrei iniziare semplicemente facendo sapere ai lettori come \u00e8 nata l&#8217;occupazione del Teatro Valle, quali i soggetti iniziale e come si \u00e8 diffusa la partecipazione ad altre realt\u00e0 in ambiti artistici, teatrali e sociali pi\u00f9 in generale?<\/p>\n<p><strong> Teatro Valle:<\/strong> Da tre anni esiste un movimento che si chiama <strong>Lavoratori dello Spettacolo<\/strong>, composto principalmente da attori, attrici, registi e tecnici del teatro che racconta le criticit\u00e0 del ns settore. In questi tre anni le persone coinvolte nel movimento sono andate nei principali festival italiani e hanno fatto irruzione alle prime dei teatri romani leggendo un comunicato che esponeva le condizioni estreme del settore e chiedeva chiarezza e responsabilit\u00e0 da parte delle Istituzioni. L\u2019occupazione del Valle \u00e8 avvenuta in un momento in cui le criticit\u00e0 rispetto al sistema teatrale italiano e alla cultura in generale cominciavano a dare segni estremi.<\/p>\n<p>Il Valle veniva chiuso dopo la dismissione dell\u2019<strong>ETI (Ente Teatrale Italiano<\/strong> che si occupava della circuitazione degli spettacoli e dello sviluppo delle pratiche per la mobilit\u00e0 artistica), non si sapeva a chi sarebbe stata assegnata la direzione del teatro, addirittura si vociferava la sua destinazione a bistrot cabaret, e per questo motivo l\u2019abbiamo occupato. Si pensava di fare una tre giorni simbolica e invece le contingenze hanno voluto che si rimanesse, abbiamo cos\u00ec cominciato a pianificare e ad attuare un piano di lotta che potesse portare ad un cambiamento. Quello che \u00e8 successo \u00e8 che altre realt\u00e0, artistiche e sociali hanno riconosciuto nel nostro percorso una modalit\u00e0 diversa, si sono rivolte a noi e noi a loro.<\/p>\n<p><strong>Marco Mancuso:<\/strong> Quale \u00e8 a vostro avviso l&#8217;idea innovativa alla base della vostra occupazione? Forse l&#8217;idea di evitare la retorica e le istanze storiche dell&#8217;occupazione &#8220;politica&#8221; classica, quanto piuttosto di avere la capacit\u00e0 di affrontare dinamiche nuove e maggiormente vicine alla realt\u00e0 nella quale viviamo, con un&#8217;occupazione maggiormente &#8220;cuturale&#8221; che sorregga la volont\u00e0 di parlare di nuove emergenze sociali, economiche e politiche per una nuova classe di emarginati? Cosa rappresenta, in altri termini, l&#8217;occupazione del Teatro Valle nel quadro pi\u00f9 ampio di questa situazione di crisi economico-capitalista?<\/p>\n<p><strong>Teatro Valle:<\/strong> Non c\u2019\u00e8 un\u2019idea precostituita, tutto all\u2019interno dell\u2019occupazione sta avvenendo attraverso le pratiche, attraverso le domande, l\u2019organizzazione delle giornate al Valle e le assemblee politiche e organizzative che facciamo giornalmente. Sicuramente abbiamo deciso di non scendere a compromessi e di fare in modo che le Istituzioni si rapportassero a noi e non viceversa. Noi non rappresentiamo, noi facciamo e basta. Non abbiamo la velleit\u00e0 di risolvere la crisi economica-capitalistica.<\/p>\n<p>Al momento scriviamo i ns documenti (vedi lo <strong>Statuto della Fondazione Teatro Valle Bene Comune<\/strong> sul sito www.teatrovalleoccupato.it) prendendo esempio da ci\u00f2 che mettiamo in pratica, soprattutto considerando la cultura e il teatro Valle come bene comune, siamo in lotta contro la privatizzazione e continueremo questa lotta sostenuti da tanti artisti e intellettuali e filosofi e critici e gente che ci sostiene.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero69_-None-Stands-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38156\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero69_-None-Stands-05.png\" alt=\"numero69_ None Stands 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero69_-None-Stands-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero69_-None-Stands-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong> Marco Mancuso:<\/strong> Come \u00e8 strutturata l&#8217;attivit\u00e0 delle iniziative, sia artistiche che non, e come nasce l&#8217;incredibile rete di partecipazione da parte di artisti famosi, operatori culturali altrettanto noti, intellettuali e professionisti di riferimento nell&#8217;ambito dei movimenti controculturali nazionali?<\/p>\n<p><strong>Teatro Valle:<\/strong>Le attivit\u00e0 si strutturano giorno per giorno, non ci sono priorit\u00e0 precostituite, tutto avviene secondo le disponibilit\u00e0 e le urgenze culturali e politiche. In questi quattro mesi non abbiamo fatto una scelta artistica, cio\u00e8 non c\u2019\u00e8 stata una direzione artistica vera e propria, sul palco si sono esibiti artisti di tutte le forme e generi che giustamente hanno voluto dare sostegno e aderire alla lotta con la loro arte. Non ci sono state scelte da parte nostra, ora per\u00f2 stiamo provando a mettere in atto uno dei principi dettati nello Statuto della Fondazione, quello della direzione artistica come turn over.<\/p>\n<p>Diverse personalit\u00e0 artistiche, individuate da noi, dovranno mettersi in gioco nella direzione del Valle in un periodo limitato, da tre a sette giorni. Per quanto riguarda il coinvolgimento, possiamo rispondere che il fatto di avere occupato un luogo antico di culto, al centro della citt\u00e0 e di averlo fatto con un gran rispetto e cura e nella modalit\u00e0 di lotta culturale ha fatto smuovere tutti quegli animi assopiti da tempo, che si sono riconosciuti nelle ns rivendicazioni e hanno voluto contribuire con l\u2019unica arma a loro disposizione, l\u2019arte.<\/p>\n<p><strong>Marco Mancuso:<\/strong> Spiegate con parole vostre cosa sono gli &#8220;operatori della cultura&#8221;, quali le loro istanze e richieste all&#8217;interno del contesto politico-economico-sociale italiano. In che modo siete in rete con altre realt\u00e0 analoghe in Italia, altre occupazioni nell&#8217;ambito di un&#8217;ideale mappa di riferimento, come ad esempio gli &#8220;operatori dell&#8217;arte&#8221; a Milano?<\/p>\n<p><strong>Teatro Valle:<\/strong> Quello che chiedono i lavorat* dello spettacolo \u00e8 di essere riconosciuti come categoria, di avere oltre ai doveri (quelli di pagare le tasse) altrettanti diritti, di poter lavorare con dignit\u00e0 (basta prove gratis e repliche pagate a forfait senza contributi, senza contratti), di aver riconosciuta la pensione, di una giusta gestione del welfare, di poter avere il diritto di essere intermittenti (come avviene in altri paesi in Europa). A Milano siamo in contatto con diverse realt\u00e0, cos\u00ec come a Napoli, a Palermo, Messina, Abruzzo, Firenze, Pisa. La nostra occupazione ci sta mettendo in contatto con altre realt\u00e0 nazionali. Le modalit\u00e0 si sviluppano sempre in ambito artistico, facciamo la lotta attraverso l\u2019immaginario, denunciando le speculazioni, i clientelismi, le autority, il mercato.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero69_-None-Stands-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38157\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero69_-None-Stands-06.png\" alt=\"numero69_ None Stands 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero69_-None-Stands-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero69_-None-Stands-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong> Marco Mancuso:<\/strong> In questo senso, quali sono a vostro avviso le modalit\u00e0 di lotta e quali al contempo le alternative possibili per un futuro economico e sociale, quindi politico in senso pi\u00f9 ampio, diverso per noi operatori della cultura, del cinema, dell&#8217;arte, del teatro, i precari, i ricercatori universitari, gli studenti e tutta una nuova generazione di professionisti difficilmente identificabili?<\/p>\n<p><strong>Teatro Valle:<\/strong> E\u2019 difficile dare delle risposte dopo solo quattro mesi di occupazione, le modalit\u00e0 stanno nascendo da quello che mettiamo in pratica giornalmente. Dalle pratiche di questa occupazione e il confronto con il giurista<strong> Ugo Mattei e Stefano Rodot\u00e0 <\/strong>sta nascendo uno <strong>Statuto di Fondazione<\/strong> <strong>Teatro Valle Bene Comune<\/strong>(presentata la prima bozza questo 20 ottobre 2011) dove scriviamo le istanze su come, secondo noi a livello democratico e costituzionale dovrebbe essere gestito un bene pubblico come un teatro.<\/p>\n<p>Nella lotta pi\u00f9 ampliata, quello che rivendichiamo maggiormente sono l\u2019abolizione delle logiche di mercato, l\u2019abbattimento del clientelismo nella struttura teatrale e non solo, la giusta ripartizione delle risorse dei contribuenti, soldi pubblici che vengono letteralmente mangiati e non ridistribuiti e che riguardano in primo luogo la cultura. Agiamo per un bene comune come riconquista di spazi pubblici democratici, fondati sulla qualit\u00e0 dei rapporti e non sulla quantit\u00e0 dell\u2019accumulo.<\/p>\n<p><strong>Marco Mancuso:<\/strong> Quale \u00e8 il vostro rapporto funzionale con i media? Da un lato prestate molta attenzione alle dinamiche di Rete e alle pratiche di Social Networking, dall&#8217;altro siete riusciti ad ottenere grande visibilit\u00e0 anche sui mezzi di informazione tradizionali (intendendo in questo senso anche Internet, nel momento in cui facciamo riferimento non al micromondo dei blog e delle testate indipendenti, quanto piuttosto delle grosse testate editoriali online). Come spiegate la grande attenzione mediatica che la vostra occupazione ha provocato?<\/p>\n<p><strong>Teatro Valle:<\/strong> All\u2019interno cerchiamo di operare in maniera efficiente e lucida e le forze che mettiamo in campo sono costituite da professionisti del settore oltre che da che da persone che contingentemente, nonostante la loro non specificit\u00e0, si stanno dedicando ad altro come per esempio la comunicazione nelle pratiche di Blog e Social Networking. L\u2019attenzione mediatica per l\u2019occupazione la riportiamo al fatto che l\u2019ufficio stampa opera in senso trasversale e quindi non solo sul lato prettamente artistico ma anche sulle politiche culturali. L\u2019occupazione si \u00e8 allargata in un ambito anche politico rispondendo in parte a quello che la gente sente come pi\u00f9 urgente, siamo un fenomeno politico, seguito perch\u00e9 le persone vogliono riconoscersi nelle pratiche che mettiamo in atto.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero69_-None-Stands-07.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38158\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero69_-None-Stands-07.png\" alt=\"numero69_ None Stands 07\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero69_-None-Stands-07.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero69_-None-Stands-07-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong> Marco Mancuso:<\/strong> Al contempo, nel corso di questi mesi, avete avuto a mio avviso la grandissima sensibilit\u00e0 di coinvolgere nelle vostre attivit\u00e0 anche giornalisti, filosofi e giuristi. Quale quindi la ricaduta, in termini di maggiori conoscenze o condivisioni di esperienze, sul vostro percorso di crescita nell&#8217;ambito dell&#8217;occupazione?<\/p>\n<p><strong>Teatro Valle:<\/strong> Il coinvolgimento di personalit\u00e0 di questo tipo fa s\u00ec che la conoscenza si allarghi e ci permette di strutturare la lotta in una maniera profonda e in contatto con pensieri che hanno gi\u00e0 operato e che, grazie al fulcro che si \u00e8 creato al Valle, rendono le pratiche diverse, ragionate anche sulla base di movimenti che sono stati. Questo fa s\u00ec che il percorso che sta avvenendo acquisti forza dalle esperienze e indaghi nuove forme anche da ci\u00f2 che \u00e8 esistito, su una rielaborazione di ci\u00f2 che \u00e8 stato e di ci\u00f2 di cui abbiamo bisogno in questo momento di crisi profonda.<\/p>\n<p><strong>Marco Mancuso:<\/strong> Una cosa che mi ha colpito \u00e8 che sia nel vostro &#8220;statuto&#8221; che al contempo in molte delle vostre attivit\u00e0 a Teatro, si presta grande attenzione alla Narrazione come possibile strumento politico. Mi spiegate meglio cosa intendete e in che modo secondo voi le discipline artistiche maggiormente narrative (intendo quindi teatro e cinema) dovrebbero maggiormente responsabilizzarsi in questo senso nei confronti di un pubblico socialmente e politicamente maggiormente consapevole?<\/p>\n<p><strong>Teatro Valle:<\/strong> Spingiamo molto sulla Narrazione perch\u00e9 in questi anni ci \u00e8 stata negata, in questi ultimi quarant\u2019anni il processo mediatico, quello della tv soprattutto, ha portato ad una distruzione della narrazione del presente, ad un livellamento del pensiero e del confronto. Vogliamo riprenderci la possibilit\u00e0 di sognare e di immaginare. Abbiamo fiducia nel pensiero e nella forza immaginifica delle persone e vorremmo che questo riemerga dal basso, dalla gente, dal loro vissuto. In questi mesi al Valle ogni gioved\u00ec c\u2019\u00e8 un corso di Narrazione del presente che tiene la filosofa <strong>Federica Giardini<\/strong>.<\/p>\n<p>La distruzione di pensiero attuata in questi anni dalle politiche presenti ha fatto s\u00ec che le persone abbiano perso ogni possibilit\u00e0 di pensare \u201caltro\u201d. Un ritorno alla narrazione come strumento politico. Narrare i gesti del lavoro artigianale e creativo per esempio, per rimettere in primo piano la \u201cmaterialit\u00e0\u201d; senza pudore o timore, contro le retoriche degli \u201csprechi\u201d e dei \u201cprivilegi\u201d. Narrare i gesti per individuare le connessioni fra il lavoro cooperativo, l\u2019orizzontalit\u00e0 che passa attraverso la messa in comune dei propri saperi. Pensare ai saperi come interconnessi tra loro, alle competenze tecnico-artigianali come incorporate nell\u2019invenzione, contro la retorica dello \u201cskill\u201d.<\/p>\n<p>I giovani di adesso non riescono ad immaginare perch\u00e9 si ritrovano in un contesto che non glielo permette. Vorremmo ricreare le condizioni per poter esprimersi, creare e soprattutto riconoscere la possibilit\u00e0 di lavorare di nuovo anche in ambiti abbandonati perch\u00e9 ritenuti superati (agricoltura, i mestieri) e che invece costituiscono le basi di un paese e degli individui che ne fanno parte.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero69_-None-Stands-08.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38159\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero69_-None-Stands-08.png\" alt=\"numero69_ None Stands 08\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero69_-None-Stands-08.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero69_-None-Stands-08-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong> Marco Mancuso:<\/strong> Pensate infine che il modello di occupazione del Teatro Valle sia replicabile? E se s\u00ec, in che modo? Come si riesce a creare il consenso a livello cittadino e nel caso nazionale, attenzione sulle proprie motivazioni, che impedisca nel caso lo sgmobero coatto da parte delle forze dell&#8217;ordine?<\/p>\n<p><strong>Teatro Valle:<\/strong> Ci piacerebbe che questo accadesse, vorremmo che il Valle continui a vivere seguendo queste pratiche. L\u2019Italia non \u00e8 un paese cos\u00ec esausto da condurre una vera battaglia (intendo a ferro e fuoco), non siamo allo stremo, non tutti vogliono e sono in condizione e in volont\u00e0 di esercitare una vera e propria rivoluzione. Molti italiani neanche sanno dell\u2019esistenza della nostra lotta, c\u2019\u00e8 ancora tanto da fare, quattro mesi non sono niente. I cambiamenti si vedono negli anni. Siamo realisti e nonostante questo andiamo avanti.<\/p>\n<p>Se le nostre pratiche possono essere diffuse, potranno esserlo solo nel momento in cui altri gruppi si mettono nella nostra condizione e come noi attuino delle azioni per aprire gli spazi alla cittadinanza, a farla sentire coinvolta, a comunicare il pi\u00f9 possibile. Una delle pratiche che stiamo attuando e che riteniamo fondamentale \u00e8 la formazione del pubblico. I laboratori che abbiamo portato avanti questa estate erano incentrati soprattutto sulla formazione del pubblico, sullo svelare il lavoro di un regista o di un attore. Le nostre pratiche agiscono nel nostro ambito, lo spettacolo appunto. Il coinvolgimento e il consenso della cittadinanza ci ha dato la forza e lo scudo per evitare uno sgombero. Sarebbe auspicabile che questa pratica fosse attuata ovunque per fare in modo che tutto il paese si riappropri dei territori e degli spazi.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero69_-None-Stands-09.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38160\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero69_-None-Stands-09.png\" alt=\"numero69_ None Stands 09\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero69_-None-Stands-09.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero69_-None-Stands-09-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong> Marco Mancuso:<\/strong> Dopo l&#8217;esperienza della giornata di Sabato 15 Ottobre a Roma, cosa \u00e8 cambiato e cosa cambier\u00e0 nel Movimento e nell&#8217;antagonismo Italiano in generale? Quali sono le vostre sensazioni della giornata di manifestazione, vi siete fatti un&#8217;opinione in questo senso?? E quali al contempo le eventuali azioni e riflessioni nell&#8217;ambito delle attivit\u00e0 del Teatro Valle Occupato?<\/p>\n<p><strong>Teatro Valle:<\/strong> L\u2019esperienza del 15 ottobre ci ha rivelato la forza del gruppo che da quattro mesi opera in maniera continuativa all\u2019interno del Valle, abbiamo dimostrato grande coesione, nonostante la grande diversit\u00e0 di generi e soprattutto la giovane amicizia tra tutti noi. Eravamo in piazza con tanti altri movimenti e le nostre istanze si sarebbero dovute confrontare in un\u2019assemblea aperta con gli altri movimenti che doveva avvenire a P.zza S. Giovanni. Alcune realt\u00e0 del movimento hanno preso una linea pi\u00f9 estrema e questo ha impedito il presidio a S. Giovanni.<\/p>\n<p>E\u2019 evidente che c\u2019\u00e8 la necessit\u00e0 di continuare a confrontarci per porci in maniera critica rispetto alle politiche governative, per questo continuiamo a rimanere in contatto e a manifestare ancora per i nostri diritti. Lo facciamo continuando a confrontarci con le realt\u00e0 che ci sono vicine e soprattutto con le pratiche all\u2019interno del Valle. La costruzione continuiamo a farla giorno dopo giorno assumendoci la responsabilit\u00e0 di ci\u00f2 che siamo in questo momento e con la consapevolezza, soprattutto dopo il 15 ottobre, che non siamo soli e che ci sono altre realt\u00e0 che vogliono combattere insieme a noi in una modalit\u00e0 diversa chi governa e ci rappresenta in questo momento.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.teatrovalleoccupato.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.teatrovalleoccupato.it\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Teatro Valle Occupato ha deviato il suo percorso e si dirige a Piramide. Sono circa le sei del pomeriggio del 15 Ottobre e questo \u008f il messaggio che appare a un certo punto su Twitter, seguendo l&#8217;ashtag #15o, vero punto di riferimento personale e immagino collettivo di questa giornata pazzesca. 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