{"id":10911,"date":"2011-10-03T12:00:00","date_gmt":"2011-10-03T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-068\/urban-critique-practices-an-interview-to-democracia-collective\/"},"modified":"2020-11-02T17:15:34","modified_gmt":"2020-11-02T16:15:34","slug":"urban-critique-practices-an-interview-to-democracia-collective","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-068\/urban-critique-practices-an-interview-to-democracia-collective\/","title":{"rendered":"Pratiche Di Critica Urbana. Intervista Al Collettivo Democracia"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><em>\u00catre fort pour \u00eatre utile<\/em>. Da questo aforisma, coniato nel 1912 dal teorico del Metodo Naturale Georges Hubert, insegnante di educazione fisica ed ufficiale della Marina francese, nasce l\u2019ultimo progetto del collettivo spagnolo <strong>Democracia, <em>Ser y Durar<\/em><\/strong> (video, 18\u201930\u2019\u2019, 2011).<\/p>\n<p>Capitolo conclusivo di una trilogia dedicata alla citt\u00e0 di Madrid, dopo <strong><em>Skating Carabanchel <\/em><\/strong>(2005) e <strong><em>Welfare State <\/em><\/strong>(2007-2008), l\u2019opera di <strong>Iv\u00e1n L\u00f3pez e Pablo Espa\u00f1a<\/strong> mette in atto la registrazione all\u2019interno del cimitero dell\u2019Almudena, di una sessione di <strong>Parkour<\/strong>: disciplina metropolitana diffusasi sul finire degli anni Ottanta, oggi pratica di azione critica basata sul superamento di qualsiasi genere di ostacolo, attraverso l\u2019adattamento del proprio corpo all\u2019ambiente circostante<strong> [1]<\/strong>.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 dal titolo, il lavoro di <strong>Democracia<\/strong> (la personale \u00e8 in corso a Milano fino al 18 ottobre presso <strong>Prometeogallery <\/strong>di<strong> Ida Pisani)<\/strong> si pone come una crasi delle contraddizioni contemporanee tra soggetto e contesto storico, in una riformulazione che va oltre la pratica fisica espressa dai <em>traceurs<\/em><strong> [2]<\/strong>, e si gioca tutta nella relazione con l\u2019ambiente.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero68_-Urban-Critique-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38923\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero68_-Urban-Critique-02.png\" alt=\"numero68_ Urban Critique 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero68_-Urban-Critique-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero68_-Urban-Critique-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">Il Cimitero Civile in cui si svolge l\u2019azione \u00e8 la parte della necropoli in cui sono sepolti l\u2019artista <strong>Wolf Vostell<\/strong>, leader del Partito Socialista come <strong>Pablo Iglesias<\/strong>, <strong>Julian Besteiro<\/strong> <strong>e Francisco Largo Caballero<\/strong>, i filosofi laici <strong>Xavier Zubiri<\/strong> e <strong>Pedro Lain Entralgo<\/strong>; dunque un luogo deputato a conservare la memoria dell\u2019utopia sociale moderna. La scelta di creare un percorso attraverso le lapidi dove inneggiano epitaffi come \u201cLibert\u00e0, Amore e Socialismo\u201d, esprime in questo senso la tensione tra una narrazione immobile \u2013 il monumento funebre \u2013 e la fugacit\u00e0 dell\u2019atto fisico, nato da una cultura popolare che niente ha a che vedere con l\u2019epoca di una rivoluzione rimasta incompiuta.<\/p>\n<p align=\"left\">In questa lettura, la decontestualizzazione dell\u2019ostacolo\/monumento propria del <strong>Parkour<\/strong>, diviene elemento di una parafrasi critica alla societ\u00e0 contemporanea, rafforzata dalla contraddizione che vede la disciplina evolversi da tecniche di training militare. Le teorie di <strong>George H\u00e9bert<\/strong> nascono infatti da una pratica empirica, che egli stesso ha sviluppato durante un periodo di stanziamento nel 1902 a Saint-Pierre (Martinica). E\u2019 interessante notare come da metodi nati per il controllo ed il contenimento sociale si arrivi ad una volont\u00e0 che si esprime in un sentimento di partecipazione e condivisione.<\/p>\n<p align=\"left\">Come affermano Espa\u00f1a e L\u00f3pez: \u201csi tratta di un Umanesimo che, anche se sembra paradossale, deriva dalla sua radice militare, e non ci deve sorprendere, visto che la finalit\u00e0 principale degli eserciti odierni non \u00e8 altro che quella delle <em>missioni umanitarie<\/em> o <em>missioni di pace<\/em>\u201d (<em>\u00eatre utile<\/em>) <strong>[3]<\/strong>.<\/p>\n<p align=\"left\">Se nelle lezioni di H\u00e9bert <strong>[4]<\/strong> si riassumono le regole che hanno portato alla nascita del <strong>Parkour<\/strong>, la sua filosofia mutua invece la nozione di \u201cbuon selvaggio\u201d del pedagogista <strong>Jean-Jacque Rousseau<\/strong>, per il quale solo un\u2019attenta osservazione della natura pu\u00f2 guidare l\u2019individuo verso una corretta formazione fisica e morale. <strong>[5]<\/strong> Si legge allora nell\u2019addestramento fisico, uno strumento per una moderna <em>paideia<\/em>, in cui la competizione sportiva si annulla a favore di una riflessione etica sul concetto di performance individuale, e dove l\u2019ostacolo si supera sopprimendo la competizione sportiva e controllando la volont\u00e0 che dirige l\u2019azione e la sensibilit\u00e0 che la guida.<\/p>\n<p align=\"left\"><em><strong>Ser y Durar<\/strong><\/em> ricrea in questo senso, tutta la complessit\u00e0 di un\u2019architettura iconografica \u2013 la relazione mobile tra corpo e monumento ridisegnano totalmente lo spazio della necropoli \u2013, in grado di asservire al bisogno di una nuova rappresentazione dell\u2019ambito metropolitano e della pratica sociale. Non si pu\u00f2 evitare di leggere un chiaro rimando alla <strong>Psicogeografia Situazionista<\/strong>, nella sua radicale interpretazione soggettiva dello spazio urbano, ma mentre quest\u2019ultima tendeva alla fondazione di un\u2019Urbanismo Unitario, non se ne rinviene traccia nei progetti e negli scritti del duo madrileno. <strong>[6]<\/strong> Il punto di connessione si ritrova invece nell\u2019utilizzo del <em><strong>d\u00e9tournement<\/strong><\/em> come strumento d\u2019integrazione (e prelievo, riutilizzo, totale riconversione) di produzioni attuali e passate delle arti, in una costruzione superiore dell\u2019ambiente. <strong>[7]<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero68_-Urban-Critique-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38924\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero68_-Urban-Critique-03.png\" alt=\"numero68_ Urban Critique 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero68_-Urban-Critique-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero68_-Urban-Critique-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">La riflessione politica e sociale \u00e8 una costante che accompagna ogni lavoro di Democracia, cos\u00ec come l\u2019attenzione verso le strutture simboliche della societ\u00e0 contemporanea che si esprimono in una prassi fondata sulla commistione di linguaggi antitetici. In questo senso il <em>d\u00e9tournement <\/em>attraverso elementi prelevati dalla cultura del consumo (linguaggi pubblicitari, elementi grafici propri delle sottoculture, merchandising) e integrato nella realizzazione di opere d\u2019arte dalla forte matrice teorica (sono espliciti i riferimenti a <strong>Benjamin<\/strong>, <strong>Adorno<\/strong>, <strong>Ranci\u00e8re<\/strong>), diviene una ridefinizione narrativa delle forme di rappresentazione degli spazi pubblici e dei nuovi linguaggi urbani.<\/p>\n<p align=\"left\">Il percorso che sfocia in<em> <strong>Ser y Durar<\/strong> <\/em>\u00e8 la summa di una graduale messa a nudo dei codici culturali propri della comunicazione istituzionale, attraverso meccanismi di identificazione comunitaria volti al superamento dell\u2019autorialit\u00e0 individuale.<\/p>\n<p align=\"left\">Altro <em>trait d\u2019union<\/em> \u00e8 la demitizzazione della componente autoreferenziale della performance artistica, a favore di un\u2019identificazione della marginalit\u00e0, delle sottoculture, ed in senso pi\u00f9 lato, delle comunit\u00e0 che nel video performativo non trovano una definizione, se non in sporadici casi di mediazione (l\u2019artista interpreta una data personalit\u00e0 sociale).<\/p>\n<p align=\"left\">Ne \u00e8 esempio <strong><em>Ser y Durar<\/em><\/strong>. In un momento in cui la pratica del <em>walking<\/em> \u00e8 fortemente ricomparsa nelle arti visive come ripresa autobiografica dello spazio pubblico, fisico e biologico, Democracia sceglie di far superare l\u2019ostacolo (non solo materiale) ad otto traceurs professionisti, censurandone l\u2019identit\u00e0 attraverso cappucci e fazzoletti.<\/p>\n<p align=\"left\">Mancata identificazione con l\u2019opera da parte dell\u2019artista e apertura verso un\u2019ellissi espressiva, che invece trova una sua esplicitazione nel marketing capitalista \u2013 da sempre il mercato basa la propria strategia sull\u2019individuazione omogenea di ogni possibile acquirente. Anche in questo caso, i codici abituali dei linguaggi commerciali vengono sovvertiti e impiantati in un\u2019azione mirata, allontanati drasticamente dal loro contesto di utilizzo.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero68_-Urban-Critique-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38925\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero68_-Urban-Critique-04.png\" alt=\"numero68_ Urban Critique 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero68_-Urban-Critique-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero68_-Urban-Critique-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">L\u2019azione diretta sul territorio viene di solito riferita ad una derivazione contemporanea delle opere di <strong>Land Art<\/strong> degli anni Sessanta, che per prime hanno generato la possibilit\u00e0 per l\u2019artista di evolvere la staticit\u00e0 dell\u2019opera verso il suo aspetto intellettuale e fisico, nella relazione che lega il soggetto e il paesaggio.<\/p>\n<p align=\"left\">In realt\u00e0, <em>Ser y Durar<\/em> si discosta da un\u2019interpretazione sublime del rapporto uomo-ambiente, per la propria attenzione verso le dinamiche di fruizione del luogo da parte di flussi sociali.<\/p>\n<p align=\"left\">Si pensi, ad esempio, alle opere di <strong>Richard Long<\/strong>, basate appunto sul walking, ed in particolare a <em><strong>Walking a Line in Per\u00f9<\/strong><\/em> (1972). Qui l\u2019autore esplora l\u2019ambiente desertico attraverso la sua passeggiata, privilegiando la natura meditativa e contemplativa del rapporto con lo spazio, ma tralasciando in questo tipo di rapporto, il valore del contesto per le comunit\u00e0 che lo abitano (anche in questo caso periferiche).<strong>[8]<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\">Un intervento di questo tipo, che esprime il senso di una prospettiva sull\u2019arte tesa alla soggettivizzazione della realt\u00e0, dovuta ad un contesto politico di forte affermazione individuale, \u00e8 ora difficilmente riscontrabile. L\u2019attualit\u00e0 culturale, porta piuttosto il peso della percezione di un vuoto da colmare nel sistema politico, che artisti come Democracia tentano di anatomizzare attraverso la valorizzazione degli archetipi culturali di massa, in costante equilibrio tra rappresentazione estetica, istanze di potere e responsabilit\u00e0 condivise come societ\u00e0 civile.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero68_-Urban-Critique-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38926\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero68_-Urban-Critique-05.png\" alt=\"numero68_ Urban Critique 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero68_-Urban-Critique-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero68_-Urban-Critique-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Pia Bolognesi:<\/strong> <em>Ser y Durar<\/em> \u00e8 l\u2019ultimo capitolo di una trilogia dedicata a Madrid. Come nasce il progetto e perch\u00e8 la scelta di utilizzare il metodo naturale di Georges H\u00e9bert?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Democracia: <\/strong>Le prime due opere della trilogia che si conclude con <em><strong>Ser y Durar<\/strong><\/em>, sono <em><strong>Skating <\/strong><\/em><em><strong>Carabanchel<\/strong><\/em>e <em><strong>Welfare State<\/strong><\/em>. In <em>Skating <\/em><em>Carabanchel<\/em> (realizzata con <strong>El perro<\/strong>, formazione precedente a Democracia) alcuni <em>skaters<\/em> pattinavano nel carcere di Carabanchel, edificio costruito durante il regime franchista e destinato ai prigionieri politici. In <em>Welfare State<\/em> invece, l\u2019abbattimento di una <em>bidonville<\/em> \u00e8 diventato una sorta di spettacolo in cui abbiamo invitato un folto gruppo di spettatori a guardare questa demolizione da una gradinata.<\/p>\n<p align=\"left\">Per <em>Ser y Durar<\/em>, siamo partiti da un luogo come il Cimitero Civile di Madrid, dove si trovano buona parte dei sogni infranti di emancipazione della societ\u00e0 spagnola.<\/p>\n<p align=\"left\">La nostra intenzione era quella di recuperare questa memoria, ponendola in contatto con qualche tipo di espressione culturale contemporanea. Quando abbiamo appreso che il <em>parkour<\/em> deriva da un addestramento militare sviluppato dall&#8217;esercito francese, abbiamo trovato che eseguire questo sport urbano, decontestualizzandolo nel cimitero, aggiungeva all\u2019azione un ulteriore livello di lettura, dal momento che un numero significativo dei sepolti nel cimitero civile erano combattenti antifascisti nella Guerra Civile Spagnola, ed alcuni anche durante la Seconda Guerra Mondiale.<\/p>\n<p align=\"left\">Per questo i diversi logotipi sulle divise dei<em>traceurs<\/em> sono una sorta di medaglie militari che simboleggiano i diversi aspetti delle lotte per l&#8217;emancipazione.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero68_-Urban-Critique-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38927\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero68_-Urban-Critique-06.png\" alt=\"numero68_ Urban Critique 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero68_-Urban-Critique-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero68_-Urban-Critique-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Pia Bolognesi:<\/strong> L\u2019opera fa esplicito riferimento al concetto di psicogeografia lettrista e situazionista, dove \u00e8 centrale \u201clo studio degli effetti precisi che l\u2019ambiente geografico, coscientemente ordinato o no, esercita direttamente sul comportamento affettivo degli individui\u201d.<strong> [9] <\/strong>Trovo ci sia una diversit\u00e0 nell\u2019utilizzo della <em>deriva<\/em>, che nella pratica del traceur mantiene la sua accezione attiva (predilezione per la struttura del labirinto, abbandono alla conformazione urbana, passaggio rapido tra i suoi elementi), ma allo stesso tempo perde il suo aspetto passivo, tendendo invece a ristabilire la costruzione di un percorso utopico predefinito, che va oltre il determinismo morfologico.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Democracia: <\/strong>Il punto in comune \u00e8 la critica urbana. Se da un lato gli esercizi di psicogeografia situazionista tendevano a mettere in chiaro il livello di alienazione a cui siamo sottoposti nella vita contemporanea, e la <em><strong>deriva<\/strong><\/em> forniva una tecnica per perdersi nella citt\u00e0, lontano dalle pianificazioni dettate dagli urbanisti, il <em>parkour<\/em> traccia invece una linea sulla mappa urbana che va seguita, a prescindere delle barriere architettoniche e dalla disposizione della strada.<\/p>\n<p align=\"left\">Non si tratta quindi di una sperimentazione meno soggettiva della citt\u00e0, poich\u00e9 il <em>traceur<\/em> mette in discussione l&#8217;ordine ed il flusso predefinito della citt\u00e0.<\/p>\n<p align=\"left\">La pratica dello <em>skateboarding<\/em> \u00e8 stata ampiamente associata alla psicogeografia situazionista, ma poco \u00e8 stato scritto in relazione al <em>parkour<\/em>, dove in realt\u00e0, tutto ci\u00f2 \u00e8 pi\u00f9 che evidente. Forse ironicamente, il motivo \u00e8 che mentre lo skate \u00e8 stato progressivamente commercializzato ed incorporato nella cultura di massa, il <em>parkour<\/em> \u00e8 rimasto per il momento refrattario al mercato.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero68_-Urban-Critique-07.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38928\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero68_-Urban-Critique-07.png\" alt=\"numero68_ Urban Critique 07\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero68_-Urban-Critique-07.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero68_-Urban-Critique-07-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Pia Bolognesi:<\/strong> In questa prospettiva, la scelta di ambientare l\u2019azione nella sezione non cattolica del cimitero dell\u2019Almudena, non \u00e8 solo un atto politico a priori, ma la traccia di un mancato monumento all\u2019utopia&#8230;<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Democracia: <\/strong>S\u00ec, per noi era importante che l&#8217;azione fosse anche una sorta di monumento subdolo, con l&#8217;obiettivo di portare alla mente il ricordo dei movimenti utopisti ed anche il loro fallimento (la sepoltura finale). Se guardiamo al <em>parkour<\/em> attraverso la prospettiva psicogeografica \u2013 come una sorta di pratica critica alla citt\u00e0 contemporanea \u2013 \u00e8 possibile anche leggerlo come una prassi post-politica, e come tale va oltre la politica dei partiti e dei sindacati rappresentata dalle tombe e dai mausolei del cimitero.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Claudia D\u2019Alonzo:<\/strong> Il traceur rifiuta il potere simbolico dell&#8217;architettura. Nel video, i corpi si muovono in uno spazio che non \u00e8 solo architettonico, ma monumentale. C&#8217;\u00e8 qualche riferimento alle<strong> teorie del &#8220;counter-monument&#8221; di James E. Young<\/strong>. <strong>[10]<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Democracia<\/strong>: Si pu\u00f2 trovare un collegamento nell&#8217;idea che la memoria sia qualcosa di frammentario, che non resta immobile ma si ricostruisce secondo molteplici fattori, come la volont\u00e0 di rileggerla attraverso un&#8217;azione, cercando di attivare una riflessione nello spettatore, a partire dalla tensione creata all&#8217;interno di uno scenario con una carica simbolica profonda, e un atto che oscilla a met\u00e0 tra la profanazione e l&#8217;omaggio.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Claudia D&#8217;Alonzo: <\/strong>Un altro aspetto affascinante del <em>parkour<\/em> \u00e8 l&#8217;importanza dell&#8217;ostacolo. L&#8217;ostacolo \u00e8 trasformato in ci\u00f2 che permette al corpo di compiere straordinarie performance. Questo emerge anche, ad esempio, nel documentario <strong><em>My Playground<\/em><\/strong>, <strong>[11]<\/strong> realizzato dal film maker danese<strong> Kaspar Astrup Schr\u00f6der<\/strong>. Qual&#8217;\u00e8 secondo voi il valore di questo modo di concepire l&#8217;ostacolo?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Democracia: <\/strong>Pensiamo sia importante segnalare che il documentario <em>My Playgroung <\/em>offre una prospettiva per la quale il<em> parkour<\/em> \u00e8 &#8216;addomesticato&#8217;, presentando architetti che pensano di costruire un grande parco per facilitare l&#8217;esercizio del parkour e del freerunning. Dal nostro punto di vista non c&#8217;\u00e8 niente di pi\u00f9 opposto alla filosofia del <em>parkour<\/em>.<\/p>\n<p align=\"left\">La cosa interessante \u00e8 mettere in discussione la funzione prestabilita dell&#8217;architettura, pi\u00f9 precisamente fare dell&#8217;ostacolo un punto di impulso del movimento, quando ci\u00f2 si normalizza e &#8216;normativizza&#8217;, il parkour perde il suo valore di pratica critica. Molto pi\u00f9 importante dell&#8217;ostacolo fisico in s\u00e9 \u00e8 la sfida all&#8217;ostacolo creato dalle ordinanze comunali che regolan o la citt\u00e0 contemporanea e, quindi, il suo carattere illegale in uno spazio pubblico che \u00e8 sempre pi\u00f9 controllato.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero68_-Urban-Critique-08.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38929\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero68_-Urban-Critique-08.png\" alt=\"numero68_ Urban Critique 08\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero68_-Urban-Critique-08.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero68_-Urban-Critique-08-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Claudia D\u2019Alonzo:<\/strong> Il tempo \u00e8 un elemento fondamentale in <em>Ser Y Durar<\/em>: \u00e8 forte il confronto tra il tempo immobile dello spazio monumentale e il tempo ipercinetico creato dai <em>traceurs<\/em>. In che modo avete lavorato sulle riprese, il montaggio e la post produzione, per rendere evidente il contrasto tra queste due dimensioni temporali antitetiche?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Democracia<\/strong>: In realt\u00e0 l&#8217;editing e la post-produzione del video fanno riferimento agli standard abituali dei video di <em>parkour<\/em> disponibili in rete. Abbiamo deciso di avvicinarci all&#8217;estetica visiva tipica di questa cultura giovanile. Penso si possa dire che il contrasto di cui parli \u00e8 insito nella documentazione visiva tipica del <em>parkour<\/em> e, se in questo caso \u00e8 accentuata, \u00e8 per la l\u2019ambientazione del cimitero, non per un montaggio particolare. Dobbiamo anche tener conto che questo video non presenta una narrazione, ma documenta (in modo pi\u00f9 o meno estetizzato) un&#8217;azione. Il contrasto dei due tempi opposti si genera automaticamente, dalla scelta dello spazio del cimitero e della pratica del <em>parkour<\/em>.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Pia Bolognesi:<\/strong> Il ricorso a linguaggi antitetici, nei vostri lavori ha creato una grammatica identitaria e riconoscibile, in cui si mescolano grafica, teoria politica e riflessione sugli spazi urbani e i sistemi sociali. Per <em>Ser y Durar<\/em>, l\u2019elemento iconografico della necropoli \u00e8 in costante relazione alla materia simbolica, soprattutto nella caratterizzazione dei traceurs, per i quali avete creato un sistema di logotipi, che assume la forma di una vera e propria allegoria del valore. Oltre a ci\u00f2, c\u2019\u00e8 una costante oscillazione tra la staticit\u00e0 del monumento e la mutevolezza dell\u2019azione. Mi riferisco soprattutto al fatto che il video non sia di per s\u00e9 un percorso concluso: lo troviamo installato a Prometeogallery in monocanale, mentre per la mostra <em>Declining Democracy<\/em> a Strozzina (Firenze fino al 22 Gennaio 2012) \u00e8 pensato per tre schermi.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Democracia<\/strong>: Il video, come tu giustamente affermi, non \u00e8 un lavoro chiuso, ma fa parte di un progetto pi\u00f9 ampio, e per questo pu\u00f2 cambiare nella sua modalit\u00e0 di esposizione. Ci sono altri elementi, oltre al video, che compongono <em>Ser y Durar<\/em>: i loghi sulle divise dei traceurs (che si riferiscono a diversi aspetti: la classe operaia, l&#8217;internazionalismo, l\u2019anarchismo e le societ\u00e0 segrete, la rivoluzione) e le immagini fotografiche di alcuni simboli (la \u201cA\u201d di anarchia, una stella, determinati epitaffi) che sono stati trasformati in poster e sono stati affissi in spazi pubblici, per la presentazione del progetto a Berlino. Inoltre c\u2019\u00e8 la pubblicazione del catalogo per Prometeogallery, in cui si trovano saggi e scritti che approfondiscono i vari aspetti del progetto. <em>Ser y Durar <\/em>rimane ancora un progetto aperto, che pu\u00f2 includere altri approcci.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero68_-Urban-Critique-09.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38930\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero68_-Urban-Critique-09.png\" alt=\"numero68_ Urban Critique 09\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero68_-Urban-Critique-09.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero68_-Urban-Critique-09-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Claudia D&#8217;Alonzo: <\/strong>Nei vostri lavori invertite o decostruire pratiche e comportamenti codificati. Mi sembra per\u00f2 che, a differenza di molte pratiche di culture jamming, la decostruzione non si spinga mai verso l&#8217;attribuzione di significati altri. Voi lasciate al pubblico una scelta aperta oppure rendete evidente il vuoto lasciato dalla sottrazione del significato precostituito. Cosa pensate di questa lettura del vostro lavoro?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Democracia: <\/strong>Lasciamo sempre libero il pubblico, noi crediamo in un&#8217;idea di spettatore emancipato che ha una sua personale lettura e aggiunge un nuovo significato a completamento dell&#8217;opera. Anche se, d&#8217;altro canto, questa posizione ci porta a volte ad essere il pi\u00f9 letterali possibile, come quando in qualche progetto abbiamo affermato &#8216;Stato Assassino&#8217;: non c&#8217;\u00e8 molto da interpretare. E&#8217; chiaro che utilizziamo strategie di culture jamming, ma in modo strumentale, pi\u00f9 nel senso di guerriglia comunicativa e di uso della cultura di massa che con l&#8217;obiettivo di ironizzare sull&#8217;omogeneit\u00e0 della cultura popolare e della seduzione pubblicitaria.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"left\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.democracia.com.es\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.democracia.com.es<\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.prometeogallery.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.prometeogallery.com<\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.strozzina.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.strozzina.org<\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Note:<\/strong><\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p align=\"left\"><strong>[1]<\/strong> &#8211; Si veda: <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.americanparkour.com\/content\/view\/221\/417\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">What is Parkour? Americanparkour.com<\/a><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p align=\"left\"><strong>[2]<\/strong> &#8211; Definizione dei praticanti di parkour. In italiano, tracciatori.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p align=\"left\"><strong>[3]<\/strong> &#8211; Pablo Espa\u00f1a, Iv\u00e1n L\u00f3pez , <em>Catalogo della mostra Ser y Durar, Prometeogallery<\/em>, 2011, p. 3.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote4\">\n<p align=\"left\"><strong>[4]<\/strong> &#8211; Georges H\u00e9bert, <em>L&#8217;\u00e9ducation physique ou l&#8217;entra\u00eenement complet par la m\u00e9thode naturelle<\/em>, Librairie Vuibert, Paris, 1912.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote5\">\n<p align=\"left\"><strong>[5]<\/strong> &#8211; Jean-Jacque Rousseau, <em>Il contratto sociale<\/em>, Feltrinelli, Milano, 2003.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote6\">\n<p align=\"left\"><strong>[6]<\/strong> &#8211; <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/library.nothingness.org\/authors.php3?id=2\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">AA.VV<\/a><a href=\"http:\/\/library.nothingness.org\/authors.php3?id=2\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">.<\/a>, <em>Problemi preliminari alla costruzione di una situazione<\/em>, in AA.VV., Internazionale Situazionista 1958-1969, Nautilus, Torino, 1994, p. 13.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote7\">\n<p align=\"left\"><strong>[7]<\/strong> &#8211; Definizione di Urbanismo Unitario: \u201cTeoria dell\u2019impiego di insieme delle arti e tecniche che concorrono alla costruzione integrale di un ambiente in legame dinamico con esperienze di comportamento\u201d. <em>Ibid<\/em>. L\u2019Urbanismo Unitario si determina nella polemica contro il funzionalismo che svolge il ruolo di conservazione e di sostegno della societ\u00e0 borghese. Si veda: Mario Perniola, <em>I Situazionisti: il movimento che ha profetizzato la societ\u00e0 dello spettacolo<\/em>, Castelvecchi, Roma, 2005, pp. 17-18.<\/p>\n<p align=\"left\">Pablo Espa\u00f1a, Iv\u00e1n L\u00f3pez in un\u2019intervista a Piedad Solans, affermano che le idee situazioniste hanno sicuramente influenzato i lavori di Democracia, sebbene prendano distanza dalle posizioni \u201cinattive, proprie dell\u2019ortodossia debordiana\u201d. Piedad Solans, <em>Un\u2019arte contro il pubblico<\/em>, in <em>Catalogo della mostra Ser y Durar, Prometeogallery<\/em>, 2011, p. 11.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote8\">\n<p align=\"left\"><strong>[8]<\/strong> &#8211; Francis Al\u00ffs, <em>On When Faith Moves Mountains\/\/2002<\/em>, in AA.VV., <em>Situation<\/em>, [edited by Claire Doherty], Whitechapel Gallery and MIT Press, London \u2013 Cambridge, 2009, p. 40.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote9\">\n<p align=\"left\"><strong>[9]<\/strong> &#8211; <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/library.nothingness.org\/authors.php3?id=2\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">AA.VV.<\/a>, <em>Problemi preliminari alla costruzione di una situazione<\/em>, in AA.VV., Internazionale Situazionista 1958-1969, Nautilus, Torino, 1994, p. 13.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote10\">\n<p align=\"left\"><strong>[10]<\/strong> &#8211; James E. Young<em>, The Counter-Monument: Memory against Itself in Germany Today<\/em>, in <em>Critical Inquiry<\/em>, Vol. 18, No. 2, 1992, pp. 267-296<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote11\">\n<p align=\"left\"><strong>[11]<\/strong> &#8211;<em>My Playground<\/em>, Danimarca, 2010<\/p>\n<\/div>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da questo aforisma, coniato nel 1912 dal teorico del Metodo Naturale Georges Hubert, insegnante di educazione fisica ed ufficiale della Marina francese, nasce l&#8217;ultimo progetto del collettivo spagnolo Democracia, Ser y Durar (video, 18&#8217;30&#8221;, 2011).<\/p>\n","protected":false},"author":146,"featured_media":38922,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,221],"tags":[53,63,71],"class_list":["post-10911","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-068","tag-interviews","tag-performing-art","tag-video-art"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Pratiche Di Critica Urbana. 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